Gli assassini del basilisco

Siamo in un futuro un po’ meno prossimo – diciamo una generazione dopo il Pianeta al gusto bubblegum: le persone di ceto medioalto ormai trascorrono gran parte della vita in piattaforme virtuali ispirate alle grandi saghe del passato.

Questi mondi ormai sono sensorialmente più coinvolgenti della vita reale, il che porta sempre di più gli utenti a domandarsi cosa sia, questa realtà. Quasi tutti sono ancora in grado di distinguere le piattaforme virtuali dal cosiddetto “Piano Zero”, quello in cui esistiamo ‘davvero’, e possediamo un corpo solo che nasce e muore. D’altro canto, come facciamo a essere sicuri che il piano zero sia veramente reale? Che non sia anch’esso il prodotto di un software, una simulazione? Ma una simulazione di cosa, se non c’è nient’altro?

(Questo pezzo partecipa alla Grande Gara degli Spunti! Se vuoi provare a capirci qualcosa, leggi qui. Puoi anche controllare il tabellone).

Malgrado ogni comunità religiosa abbia ormai creato la sua piattaforma a tema dove dare sfogo alla naturale aggressività, il terrorismo a matrice religiosa continua a essere un problema. La setta più pericolosa è costituita dagli Assassini del basilisco, che credono nell’esistenza del temibile Basilisco di Roko: pensano che il Piano Zero sia una simulazione creata da un’entità maligna che – se non obbediscono a ogni loro ordine – può torturarli per l’eternità. Il protagonista della storia è un programmatore che sta lavorando all’update di una piattaforma. Nei confronti dei terroristi nutre lo stesso approccio liquidatorio che abbiamo noi: fanatici pazzi che non hanno studiato, prima o poi la Ragione trionferà. Ma non è che si sia mai messo a pensare seriamente al problema del Basilisco. È una specie di argomento tabù, tutti preferiscono non parlarne. Non si pronunciano certi nomi, non si raffigurano certi volti, non si ragiona sul basilisco.

Mentre il programmatore sta lavorando al nuovo rendering di una caverna, si imbatte in un’affiliata della setta che si nasconde dai suoi compagni decisi a ucciderla. Malgrado sia stata accusata di tradimento senza nessuna prova, la ragazza crede ancora nel Basilisco e cerca addirittura di convertire il programmatore. Lui la lascia parlare, e presto si rende conto di non avere obiezioni razionali al suo ragionamento: se tutto si può simulare, anche noi possiamo essere una simulazione. Se in una simulazione si può creare un loop all’interno del quale un personaggio può essere torturato per un periodo illimitato, anche a noi può succedere la stessa cosa. Il programmatore, perplesso, torna al suo studio. Fa fatica ad addormentarsi.

Aspettando che il sonno arrivi, rimette mano a un suo vecchio progetto dei tempi di scuola. Crea un universo di media grandezza, ci grattugia dentro miliardi di galassie, e in qualche pianeta random insemina forme virtuali di vita unicellulare, in grado di evolversi adattandosi all’ambiente. Con qualche migliaio di righe di codice stabilisce che, qualora una razza pluricellulare sviluppasse la capacità di formulare pensieri simbolici, dovrà sottostare a un rigido protocollo di precetti assolutamente arbitrari (non mangiare determinate altre razze, uccidere determinati nemici, non disegnare determinate immagini), comunicate attraverso oracoli o profeti. Al termine della minuscola esistenza di ciascun individuo virtuale, il file che contiene ogni sua cellula e la sua coscienza verrà trasferito in un loop eternamente piacevole o eternamente doloroso, a seconda che abbia rispettato o no i dettami della legge. Prima di addormentarsi si sbizzarrisce un po’ scegliendo le torture più efferate da infliggere nel loop doloroso. Dopo aver creato il suo piccolo universo – ci mette un paio d’ore – il programmatore si sente più disteso, sbadiglia, si getta sul letto e non ci pensa più.

Noi viviamo in quell’universo.

Un romanzo magari non salta fuori, ma spero di avervi almeno terrorizzato. Comunque se lo spunto vi piace più di Nessuno si ricorda dei Catari non avete che da votarlo. Potete cliccare sul tasto Mi Piace di Facebook, o linkare questo post su Twitter, o scrivere nei commenti che questo pezzo vi è piaciuto. Grazie per la collaborazione, e arrivederci al prossimo spunto.

13 Comments

  1. Io ho un rapporto di amore/odio con quel ridicolo basilisco, e temevo che ci fosse lui in questo spunto; però ora non posso fare a meno di pensare al mai abbastanza apprezzato 2025, e dato che penso tutti voteranno i Catari, metto qui un voto per quest'altro.

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  2. Voto i Catari. Non perché questa idea non sia interessante, ma temo che la tematica sia un po' troppo sfruttata (mi viene in mente Simulacron 3 di Daniel Galouye, che al tempo mi spaventò quasi quanto l'invasione degli ultracorpi).

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  3. + 1.
    Il nocciolo di questo tema è stato già molto sfruttato, ma penso che ci sia sempre spazio per un'ulteriore versione.
    Una preghiera: non si potrebbero eliminare alcuni laureandi? In via subordinata, non li si potrebbe almeno trasformare in studenti? Al limite, come subordinata di secondo livello, se è proprio necessario usare degli studenti e se ci tieni a farne degli studenti che si stanno avvicinando a un qualche esame finale, non se ne potrebbe fare almeno dei diplomandi (magari un po' attempati) o specializzandi? Oppure no.

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  4. naaaaaaaaaaaaaa.

    …dicci qualcosa che ancora non sappiamo invece (che fine hanno fatto i catari, per esempio).

    (il PSV se ne sbatte. ma allah potente e misericordioso ti punirà per questo post, sallo. ramen)

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