2025, Cristo, ricordi

– 2025


Il buon pastore

Caro Leonardo,
una volta Arci mi disse una cazzata. Tra tante. Ma sul Vangelo.
Si parlava della pecorella smarrita, che dà più gioia (ritrovata) di 99 pecorelle beghine.
“Hai mai provato a riflettere sulla moralità della cosa? Voglio dire, hai la responsabilità di 99 anime, e le molli per una sola. Qual è il senso?”
“Arci, è solo un paradosso”.
“Sì, certo, Gesù parlava per parabole, per paradossi, inoltre era paramedico…”
“Arci, io sarei credente”.
“Ma sì, ma sì, ma infatti ti volevo solo indurre a riflettere: qsto Buon Pastore paradossale, che si annoia delle 99 pecorelle che ha, e mette a soqquadro la Galilea finché non trova la sola che non ha, a chi assomiglia? Se fosse un uomo del secolo Ventunesimo, che genere d’uomo sarebbe?”
“E che ne so?”
“Un dongiovanni”.

Ogni uomo conta le sue donne, ogni uomo è Buon Pastore del suo harem di ricordi, ma c’è chi le conta dal capo, e chi dalla coda.
C’è chi le conta dal primo incontro, o dal primo bacio, o coito, o anellino. Ed è tutta gente sana. E poi ci sono i malati, come me, che le contano dalla coda. Dall’ultima parola. Dall’ultimo insulto. Dall’ultimo freddo arrivederci. E sai che gran soddisfazione, pascere il tuo gregge di 99 freddi arrivederci.
C’è gente che accumula titoli, esperienze, amori. Gente appassionata, metodica, soddisfatta. Hanno schedari ordinati, con tutte le loro esperienze in ordine cronologico. Li invidio molto.
Io non ho mai imparato a riordinare un cassetto, ma non è sciatteria, o perlomeno: non confondiamo l’effetto con la causa. La causa è che le cose nei cassetti non mi interessano più. È che col tempo i ricordi felici si annebbiano, e le figure di merda invece assumono una singolare lucentezza, dimodoché se guardo al passato vedo solo un’interrotta teoria di smaglianti figure di merda, dal primo giorno delle elementari fino al mio 52esimo compleanno: e questa è un’autentica malattia per cui io dovrei essere curato, perché non sono normale, la gente normale vede sparire il suo passato in nuvole rosee di dolce rimpianto, mentre il mio passato è una piaga purulenta e vergognosa che puzza. Vi sembra normale? No, non rispondete, lasciate stare, non esistete nemmeno.
Ma insomma, per me si tratta solo di vagare nottetempo in cerca dell’ultima pecorella che ancora non mi conosce. Le 99 non contano più, mi hanno visto piangere ed eiaculare a sproposito, se solo ci penso ci sto male. E qsta cosa, il mio Dio, la capisce?

Lui ha detto di tagliarsi la parte del corpo che ti dà scandalo, ma ha anche detto che per peccare basta il cuore. Singolare contraddizione. Potrò cavarmi un occhio, ma resterà il mio cuore, ed il cuore mi è sufficiente per essere infelice e peccare. Peraltro ha detto anche “chi non ha peccato scagli la prima pietra”, dunque solo io posso mutilare me stesso. E se ci fosse una differenza tra “peccato” e “scandalo”? F’nql, perché non ho studiato il greco al liceo (invece di ql tedesco inutile).
C’è sempre la possibilità che sia uno dei suoi famosi paradossi. Provo a immaginarmi: Gesù fa la vita del predicatore, si muove in un demi-monde di pubblicani, centurioni e prostitute (e malati, infermi, lebbrosi…) Gente bisognosa di perdono e guarigione. In pratica, gente che ha bisogno di essere toccata, guarita, compresa. Un soffio, un tocco, anche solo una parola di salvezza.
E poi ci sono i farisei che sono rimasti al Levitico, e vivono in un mondo di prescrizioni e tentazioni. Tutto un roteare d’occhi per evitare di guardare l’impuro, il malato, il diverso, la donna. E Gesù: senti, perché non te lo cavi, quell’occhio? Se ci vedi tante tentazioni, cavatelo: starai meglio tu e staremo meglio noi. E qlla mano che tocca o ha paura di toccare: per quanto ancora ci seccherai con le tue turbe postpuberali? Tagliatela, se ti scandalizza tanto. Se non hai ancora capito che il problema è nel cuore, taglia pure, taglia tutto. Taglia a te stesso, però, non agli altri. Per punire gli altri devi prima essere senza peccato: ma per essere senza peccato devi tagliarti, e una volta tagliato non portai far male a nessuno.
Ecco, qsta è la mia interpretazione preferita. Un Dio che frega i bacchettoni con le loro stesse mani. Non male.
Dovrei parlarne con qlcuno.

2025, Cristo

– 2025

Il vangelo, secondo me

Caro Leonardo,
a volte mi sorprendo a domandarmi se sono un bravo cristiano. È l’età, probabilm.
E mi restano dei dubbi.
Eppure ricordo d’aver letto da qualche parte che il nostro Superego, col passare degli anni, cala dimolto le sue aspettative. Il Dio tremendo che ti avrebbe bruciato nella geenna per via della caramella sottratta con destrezza al fratellino, col tempo si addolcisce, non si scompone neanche quando dichiari i redditi e racconti menzogne ai tuoi studenti, se la scusa è buona è disposto a chiudere un occhio, e anche due, e anche tre (chi lo sa quanti occhi ha Dio?)
Gli imperativi si fanno sempre meno categorici, dopo un po’ non sono neanche più imperativi, al massimo condizionali: non dovresti tradire le tue mogli, Mac.
(Dio per fortuna se li ricorda ancora, i condizionali).

E tuttavia rimane sempre questo grosso scoglio del Vangelo. Il mio Dio, a differenza d’altri, ha pensato bene di lasciar scritte le sue volontà nere su bianco, e questo rende più difficile addolcirle. Non impossibile: soltanto più difficile. Si tratta di lavorare d’interpretazione, e fabbricarsi il proprio Vangelo secondo sé stessi. Nell’impresa ti aiuta il fatto che a Dio, facendosi uomo, capitava come ad ogni uomo di contraddirsi, o magari non riusciva a farsi capire degli apostoli (che notoriam non capivano mai nulla, vedi Luca Diciotto.34).
Io, tutto sommato, dopo una vita di lavoro, credo di essermi fatto un Vangelo secondo Me abbastanza conforme al mio stile di vita. Do a Cesare quel che è di Cesare, non nascondo i miei talenti, la mia destra molto spesso non ha la minima idea di quel che fa la mia sinistra, eccetera. Pian piano sono riuscito a mettere in fila quasi tutti i versetti. Mi rimane un paio di grossi scogli. Uno è Matteo Cinque.28:

chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

In questo versetto c’è la superiorità della mia religione su tutte le altre: noi cristiani virtualm possiamo andare all’inferno senza muovere un solo muscolo, ci basta semplicemente un movimento delle pupille: l’ho vista! Tac! Adulterio.
Prima del nostro Dio era impossibile andare all’inferno per un semplice desiderio. In effetti, non esisteva nemmeno il concetto di desiderio (e forse neanche l’inferno). L’uomo era ciò che faceva, il bene e il male erano le semplici conseguenze delle sue azioni. Mangi maiale, pratichi l’incesto? Sei cattivo. Sgozzi un montone, paghi la decima? Bravo. Ma con Matteo Cinque.28 il nostro Dio ha inventato l’Interiorità (lui la chiamava “cuore”), una nuova dimensione dell’esistenza in cui le persone possono compiere buone e cattive azioni senza nemmeno alzarsi dalla sedia. (È la dimensione in cui io passo la maggior parte del mio tempo, peraltro).
Comunq, non è nulla di grave. Sì, tecnicam, per Dio io ho già commesso adulterio con Aureliana diverse volte. Almeno una trentina di volte. In ogni caso posso pentirmi e ottenere il perdono, è un procedimento abbastanza standard. Ma c’è uno scoglio ulteriore, e cioè Marco Nove.23-48:

Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

Questa cosa di doversi tagliare mani e piedi, e cavarsi gli occhi, per un nonnulla, un pensiero, una sbirciatina, è una cosa molto difficile da addolcire. E ogni volta che la rileggo ci resto male. Possibile che il mio Dio abbia detto una cosa così dura? Il Dio delle prostitute e dei pubblicani, il Dio che se lo inviti a un matrimonio alla buona lui viene con sua mamma e ti cambia pure l’acqua in vino, renditi conto! Un Dio che beve vino e se la prende col perbenismo dei Farisei; uno che per una parola gentile ti perdona un brigante assassino in punto di morte; un Dio così, come può essere lo stesso Dio che propone la legge del taglione per ogni tuo desiderio? Si sono confusi? Hanno mescolato due vangeli di due Dei diversi? Oppure è lo stesso Dio che all’inizio era puritano e poi col tempo e gli affanni si è addolcito? Ma non potrebbe essere il contrario: che all’inizio era un mollaccione e poi si è indurito? È difficile capirlo. Nel frattempo, io mi sono già meritato la Geenna una trentina di volte, negli ultimi tre mesi. Devo assolutam trovare un modo di addolcire i versetti di Marco, o finisce che faccio una pazzia.

[continua domani, o posd.]

Cristo, dialoghi, Pasque, racconti, sogni

Ho incontrato Simone
Stasera in processione. Che erano anni che non lo vedevo.
“Stai bene?”
“Insomma, sì”.
“Ma sei ingrassato?”
“Anche tu”.
“E ti sposi?”
“No no. Chi mettono in croce quest’anno?”
“Il figlio di Beppe, sai…”
“Quello della segheria? Ma è un ragazzino!”
“Si è fatto grande anche lui”.
Ogni anno il giro è lo stesso, ma il paese intorno cambia. Una volta, qui, era tutto lotto edificabile, c’era il canale e ci venivi a rospi. Io no, avevo paura nella gramigna oltre il canale, poi ero allergico.
Hanno interrato il canale (che adesso è la fogna), hanno asfaltato, hanno fatto gli appartamenti in stile colonico, e adesso la processione passa in un giardino con le panchine.
“Qui ci abita Franca, sai che ha avuto il bambino…”
“La bambina”.
“Due anni fa. Quest’anno un bambino”.
“Non ci tengo dietro. E tu?”
“Insomma. Sai che ho preso casa da solo, no?”
“Lo so, lo so”.
“Non mi vieni mai a trovare”.
“È che sai, il lavoro…”
“Eh già”.
Ci arrivano dalle spalle due legionari romani, dalle spalle enormi, non più di diciott’anni ciascuno: pigliano Simone per le braccia: “Vieni, c’è bisogno di uno”.
“Ma…”
“Sta zitto. Serve uno che dia una mano a portare la croce”.
“Ma perché proprio io?”
“Perché sì. E poche storie”.
“Ehi, ma è questo il modo?”
“Zitto tu. O vuoi prendere il suo posto?”
“Ma…”.
“Ma cosa?”
“No, niente”.

Una volta, qui c’era il campo di pallone, teso al canale. E una volta portai io un pallone nuovo, e Simone apposta lo calciò fuori, lo calciò nella gramigna oltre il canale, e nessuno voleva andarlo a prendere.
Dove adesso c’è la lavanderia.
Mi chiedo se l’avranno mai trovato.

Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù… (Luca 23,26).

Cristo, Pasque

Via Crucis
Il venerdì santo fa brutto tempo. Questa cosa l’ho sempre creduta, nonostante siano capitati anche dei magnifici venerdì santi di sole. Quelli piovosi restano però la maggioranza. Eppure, mi ricordo una sola Via Crucis serale interrotta dalla pioggia. Del resto aprile è così – ma a volte Pasqua non viene in aprile (in marzo? In maggio?) Ecco, non ho mai capito come si calcola la Pasqua. Immagino che sia una questione di fasi lunari… Giuliana oggi è partita per una specie d’incontro sul simbolismo pagano della Pasqua cristiana, quando torna poi fa il favore di spiegarmelo.
Mio padre qualche settimana fa si meravigliava del bel tempo: curioso, secondo lui, con la Pasqua così in ritardo.

Ma restiamo alla cerimonia della via Crucis, che è forse la più bella, senz’altro la più drammatica. Mi domandavo dove fosse nata e quando, ma su internet non ho trovato questo tipo d’informazioni. Siti cattolici ce n’è a bizzeffe, ma i cattolici sono forti nel fregarsene dell’origine delle loro tradizioni.
Almeno ho trovato la lista delle stazioni. E qui, almeno una sorpresa.
Ecco una lista:

I Gesù è condannato a morte
II Gesù è caricato della croce
III Gesù cade per la prima volta
IV Gesù incontra la madre
V Gesù aiutato da Simone di Cirene
VI Gesù è asciugato in volto dalla Veronica
VII Gesù cade per la seconda volta
VIII Gesù incontra le donne di Gerusalemme
IX Gesù cade per la terza volta
X Gesù è spogliato delle vesti
XI Gesù è inchiodato alla Croce
XII Gesù muore in croce
XIII Gesù è deposto dalla croce
XIV Gesù è sepolto

…ed eccone un’altra:

1 – Nell’ultima cena Gesù lava i piedi ai suoi discepoli
2 – Nell’ultima cena Gesù ci dona il Sacramento del suo corpo e del suo sangue
3 – Gesù nell’orto degli ulivi
4 – Gesù tradito da Giuda e arrestato
5 – Gesù è rinnegato da Pietro
6 – Gesù è giudicato da Pilato
7 – Gesù è flagellato e coronato di spine
8 – Gesù è aiutato da Simone di Cirene a portare la croce
9 – Gesù è crocifisso
10 – Gesù è deriso e oltraggiato
11 – Gesù promette il suo regno al buon ladrone
12 – Gesù in croce, la madre e il discepolo
13 – Gesù muore sulla croce
14 – Gesù è deposto sul sepolcro

Sono visibilmente diverse, e il bello è che nessuna indicazione, nei due siti, mi consente di capire quale delle due sia quella, diciamo “ufficiale”.
Così esistono due tradizioni di Via Crucis. Ma guarda. Chi se l’aspettava?
La prima, a naso, mi sembra la più familiare, quella fatta in parrocchia ogni venerdì Santo (riportata nei 14 quadri alle pareti di ogni chiesa che si rispetti). Parte della condanna a morte e arriva fino alla sepoltura. Contiene tre stazioni un po’ ridondanti, libere interpolazioni dei racconti evangelici: le famose tre cadute. Perché Gesù cade tre volte? Mi sembra un espediente drammatico, traccia dell’origine teatrale del rito. Senza un po’ di cadute il percorso rischierebbe di sembrare una scampagnata.
La seconda ha tutta l’aria di essere una riforma: riforma fallita, perché che io ricordi non l’ho mai veduta applicare. Si capisce anche il perché non ha fatto presa: dottrinalmente è più corretta, elimina le cadute e inquadra la via crucis nel racconto della Passione. Però la “via crucis” in senso stretto, il percorso dal palazzo di Pilato al calvario, si riduce a una sola stazione! Fa venir voglia di restar seduti in chiesa, a smoccolare le candele.
Manca anche la sepoltura. D’accordo, è un passaggio che non aggiunge niente. Ma è dall’immagine del sepolcro che si parte, domenica per raccontare la resurrezione… insomma, non una gran riforma.
Sarei anche curioso di sapere quando è stata proposta, e se viene praticata tuttora. Mi sintonizzerò su Radio Vaticana e sentirò che via Crucis manda in onda. Meno male che Amato ha bloccato Bordon! Sennò restavo col dubbio.

Su http://www.christusrex.org/www1/jvc/TVCmain.html, una lista in inglese con ben 15 stazioni, più tre preliminari, e immagini anche dalla via della croce originale (quella di Gerusalemme).