Alle quattro del mattino, ora italiana, si sente dire che bombardano Bagdad.

Io, che non sempre ho cose intelligenti da dire, passo la palla al vecchio Defarge:

Il monopolio della realtà

A questo punto è una questione di ore, poi i missili cominceranno a fischiare. Missili convenzionali, missili cui manca qualche trascurabile diottria, missili con una scritta divertente e liberatoria, ³in culo a Saddam² o ragazzate affini. Due o tre di questi missili rovineranno subito sul Ministero dell¹Informazione, tranciando i cavi che permettono a Saddam di cucinare le notizie di guerra e di drogare l’opinione dei suoi sudditi. Dalle competizioni eletorali alla guerra, la superficie sulla quale si estende il dominio della rappresentazione deve essere totale, senza increspature e zone franche, tanto da tramutarsi in una vera e propria privatizzazione della realta’. A settembre, quando i ministri dei paesi che aderiscono al WTO si troveranno a Cancun, in Messico, per aggiornare l’elenco dei servizi privatizzabili, bisognera’ che qualcuno lo dica: la realta’ non e’ in vendita, se ne sono esaurite le scorte. Chi gestisce il telecomando e’ il vero padrone di casa. I padroni della realta’ controllano il modo in cui viene rappresentata e rendono narcotica la sovranita’ del padrone di casa. C¹e’ tutta una storia della guerra a luci soffuse che comincia con l¹invasione delle Malvinas, passa per il Kossovo e la Cecenia e arriva a Kabul…

Non e’ solo una storia di falsi e di contrabbandieri, ma un romanzo dozzinale di ciechi e di black-out che arrivano a scioglierne l’intreccio. Oggi quel romanzo ricomincia: bisogna tagliare la lingua di Saddam, per questo il Ministero dell¹Informazione rimane uno dei target più prevedibili. Poi la guerra delle notizie tracimera’ in un secondo tempo, più delicato e paradossale: quello in cui chi e’ bombardato riceve informazioni, sul fatto di essere bombardato, da chi lo bombarda. Non tramite la tivu’, la radio, gli SMS, il satellite o internet. Niente di tutto questo. Probabilmente – visto che da qualche giorno se ne fa un uso massiccio in alcune zone del paese – verra’ rispolverato lo stesso mass-media adoperato dal generale Alexander, nel 1944, per sbandare i nostri partigiani: il volantinaggio aereo. Privatizzare, anche nel caso della realta’, non significa fornire un buon servizio, all¹avanguardia e competitivo, ma evitare che ne vengano forniti altri.

Ma e’ davvero possibile? Davvero crediamo che un buon grafico e un signor volantinaggio possano intaccare lo spirito nazionale di un popolo temprato da decenni di esclusione (su tutti i fronti, compreso quello della pieta’ internazionale)? Che la promozione della guerra scalfisca gli orientamenti prodotti dalla miriade di Saddam che tappezzano quelle strade e quelle piazze? Che l¹operazione di marcketing degli alleati faccia fiorire bande di patrioti e comitati di liberazione nazionale? Che gli iracheni possano rimanere ammaliati da un nuovo e cosi’ compromesso erogatore di realtà, insomma? Io francamente sono molto scettico. E penso inoltre che farsi questo genere di illusioni significhi aver drammaticamente perso il senso della misura, sovrastimarsi, non essere piu’ capaci di ammettere che ci sono identita’ culturali e situazioni politiche più resistenti della nostra al nostro modo di smerciare modelli di vita. C¹è parecchio eurocentrismo ­(come lo si chiamava una volta)­ in chi crede di convincere gli altri con un volantinaggio: un¹inconscia teologia del tutto-mercato, che giustifica e redime, che si vende in ogni contesto e che, anzi, lo riconfigura.

Questa prospettiva può convincere i fattorini della democrazia d¹asporto, ma difficilmente modifichera’ gli orientamenti di chi riceve dagli stessi aerei il lutto, la morte ­ e la buona novella. Per la buona novella non si uccide: al limite, ma proprio al limite, si muore. Del resto lo sanno anche al Pentagono, nonostante lo ignorino parecchie migliaia di elettori che vivono dell¹area di egemonia del Dipartimento di Rumsfelds e che commettono l’errore imperdonabile di confondere la democrazia con le definizioni commerciali che escono dai nostri centri di comando. Il 15 febbraio, se non altro, sta li’ a testimoniare che il numero di questi elettori e’ in una fase di erosione.
[…]

Madame, ma quando torni?

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