La Padania è un’espressione geografica

Neologismi da salvare (2): Padania

Suona incredibile, pure è così: sul mio slabbrato Zanichelli “Padania” non c’è, quindi dovrebbe trattarsi di un neologismo. La cosa è abbastanza strana. Io ricordo di averne sentito parlare addirittura a lezione di filologia. Se non mi sbaglio (prestai il manuale e gli appunti a una ragazza, me sciagurato, che non me li ritornò) con “padanìa” si indicava la regione linguistica delimitata a sud dalla linea Rimini-La Spezia. Addirittura negli anni Ottanta è attestato il termine tecnico “padanese”, traduzione di “padanian”. Nel frattempo Gianni Brera scriveva “padania” già da vent’anni. A quel tempo la Gazzetta dello Sport era un laboratorio linguistico: allo stesso Brera dobbiamo “centrocampista”, “contropiede”, “pretattica”, “melina”. Questi termini però ebbero fortuna perché i colleghi di Brera ne avevano effettivo bisogno. “Padania” rimase un brerismo, forse perché non era un termine tecnico.

Insomma, l’idea è che fino a metà Novanta “Padania” (anzi, Padanìa) fosse esclusivo appannaggio di filologi occhialuti e gaddiani della domenica sportiva. Ma ne siamo davvero così sicuri? Su internet la discussione divampa (come qualsiasi discussione). “Padania” è una parola tradizionale o una novità dell’altro ieri, un coccio celtico made in China? Se trovate scritto “padania” su un documento antecedente al 1995, potete segnalarlo ai curatori di questo sito, li farete felici:

In questa pagina saranno segnalati tutti i testi siano essi libri, riviste, quotidiani o qualsiasi altro genere di pubblicazione che riportino in qualche modo il nome Padania . Si vuol così dimostrare che il termine era già in uso e non costituisce quindi un frutto del recente periodo politico, ma al contrario la politica stessa ha ricavato il termine dal territorio che ne porta il nome, dal territorio dove il termine era in uso già da molto, molto tempo.

Mah. In uso o no, senz’altro fino a metà ’90 “Padania” non era un termine del lessico politico. Addirittura i leghisti per più di dieci anni non sapevano di essere gli strenui difensori di una cosa che iniziava con la P. Nei primi tempi Bossi parlava di una “Repubblica del Nord” che faceva un po’ guerra di secessione; nei momenti più lirici (ne ha, ne ha, per quanto di atteggi a scarpe-grosse-cervello-fino ha sempre avuto gli slanci del boccalone da bar) si azzardava a sognare un’“Eridania trapuntata di stelle”. Purtroppo l’Eridano è una delle costellazioni meno interessanti dell’emisfero boreale, e poi c’è il problema del marchio registrato dallo zuccherificio. E così era abbastanza inevitabile che un bel giorno nascesse la Padania. Con l’accento sulla seconda a, non si sa bene perché. Probabilmente per evitare anche solo la rima con Albania e Romania.

Come inventare una nazione con una parola, prendete nota. Semplice e geniale, un uovo di Colombo. Padani lo siamo sempre stati, ma finché abitavamo in Valpadana la cosa era abbastanza irrilevante. Ora invece popoliamo la Padania: vuoi mettere? La parola “Valpadana” evocava un ambiente fisico delimitato e circoscritto. Togli la connotazione fisica, aggiungi un suffisso semplice e maestoso (-ia) e hai qualcosa di più. Niente più prati verdi e montagne, ma una patria. Che non esiste, secondo Gianfranco Fini. E neanche secondo me. Però intanto la parola c’è, e le parole vanno maneggiate con cura.

Lo slogan “La Padania non esiste”, per esempio, mi sembra un caso da manuale di “Non pensate all’elefante”: ti costringe a ragionare su quel che nega. In fondo siamo tutti cresciuti in quel famoso ambiente sessantottardo dove purtroppo tutti questi sei politici non li ha visti nessuno, ma in compenso abbiamo imparato a mettere in discussione qualsiasi autorità, qualsiasi imposizione, e soprattutto qualsiasi negazione. Così la mia prima reazione istintiva alla frase “X non esiste” è: come fai a dirlo? Chi sei per dirlo? Se x non esiste, perché ha un nome? Chi glielo ha dato evidentemente pensava che esistesse. Perché devo fidarmi di te e non di lui? E perché tu ci tieni tanto a dire che non esiste? È una rimozione, e se abbiamo leggiucchiato Freud sappiamo cosa c’è dietro le rimozioni. Insomma, Gianfranco, non è per caso che vuoi negare la padanità che è in te? Come Hitler che forse, chissà, aveva zii di quarto grado ebrei? Eccetera eccetera.

La Padania è “un’invenzione”, dite. Un po’ come qualsiasi altra cosa. l’Impero Romano, la Repubblica di San Marino, qualsiasi entità statale ha dovuto essere inventata a un certo punto. Anche la parola “Italia”, ricorderete, è stata confinata un bel po’ di tempo nel limbo delle “espressioni geografiche”: e continuava a suonare stravagante anche negli anni più drammatici del Risorgimento. A credere nella sua consistenza di patria e nazione era una minoranza che non doveva attestarsi molto lontano dal 10% che hanno i leghisti oggi in Parlamento. Le nazioni sono comunque concetti astratti, e qualsiasi concetto astratto esiste una volta nominato. Insomma è un incantesimo, la Padania: essa esiste un po’ di più ogni volta che la si nomina, e non ha nessuna importanza che la frase sia negativa. Ogni volta che dici “La Padania non esiste”, i suoi confini diventano più nitidi.

Quelli che dicono “X non esiste”, di solito sono i cattivi. In Turchia sono quelli che negano il Kurdistan. In Palestina, quelli che fingono di non vedere i palestinesi. In fondo se questa è tutta la cattiveria di cui oggi è capace Gianfranco Fini, se è tutto qui il suo residuale nazionalfascismo, verrebbe quasi voglia di abbuonarglielo: ma non si può, non conviene. Padania è una parola potenzialmente pericolosa, e l’ultima cosa da fare con le parole pericolose è proibirle. Occorre disinnescarle. Facciamo che esiste: che è un comodo sinonimo del più tradizionale Valpadana; che è la macroregione in cui abitano i padani, che saremmo sempre noi, dotati di un’identità linguistica più che storica, che comunque non cessiamo per questo di essere italiani come lo sono i meridionali, gli isolani, e… e quelli che stanno in mezzo. A proposito, forse occorrerebbe inventare un nome anche per loro. Già, ma non è mica facile. È in questi momenti che gente come Brera ti manca davvero.

59 Comments

  1. Mi pare che fino a venti anni fa quelli che ora sono i capoccia dei pd vendevano il sol dell'avvenire secondo le irrevocabili e “scientifiche” leggi della Storia.
    Roba che i tronchetti di Wanna Marchi al confronto hanno passato i test in doppio Ceco.
    Mentre adesso Bersani non è che promette miracoli, non promette nulla, non propone nulla, (manifesto esposto a roma: “la disoccupazione è aumentata e la pazienza è finita” molto propositivo, non c'è che dire) e secondo leonardo bisognerebbe votarlo a scatola chiusa solo perchè l'altro è uno zozzone.
    A me che si chieda, come ha fatto michele, di fare delle proposte non ispirate dal modello superfisso, sembra piuttosto ragionevole; però pare che non si può, che se anche ci fosse Pol Pot (e noi non lo sappiamo) bisogna votarlo perché l'altro è un criminale.

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  2. già, quelli che stanno in mezzo: è imbarazzante non potersi chiamare né terroni, né polentoni, né ladroni .. il problema è che tenere a mente 20 regioni e rispettivi abitanti è troppo complesso per alcuni figuri …
    e ci vedo poco in comune tra il romagnolo, il veneziano, il piemontese … quale identità linguistica?

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  3. gentile Michele
    “Per il resto, il tuo post parte da una premessa sbagliata: il trasferimento di risorse da nord a sud non è effettuato dalla malavita ma in forme legittime”

    Non sostengo che il drenaggio “geografico” di risorse dipenda esclusivamente dalla malavita, al contrario premettevo di non voler sminuire la storica questione meridionale.

    Semplicemente dicevo che
    1 – nonstante questo si sta molto meglio al nord che al sud, per via dei molti elementi che accennavo;
    soprattutto
    2 – per il paese è più consistente e determinante l'impatto dell'economia illegale (che fiorisce di più con i leghisti e i berlusconiani)

    Il federalismo (in astratto) come dice Leonardo ha i suoi pro e contro, quello reale brandito dai leghistimi sembra molto di più una rivendicazione geografica dell'illegalità o delle sperequazioni di fatto: va bene magnare a spese degli altri, basta che siano i nostri a farlo. Non ho visto manco un mal di pancia per i ladrocini e clientelismi in salsa padana. Forse non ho osservato abbastanza bene, ma l'impressione è che siano ben accolti finché, appunto, sono “dei nostri”.

    Intanto tagliano agli enti locali, alla scuola, alla ricerca, al servizio civile, eccetera, acqusitano inutili caccia e condonano e distribuiscono favori a pochi. E' un “federalismo” che aumenta le ingiustizie. Fa comodo alla mondadori ed al piccolo imprenditore (del nord o del sud) che evade, alla faccia degli onesti, sulla pelle del giovane della cooperativa di Libera o della persona disabile (a scuola e dopo), a spese mie, di Leonardo e di tante famiglie che faticano pur lavorando tutti.
    però i leghisti passano per rudi ma pragmatici e capaci di interpretare istanze della “gente”. Io, Leonardo, l'amico Jamal ben che vada paghiamo, altrimenti ci prendiamo manganellate reali e televisive.
    Anche colpa del Pd, ma finché resta questo stato di cose – con l'arbitro che è il padorne della squadra più forte, la lega che qualunque cosa faccia va bene e il pd che sbaglia a prescindere-, sparare sulla croce rossa mi sembra sproprozionato, ingiusto e controproducente.

    P.S va bene anche Egregio Grullo, ma non mi formalizzo

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  4. “Mi pare che fino a venti anni fa…”

    Astrolabio, ti pare proprio male.

    “Bisogna votarlo perché l'altro è un criminale”.

    Posso capovolgere la frittata per una volta?

    Una volta attestato che è un criminale, è davvero così strano chiedere di votare contro di lui?

    Un politico che sia onesto e che non prometta di guarire il cancro e federare il nulla non è già qualcosa di dirompente, per come siamo messi?

    No, voi volete soluzioni più complesse (che poi, appena ci fermiamo un po' a parlare, pare che si tratti di calibrare incentivi, cose così).

    A me ripristinare la legalità mi sembra il minimo. Per cominciare. Poi si può parlare di tutto, e probabilmente non sono più il titolato per parlarne.

    Ma per vedere che al potere c'è un criminale che fa quel che gli pare coi nostri soldi, eh no, non ci vuole neanche un diplomino in ragioneria.

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  5. Strano, perchè il primo a proporre la “super-regione della Padania” (letteralmente) è stato il comunista Guido Fanti, primo presidente della Regione Emilia Romagna. Se ne ho voglia ti posto anche l'articolo-intervista pubblicato su la Stampa il 6 novembre 1975. Ciao
    Cuoreverde

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  6. Non ho letto nè il post, nè la discussione, ma nell'ultima puntata de L'ultima parola (!) Giampaolo Pansa (!) mi pare sostenga che nella redazione de La Stampa usassero la parola Padania già nei primissimi anni '70.

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  7. Rimettendomi lentamente in pari dopo lunghe e piovose vacanze, quoto Grullo ma straquoto Leo: i militari a Cologno! Però niente esilio, anche perché dopo la confisca delle off shore a B. resterebbe solo quello che si è guadagnato onestamente, cioè niente. Per evitare che finisca i suoi giorni con una iniezione di viagra in un'orgia in una megadacia di Putin, lo confinerei in un bilocale di Foggia, piano terra, vicino alla stazione.

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