Il tacchino e i passerotti

Ma sul serio Twitter può aver fatto fuori Bersani? No, sul serio no.

In un certo senso Pier Luigi Bersani non era più segretario del PD già da qualche settimana, anche se la situazione non gli consentiva di cedere un posto in cui, peraltro, nessuno in questi giorni vorrebbe sedersi. In un certo senso il Pd è già finito a febbraio, abbiamo avuto il tempo per elaborare il lutto. Dopo la sconfitta elettorale Bersani più che segretario era diventato curatore fallimentare, con l’incarico di verificare due possibilità: un accordo col M5S (mandato a monte in una storica e avvilente diretta in streaming), e un compromesso più o meno onorevole col PDL. Quest’ultima possibilità richiedeva l’elezione di una persona non sgradita a Berlusconi; l’accordo quindi era possibile, ma a quel punto qualcuno ha detto no. Cioè, molti hanno detto di no. E pare che l’abbiano detto su Twitter (e su Facebook, certo).

Il primo a scriverlo, con tutte le sue tipiche cautele, è stato Luca Sofri: il modo in cui si è arrivati al boicottaggio di Marini, con i Grandi Elettori terrorizzati da quello che leggevano sui loro feed, è qualcosa di nuovo, che nel mondo pre-social-network non avremmo visto. Poi la discussione si è ampliata, ma nel frattempo pare che Bruno Vespa abbia accusato i Grandi Elettori di essere “tutti prigionieri di questo oggetto qua”, indicando un Ipad; Ferrara ha proposto di censurare tutto quanto ecc. ecc. Insomma l’argomento è diventato mainstream, ne parla anche chi non sa bene di cosa si tratti. Non è la solita proiezione autoreferenziale dei venticinque sciroccati che senza i social non saprebbero nemmeno se fuori piove o cosa c’è in tv (presente). Pare che Twitter sia diventato importante. E non ha nessuna importanza che lo spaccato di società che offre ai suoi utenti non sia in nessun modo significativo; basta che ne siano convinti i grandi elettori mentre scrollano i loro iPad.

Può darsi che Twitter abbia funzionato proprio perché, paradossalmente, è ancora uno strumento poco diffuso in Italia, poco rappresentativo, poco penetrante; se nei feed ci fosse realmente tutto il Paese reale, la campagna #RodotàPerchéNo scomparirebbe come una goccia nel mare. Ma Twitter non è ancora un mare, è una pozza dove pastura qualche migliaio di utenti a cui è toccata quasi in sorte quella che una volta chiamavamo egemonia culturale. Come i cinquantamila fortunelli che hanno il diritto di decidere il candidato M5S per tutti gli otto milioni di elettori M5S: non ha nessuna importanza che siano così pochi, l’importante è che tutti si convincano che la scelta è stata condivisa con “la gente”. Allo stesso modo in cui lo streaming non serve a rendere davvero trasparenti le decisioni, ma a fornire un simbolo di trasparenza. Magari quando tra sette anni si rieleggerà un presidente sarà tutto diverso, magari l’idea di considerare rilevante il flusso di emozioni di qualche migliaio di follower ci sembrerà di nuovo fuori dal mondo. Oppure sarà il concetto stesso di elezione indiretta del presidente della repubblica a sembrarci fuori del mondo: saremo troppo abituati a esprimere giudizi e condividerli continuamente per sopportare che un Presidente venga espresso da intermediari. Ma sarà già una gran cosa arrivarci, nel 2020.

Già da ieri Bersani era stato sostanzialmente sostituito da un’intelligenza collettiva che aveva deciso di bocciare qualsiasi ipotesi collaborazionista con il PdL esprimendo il candidato meno gradito a Berlusconi: Romano Prodi. Si è visto nell’occasione quanto fosse intelligente l’intelligenza, e quanto fosse collettiva la collettività. A questo punto francamente non so cosa succederà, però tutto sommato non mi sembra che la situazione sia tragica: Rodotà, la Cancellieri, perfino D’Alema, sono ancora buoni nomi; rammento quando nella stessa aula si contavano le schede di Forlani o Andreotti, direi che un progresso c’è. Mi dispiace per Bersani, che paga per errori non solo suoi, per Prodi che aveva il curriculum migliore, e un po’ meno per il PD, che si è dimostrato sterile come molti ibridi. Avrei preferito che Bersani curasse il fallimento ancora un po’, lasciando ad altri il tempo per mettere in piede qualcosa di nuovo e più credibile. Invece adesso diventa tutto più caotico e con gli anni il caos mi piace sempre meno.

Per esempio, in questi giorni mi sembrate tutti incazzati, eccitati. Stracciate tessere, scrivete “mai più”, scommettete, litigate, ecc.. Non è che io non capisca tutto questo – e se devo essere onesto sono preoccupato anch’io. Però non ho tutta questa voglia di tifare. Anche l’altra sera, forse qualcuno si aspettava un proclama “mai con Marini”, “no all’inciucio” e tutta questa serie di cose. Io in realtà l’ho scritto, che se fosse stato per me avrei preferito Rodotà; ma l’ho scritto in piccolo, in un inciso, perché le mie preferenze in un’elezione indiretta sono abbastanza secondarie. È che in questi giorni tutti tifano, e io non ho nulla contro chi tifa, ma non ho molta voglia. È proprio un atteggiamento: quando tutti fanno una cosa, a me passa la voglia di farla. Questo non mi rende la persona più simpatica al mondo, ma credo sia il motivo per cui questo blog qualche volta (qualche volta) è interessante: se volete qualcuno che scriva semplicemente “votiamo Rodotà!” “No all’inciucio”, là fuori è pieno. Sul serio, ce n’è di molto bravi, non avrebbe neanche senso gareggiare.

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80 risposte

  1. Pero' potresti spiegare ancora una volta che la Bindi e' una martire della lobby gay.

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  2. Non condivido… Il PD è morto con la scelta di Marini… Bersani ha avuto una grossa occasione e non l'ha sfruttata… si chiama Rodotà… non solo per la persona, ma per il significato politico e di coerenza che la scelta avrebbe dato al popolo del PD…

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  3. un pezzo alla leonardo. bravo come sempre

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  4. pure io voterei rodotà ma non ha alcun senso insistere! è noto che molti dell'area ex margherita non ne vogliono sentir parlare, i dalemiani poi… purtroppo quando si parla del pd non si parla di un'unica realtà e in quel casino la correttezza e la lealtà è merce rara

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  5. Tra sette anni verrà eletto presidente Justin Bieber, con le directioneres indignate che manifesteranno in piazza

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  6. C'è quell'odore strano e quello strano brusio della stanza col morto.

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  7. povero Pro-oh-di
    e povero anche il Bersani
    ah beh, si' beh…
    pover tapin
    e povera anche la Bindi
    ah beh, si' beh…
    povero cattocomunista
    e povero anche il sacrista
    ah beh, si' beh…
    pover Tundel
    nel senso del maiale

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  8. si, vivo via dall'italia da un po' di tempo, in catalunya, non so se questo abbia qualcosa a che vedere con la mia percezione dei fatti politici italiani, però quest'atmosfera da tifo sguaiato, opinioni espresse urlando e sopratutto una rabbia che sembra obnubilare i pensieri… no, non mi mancano per nulla. un abbraccio

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  9. Piuttosto ci stanno sfinendo. Passa la voglia di seguirli. La dimissione l'ho sentita da Bertolino. E ho detto tutto.

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  10. non è questione di fare il tifo (anche se, considerare D'Alema un buon voto ha senso solo se paragonato a Forlani, ma lì finisce il senso).
    E' solo scorante vedere come il proprio partito sia riuscito nel nobile intento di scontentare (credo) tutti i propri elettori. E, non sarà questione di tifo, ma al prossimo giro, per esempio, chi si vota?

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  11. Mi pare che la vera novità di questi giorni non sia tanto l'influenza di Twitter sui grandi elettori, quanto quella sui cittadini (parola che spero si possa ancora usare). Seguire “in diretta” le dichiarazioni a mezzo tw di chi partecipa alla riunione dei gruppi parlamentari fa aumentare la drammaticità degli eventi e spinge, quasi automaticamente, a farli percepire in maniera differente. L'ho sperimentato un paio di sere fa e ripensandoci a mente fredda mi sono stupito delle mie reazioni.

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  12. Ma come non eri tu che dicevi 2 pezzi fa che un presidente piuttorsto che un altro in certe circostanze puo fare la differenza? è chiaro che la gente si incazza se deve accettare il suggello sul salvacondotto per b. fatto sulla pelle delle istituzioni. anche senza stare su twitter, anche senza televisione (io sto all'estero e non ho nessuno dei due a disposizione). e adesso minimizzi così con la storia dell'elezione indiretta? se la partita che cè dietro è l'accordo per il governissimo e il ritorno o meno alle urne, vedrai che così indiretta non è.

    e poi…nessun accenno alla guerra per bande che hanno sempre dilaniato il pd e che adesso lo hanno definitvamente affossato? è successo tutto in maniera misteriosa o casuale? non si poteva notare tutto con largo anticipo, invece di fare panegirici sul migliore dei partiti possibili? e gli attacchi preelettorali a chi non voleva votare un partito che non riesce neanche a convergere sul nome del suo fondatore? come era la storia del “provare bersani”? da pubblicista organico non ti senti in parte corresponsabile dell'accanimento terapeutico che è stato perpetrato ai danni di un neonato nato già con gravi compromissioni?

    per citare malvino: quando il re è nudo (la fantasmagorica leadership e visione di bersani) è sempre piu interessante concentrarsi in chi fino a un minuto prima ne lodava la qualità dei vestiti.

    Giuliano

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  13. Con tutto il dovuto rispetto, puttanate.
    Quando sono venuti in sezione a sondare gli umori della base prima del tentato accordo con Berlusconi, militanti settantenni gli hanno dato dei venduti, dei traditori, degli opportunisti (ollallà, addirittura?). E questi twitter mi sa che lo usano poco.

    Dal basso della mia irrilevanza staatistica ,vatti a nascondere.

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  14. Soprattutto questo casino dimostra che l'anti-carisma di Bersani e i suoi errori macroscopici in campagna elettorale alla fine hanno un peso relativo. Il vero problema (che ci sarebbe stato anche se avesse portato il pd a vincere in pieno le elezioni) è non riuscire a tenere testa al partito. A me questo sembra indicare il difetto principale della sinistra partitica italiana: non essere riuscita a transitare dal PCI alla socialdemocrazia. Come ha scritto Rossana Rossanda qualche settimana fa, siamo passati dall'intransigenza più totale (vissuta ora come un peccato originale,guardare la parabola di Napolitano per credere) a Fukuyama senza riuscire a elaborare niente in mezzo. Se le cose erano arrivate a questi punti (e io non lo pensavo, sinceramente) tocca riconoscere che il PD non sarebbe durato nemmeno se con qualche voto in più avesse formato un governo. O meglio, sarebbe campato solo con il collante del potere e in questo si sarebbe trasformato esattamente nel pdl, come auspica grillo. Un partito non può essere un blob informe da tirare più a destra o a sinistra a seconda degli umori, santiddio. Sono mancate le idee e a mio parere anche lo spessore culturale e intellettuale per produrle, queste idee, da circa ventanni a questa parte. Basta leggere il “famoso” documento di Barca per capire a che povertà intellettuale siamo arrivati.

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  15. Ecco il succo di questo e degli ultimi post di Leonardo:
    «Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Vieni di là con noi, dai” ed io “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo».

    Dink

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  16. Ho sempre sostenuto che il PD era una costruzione fasulla e forzata e che il progetto di mettere assieme ex PCI e democristi di sinistra era assurdo. Quanto sta accadendo in questi giorni è la prova del nove di questa tesi. Il PD è morto ufficialmente ieri sera. Le distanze ideogiche tra le varie fazioni sono incolmabili. Si separino e finalmente sia restituito agli elettori un partito socialdemocratico come ogni Paese europeo civile ha. Che i moderati facciano i moderati e i progressisti facciano i progressisti. In due partiti distinti e alternativi.

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  17. A me pare che nel documento di Barca vi sia qualche idea su come transitare dal PCI alla Socialdemocrazia. Certo, non ci sono menate cattocomuniste, adorazioni del Partito Liquido ed una serie di altre cazzate con cui un manipolo di furbacchioni ha cercato di passare dove l'acqua e bassa anche di fronte alle alluvioni della Storia.

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  18. Ormai dopo il disastro, cosa pensare e fare..?
    Sono solo un operai di 54 anni che con quasi 48 anni di contributi vede la possibilità di andare in pensione a 67 anni (forse) e cerco di farmi un'idea di quello che mi succede attorno.
    Pensavo che il PD con tutti i suoi difetti fosse il meno peggio del panorama italiano, che Rodotà potesse essere una specie di riscatto al ventennio berlusconiano, mi poteva andare bene anche Prodi ma dopo che a questa sottospecie di partito non è andato bene nemmeno il suo fondatore ho capito che è meglio così, meglio una dura verità che una fantasia.
    Ho capito cosa era diventato una buona parte del PD, solo una quinta colonna del centrodestra (P2 docet).
    Leonardo se ti interessa capire… perchè non ti chiedi chi sono quei 100? Non per mazziarli, ma per capire quello che è successo, invece sembra che non si possa parlarne, che sia brutto, poco elegante.
    La mia analisi è semplice, forse troppo, ma 1 + 1 fa 2, e per me quei 100 sono quelli di Renzi, che poi sono anche quelli di Dalema e pure Fioroni(ma chi c….o è Fioroni?)
    Tutto sommato è meglio così, se questo è il PD è meglio che muoia è lasci spazio a qualcosa di sinistra.
    Un'ultima cosa, se questi sono i partiti seri, trovo molto più serio e coerente Grillo (non ho votato Grillo ma PD e SEL).
    Angelo

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  19. Non credo che esista una lobby gay in Italia, purtroppo (di un lobbying serio la comunità LGBT avrebbe bisogno). Le dimissioni della Bindi non migliorano di un millimetro la situazione per i gay italiani.

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  20. A proposito di emozionarsi senza senso.
    Anch'io sono statisticamente irrilevante, non è chiaro perché dovrei nascondermi e da cosa. Ho votato un partito, il partito ha perso le elezioni, amen.

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  21. Perché non hanno votato Rodotà?
    Chi gliel'ha fatto fare?

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  22. “Panegirici sul migliore dei partiti possibili”?

    Mi sarò spiegato male…

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  23. Facebook in Italia mi pare già mainstream da un po', Twitter se non lo è lo sta diventando. Magari il cognato di Fassina non se n'era accorto, ma l'ex gruppo dirigente del fu PD non si era accorto di parecchie cose.
    Con l'inbalsamazione di Napolitano e l'inciucio con al governo l'ex testa pensante dietro la pelata di Craxi, non faranno che render più certa e (spero) dolorosa la loro fine. Rimane da capire che fine farà la polpa, che non è un nome e un simbolo ormai screditati, ma le fondazioni, le coop, il giornale… vediamo, ci vorrebbe una faccia nuova, uno che non sia percepito come compromesso coi vecchi dirigenti ma anzi ad essi inviso, uno sveglio, con la battuta pronta da twittare e che sappia stare in TV: già, chi potrebbe mai essere?
    Leo, così a naso, mi sa che tempo qualche post e te lo farai anche piacere, il Renzi.

    tibi

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  24. Se sai chi è Rodotà, saprai che la sua candidatura avrebbe spaccato il PD ben più di quella di Marini.
    Rodotà avrebbe potuto prendere molti voti dal PD; ma non certo i voti del PD.
    Per essere eletto gliene servivano altri trecento circa.

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  25. Non so cosa sia passato per la testa di quei 101 che non hanno votato Prodi nonostante il suo nome fosse stato deciso all'unanimità (e quindi anche da loro).
    Forse qualcuno ha pensato che magari rimandando un pochino l'elezione ne sarebbe potuto scaturire qualcosa, chi lo sa, forse voleva solo lanciare un messaggio: chissà che messaggio prezioso doveva essere, per correre il rischio di spaccare tutto. Bene, il messaggio si è perso però è stato spaccato tutto.
    Me li immagino che nel segreto della propria mente son lì che rimuginano “ma io credevo… ma io pensavo…” Hanno pensato male. Hanno agito come lo stolto che per valutare la solidità di un ponte vi salta sopra ripetutamente perché tanto figurati se si rompe: e invece si è rotto, siamo caduti tutti nel torrente impetuoso e indietro non si torna, bisognava pensarci prima.

    Contro la stupidità, neanche gli Dei possono fare nulla (Friedrich Schiller)

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  26. Mi stavo giusto chiedendo: ma quando uno vede il proprio Partito perdere contro tutte le previsioni possibili, i propri candidati preferiti che vengono impallinati uno dopo l'altro, le proprie previsioni sempre sconfitte dai fatti, la propria religione con un calo vertiginoso di fedeli e di autorevolezza, le proprie cause preferite in ambito di politica internazionale sonoramente spernacchiate, come si protegge dalla odiosa sensazione di esser uno sfigato, uno sconfitto, uno che della realta' capisce meno di niente? Come fa, un totale perdente del genere a conservare quel minimo di autostima? Fa cosi', dice che non ha senso emozionarsi. E lo scrive sul blog. E non si sente nemmeno ridicolo.

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  27. A me Renzi non piace, ma da bravo bersaniano so scendere a compromessi: preferisco la sinistra ultraannacquata di Renzi al delinquente Berlusconi o al dittatoriale Grillo.
    Quindi se si deciderà che il candidato è Renzi lo voterò… mica sono uno di quei 101 che antepongono i propri mal di pancia alle decisioni prese collegialmente.

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  28. anzi
    chiarapetrucci

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  29. Sarebbe anche un bel post.
    Se qualcuno avesse mai sostenuto che Twitter ha fatto fuori Bersani.
    Twitter ha fatto fuori Marini.
    D'Alema ha fatto fuori Prodi, facendo fuori così anche Bersani.
    As simple as that.

    paolie

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  30. Complimenti! Non so come esprimerle la mia stima, lei scrive esattamente quello che vorrei dire e che sento. Solo che non so scriverlo come lei. Quindi, mi si dirà, forse non è che la pensi come Leonardo, semplicemente ti garba quello che dice (lo stile con cui lo dice?) e ti adegui pensando di pensarla come lui. Già, forse è così. Forse non ho idee e lei mi da l'opportunità di dire anch'io la mia fra gli amici, ma francamente non mi dispiace pensarla come lei.

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  31. E vabbe', ma se leggessi, qualche volta:

    “i propri candidati preferiti” – e preferivo Rodotà a Marini.

    “la propria religione” – ti basterebbe leggere un pezzo che scrivo, uno solo, per capire che sei fuori strada.

    È da un pezzo che non leggi più, non capisci più. Hai definitivamente sostituito lo sfottò al ragionamento. Ma non è il campionato, è una cosa vagamente più seria; gli adulti lo sanno e non perdono tempo a sfottersi. È la differenza coi ragazzini di ogni età.

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  32. Vedremo… è molto seccante dover fare congresso a consultazioni aperte e con Berlusconi in agguato, ma in effetti il documento di Barca ha degli spunti interessanti.
    E poi usa la parola “sinistra”, cosa che a noi di sinistra fa sempre rifiatare un pocolino 😉

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  33. Non è solo questione di social network. Qui si parla di un partito che ha fatto, per l'ennesima volta, un appello al voto utile durante la campagna elettorale, dove per voto utile si intendeva, come sempre negli ultimi 19 anni, un voto contro Berlusconi. Poi questo partito, per curare il proprio fallimento, decide di fare un accordo con Berlusconi. E la base si incazza. Anche quella che non usa i social network. Forse è vero che in epoca pre-internet sarebbe stato eletto Marini al primo colpo, ma il PD non ne sarebbe uscito tutto intero comunque. E mi stupisce che uno come te, che tante volte ha ripetuto Carthago delenda est, trovi quasi naturale che poi con Cartagine si faccia un gemellaggio (e magari si scopre che con Cartagine eravamo da sempre in ottimi rapporti).

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  34. Ma tutto 'sto caffè non è che vi farà male?

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  35. C'e' un tizio, qui, che usa i testi della tradizione ebraica, come fanno i cattolici, contro il diritto delle comunita' ebraiche di chiedere che Israele non venga lasciato solo.
    Questo tizio e' lo stesso che, proprio come vasti settori del mondo cattolico, non riesce a capire che di uno Stato ebraico c'e' bisogno, e non per risarcire gli ebrei delle perdite subite nella Shoah. Questo stesso tizio, cattolicamente, continua a mischiare il concetto religioso di colpa con questioni concrete di politica internazionale e si immagina gli ebrei che usano il senso di colpa dei non ebrei per il proprio vantaggio. Una idea, anche questa diffusa nel mondo cattolico.
    Questo stesso tizio scrive con irritazione di lobby gay che con le loro assurde richieste minoritarie affosserebbero la sinistra italiana, che e' sempre li' li' per vincere. Un classico della propaganda cattolica: le minoranze di priviliegiati, che non si accontentano di essere come tutti. E questo tizio non riesce a vedere i danni che le aperture al mondo cattolico hanno causato alla sinistra e agli italiani tutti: dall'infame art.7 (l'inclusione dei Patti Lateranensi nella Costituzione), al compromesso storico berlingueriano giu' giu' fino ai presenti trionfi della Bindi.
    Che secondo questo tizio sarebbe una specie di martire vittima della persecuzione (oh, ma che argomento originale) messa in piedi da lobby gay nell'interesse di Berlusconi.
    Ecco, parla a questo tizio, che scrive sul tuo blog. Digli di stare zitto. E poi regala a noi lettori una apologia di Bersani, il segretario che doveva unire il PD.
    Mi affascina il mirror-climbing.

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  36. Dunque, semplificando un po': Bersani vince le primarie sostenendo una linea di svolta rispetto all'agenda Monti e di superamento delle politiche recessive. Poi fa una campagna elettorale all'insegna dell'alleanza con Monti e dell'appoggio alle sue politiche. Poi pareggia le elezioni e riscopre che l'agenda Monti non va bene, bisogna dire no ai rigorismi imposti dall'Europa. Nel frattempo ci spiega che l'unica possibilità è il governo con i 5 stelle, non esistono piani b, mai e poi mai larghe intese. Poi, mentre i grillini gli offrono finalmente un'apertura con l'offerta di un possibile candidato comune, lui tiene a battesimo l'operazione Marini, ovvero quell'accordo con il pdl che fino al giorno prima escludeva tassativamente. Il giorno dopo, caduto Marini, si apre una nuova fase (un'altra?): tutti riuniti sotto le insegne di Prodi. Poi…
    Se un leader del genere non riesce a tenere insieme un partito forse non è colpa dei militanti che twittano. Forse se avesse provato a tenere la stessa posizione per dieci giorni di seguito sarebbe riuscito a conquistarsi un pizzico di autorevolezza

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  37. Probabilmente no.
    Certo i gay (come, in genere, i cittadini italiani) hanno poco da guadagnare da una sinistra in cui Rosy Bindi puo' mettere il veto su Stefano Rodota'.
    Una sinistra che va al suicidio perche' da deciso che ci vuole cattolico Presidente della Repubblica. Pertanto i cittadini italiani (gay inclusi) non la votano. Ma certo, ha il consenso dei cattolici. Che son cose.

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  38. Non è che lo trovo naturale, ma non mi sembra di avere visto alternative praticabili in questi due mesi.
    Va forse ricordato che il PD ha perso le elezioni ed è comunque in fase di smantellamento.
    La base che si incazza la posso capire; temo solo che il risultato dell'incazzamento sia un parlamento bicolore Pdl-M5S.

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  39. La coerenza è molto sopravvalutata – soprattutto quando stai curando il fallimento di un partito in dismissione.

    Bersani non ha fatto “una campagna elettorale all'insegna dell'alleanza con Monti”, anche se non è riuscito a staccarsi di dosso questo frame che gli è stato ritagliato dai suoi avversari politici. Prova ne è il modo con cui una massima di buon senso (non si governa col 51%) è diventata la prova provata dell'orribile inciucio.

    Bersani ha perso le elezioni e poi ha tenuto una condotta piuttosto limpida. Ha verificato se poteva esserci una possibilità di dialogo col M5S; non c'era: ha discusso per mezz'ora con due statuine telecomandate che pensavano di stare su Ballarò.

    A questo punto non resta che una larga intesa, almeno per cambiare la legge elettorale che (sono d'accordo tutti, in teoria) non è democratica e rischia di farci ritrovare di nuovo nel casino in cui siamo.

    Se nel frattempo il santone comincia a parlare di aperture, secondo me una persona seria fa bene a non voltarsi nemmeno. Grillo può fregarne ancora molti: quando ne avrà fregati il 51%, governerà lui.

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  40. Mentre il risultato dell'abbraccio con Alfano sarebbe… ?

    L'alternativa praticabile era, semplicemente, votare Rodotà e andare a vedere le carte di Grillo: male che fosse andata, sarebbe spettato a lui, dopo, spiegare (anche alla sua base) perché non aveva dato la fiducia al premier incaricato dal 'suo' Presidente, dopo essersi impegnato pubblicamente a farlo.
    Il bicolore Pdl-M5S è esattamente il risultato (meritatissimo) che aspetta il PD dopo l'inciucio con Berlusconi, prima cercato e adesso subìto.

    tibi

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  41. Ti devi dare pace.

    Ci sono tantissimi motivi per cui il Pd ha perso le elezioni, e con calma se ne può parlare: ma non c'è la questione gay. Ed è un peccato: magari i gay in Italia avessero il potere di far vincere o perdere un partito.

    Non è la Bindi che ha messo il veto su Rodotà (bisogna veramente vivere lontano per pensarlo); è Grillo che ha bruciato Rodotà col suo endorsement. E anche questo è un peccato: era un ottimo candidato, l'avrei senz'altro preferito a Marini. Ma a livello di curriculum personale Prodi era ancora meglio, e Grillo non l'ha voluto votare. Non l'hanno votato anche molti cattolici, il che potrebbe farti capire che non c'è un blocco compatto di cattolici né tra gli elettori né tra gli eletti. Ma hai già smesso di leggere.

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  42. C'è un tizio tutto nella tua testa, che ti tormenta.

    Ti tormenta che legga i testi della tradizione ebraica, che sono a disposizione di chiunque sappia leggere (arte che si sta perdendo).

    Ti tormenta che abbia opinioni diverse dalle tue sullo Stato di Israele, anche se non hai ancora capito che opinioni abbia, visto che le falsifichi sistematicamente.

    Ti tormenta il fatto che non sia minimamente toccato dal concetto religioso di colpa e non lo mescoli con questioni concrete di politica internazionale, mentre tu vorresti incolparlo di qualsiasi cosa a casaccio, col piglio di Faletti quando gridava Anatrema (magari con qualche discepolo funziona, ma secondo me tu non hai discepoli).

    Questo tizio non scrive di lobby gay, e allora ne scrivi tu; poi ti rileggi, ti commenti, ti linchi e ti fai i complimenti.

    Zanardo che vuoi che ti dica. Fatti un giro, respira un po' d'aria buona, prova a lavorare un po' di più. Magari la prossima settimana trovi un altro capro espiatorio che scrive da qualche parte e ti metti a tormentarlo per qualche settimana. Poi ritornerai qui, son le ciclotimie stagionali.

    Il bello è che in teoria io sono quello che ha sostenuto i perdenti e tu dovresti essere di buon umore. E invece hai la rogna. Ma alla fine è sempre così; e allora secondo me hai un problema, e dovresti farti aiutare. Mi sembra di avertelo già scritto.

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  43. «non è riuscito a staccarsi di dosso questo frame che gli è stato ritagliato dai suoi avversari politici»: il suo messaggio percepito dagli elettori in campagna elettorale è quello che hanno deciso di attribuirgli i suoi avversari? Se fosse vero sarebbe il segno di una debolezza tragica (a me pare che un aggiustamento e un annacquamento effettivi rispetto alla linea delle primarie ci sia stato, ma se invece è stato l'effetto di una totale incapacità comunicativa forse la cosa non è meno grave)

    «A questo punto non resta che una larga intesa, almeno per cambiare la legge elettorale»: mi sembra che sia già stato chiarito che il prossimo non sarà un governo a termine

    «Se nel frattempo il santone comincia a parlare di aperture, secondo me una persona seria fa bene a non voltarsi nemmeno»: se fossi un semplificatore da bar sport direi che considerare inaffidabile Grillo (un mese fa era più affidabile?) e poi fare un accordo con Berlusconi può non essere una scelta lungimirante.

    Ma quello che volevo dire è che la vicenda Marini-Prodi mi sembra un classico caso di sgambetti reciproci tra correnti contrapposte che ha pochissimo a che fare con le reazioni scomposte della “base”. Immaginare, come fa Sofri, che le votazioni sarebbero andate diversamente senza twitter mi pare fantasioso. C'era un leader indebolito, c'era un'opposizione interna che aveva ripreso fiato (anche, purtroppo, grazie a qualche iniziativa di Napolitano), e il risultato è stato un muro contro muro distruttivo; non ne attribuirei la responsabilità a qualche twitterista filorodotiano.
    E poi per sapere che buona parte della base sarebbe stata contraria a qualsiasi candidato scelto in accordo con Berlusconi (leggendolo, forse a ragione, come il preludio a un governo di larghe intese) non c'era davvero bisogno di consultare l'ipad

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  44. Ma le carte di Grillo le abbiamo già viste.
    Sappiamo cosa vuole, sappiamo cosa promette ai suoi, sappiamo che non ha nessun interesse a portare a casa risultati, e che quindi può ritirare l'appoggio al governo in qualsiasi momento.

    Non c'è nulla di quel che promette ai suoi che sia realizzabile nell'immediato. Alla minima frustrazione (ops, abbiamo scoperto che non basta risparmiare sugli f35 per dare il reddito di cittadinanza e il wifi gratis) si ritira dalla delegazione e si torna alle elezioni. E se le perde fa lo stesso, non gliene frega niente di vincerle, probabilmente anche stavolta avrebbe preferito vincerne un po' meno.

    Non puoi fare accordi con una persona così. Ovvero, io magari personalmente li farei, perché ho una certa vocazione a farmi fottere; ma capisco la diffidenza dei vertici PD.

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  45. Mentre con una persona come Berlusconi gli accordi si possono fare? O dici che lui fotte meglio?
    Quando scoprirà che la sua impunità per decreto non si può fare, dici che con correrà alle urne a incassare? O il problema non si pone perché la dirigenza del PD (ammesso che ne abbia ancora una) è disposta a tutto pur di risparmiargli qualsiasi frustazione?

    tibi

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  46. Dipende da che accordi. Secondo me due partiti possono avere buone motivazioni per fare una legge elettorale che penalizzi il terzo.

    Non credo che pensi a un'impunità per decreto, non si muoveva così nemmeno quando aveva la maggioranza. Berlusconi poi non è una persona, è un'azienda.

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  47. Non vorrei deludervi troppo ma nel documento di Barca ci sono solo vaghezze non idee – spunti, come dite. Il mio povero e umile lavoro ha a che fare con le idee, e bisogna rendersi conto di quanto sia difficile elaborare costruzioni solide che non crollino alla prima obiezione (checché se ne dica, non è un caso che per secoli il mondo sia andato avanti con le idee di grandi pensatori). Ad un occhio un po' più allenato nel doc di Barca salta subito fuori una contraddittorietà intrinseca: si propone di riorganizzare il partito in maniera ben strutturata e poi si apre alla “mobilitazione cognitiva” – che non si capisce cosa sia, ma si intende forse qualcosa di simile alla consultazione dal basso. Ora, questi due aspetti sono molto difficili da far stare assieme e non bastano gli spunti. Il problema c'è ed è grosso, Barca lo sfiora appena invece che entrarci dentro. Manca lo spessore dell'analisi, lo sforzo di comprendere davvero la situazione. Il fatto che non ci siano menate cattocomuniste non basta. Quello che sto dicendo è che prima di partorire altri mostri come quello del partito liquido, figlio di una corrente post-modernista che ha fatto più danni di qualsiasi oscurantismo (almeno il secondo potevi prenderlo a randellate, il pensiero liquido come lo acchiappi che sfugge continuamente alle obiezioni?)bisognerebbe pensarci davvero, questa volta. Pensarci nel senso di spremersi le meningi. L'Italia è piena di dottorati in filosofia senza lavoro che potrebbero dare una mano, che ci chiamino …

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  48. “Grillo può fregarne ancora molti: quando ne avrà fregati il 51%, governerà lui.”

    per adesso tocca ancora a berlusconi; è lui il campione in carica…

    sono abbacinato dalla geometrica potenza del voto utile!!!

    ah no, com'era? il voto intelligente…

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  49. 'Non si muoveva così nemmeno quando aveva la maggioranza': credevo che in questi anni avessimo vissuto nello stesso Paese e che concetti come 'legittimo sospetto', 'prescrizione breve', 'Lodo Schifani' e 'Lodo Alfano' ti fossero familiari, altrimenti perché mai volevi bombardare Cologno?
    Ma devo essere io che mi son perso qualche passaggio, Alfano ormai è uno di famiglia, quando Bersani lo vede corre ad avvinghiarglisi addosso.
    Per curiosità, a quale legge elettorale pensi? Proporzionale puro, come ai bei tempi della prima repubblica? Oppure chi piglia lo zerovirgola in più si piglia tutto? Altri modi di fottere Grillo non ne vedo.
    Rimane la questione che non hai ancora spiegato (a parecchia gente, mica solo a me): perché adesso il male assoluto, il nemico da fermare a tutti i costi, anche alleandosi col (presunto) nemico di sempre, è diventato Grillo?

    tibi

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  50. Io ho cercato di leggere la vicenda umana di Bersani in questi giorni, perché secondo me è quella la chiave di lettura più della coerenza. In questo mese e mezzo ha cercato di portare avanti la sua linea, niente accordi col pdl. E' stato insultato o nel migliore dei casi preso in giro da più parti. Qualsiasi cosa facesse era sbagliata (dov'era questa base incazzosa quando c'era bisogno di dire, dai Bersani vai così mentre rilasciava praticamente a ogni botta dichiarazioni contro il governissimo?). E' chiaro che in questa linea non si riconosceva tutto il partito, persino questi giovani turchi che ancora devo capire bene chi sono pare si fossero stufati. Renzi era per l'accordo col pdl non ce ne dimentichiamo. Bersani è stato messo all'angolo, e (qui per me sta il suo errore) si è preso in carico di questa nuova linea di accordi non sua con evidente scarsissima convinzione, per il solito fottuto senso di responsabilità. Io al suo posto avrei dato le dimissioni dieci giorni fa, lui ha preferito sacrificarsi. Quello che forse non si aspettava è che invece di sacrificarsi per il bene del partito si è tirato martellate sui coglioni per un'accozzaglia di gente che non si sa cosa ci sta a fare in un partito.

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