Perché ci siamo stancati così presto di Matteo Renzi?

Come ha fatto Matteo Renzi a bruciarsi così presto? Appena quattro anni fa portava trionfalmente il Pd oltre la soglia storica del 40% alle europee (con un’affluenza all’epoca del 58%, contro il 73% delle recenti politiche). Berlusconi era un relitto, la Lega stava al 6%, gli stessi Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sembravano ormai due vecchi guru disorientati che avevano fatto il loro tempo. La vera novità era Renzi. Il Pd ormai era il suo partito, ben presto anche Palazzo Chigi sarebbe stato suo.
Qualcosa deve evidentemente essere andato storto, perché quattro anni dopo, lo stesso Pd è fermo sotto il 20%, e Renzi sembra diventato una macchietta triste, su cui i giornalisti infieriscono impietosi. La spiegazione più accreditata è che stia scontando l’esperienza di governo: il potere logora, nessun centrosinistra europeo viene confermato alle elezioni, eccetera. Questo spiegherebbe una sconfitta, ma forse non una batosta del genere.

the-vision-renzi

Aggiungi che l’azione di governo di Renzi è stata tutt’altro che disastrosa, e malgrado Bruxelles gli lasciasse esigui margini di manovra, è riuscito a redistribuire qualche risorsa. Ha infilato 80 euro nelle buste paga dei dipendenti, altri 500 nel bonus cultura dei 18enni, ha tolto l’Imu sulla prima casa – misure e misurine non sempre raffinate, ma che qualche effetto sull’aumento dei consumi possono averlo avuto. Ha anche abbassato il canone Rai (aumentando il gettito, un piccolo capolavoro che agli evasori storici però non è piaciuto). Ha ottenuto risultati notevoli nella lotta all’evasione fiscale (e nel frattempo chiudeva l’odiata Equitalia); ha investito nell’edilizia scolastica e nel sostegno della natalità. Non è tutto oro quel che luccica, in particolare il Jobs Act e la Buona Scuola sono leggi molto controverse, ma un bilancio provvisorio non potrebbe essere che positivo. Il Pil è aumentato, la criminalità è diminuita.
Tutti questi risultati Renzi avrebbe dovuto difenderli in campagna elettorale, ma non ci è riuscito. La spiegazione ufficiale è la solita, c’è un problema di comunicazione. Renzi & co. fanno un sacco di cose buone, ma non riescono a spiegarle alla gente. Forse era più facile quattro anni fa, quando Renzi era ancora un rottamatore all’assalto di un partito tradizionale, mentre adesso si trattava di giocare in difesa, di rassicurare. Ma i tempi in cui Mitterand vinceva con lo slogan “La forza tranquilla” sono ormai passati, e nel grande mercato delle notizie i messaggi rassicuranti funzionano meno degli allarmi strillati in tv e sui social. Minniti può adoperarsi in tutti i modi per dimezzare gli sbarchi, ma la gente non smette di credere che dall’Africa sia in atto un’invasione, o che la disoccupazione stia aumentando vertiginosamente malgrado l’Istat registri un lieve calo. Vince chi strilla, e Renzi – pur nato strillatore – una volta al governo doveva per forza cambiare registro, ma a quel punto non ha più trovato il suo. Se è così, la sua sconfitta era inevitabile, così com’è inevitabile la sconfitta di chiunque governerà da marzo in poi, leghista o grillino o chissà. Uno può anche pensarla così.

Io la penso diversamente. Su una cosa sono d’accordo con Renzi e i suoi: è vero che c’è stato un serio problema di comunicazione. Ma non perché Renzi non sia capace di comunicare. È che secondo me stavolta non ha proprio comunicato (continua su TheVision).

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