Dal G8 a Grillo

Questo anniversario di Genova casca più del solito a sproposito, e mi trova filo-governativo mio malgrado, senza essermi mai iscritto né all’albo né, ahimè, al libro paga. L’altro giorno un tizio è venuto qui sotto nei commenti a postare un intervento di Wu Ming, chiamandomi “servo organico”. Ecco, per esempio, i Wu Ming: loro sono ancora intellettuali non asserviti come dodici anni fa, loro sono ovviamente contro il PD, contro Grillo e tutto il resto: e quindi? Cosa pensano che dovrebbe succedere a questo punto? Voi lo avete capito?

Più in generale lo vorrei chiedere a chi passa di qui e inveisce contro il vergognoso governo di compromesso, e contro il compromesso stesso, chiamandosi fuori: come se ci fosse ancora un fuori. Con tutto il garbo che riesco a simulare: ma insomma, voi cosa proponete esattamente? Elezioni in settembre? Con la stessa legge elettorale? E pensate che ne uscirebbe una situazione molto diversa? Siete sicuri che sarebbe una situazione migliore? Vale la pena di rischiare? Ma insomma che governo vorreste, visto che questo vi fa schifo (e fa schifo anche a me: ma voi ci tenete a comunicare che vi fa schifo di più, vi fa schifo in un modo che non riuscite a tollerare, e questa vostra insofferenza è un valore, mentre la mia sopportazione è evidentemente una colpa). Posso capire i renziani: loro probabilmente credono di poter risolvere la situazione a vantaggio loro e di tutti. Ma non sono tutti renziani, anzi. E quindi: se pensate che il PD si sia definitivamente compromesso, con o senza Renzi, cosa vi aspettate esattamente dalla prossima crisi di governo? L’apocalisse grillina? L’insurrezione delle masse? Volevo chiedervelo perché onestamente non lo so.

E in mezzo a tutto questo casca l’anniversario di Genova, e la sirena suona più lugubre del solito. Ho forse tradito la mia gioventù? Gli ideali per cui bla bla bla? Cambio argomento.

Ai tempi di Genova andavano molto di moda i cosiddetti noir italiani. Anche in ambienti tradizionalmente poco sensibili alla letteratura di genere i polizieschi venivano considerati un modo nuovo e originale di descrivere la realtà italiana. Così fu abbastanza naturale che il G8 di Genova finisse in diversi libri del genere, per lo più nello sfondo: persino Camilleri stava per far dimettere il commissario Montalbano dalla vergogna, eccetera. Ma la scena che più mi è rimasto in mente è in Gorilla blues di Sandrone Dazieri, ambientata durante la manifestazione genovese avvenuta un anno esatto dopo – cioè undici anni fa – e che per me e per molti è un ricordo altrettanto vivido del G8 del 2001.

In quelle pagine, se ricordo bene, il protagonista a un certo punto passa per una stanza dove è riunita una cosa fighissima che si chiama “comitato per l’autodifesa”. Questo comitato è fatto di giovani, probabilmente ancora in braghe a vita bassa e canottiera, e sicuramente qualcuno porta i dreadlocks. Ma sono fighissimi. Sì, è difficile spiegare, ma nel 2002 si poteva ancora portare i dreadlocks ed essere fighissimi protagonisti della controcultura. Sono hacker, sono videoreporter, sono persino blogger, sono il futuro della sinistra e dell’Italia. Purtroppo sono soltanto un’invenzione letteraria dell’autore, che li descrive in due paginette e poi porta il Gorilla in un altro posto. Nella nota finale Dazieri stesso vorrà precisare che “non esiste nessun comitato di autodifesa come quello che ho descritto”. Però, quando uscì Gorilla blues, i lettori di Dazieri in quel comitato ancora ci credevano. Sapevano che da qualche parte nel movimento di Genova c’era gente veramente in gamba (stavo per scrivere “coi controcoglioni”, ma ho un’età), che sapeva maneggiare le nuove tecnologie e capiva molto più in fretta degli altri dove stava andando il mondo. Ci speravano. Ci abbiamo sperato. Proprio come il Gorilla, ogni tanto tra un forum e un corteo transitavamo per ambienti dove c’era gente davanti al monitor o con la videocamera in mano e sembravano veramente cazzuti competenti. E alcuni forse lo erano. Ma se ne sono andati presto. Quel che è rimasto era molto, molto inferiore alle attese. Salvo i Wu Ming.

Loro sono rimasti. Erano bravi, e lo sono ancora. Ma probabilmente non bastavano. Adesso è il 2013 e diventa molto difficile spiegare alla gente che tu per qualche anno hai pensato che Indymedia fosse un progetto interessante, o sei andato dietro a personaggi come Casarini. E in effetti non è così, se ti ricordi bene, se vai a leggere il blog, tu non hai mai espresso sentimenti di cieca fiducia in Casarini: non lo hai mai considerato nel modo in cui i grillini considerano il Beneamato Beppe. A me, e a tanti come me, è capitato di trovarci in coda a un corteo di Casarini perché ritenevamo che in quel corteo ci fosse gente aggiornata, lungimirante, con le informazioni giuste e con le chiavi di lettura giuste. Come i Wu Ming, per dire. Ma forse a parte i Wu Ming non c’era molto, e gli stessi Wu Ming non hanno sempre azzeccato le chiavi di lettura.

Adesso – se ho capito bene – accusano Grillo di avere occupato lo spazio dei “movimenti radicali” (sempre al plurale, come ai vecchi tempi), impadronendosi di alcune parole d’ordine e virando tutto a destra. Hanno l’onestà di riconoscere che non è stato Grillo a uccidere i movimenti (un lento suicidio di massa era già in atto da tempo), ma adesso che c’è lui non si riesce più a trovare lo spazio per ricominciare da capo, che è quello che probabilmente interessa a loro. Ricominciare da capo con altri movimenti radicali. Come negli altri Paesi dove Grillo non c’è, e infatti ci sono i movimenti radicali, e infatti…

…non sta succedendo niente.

Niente o quasi. Magari mi sbaglio, magari mi sembra la bonaccia definitiva e invece è l’occhio del ciclone. Però un paio di anni fa c’erano gli Indignados in Spagna: risultati? Occupy Wall Street: conseguenze? La rivolta turca come va? In Egitto, Piazza Tahrir ha buttato giù il regime, non si può dir di no. Oppure si potrebbe dire che l’esercito ha mollato Mubarak e ha affittato piazza Tahrir. Vedremo. Cosa resta? In Libia e in Siria più che movimenti sembrano bande armate. Forse in Tunisia. Non è un bilancio entusiasmante. Tornando da questa parte del mediterraneo, si fa fatica a immaginare che oggi possa sorgere un movimento di protesta di base non antieuropeo: è un’altra simpatica conseguenza del rigorismo imposto dalla Germania. Ma a un movimento antieuropeo la sinistra starà sempre stretta: è sempre più difficile non lasciar filtrare istanze di destra, tradizionaliste e identitarie. Insomma, è triste dirlo, ma in questa fase i “movimenti” avrebbero virato verso destra anche se non ci fosse stato Grillo. Grillo poi ci ha messo l’organizzazione – quella che i “movimenti” non hanno mai voluto avere, e infatti sono tutti implosi: il M5S ancora no. I Wu Ming “tifano rivolta” nella base del M5S, esprimono l’auspicio che “le contraddizioni si acuiscano ed esplodano”, un sintagma così deliziosamente anni ’70 che mi ricorda l’ultima volta che ebbi a che fare con dei tizi di Indymedia (mi augurarono che il mio blog esplodesse in virtù delle sue contraddizioni). Forse ritengono che “destra” e “sinistra” nel M5S si possano ancora separare, come l’acqua dall’olio, perché sono due cose diverse che Grillo ha messo assieme per accidente: ma è destino che non vadano assieme. E quindi prima o poi si separeranno, le contraddizioni scoppieranno, e a sinistra sorgerà di nuovo un movimento, anzi tanti movimenti, radicali.

Io non la penso così.
Per quel che conta.

Ma probabilmente mi sono sempre aspettato molto meno dai movimenti. Per esempio: mai pensato che si potesse fare la rivoluzione, armata o no. La tentazione palingenetica, direbbe Bersani, ecco: mai avuta. Per me i movimenti avrebbero dovuto attirare tanta gente, spostare il baricentro dell’opinione pubblica verso sinistra, e soprattutto portare alla ribalta una nuova classe dirigente. Quelle famose persone fighissime, ancora giovani, ma aggiornate, in grado di padroneggiare le nuove tecnologie e di capire prima degli altri dove stavamo andando. Per me i movimenti erano anche e soprattutto un’occasione per trovare queste persone, che una scuola di partito non avrebbe selezionato mai. E un grosso problema del PD è senz’altro la scarsa selezione nelle vecchie scuole di partito. Ma se nel 2001 mi capitava di pensare al futuro, non m’immaginavo un eden bucolico coi piadinari al posto dei MacDonald’s. Speravo che nel 2013 in Italia ci sarebbe stato un solido partito di sinistra guidato e sorretto da gente capace e competente che si era fatta le ossa nel Movimento dei Movimenti. Non è andata così.

E in coscienza non credo che sia stata colpa delle vecchie nomenklature dei partiti di sinistra; non credo che sia stato un complotto di D’Alema o Bertinotti per tenere alla larga le menti migliori della mia generazione. Purtroppo temo di non averle mai viste, le menti migliori della mia generazione. Anche quando i partiti imploravano facce nuove, e D’Alema e Bertinotti si stavano pensionando, non si è presentato nessuno. Nel frattempo i movimenti si erano ridotti al lumicino e candidavano alle primarie PD il Candidato Senza Volto. Una pagliacciata che tutto sommato riassume tutta l’inadeguatezza di una generazione, la mia, che non può neanche dire di aver perso come quella di Gaber, perché per perdere bisogna almeno partecipare, metterci la faccia, e noi no.

Abbiamo cominciato a contestare l’idea di leader, non era giusto esprimere un leader (e quindi nessuno sentiva la necessità di sbattersi per conquistarsi una qualche leadership); bastavano i portavoce. Poi anche i portavoce hanno iniziato a mettersi il passamontagna, sia mai che ti scappasse per sbaglio a qualcuno di diventare una faccia nota, magari (brrrr) televisiva. Abbiamo reclamato la disorganizzazione e l’anonimato, e coerentemente siamo scomparsi nel caos. Poi è arrivato Beppe Grillo, e ha rilevato tutto per due lire. Da quel che ho capito i Wu Ming ritengono sia una specie di errore di percorso, nulla che non si possa correggere con molto ottimismo della volontà. Per me no, per me è l’esito naturale di tutto il movimentismo italiano degli anni Zero. I fermenti di destra c’erano già al G8, magari nascosti nell’insalata del banchetto Bio. Matti con i volantini sul signoraggio e le schie chimiche circolavano già La superficialità, la demagogia, la disorganizzazione, erano già presenti e al tempo ci sembravano inevitabili, qualcosa di cui ci saremmo liberati crescendo. Ma non siamo cresciuti, è la nostra tragedia. Io non credo che oggi ci possa essere in Italia un altro movimentismo fuori da quello di Grillo, che riunisce così bene tante cose disparate che erano saltate fuori nel decennio prima. E non è colpa del solo Grillo se il risultato è catastrofico e oggettivamente prolunga la carriera di Berlusconi (e di D’Alema). Il movimentismo era miope e votato all’autolesionismo prima di incontrare Grillo, che non ha fatto che interpretarne le istanze più riconoscibili: morte al compromesso, qualsiasi compromesso. Viva la verità alternativa, qualsiasi sia la fonte, ogni cazzata ha diritto al suo quarto d’ora. Abbasso i complotti, la trilaterale e Bilderberg: quanto se ne parlava su Indymedia ai tempi. Abbasso l’organizzazione, decide tutto un pool di uomini illuminati e fighissimi blogger e videoreporter nel camper di Grillo: e si vota su internet, la prima volta che sentii proporre di votare su internet ero esattamente a Genova, 12 anni fa. Mi dispiace scriverlo, più che a voi dispiaccia leggerlo, ma io da Genova a Grillo vedo una lunga linea abbastanza rettilinea. Poi vabbe’, Casarini mi stava più simpatico di Grillo. Ma non molto di più. Indymedia sembrava più interessante di Beppegrillo.it. Ma non molto di più.

E non vedo perché dovrei tifare rivolta, stavolta. Potete anche darmi del servo del potere: siete ottimisti, se pensate che questo straccio di Potere possa ancora pagarsi la servitù. Non penso di dover difendere il governo Letta; penso sia un accrocchio vergognoso; non capisco quale alternativa abbia in mente chi implora la crisi al più presto. Ho una famiglia, un mutuo, queste triviali cose che m’impediscono di unirmi allo spensierato coro del Tanto Peggio Tanto Meglio, di quelli che non vedono l’ora che scoppino le contraddizioni. Per mia esperienza, in Italia le contraddizioni tendono a non scoppiare: trovano un equilibrio e ti prendono per stanchezza. Ovviamente spero di sbagliarmi.

83 Comments

  1. La cosa veramente terribile è che se scrivi che hai un mutuo ormai ti prendono per classe privilegiata (“status di ceto medio”, capirai).

    Al punto che il mutuo diventa una specie di cucciolo da coccolare sul ginocchio lasciato libero dal pargolo. Guarda che un mutuo è una cosa brutta, un peso, non fa nessun calduccio. È quella cosa che lavori tutto l'anno e poi arriva Grillo, dice usciamo dall'euro, una società di rating gli dà retta, e tu hai bruciato tutto.

    Se a quel punto pensi che se la vedranno meglio i cassintegrati manganellati, mi sa proprio che non ci siamo capiti: staranno peggio. E i pensionati con la minima e le famiglie coi disabili eccetera.

    Guarda che il problema non è pensare un'alternativa allo status quo: è che io proprio non l'ho capita la tua alternativa allo status quo. Se provi a spiegarmela, magari, chissà. La mia alternativa allo status quo è buttar via Berlusconi, costruire un partito socialdemocratico che faccia cartello con gli omologhi europei per opporsi al rigorismo tedesco. Potrai trovarla più o meno organica (=merda?), ma non è lo status quo.

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  2. Dice: la legge elettorale. Già, peccato però che fino ad adesso questo governo è stato la causa della permanenza di questa legge elettorale, giacché esiste in ambo le camere una maggioranza virtuale ed ipotetica per il ritorno al Mattarellum che però, per non causare problemi alla maggioranza (di regime presidenziale, con tutto il rispetto per il colligiano di Napoli) il PD ha “responsabilmente” (parola che assume ormai significato totemico ed inquietante) deciso di non testare, sprecando così l'occasione della vita per abolire una delle leggi-vergogna del berlusconismo e tornare ai collegi.

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  3. da quel che vedo non c'è una maggioranza per cambiare la legge, o meglio: c'è una maggioranza che vuole cambiare la legge, ma in modi diversi quindi non c'è una maggioranza per cambiare la legge in un modo condiviso

    un'altra cosa
    ma perché sembra che alcuni non capiscano la differenza tra dire:
    – sei un idiota
    – stai facendo una cosa idiota

    perciò
    – si può essere molto intelligenti e fare una o più cose idiote
    – si può essere idioti e fare cose intelligenti (anche se statisticamente sembra difficile)

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  4. ti leggo spesso, ma qui hai messo insieme cose in maniera confusa. hai dimenticato che chi partecipò a quei giorni del 2001, non può ammettere una sinistra così in italia. una sinistra che non solo non ha fatto nulla per la giustizia sui fatti del G8 o la riforma dei fasciosbirri (almeno reato di tortura, almeno targhetta identificativa), ma è arrivata all'apoteosi di de gennaro presidente. il bello è che amnesty italia magari vota anche pd! hai dimenticato la potenza della partecipazione, della democratizzazione di alcuni temi. all'università il figlio del bancario in quei giorni poteva interessarsi di riflesso agli ogm, perchè tutto il suo appartamento ne parlava. hai ridotto tutto ad un calcolo da ragioniere: “a cosa serve?”. ancora una volta non vi entra bene in testa che ci sono quelli che vogliono partecipare e in quei giorni partecipavano parecchio. c'è un murales qui a genova che i vandali delle due fazioni, sbirri/tifosidesinistra non hanno cancellato. è stato fatto da una scuola elementare in quei giorni. riassume il fenomeno della partecipazione. alcuni vogliono partecipare, senza wu minkia, senza d'alema e 3 anni nei tg di preparazione al congresso. grillo ha anche preso quelli che volevano ancora pertecipare nonostante la mandibola rotta nel 2001, e non solo i piccoli gasparri anti-casta. è vero che dopo i 30 anni si accende il mutuo e si spegne la passione, ma qui mi sembra un pò vuoto di memoria. bisogna rimanere rigidi su certi diritti, su certe conquiste, se no scatta il “volemosebbene” e ti va bene la fiducia ad alfano da sinistra. certo, non serve combattere sempre e tutto, anzi, ti licenziano pure. ma dire al proprietario di casa che è un pezzente serve a me, per non sentirmi un suddito ma un cittadino. ma posso farlo perché non ho ancora il mutuo. ti prego, non mischiare tutto. se no dopo aver spento la tv, mi toccherà spegnere anche i blog.

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  5. “ormai ti prendono per classe privilegiata (“status di ceto medio”, capirai)”

    Esattamente. Se c'è uno strato di popolazione sempre più largo che è arrivato a considerare la “cosa brutta” come un sogno irraggiungibile, vuol dire che forse nella società qualcosa sta cambiando. Che alcune certezze e alcune possibilità si sono sbriciolate. E che bisognerebbe cominciare a vederlo.

    Forse chi un tempo aveva titolo a chiedere aiuto e sostegno, dovrebbe cominciare a chiedersi se per caso non debba rivedere il proprio status. Chi un tempo ha ricevuto giustamente aiuto, ora forse dovrebbe cominciare a prendere in considerazione l'idea che l'aiuto ricevuto ha funzionato, si è costruito una posizione più solida (di quelle cui le banche guardano con favore per un mutuo) e forse è il caso di cominciare a “restituire” qualcosa facendosi carico di chi invece ora si trova sul gradino più basso.

    Nel mazzo ci metto non solo i privilegiati o quelli che i diritti li hanno scroccati (gli evasori, ad esempio, o le aziende ipersussidiate), ma anche chi ha una pensione retributiva sopra una certa soglia, o anche quei lavoratori le cui garanzie nel lavoro possono sopravvivere solo in forza del precariato di altri (penso soprattutto agli insegnanti, ma non solo).

    Non so se questo è socialdemocratico oppure no. Sta di fatto che la grande speranza socialdemocratica nel resto d'Europa non si vede granché. Hollande è stato vissuto come una grande occasione di palingenesi, è stato fatto diventare un modello prima ancora che cominciasse a governare, e oggi ci si rende conto quanto tutta questa fiducia fosse basata su una speranzosa fantasia.

    E vorrei che tutto questo non venisse ributtato sotto il tappeto al motto de “I diritti non si tutelano a scapito di qualcun altro”, che è diventato il comodo alibi per lasciare sempre tutto uguale.
    Evitiamo di aspettare che il disastro sia tale da far scomparire qualsiasi diritto per la totale mancanza di risorse…

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  6. Non preoccuparti Uqbal, vedrai che con l'avvento dello statista Renzi cambierà tutto, ed una una grande speranza socialdemocristiana tornerà ad aggirarsi per l'Europa; ei toglierà i soldi a Finmeccanica e li darà ai precari; non ci saranno più contratti a termine, nè mutui ai privilegiati (specie gli insegnanti, ma non solo); tutte le pensiline degli ex-Superstudio verranno rase al suolo; e tutti finalmente avranno quello che più desiderano: un apple ipad nero (precaricati i 25 discorsi più memorabili di Barack).

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  7. Sai che quando leggo una tale sequenza di non-argomenti mascherati da ironia mi convinco ancora di più che stanno veramente venendo meno gli argomenti per difendere l'indifendibile?

    Cmq, ritornando sugli insegnanti, è meglio che mi spieghi: non ce l'ho con gli insegnanti statali, bensì con la struttura del mercato del lavoro degli insegnanti, che ha creato sacche di privilegio intollerabili e non più sostenibili.

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  8. C'è una cosa che non capisco, in questo tuo pezzo: perché “noi” (“intellettuali”, o “scrittori”, o “operatori della comunicazione”, o “blogger”, o cose così) pe esprimere un parere, o addirittura per “dire la verità senza nulla omettere” (che in greco si diceva con unsa sola parola, “parrhesia”) dobbiamo, o dovremmo, prima chiederci che cosa succederebbe se… Se ci prendessero tutti sul serio, e di conseguenza il governo che c'è cadesse, sarebbe un bene o un male? E dunque dovremmo “qualcosa omettere o tacere o infiorare con bei discorsi” in base a questo what if? E se ci prendesse sul serio il governo che c'è, e facesse quello che diciamo? Non succede, lo so: ma allora perchè devo far finta che possa succedere la prima ipotesi? Mica il governo cade per un post dei Wu Ming, o mio, o tuo.
    Io non lo so cosa potrebbe succedere se questo governo cadesse, ma questo è davvero in rapporto col fatto che non riesco a non dire che questo governo fa schifo? L'attuale scuola (faccio l'esempio di un caso concreto) fa schifo, per effetto di tutto quel che ha cominciato a fare Gelmini (+Ugolini, ossia CL), e poi continuato, nel silenzio generale, Profumo (+Ugolini, ossia CL). Così adesso abbiamo la scuola di Gelmini (e di CL) senza Gelmini (ma con CL). E sappiamo tutti (o almeno, lo so io, e lo sai anche tu, Leonardo, perché sei persona di scuola) che Carrozza non ha alcuno strumento (prima ancora di avere la volontà, che questo non l'ho ancora capito) di cambiare qualcosa. Cosa dovrei fare, dopo essermi sbattuto contro Gelmini (ma anche Moratti, e persino Fioroni): far finta di niente, perché potrebbe anche andare peggio (chessò, mettono Cesana o Vittadini a dirigere il ministero e la facciamo finita una volta per tutte)? O continuare a dire quello che avrei comunque detto a Gelmini e Profumo (che era in quota-PD)?

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  9. Non credo sia utile scaldarsi, tra l'altro c'è pure Caronte e fa male alla salute — poi vorrei tanto sapere certi nomi chi li decide.
    Non condivido la battaglia ai presunti micro-privilegi di questa o quella categoria (un tizio, manco troppo scemo, l'altro giorno lo diceva addirittura degli esodati!) quando — a proposito del g8 — poi noi tutti siamo macro-privilegiati rispetto ad un buon 70% dei nostri simili e la cosa sembra tangerci molto poco.
    Per smettere di decrescere temo ci sia bisogno di riconvertire tutta l'economia italiana (a cosa?, ci vorrebbe qualche idea), ancora basata su un manifatturiero che ha gli anni contati; invece si pensa che le soluzioni possano arrivare da riforme fiscali o del sottocomparto pubblico tal de tali, with a little help della mano invisibile.
    Soprattutto trovo risibile, nel momento in cui si critica tutta la socialdemocrazia europea — che, per carità… — che al contempo si possa guardare a Renzi come ad uno che possa proporre delle soluzioni intelligenti — non dubito che potrà fare meno peggio di altri, ma quasi unicamente perchè sarebbe veramente difficile…

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  10. Non sono sicuro di aver capito.

    La gente voleva partecipare a cosa: alle decisioni? Metodo assembleare? A me sembra che dopo 10 anni non sia ancora chiaro il modo in cui si doveva partecipare.

    Dire al proprietario di una casa che è un pezzente ti fa sentire cittadino e non suddito? In base a quale parametro? Qual è la differenza con una normalissima invidia sociale?

    “chi partecipò a quei giorni del 2001, non può ammettere una sinistra così in italia”… stai parlando a nome di tutti? Ti ricordi che c'erano, per dire, i lilliput? Secondo te stanno ancora tutti cercando qualche cosa di alternativo all'alternativa?

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  11. Ma non lo capisco anch'io. Lo so che i Wu Ming non faranno cadere il governo. Mi domando soltanto cosa sperano che succeda a questo punto.

    Secondo me potrebbe andare peggio. Potrebbe tornare la Gelmini all'istruzione. È stata a tanto così dal tornare. Può tornare l'anno prossimo. Se in tanti decidiamo che il pd è invotabil magari torna davvero. Poi magari le contraddizioni scoppieranno, nei tempi lunghi qualcosa deve pur scoppiare (Rigel probabilmente).

    Prendila anche come un ricatto, è la democrazia.

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  12. non è facile farsi capire senza essere prolissi, non per me. la gente vuole partecipare alla vita politica e civile di un paese perchè questo evita di perdere la speranza di poter vivere meglio domani, secondo i propri canoni, rispetto all'oggi. dibattere per tutti quei giorni, far entrare nei discorsi quotidiani…che so…il disastro di bhopal, è ben diverso dall'essere schifati, e quindi dei cittadini-zombie, come accade ora. era questo il “fenomeno” che l’intero paese, a destra e a sinistra, ha affogato.
    le decisioni per quanto mi riguarda le può prendere anche brunetta, se vuole, ma io e altri come me, se ancora partecipiamo, potremmo in qualche modo conoscere quello che brunetta sta per decidere. potremmo saper “leggere”. un giornale, un programma tv, una dichiarazione di un politico, un post virale sul web.
    ma solo se non siamo considerati massa informe eterodiretta, ma cittadini. altrimenti questo discorso non ha senso e posso solo provare ad entrare in qualche elite. insomma, un paese mediamente informato, si berrebbe ancora ferrara col rossetto o la fine della famiglia per colpa dei gay (ma non dei preti)?
    è chiaro che del proprietario della casa ti mancano delle informazioni. non ho nulla da invidiargli. semplicemente volevo mettere in risalto la differenza fra chi vuole, può, ci crede, ha fiducia nelle garanzie istituzionali, ha speranza, e chi invece si è ritirato. chi si è ritirato non è cittadino perché non può esprimere se stesso da cittadino. il proprietario di casa, il proprio datore di lavoro, il carabiniere, ezio greggio, e il rastrellatore di voti possono ormai fargli tutto perchè non ha più fiducia e perchè è solo.
    appunto, credo che i lilliput si siano ritirati, come tanti altri. forse non cercano l’alternativa come dici tu, ma credo non sarebbero stati picchiati un’altra volta se la sinistra avesse fatto di più per non lavare il sangue versato (anche da loro!) a genova. avrebbero continuato a partecipare!

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  13. ma se invece uno vuole per lo meno mandare a casa la classe politica attuale viste le evidenti responsabilità oggettive allo stato di cose attuale, cosa deve fare, votare pd, che della classe politica “responsabile” sopra citata fa evidentemente parte? se uno pensa che le recenti esperienze dei referendum (non il g8 del 2001)siano un esampio di come la capacità di autoorganizzazione ci sia ancora, cosa deve fare, affidarsi ciecamente ad un partito che quei referendum li ha prima contrastati ed oggi, anche a livello locale, tenta di insabbiarli?
    se uno pensa che le posizioni economiche e in tema di diritti civili espresse finora dal pd siano piu confacenti ad un partito di destra, cosa deve fare? votare pd, secondo te?perchè se no dopo arriva berlusconi cattivo-che-è-pure-peggio?
    cè tutta questa differenza dopo quasi due anni di governo insieme e soprattutto dopo i recentissimi avvenimenti?
    pensi di sapere tu quali scopi si prefiggeva,per chi l'ha esercitato, il non voto al pd ? o ti scegli il tuo argomento di paglia per fare bella figura? [scusa ma questa è una fallacia retorica]
    alla gente che s'arrabatta tutti i giorni, che un contratto a tempo indeterminato così come un mutuo se lo scorda, un monocolore pd non avrebbe cambiato di una virgola il tutto,tranquillo,perchè comunque ci sono da difendere prima i diritti delle coop a fare il tav, delle partecipate a gestire l'acqua, di mps a fare voragini di bilancio, poi vengono i funzionari di partito, e poi e poi e poi forse i cittadini, da trattare paternalisticamente, mi raccomando. ma tu hai un'altra sensibilità forse, quella di chi sostiene (come fai poco sopra) che il proprio interesse privato coincida (casualmente, eh!) con quello di chi sta sotto… beh, questo è un tipico argomento confindustriale, per di piu fatto proprio da un insegnante di scuola media: vedi alla voce tendenza bovaristiche della piccola borghesia italiana…

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  14. Secondo me il vero inciucio è tra destra ed estrema sinistra.

    Ripensandoci, è davvero tanto tempo che non sento qualcuno di sinistra “radicale” attaccare la destra. Inoltre sono tantissimi gli esempi in cui una vittoria della destra è stata aiutata direttamente o indirettamente dalla sinistra radicale.

    È l'involuzione dell'antifascismo. Non più “anticorpo” che combatte l'infezione, ma “parassita” dell'infezione stessa. Il parassita non ha nessun interesse ad eliminare l'infezione, perchè vive su di essa.

    D'altronde è logico. Anch'io farei questo al posto loro. Quand'è che la sinistra estrema viveva il suo periodo migliore? Quand'è che aveva un posto in parlamento ed era più ascoltata? Proprio nel periodo del G8 e dell'editto bulgaro. Ovvero nel periodo di massimo potere berlusconiano.

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  15. Tra Gelmini che gelmineggia, e un ministro “amico” che gelmineggia lo stesso, ma non la compiacente benevolenza della FLC e del PD – e dei docenti “di sinistra”, che a maggioranze alterne staccano la spina e riescono a non vedere anche il TIR nel tunnel che ti arriva addosso contromano – preferisco Gelmini: succedono le stesse identiche cose, ma almeno qualcuno s'incazza. Non è tantopeggiotantomeglismo, è una constatazione.

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  16. È una constatazione che purtroppo non tiene conto di quel che fece la Gelmini e quel (poco) che finora ha fatto la Carrozza: cosa significa “gelmineggiare” all'atto pratico?

    “Almeno qualcuno s'incazza”: e abbiamo risolto qualcosa incazzandoci? Ti piace come sensazione in sé?

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  17. Gelmini fa le leggi, le leggi restano e producono effetti. E continueranno a produrre gli effetti voluti da Gelmini fno a che qualcuno non le cambia. Se nessuno le cambia, di fatto è la scuola di Gelmini: può andar bene, come definizione di “gelmineggiare”?
    Facendo finta di prendere sul serio i programmi elettorali del centro-sinistra, incazzandoci avevamo ottenuto la promessa di alcuni provvedimenti che per i proponenti erano una svolta, per altri una riduzione del danno. Una buona ragione per avercela col PD è che queste promesse, come molte altre contenute nei programmi (che io, da vero coglione, mi sono letto rigo per rigo, prendendomi anche la briga di commentarli per iscritto) non sono state mantenute, e non lo saranno.
    Tu dici che siamo in democrazia: beh, in democrazia quando non si è in grado di mantenere le promesse si torna dagli elettori e si ricontratta un nuovo patto elettorale. Perdsino il vituperatissimo Minghetti, quello del trasformismo, fu capace di farlo.

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  18. Le promesse le mantiene un partito che ha vinto le elezioni. Il Pd le ha perse. È un concetto molto semplice. Ha perso. Non può fare quello che ha promesso: non ha la maggioranza.

    Se torna alle elezioni prima del congresso può darsi che perda di nuovo, quindi? Ti dispiace che non perda un po' di più?

    La Gelmini non è che “faccia le leggi”: è esecutivo, non legislativo. Ti risultano decreti o circolari ministeriali gelmineggianti?

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  19. Mi risultano delle riforme, alcune delle quali per decreto-legge. Mi sembrava te ne fossi occupato anche tu, ai tempi: ma tant'è…
    Una curiosità: al congresso, voi insegnanti e lavoratori della scuola del PD la proporrete, l'abrogazione della riforma-Gelmini, come punto qualificnte della politica del partito? Qualcuno il coraggio di metterci la faccia e chiedere almenno una conta su questo pensi ci sarà? O la scuola resterà un argomento buono per fare compromessi eventuali e futuri, sui quali si può trattare e far finta di? Qualcuno che abbia il coraggio di pensare e dire che difendere la scuola pubblica è uno dei modi per vincere le elezioni, magari migliore della ricerca a tutti i costi del compromesso con i famosi ceti medi e gli altrettanto famosi voti cattolici, ci sarà?

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  20. Ecco la risposta più anni 90 che posso darti:

    “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.” (Hubert)

    Kimboz

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  21. Sarebbe molto bello, purtroppo però temo che Grillo piuttosto che fare un governo col PD preferisca affondare il suo Movimento e perire con esso

    Kimboz

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  22. Eddai Leo. Sono mesi se non anni, da quando hai scelto di diventare il più embedded dei blog pd e niente altro che questo, che vuoi dimostrarci a tutti i costi – e gli scherni per chi cita voci contrarie “sempre Bagnai citate” – che il “rigorismo tedesco” è da accettare come tutto il resto che la segreteria PD decide di accettare. Liberismo incluso, altro che socialdemocrazia. Se ti interessasse vagamente la socialdemocrazia saresti ben lontano dalle posizioni che hai, dai giochetti retorici con cui vuoi dimostrarle e chiederesti tutt'altra politica economica a un governo che alimenta come il precedente misure deflattive e la distruzione del diritto del lavoro. Economisti che propongon soluzioni alternative e non sono Bagnai ce n'è, http://www.sbilanciamoci.info, keynesblog, non certo per te, che ormai fai altro, ma per chi vagamente si interessasse di andare oltre le verità rivelate. Questione di fede – e di miseria, che ci si accompagna sempre.
    Tu hai scelto di farti alfiere non solo di un partito e delle sue beghe – e passi, ma delle politiche liberiste liberticide e devastanti di quel partito e di coloro cui si ispira la sua politica economica, sei un funzionario di quel partito nel ruolo che svolgi, se non nello status, e non sarà la tua retorica a farti sembrare ormai diverso da quel che hai scelto liberamente di diventare: un seguace di chi sta contribuendo a distruggere proprio quella socialdemocrazia che ha dato forse l'esempio più civile di convivenza che si sia sperimentato al mondo e che a parole, ma parole ormai da politicante, dici addirittura di volere.

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  23. Dev'essere passata una corte maoista, anche se i tempi sono quelli che sono e probabilmente il cappellino di carta devo tagliarmelo da solo e poi taggare la foto su facebook.

    Il mio problema col massimalismo – che secondo me è il vero responsabile della mancanza di una socialdemocrazia europea in Italia – è la contorsione a cui sottopone i lettori e le loro capacità di giudizio. Posso sopportare tante miserie, ma gente che legge cose che non scrivo, e le giudica, e mi giudica, ecco, tutto questo mi costa più fatica.

    Tu scrivi che ho deciso di diventare “il più embedded dei blog pd e niente altro che questo”, e quindi non dovresti avere difficoltà a trovare miei post in cui lodo l'operato di questo governo; a me non sembra di averne mai scritto uno, ma forse le recensioni di film o i pezzi sui santi sono da leggere in codice.

    Ho scritto invece, tutte le volte che mi è capitato di parlarne, che questo governo è vergognoso: in coscienza però non mi sembra che ci siano alternative meno vergognose, tanto basta per essere considerato l'embedded. Che poi è un'autocensura miserella, questo sì: una volta almeno ti davano del venduto, i grillini lo fanno ancora, nella loro naiveté li preferisco.

    Sarei “l'alfiere del partito e delle sue beghe”, e dopo due mesi in cui su tutti i giornali vanno ogni santo giorno polemiche precongressuali incomprensibili, tu conta quanti post ho scritto sull'argomento: zero, temo, si vede che mi pagano a cottimo.

    “Sempre Bagnai citate” lo scrivevo a una persona che sosteneva che uscire dall'euro fosse necessario e (ma questo nemmeno Bagnai osa scriverlo) indolore. Credo anch'io che Bagnai non sia l'unica alternativa al liberismo.

    Poi mi rendo conto che pigliare un tizio che parla quasi sempre d'altro, e non vede alternative praticabili nel breve termine, ed elevarlo al rango di alfiere, funzionario, plenipotenziario ecc ecc ecc…. possa essere un momento importante nella lotta quotidiana per la socialdemocrazia.

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