La legge su misura per Beppe

Quel che vuoi. 

“Ma quindi la foto c’è davvero”.
“Sì. Bevete qualcosa? Vi faccio portare un te, un caffè…”
“Per me acqua. Questa cosa della foto però me la devi spiegare Matteo, cioè capisco il coso, lì, Thomas Milian”.
“Che Guevara, intendi”.
“Quel che vuoi. Ma Fidel Castro, Matteo, hai presente chi è Fidel Castro? Il dittatore più longevo di tutti? Tu sei quello che vuoi dare i diritti civili ai gay, non so se hai presente Fidel Castro cosa…”
“Maddai, Silvio, è tutta scena, su. Bisogna farli discutere di qualcosa, i giornali. Questa cosa se non l’hai capita tu…”
“Guarda che l’ho capita perfettamente, ma…”
“Quando sono venuto io a casa tua me l’hanno menata per anni. Adesso tu vieni a casa mia e ti faccio una foto sotto un simbolo che tu detesti. Semplice. Così sembra che io abbia qualche vantaggio su di te. Tutto qui”.
“Ma ti rendi conto che se io volessi sui miei giornali, con questa cosa che ti tieni una foto di Fidel Castro, potrei…”
“Eddai Silvio, i tuoi giornali, su, chi se li fila ormai…”
“E però gli altri giornali li riprendono, dicono: ecco, vedete, che figura ci fa Renzi, fanno da grancassa, cioè Matteo guarda che non ti è mica uscita col buco questa cosa”.
“Va bene, andrà meglio la prossima volta”.
“Te la dico da collega, eh, spassionatamente. E attento anche a questa cosa delle prossime volte. Voi giovani siete sempre convinti di potervi permettere centinaia di cazzate”.
“Guarda dove sei arrivato tu”.
“Perché ne facevo poche, Matteo, ne facevo poche”.
“Vabbe’, vogliamo iniziare a parlare di cose serie? Possiamo procedere con l’ispanico?”
“No Matteo, l’ispanico non me lo posso permettere. Dovrei avere delle facce giuste per tutte le circoscrizioni, hai un’idea di quanto mi costa un’elezione in casting?”
“E allora cosa proponi?”
“Eh”.
“Come eh“.
“Guarda, ci stavo a pensare venendo in qua”.
“Ci stavi a pensare?”
“Cioè io non sono mica sicuro che le voglio vincere, le prossime elezioni. Metti che le cose vadano male”.
“Guarda, ti capisco benissimo”.
“In queste circostanze, alla mia età poi… metti che venga già una montagna da qualche parte e mi tocchi di ritoccare le accise, ma mi ci vedi a ritoccare le accise?”
“Silvio guarda che sfondi una porta aperta, cioè la verità è che non ci ha voglia di governare nessuno in questo momento, nessuno”.
“E quello che ci ha meno voglia in assoluto…”
“È Beppe. Lui ha già messo fuori le locandine, va in tournée, lui“.
“E tu, ho sentito che ti sei prenotato per Firenze”.
“E certo”.
“Insomma, meno male che c’è Letta”.
“Ma davvero, viva Letta”.
“Viva Gianni!”
“Enrico”.
“Quel che vuoi. Io tutto sommato, non fosse per i magistrati, me la cavo abbastanza bene così… un piede all’opposizione, un piede nella maggioranza”.
“Per ‘piede’ intendi Angelino?”
“Quel che vuoi. Me ne sto in casa, quando va mi affitto un centro benessere, controllo che nessuno metta all’ordine del giorno il conflitto d’interessi… non si sta male. Io quattro anni così me li farei volentieri”.
“Lo so, Silvio, lo so. Però Giorgio la legge la vuole. La vuole proprio. Sennò scioglie le camere”.
“Ma se facciamo la legge che garanzie mi dai che non andiamo a votare subito dopo? La tua bella faccia?”
“Ma te l’ho detto. Ho già prenotato da sindaco”.
“Lo so, lo so. Ma ogni settimana ne salta fuori una nuova, e i grillini… non puoi mica fare affidamento, cioè lui è un matto, sempre stato”.
“Guarda, un sistema per metterlo un po’ in riga ci sarebbe”.
“Sentiamo”.
“Noi siamo qui per fare un sistema elettorale, no? E lui non vuole”.
“Vuole andare a votare col mattarello”.
“E noi sai che gli facciamo? Gli facciamo un sistema elettorale su misura”.
“Cosa?”
“Un sistema elettorale che gli faccia vincere le elezioni”.
“A Grillo?”
“Proprio a lui”.
“Ma non è così matto. Cioè un po’ sì, ma non così tanto”.
“Appunto”.
“Così… non vorrà più andare a votare!”
“Certo”.
“Ma scusa, i grillini stanno al trenta per cento”.
“Anche meno”.
“Con tutta la più buona volontà, come facciamo a fargli vincere le elezioni? Neanche se candido il cane”.
“Un sistema c’è. Superpremio al primo partito. Grillo se la mena tanto, che lui è il primo partito… e noi, zac! Hai il primo partito? Ora governi”.
“E se non arriva primo?”
“Ok, allora facciamo una soglia molto bassa… che so… trentacinque. Se arrivi al 35, governi, e già all’annuncio Beppe ritira gli artigli. Se non ci arriva nessuno, spareggio tra i primi due”.
“Spareggio?”
“Ballottaggio, quel che vuoi. Grillo lo vince. Prova a pensare: lui è la Gente. Se arriva contro uno di noi due al ballottaggio…”
“Matteo contro la Gente”.
“Silvio contro la Gente”.
“Cioè vuoi scrivere una legge che potrebbe mandarlo al governo con un 28 per cento?”
“Vedrai che non lo sentirai più parlare di elezioni anticipate. Cambierà argomento. Signoraggio, previsioni dei terremoti, ce n’ha di cose in repertorio”.
“Ma secondo te la corte costituzionale ce la fa passare una legge così?”
“Ma ovviamente no, Silvio, mi meraviglio di te: secondo te voglio andare a votare con una legge così? La palleggiamo per tre anni tra camera e senato e poi, se proprio dobbiamo andare a votare…”
“Ci andiamo col mattarellum”.
“O col proporzionale, che è quello che piacerebbe tanto a lui. Lui vuole una legge elettorale che ci costringa a governare assieme e tenerlo all’opposizione, e noi…”
“Gliene facciamo una che lo costringe a governare e tenerci all’opposizione”.
“Quindi altri quattro anni così e poi…”
“E poi mal che vada c’è sempre Letta”.
“Enrico?”
“Quel che vuoi. Siamo d’accordo?”
“Guarda, per me può andare, ma tu come fai a venderla ai tuoi una cosa del genere?”
“Di quello non ti preoccupare, ci penso io”.
“Fammi indovinare: hai in mente un altro siparietto del tipo Fassina chi? Cioè alla fine tu queste cose le fai perché ti divertono”.
“Silvio non puoi capire. Con tanto affetto, ma tu sei un boss. Sei abituato a comandare sin da piccolo. Io sono un politico, in teoria dovrei passare il tempo a conciliare, a convincere, a persuadere…”
“E non ti piace”.
“È una gran palla. Però stavolta ho appena preso settanta per cento. Quando mi ricapita una cosa così in democrazia? Magari tra uno o due anni si saranno stancati di me, ma ora comando io, capisci? Qualsiasi bischerata farò, la metà ce li lo ai miei piedi pronta ad applaudire, bravo Matteo, geniale, non ci avevo pensato”.
“L’altra metà…”
“Fuori dai piedi. Adesso lo devo fare. Tra un anno chissà”.
“Matteo ma tu sei bravo, sai”.
“Modestamente”.
“La ruota della fortuna non si sbaglia mai”.

59 Comments

  1. Leonardo puoi fare di meglio. Se ci pensi bene ora è curioso e puerile prendersela con Grillo o con chi ha votato Grillo.
    A memoria non ricordo delle elezioni più scontate come quelle di un anno fa….in teoria…poi sappiamo tutti come è andata a finire.
    Credo sia più costruttivo capire perché in tanti hanno preferito astenersi o votare Grillo invece che dargli dei coglioni ad ogni occasione.

    Non mi permetto di fare la morale a nessuno. Trovo solo che sia più maturo raccontare le cose in modo onesto. La coda di paglia non l'ho capita ma fa lo stesso.

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  2. Se vogliamo raccontare le cose in modo onesto, è dai primi anni 2000 che c'è gente che si sbatte per far nascere una cultura diversa, che discute di sviluppo sostenibile, che scende in piazza, che cerca di arginare la cultura del tutto-e-subito e che cerca di costruire piattaforme condivise a sinistra.
    Ma c'era sempre quello che non era contento di nulla, quello che i comporomessi fanno schifo, che PDS = SS (me la ricordo come fosse ieri), che dividiamoci saremo più forti.
    Io mi son fatto oltre un decennio e mezzo di lotte contro Berlusconi, sin da quando ero a scuola, e tutte le volte che veniva costruita una piattaforma condivisa, sempre sempre sempre arrivava quello che spaccava tutto perché c'era un dettaglio che non gli piaceva e così il suo piccolo kollettivo poteva averne un vantaggio immediato.
    Non so cosa facesse l'anonimo e quale fosse il suo ruolo all'epoca, ma so per esperienza personale che fine hanno fatto tutti questi spacca-piattaforme: dopo aver sabotato scientemente e sistematicamente ogni accordo a sinistra, oggi si sciacquano la coscienza sostenendo che tanto era tutto un complotto e che Berlusconi è lì perché era la sinistra a volerlo lì. Posso ipotizzare che Leonardo parli di coda di paglia in questo senso: arriva un anonimo che parla esattamente come un responsabile del fallimento della sinistra e viene logico pensare che faccia così per nascondere le proprie colpe.
    Poi ripeto, magari l'anonimo all'epoca faceva dell'altro, ma parla esattamente come chi dà la colpa ai vari Fassino-D'Alema-Prodi-Cofferati solo per glissare sul proprio ruolo nello sfascio sistematico della sinistra, che oggi è moribonda grazie a costoro che l'hanno sabotata con passione e metodo per tanto tempo.
    Mi scuso con il proprietario del blog per lo sfogo (che non è rivolto a lui, naturalmente).

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  3. Anonimo, sì, ti stai permettendo di farmi la morale; resta il problema che su questo blog non passo il tempo a dare “il coglione a ogni occasione” a chi ha votato Grillo. È proprio un'idea falsa che ti sei fatto in testa.

    Ovviamente ritengo che votare Grillo sia stato un errore, così come tu ritieni che votare pd sia stato un errore: la differenza (tra le altre) è che io non me la meno a ogni occasione, mentre tu non perdi occasione per venir qui a prendertela con me. È come se ti bruciasse qualcosa.

    Posso ipotizzare che tu te la sia presa per qualcosa che ho scritto? L'unica volta che parlai di voto “idiota” (non “coglione”) era in una situazione in cui – a causa della bizzarria del porcellum al senato – votando x in Lombardia si otteneva l'elezione del principale avversario di x. X in quel caso era Ingroia, ma se fosse stato Bersani un voto del genere sarebbe stato idiota ugualmente. Non perché sia idiota votare Ingroia o Bersani in sé: se uno ritiene che li rappresenti, è giusto votarli. Ma se ti informi e scopri che un voto del genere ottiene il risultato di svantaggiare il tuo candidato e avvantaggiare l'avversario, questo si configura come idiozia. È una questione puramente aritmetica; l'antropologia come vedi non c'entra nulla.

    Tu poi te la sei legata al dito, ma non c'è niente da fare. Probabilmente nella tua testa rappresento il pd e i suoi errori, ma non è così: il pd fa degli errori e io ne faccio degli altri; ogni tanto facciamo anche lo stesso errore, ma è quasi sempre una coincidenza.

    Datti pace, io la penso in modo diverso da te. Quasi sempre non scrivo quello che mi rimproveri a ogni post. Fatti un giro, leggi anche altre persone, ti stai affezionando e non è sano.

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  4. @ Claudio VdA
    Ti capisco benissimo. Vivo la stessa frustrazione che vivi tu ma da venti anni, non da dieci.

    Continuamente questi tizi che a parole fanno e disfanno il mondo. Lanciano rivoluzioni. Analizzano il pelo nell'uovo e s'indignano. Ma poi non fanno nulla. Non l'hanno mai fatto e non lo faranno mai.

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  5. E' del tutto secondario che non sia stato io ma P.G. a farti capire il concetto di diversità/superiorità antropologica predicato dagli albori.
    Per me era importante che ti fosse chiaro l'atteggiamento della sinistra nei confronti dei suoi elettori e degli avversari politici.

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  6. Purtroppo non ho capito né te né PG: che cosa significa “disprezzo antropologico”?
    E che domanda è “l'antropologia non c'entra nulla”? È come chiedere se c'entra l'atmosfera o la gravità. C'entreranno; ma come può esistere, a norma di vocabolario, una “superiorità antropologica”? Ci sono persone più antropologiche di altre?

    Te lo chiedo dal basso della mia inferiorità, evidentemente non antropologica ma lessicale: me lo spieghi una volta buona? Continuo a nutrire il dubbio che si tratti di una supercazzola elaborata per dire “spocchia”, e non vedo l'ora che tu me lo fughi.

    Ps: Renzi non voleva Berlusconi in galera ma in pensione, mmm. Non sta andando esattamente così.

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