Le pareti del cervello non hanno più finestre

[Benvenuti alLa Gara, un innocuo e facondo torneo di canzoni di Franco Battiato. I quattro titoli di oggi sono in quattro lingue diverse, e non sarà nemmeno l’unica volta]. 

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1981: Chan-son egocentrique (#32) 

Chi sono, dove sono, quando sono assente di me? Nei primi ’80 la ditta Battiato/Pio non fa prigionieri. Con Alice sbarca a Sanremo, vede, vince. Se serve un tormentone estivo c’è Un’estate al mare: se bisogna rilanciare un’interprete di vaga allure mitteleuropea, c’è Alexanderplatz. Alcuni di questi brani poi Battiato li ha reincisi, li ha fatti suoi: non tutti però, ad esempio Un’estate no, Per Elisa No, la Chanson egocentrique invece sì. È anche uno dei rari casi in cui l’autocover di Battiato (incisa in Mondi Lontanissimi) sembra superiore all’originale che Alice portava in tv nei pomeriggi estivi di quattro anni prima: più eterea, più elettronica, più egocentrica. Mi sembra di ricordare che nel 1985, quando uscì Mondi, cominciava a suonare anche un po’ fuori moda, ma i fan di Battiato sono superiori a queste cose. Invece nel 1981 quell’antifona in inglese parlato colpiva nel segno – il rap cominciava a segnare il nostro immaginario musicale e sin dall’inizio non aveva nessuna importanza cosa dicessero i rappanti, l’anno dopo per dire la classifica italiana fu scalata fino al numero uno da un rap in tedesco, Der Kommissar. Mi immagino Battiato nell’occasione mordersi le labbra perché rappare in tedesco non era venuto in mente nemmeno a lui. In Chanson aveva semplicemente messo quell’idioletto inglese che in quegli anni usava nelle canzoni per creare un’aura di sintomatico mistero e consisteva in talmente poche parole (perlopiù versi di altre canzoni), che in questo caso gli capita di riciclare Prehistoric Sound, la versione inglese di Un falco nel cielo che anni prima aveva inciso con gli Osage Tribe. Tutto questo, stavo dicendo, nel 1985 cominciava già a suonare un po’ fuori di moda, dopodiché l’anno seguente i Cameo sbancarono con Word Up e non voglio dire che somigli a Chanson Egocéntrique, ma… un po’ sì, dai.  

1982: New Frontiers (#97) 

Ciao, mi chiamo Leonardo e sto facendo questa cosa assurda e inutile che è un torneo delle canzoni di Battiato; per questo motivo cercherò finché posso di essere imparziale ma devo confessarlo: L’arca di Noè (1982) è il primo suo disco che ho ascoltato e dopo tanti anni non riesco a levarmi dalla testa l’idea che sia il migliore. C’è un meraviglioso equilibrio tra tante anime di Battiato e qualcosa di geniale in ogni pezzo, anche in quelli secondari, ma ora che mi accorgo che New Frontiers ha un video, forse non era considerato un brano secondario. Sia come sia, per me è fantastico sentirlo inneggiare alla liberazione dell’immaginazione sensoriale, coi madrigalisti che gli fanno coro ma gli fanno anche un po’ il verso. Non ci posso fare niente, se Radius suona la chitarra così e se i synth partono così, le pareti del mio cervello si spalancano. 

2001: Öde (#225)

Da cosa puoi accorgerti che un album non è riuscito? Ad esempio, quando la ghost track finale è il pezzo migliore. Öde è il maestoso finale di Ferro Battuto; sette minuti di deriva elettronica che meriterebbero di terminare un disco migliore e che sembrano appartenere piuttosto al balletto per il Maggio fiorentino che Battiato aveva composto pochi mesi prima, Campi magnetici. Stavolta non c’è Sgalambro a infamare “i numeri”, ma Fleur Jaeggy a declamare qualcosa in tedesco, vabbe’, ma l’effetto d’insieme è potente, e ci conferma la sensazione che nei primi Duemila Battiato si sentisse a suo agio in queste composizioni astratte ed elettroniche che nelle canzonette che incideva negli album. Vero è che le composizioni astratte ed elettroniche non gliele avrebbe ascoltate (quasi) nessuno, e che già da anni FB aveva deciso che suonava soprattutto per farsi ascoltare dal prossimo. Vero ma fino a un certo punto, perché se FB non avesse sfondato negli Ottanta come un cantautore postmoderno, magari negli anni Novanta avrebbe potuto salire sul treno dell’Intelligent Dance Music e diventare una specie di Papa italiano dell’elettronica, un Moroder più credibile; e oggi magari se lo filerebbero più a Londra che in Ispagna… vabbe’ ma probabilmente è stato molto meglio per lui sfondare negli 80 come cantautore postmoderno. 

2002. Sigillata con un bacio (Sealed with a Kiss, Udell/Geld, 1960; #160)

Alzi la mano chi la prima volta che si è accinto ad ascoltare Sigillata con un bacio non ha pensato, allo scoccare del primo secondo: mio dio, ma è The Sound of Silence! Ok, grazie, spero che l’abbiate alzato in tanti. Sealed with a Kiss in realtà è un brano di due autori industriali di successi americani degli anni ’50, inciso da una pletora di interpreti, nessuno dei quali veramente memorabile. Persino in Italia lo incise più di un artista, ad esempio i Quelli (che poi sarebbero diventati la PFM) e Luigi Fiumicelli, la cui versione Battiato ha voluto includere nella colonna sonora del film sui suoi anni Sessanta, Perdutoamor. Nella colonna sonora però c’è una versione rimixata che trasforma Fiumicelli in un alter-ego di Battiato (tra l’altro è rimasta l’unica attribuita a Fiumicelli che si riesce a recepire su Youtube, per cui magari tra vent’anni la gente considererà Fiumicelli un geniale precursore degli arrangiamenti elettronici). Sigillata con un bacio è un esempio di scuola di come funzionavano i testi delle canzoni per adolescenti, basate sull’unica tragedia esistenziale che era lecito presumere vivibile in quegli anni: (A) oddio devo lasciarti per andare in vacanza, e (B) oddio devo lasciarti perché è finita la vacanza. Se Vento caldo rientrava perfettamente nel tipo B, Sigillata è una canzone di tipo A e possiamo immaginare il giovane Francesco destreggiarsi con le sue conquiste alternando un brano all’altro. Sì, ma è vero che assomiglia un po’ a The Sound of Silence? È possibile che Paul Simon, nel 1963, mentre arpeggiava nel bagno di casa sua, abbia sviluppato The Sound partendo dalla melodia dell’attacco di Sealed with a Kiss? Sì, è possibile. Ed è anche possibile che Battiato avrebbe inciso The Sound of Silence, fosse vissuto un po’ di più. Era il suo tipo di canzone, secondo me (molto più di Bridge Over Troubled Water).

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