Crepuscolo dei giornalisti

Mai devi domandarmi

A questo punto il caso Berlusconi potrebbe passare in secondo piano, oscurato dal caso De Bortoli. Spiego.

De Bortoli è già stato direttore del Corriere della Sera tra il 1997 e il 2003: fu lui a traghettare il quotidiano dal porto nebbioso e rassicurante del mielismo agli approdi drammatici e beceri del nuovo Millennio, lanciando per esempio l’anziana Fallaci in chiave jihadista anti-islamica. A Berlusconi la sua direzione, non troppo allineata al suo Secondo Governo, non garbava, e secondo i meglio informati fu lui a premere affinché fosse sostituito.
La Storia si ripete: pochi mesi fa Berlusconi III aveva mostrato analoghi segnali d’insofferenza nei confronti del nuovo-vecchio direttore del Corriere (l’eterno Mieli); e anche stavolta il direttore è cambiato: fuori Mieli, dentro De Bortoli 2. Ma avrà capito la lezione? Saprà essere berlusconiano con garbo, o insisterà nel mostrare indipendenza di giudizio? Lo si aspetta un po’ al varco, insomma.

Il 29 aprile Repubblica e Stampa escono con la feroce lettera di Veronica Lario. Il Corriere buca in modo abbastanza clamoroso (Update: mi fanno giustamente notare che ho fatto confusione: il buco c’è stato con l’annuncio del divorzio, comunicato a Rep. e Stampa ma non al Corriere), ma recupera successivamente con la replica di Berlusconi. Le squadre sono fatte: Repubblica tresca con la moglie, il Corsera consola il marito, la Stampa campo neutro. A questo punto però De Bortoli dovrebbe avvertire la necessità di smarcarsi un po’: ché di giornalisti a libro paga Berl. ne avrebbe già abbastanza.

L’occasione arriva martedì sera, quando Berlusconi scende a Porta a Porta per spiegare come stanno le cose. De Bortoli è in collegamento. È chiaro a tutti che qui si gioca la faccia: è il solo ad essere nella posizione di poter mettere Berlusconi alle corde, e se non lo fa rischia di non scrollarsi più di dosso l’etichetta di nuovo altoparlante di Arcore. A questo doveva pensare ieri dietro le quinte, mentre registravano la prima parte: quella con Vespa che presenta e Berlusconi che spiega tutto lui. Finché, dopo quasi mezz’ora, tà tan tà taaan! Ecco il collegamento. Col Giornalista. Quello che farà il Contraddittorio. E siamo tutti con lui: vai, Ferruccio, mostra agli italiani che chi scrive i giornali ha ancora indipendenza di giudizio.

(Dal 2′:26”):
DE B: Buonasera presidente. 
BERL: Buonasera direttore, scusi, volevo dirlo pubblicamente: ho telefonato al direttore del Corriere della Sera per ringraziarlo di come il suo giornale aveva trattato la vicenda: con grandissimo equilibrio, con grandissima eleganza, e mi sono sentito in dovere di chiamare il direttore per ringraziarlo di questo fatto: e lo dico pubblicamente molto volentieri.
VESPA: Ferruccio De Bortoli è un gentiluomo, lo sappiamo da tempo.

Come potete vedere, Berlusconi parte in attacco con la Mossa dell’Orso: ti abbraccio per schiacciarti. Lo dico pubblicamente, ti ho ringraziato per come mi hai trattato bene e voglio che tutti lo sappiano (e Vespa lo sa da tempo). De Bortoli non ha ancora finito di salutare e si trova già alle corde. Se non dice subito qualcosa di profondamente indipendente, è finito. E lo sa.

DE B: Guardi, io la ringrazio, presidente, però le devo dire che se sua moglie avesse mandato la lettera al Corriere della Sera anziché a Repubblica, io l’avrei pubblicata con tutta evidenza.
BERL: E forse non era lei che l’aveva provocata, direttore.
DE B: No, beh, devo dire…
BERL: Il destinatario non era casuale.
DE B: Beh, insomma…
BERL: Quindi non ci sarebbe stata nessuna lettera.

A questo punto a De Bortoli manca la parola. Senza neppure aver cominciato a far domande, l’interrogatorio è chiuso. Vespa parte con una manovra diversiva sollevando un velato riferimento a un “intellettuale di sinistra” che Berlusconi stoppa sdegnoso.

BERL: Io voglio restare sul fatto: si sono costruite artatamente due verità (bla bla bla, tanto chi mi ferma più, De Bortoli? L’ho messo al tappeto subito De Bortoli, guardatelo: adesso Vespa gli ridà la parola e io lo rizittisco immediatamente, quanto ci scommettete?)
VESPA: Prego, Ferruccio.
DE B: Guardi, io la ringrazio Presidente ma… mi dispiace contraddirla, nel senso che… io non credo che ci sia stato un complotto mediatico, perché quello che è stato...
BERL: Io non ho mai parlato di un complotto, Direttore. Mai.
DE B: …allora non c’è stata nessuna trappola mediatica… perché comunque insomma… poi ci sono state delle interpretazioni… degli eccessi… e lei fa bene, Presidente, a difendersi e a dare tutti i chiaramenti opportuni…

Da qui in poi lo faranno parlare senza interromperlo, ma è dimesso, stanco: guarda in basso come il predatore sconfitto nel duello contro il maschio-alfa, si lamenta querulo che la vita privata non andrebbe mescolata con la pubblica… tanta fuffa ragionevole, nessuna domanda diretta, di quelle che un umilissimo cronista saprebbe porre: ad esempio; cosa significa che la tal candidata è una “superlaureata”? E se è vero quello che Berl. ha detto pochi minuti prima, e cioè che la sua presenza alla festa fu una semplice improvvisata durante una missione di lavoro al termovalizzatore, come la mettiamo col regalino? Perché, come fa notare Malvino, i casi sono due: o si porta sempre anellini con sé, anche quando visita i termovalizzatori, o l’improvvisata non era così improvvisata… oppure chi lo sa, magari c’è un terzo caso, e Berlusconi potrebbe spiegarlo: le domande servono anche a questo, no? No, le domande non servono a niente, le domande non si fanno proprio.

Poco dopo scopriamo che De Bortoli non è venuto a intervistare il Presidente, ma a dargli consigli di stile: Berlusconi, dice, non avrebbe dovuto andare a quel compleanno. Perché? Perché era una festa burina, lascia capire, con i cuochi che indossavano magliette cheap. Sul serio.

De B: Posso dire una cosa di sensazione mia personale? Io credo che lei Presidente sia al massimo… anzi, mi auguro, insomma… lei ha una grandissima popolarità, tutti le riconoscono le grandi realizzazioni del suo Governo [tutti?], lei ha avuto modo, lo ha tutti i giorni di valutare qual è anche l’affetto che la gente ha per lei, insomma.
Io però credo che un Presidente del Consiglio… lei è una persona generosa, non sa dire di no, insomma la invitano, lei ci va, si spende sempre con grandissima generosità: gliene dobbiamo dare atto. Però io credo che alle feste e ai compleanni non si debba andare.
Queste fotografie certamente dimostrano che, per carità quella era una manifestazione pubblica come tante altre… Però insomma io credo che ci sia anche una forma delle istituzioni che lei rappresenta. Forse qui potrebbe cogliere l’occasione che l’aver detto di sì a quella persona che l’ha invitata quella sera sia stata poi un errore se poi ha scatenato questa tempesta mediatica. Insomma mi crea un certo disagio vedere un Presidente del Consiglio che è fotografato insieme a quei signori, per carità, tutti rispettabilissimi, insomma, uno c’ha la maglietta
Song’e’ Napuli, io personalmente qualche forma di disagio la sentirei. Mi piacerebbe insomma che questa occasione fosse un’occasione per dire beh, forse è meglio che in queste occasioni il Presidente del Consiglio non compaia.

Dietro al muro d’imbarazzo c’è un problema vero. Berlusconi è una carica istituzionale, che però pretende di infilare in agenda delle comparsate elettorali. Lo aveva affermato lui stesso poco prima, nella foga della sua autodifesa: alla festa di Noemi c’è andato perché voleva discutere con suo padre a proposito di un paio di candidature nel collegio Centro-sud Campania. Ma c’è arrivato in pompa magna, con scorta ufficiale e tutto quanto:

Sono arrivato con otto auto della polizia e della scorta: sembrava un funerale. Sono arrivato lì al ristorante, sono entrato… mi si sono fatti lì contro, e quando c’è tanta gente… non mi si può chiedere di non fare campagna elettorale: anche perché andremo presto alle elezioni.

Non gli si può chiedere di non fare campagna elettorale, a B.: anche se le sue elezioni le ha vinte l’anno scorso, e ora dovrebbe concentrarsi su un altro mestiere, che è quello del governo; come Obama, che per un anno ha comiziato, ma adesso sta lavorando. Questo fanno di solito i politici nelle democrazie moderne: un anno di campagna e quattro di governo. Con B. è diverso, l’Italia è diversa: siamo in Campagna Elettorale Permanente. Lo sappiamo: le Amministrative, le Europee, i Referendum sono tutte consultazioni provvisorie che possono decidere la sorte di un governo, e che costringono i governanti a perder tempo nelle cucine dei ristoranti e nelle tendopoli, e a rinnovare continuamente le promesse elettorali. Berlusconi è in campagna per Bruxelles anche se non potrà mai andarci, un’assurdità che qui nessuno gli rimprovera: un malcostume che non nasce con lui, anzi lo crea: l’odierno Berlusconi populista, quello che ha un sorriso e una stretta di mano per tutti, è un prodotto della Campagna Permanente. E non gli si può chiedere di non farla, perché in verità e l’unica cosa che sa fare: se gli togli le elezioni, si attaccherà ai sondaggi di popolarità, come l’eroinomane al metadone. 

Tutto questo vagamente De Bortoli l’ha capito, ma non lo dice. Quel che dice è che Berlusconi non dovrebbe farsi fotografare accanto a una maglietta Song’e’Napule. La questione politica (non possiamo mescolare campagna elettorale e lavoro istituzionale) si trasforma in questione di stile: a quel punto tanto valeva mandare Lina Sotis, che ha una parlantina più sciolta; tanto più che buttarla in stile quando giochi contro il re dei populisti significa praticamente servirgli la palla: schiacciata, set, game, match:

Non sono d’accordo con lei sul fatto che io, come Presidente del Consiglio, debba arrivare a non andare a una festa di matrimonio, a una festa di compleanno, a riunioni… perché rinuncerei ad essere me stesso, rinuncerei a mantenere tutte le promesse che ho fatto anche in sede amicale, a stare con la gente. Quella persona che lei dice Io song’e’Napule era una persona che lavorava nella cucina di un ristorante… io quando vado in un ristorante normalmente faccio sempre gli incontri e le fotografie con tutti quelli che lavorano in cucina, a tutti chiedo cose della vita vera. Parlo con i taxisti, parlo con i commessi… sono un uomo come tutti gli altri, e ho un grandissimo rispetto soprattutto per le persone più umili. Se cessassi di fare questo non sarei più me stesso (applausi).

Berlusconi ha buone ragioni di complimentarsi con un direttore di giornale che invece di fargli una sola domanda si presta a recitare la parte (tipica delle fiction mediaset, fateci caso) del borghese altezzoso con la mania per le “forme”, rispetto alla quale si staglia luminosa la figura di Silvio C’è, quello che S’Interessa Alla Vita Vera Della Gente Umile.

Mi sbaglio se suggerisco che in un Paese democratico, con una stampa indipendente, un direttore che si prestasse a un servizietto del genere nei confronti di un uomo di potere verrebbe licenziato immediatamente? Sì, mi sbaglio, perché non posso dimostrarlo. In un Paese democratico nessun direttore si è mai abbassato così. Che io sappia. Magari non ho cercato bene: se avete esempi segnalatemeli.

De Bortoli invece resterà lì dov’è, e c’è già chi si complimenta con lui per le “stoccate” inferte al premier: lui, che s’è fatto ridurre al silenzio da un settantenne arzillo ma retoricamente non irresistibile. Questa è la stampa italiana, oggi, rappresentata dai suoi professionisti più prestigiosi. Delle interviste scomode ai potenti si è semplicemente persa la memoria storica: della Fallaci ci si ricorda soltanto la rabbia, non l’orgoglio con cui
dava del tu all’ospite potente.

In mezzo a tutto questo io scrivo, come tanti, senza nessuna pretesa di fare lezioni di giornalismo. Non sono un giornalista: ma non è necessario essere calciatori professionisti per accorgersi che a centrocampo fanno melina. Non scrivo per farmi passare la rabbia (che non passa, anzi); piuttosto con una presunzione di testimonianza: chi verrà dopo di noi non dovrà pensare che eravamo tutti prostrati come Vespa, arresi come De Bortoli. C’era gente normale, con una famiglia e un lavoro più o meno normale, che in casa propria si faceva le domande che i giornalisti non volevano o non sapevano più fare. Non eravamo la maggioranza, non pretendevamo di esserla: ma esistevamo. Devono saperlo i posteri: non si sono bevuti il cervello in quindici anni, gli italiani. Non tutti.

78 Comments

  1. Scusate, ma la vogliamo smettere di dire e scrivere che questa è una ” questione privata”? Quell’uomo, sua ” Satiriasi” va in giro per il mondo a rappresentarci, i gioralisti hanno il DOVERE di fare certe domande. Forse il tifoso accanito di Berlusconi troverà il modo di giustificarlo sempre e comunque , anzi, SICURAMENTE, ma nel momento in cui un uomo è eletto rappresentante di qualcosa deve mettere a disposizione la sua vita. Cioè, specifico, se si fosse trattato di un divorzio ” normale” si poteva rispettare la privacy, ma in una storia in cui esce fuori che quest’uomo FORSE va con le minorenni, e quasi sicuramente confonde ruolo itituzionale e divertimento personale, allora le domande sono obbligatorie. Se i suoi problemi con il sesso lo portano ad assumere farmaci che potrebbero farlo deragliare sono fatti nostri. Una debolezza sarebbero fatti suoi, un comportamento che FORSE sfocia nella patologia sono fatti di tutti. Da conoscere.

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  2. incredibile ma vero, Sofri jr. ha aperto i commenti sul suo blog riguardo a questa questione:

    < HREF="http://www.wittgenstein.it/2009/05/07/poi-le-cazzate-si-pagano/" REL="nofollow">Madia vs. letteronze<>< HREF="http://www.wittgenstein.it/2009/05/07/non-e-mica-da-questi-particolari-che-si-giudica-un-direttore/" REL="nofollow">De Bortoli blue-collar hero<>

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  3. MJ, a mio avviso se non hai gia’ capito che MrB “confonde ruolo itituzionale e divertimento personale” sei gia’ un “tifoso accanito”.
    Il problema qui e’ che questi ultras di MrB sono la maggioranza relativa della popolazione.
    E finche’ quest’uomo sara’ al potere ne difenderanno qualsiasi atto, nel bene e nel male.
    Il primo giorno che non comandera’ piu’, come fecero con un’altro non troppo diversamente nel ’46, saranno i primi a saltare sulla barca dei critici.

    Andrea

    MJ scrive: “Cioè, specifico, se si fosse trattato di un divorzio ” normale” si poteva rispettare la privacy, ma in una storia in cui esce fuori che quest’uomo FORSE va con le minorenni, e quasi sicuramente confonde ruolo itituzionale e divertimento personale, allora le domande sono obbligatorie.”

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  4. Scudy, e amp, etc.

    Forse devo spiegare che non parlavo del mio punto di vista, ma di ciò che dovrebbe fare un giornalista. Che era poi ciò di cui parlava il post.

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  5. Ma neanche un commentino sul video di Youtube che Leo ci ha proditoriamente piazzato tra le scapole?!? 9min e 22sec?!? Io ho retto fino a 1’18”. No, dico: il ballo in maschera a Las Vegas!!!

    steu

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  6. Non voglio farne una cosa più grande di quello che è (sono l’anonimo stranito dalla futilità di analizzare la comparsata di ferruccio). Ma veramente pensi che la Verità possa venire fuori da porta a porta in una trasmissione intitolata “adesso parla lui”? Dai! B. se n’è andato dai 30 minuti dell’Annunziata per domande molto più sceme! Ferruccio mica è un martire! Neanche i più cazzuti giornalisti della bbc a porta a porta avrebbero _potuto_ fare certe domande. Poi in conferenza stampa è un’altra cosa (anche se poi anche lì nessuno fa una seconda domanda, che è questa che fa la differenza). Eppoi, tutto sommato, B. ha dato la sua versione dei fatti rispondendo alle domande che nessuno gli ha fatto. Non sono andato con quella minorenne, le foto dimostrano che era una cosa innocente. L’accusa che io non abbia partecipato al diciottesimo dei miei figli è ridicola: il primo non ha voluto, il secondo gliel’ho pagata, la terza bla, bla, bla. Non ho un problema di sex addiction e via così.
    Anche tu (anche Paxman) da vespa ti saresti comportato come il povero ferruccio.

    ciao,
    Stalker

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  7. Volevo esserci anche io fra i commenti di questo post. Leonardo, complimenti.

    Agli altri commentatori: è relativamente importante se Berlusconi va o non va con le minorenni. Sarebbe grave, certo, ma il punto principale non è questo. Il punto principale è giocare con la realtà. Credo sia MOLTO più grave che B. dica che la storia delle veline è “artatamente costruita” cioè falsa, quando invece è clamorosamente vera. Questo è quello che abbiamo sotto gli occhi: la realtà rivoltata e confutata. Se B. va o no con le minorenni non lo sapremo mai. Aspettiamo di saperlo con certezza (e non lo sapremo) prima di concentrarci su questo. Adesso una cosa è certa: l’affermazione del falso. Nell’intervista a France2 B. afferma di non avere avuto conoscenze personali con Noemi. e’ falso. Ghedini afferma che Noemi è andata da B. con i genitori. L’intervista a Noemi fa capire (senza dubbi di interpretazione, leggendo le frasi virgolettate) che questo è falso. Ci sono dei falsi, uno dietro l’altro. Questa credo sia la cosa più importante.

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  8. Stalker, quest’aria da “ma veramente pensi che”, l’atteggiamento da uomo disilluso che ormai respira stronzate a pieni polmoni senza neanche tossire, è esattamente l’atteggiamento che cerco di combattere con tutte le forze.

    Poi lo so che non sarei stato più bravo di Ferruccio. Ma in effetti faccio un altro mestiere. E’ così strano aspettarsi il meglio dai professionisti?

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  9. io credo che in questa vicenda ci sia un po’ di più del servilismo giornalistico. è il lato oscuro delle relazioni con quella parte indefinita, che si vuole spacciare per popolo e di cui la maglietta io song’e’napule la dice lunga. la sensazione della lario di ” trovarsi davanti ad un plotone di esecuzione”. non è che ci fa la fine di una lady d?
    leggendo i commenti viene fuori un diffuso senso d’impotenza e di sconforto: gente col malox davanti a vespa? io la tv l’ho buttata per evitare l’ipnosi – non sia mai mi dovesse prendere per caso l’idea che è così e che non ci posso fare niente. il potere usa alcune chiavi con la sua ideologia: 1) Tutto ciò che vedi è naturale 2) Non ti resta che accettarlo, perché non hai nessuna possibilità di poter cambiare le cose. Usciamo da questa ipnosi, ritorniamo ad avere un obiettivo comune, anche se minimo ma comune. fosse pure di mantenere viva l’informazione su internet attraverso dei criteri condivisi, organizziamoci, diamoci delle scadenze, creiamo una rete di rapporti. basta con i piagnistei tipici da italiani sfigati col maalox a portata di mano. siamo noi gli artefici del nostro destino. loro decidono e mettono in pratica, perchè noi no? loro hanno un unico interesse: il potere e il denaro. noi che interesse abbiamo? la libertà? riuscire a conservare un pianeta sull’orlo dell’abisso? o anche semplicemente la Dignità? e allora facciamo qualcosa di concreto.

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  10. Fantastico sono già nel cassettino del disilluso e tu in quello del combattente della verità e democrazia! Divertente!
    Però stavo dicendo un altra cosa. Trovo semplicemente questo pezzo un divertismant retorico, non mi pare credibile aspettarsi alcunché di democratico o veritiero o minimamente giornalistico dal salotto di vespa.
    Stalker

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  11. possiamo limitarci al pettegolezzo come le portinaie dei luoghi comuni(non troppo ndd)o alle sterili sfuriate perchè la scena politica è una partita di poker truccata,o meglio una partita di poker in cui gli unici giocatori che possono uscire vincitori hanno un patrimonio di partenza tale da rendere inutile la capacità degli avversari e innocui gli eventuali colpi di sfortuna

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  12. “divertismant” avrebbe dovuto essere “divertissement”.
    Secondo me, nella mia più umile opinione, se cerchi un pensiero profondo, una verità non devi chiederla alla televisione italiana, e a maggior ragione a Vespa. Perché farsi il sangue acido del fatto che nessuno faccia domande sagaci a B.? Passa dalle sue eventuali risposte la verità o la democrazia?

    Ti arrabbi che non abbiamo veri giornalisti con le palle? A parte che non è vero. Perché li cerchi da vespa?

    Perché non scrivi un pezzo sulla perdita dell’immaginario e la sua conquista in italia da parte della cultura di destra, magari a partire dal padre di un velonza che si da fuoco? Ecco, caspita, di quello mi piacerebbe parlare, ma non per fare a chi è più fico divertente o a chi scrive meglio. Sia ben chiaro non voleva essere un richiesta un po’ aristocratica “fai questo” è che penso che io non lo saprei fare e magari tu si.

    Ti segnalo in proposito anche un articolo di perry anderson:

    http://www.lrb.co.uk/v31/n05/ande01_.html

    tradotto sul penultimo internazionale e
    una riflessione di zoro sulla lite corona-turco:

    http://tinyurl.com/qjclzw

    che messi insieme sono stati illuminanti di quello che sta succedendo in italia. Anche Baudrillard potrebbe aiutare.

    Stalker

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  13. @stalker “Perché farsi il sangue acido del fatto che nessuno faccia domande sagaci a B.? Passa dalle sue eventuali risposte la verità o la democrazia?”

    Ma non è questo il punto. Se un direttore di giornale fa le domande è perché pensa che vi sia un’opinione pubblica che quelle domande se le fa e si aspetta una risposta, se non le fa vuol dire che pensa che vi sia un’altro tipo di cittadini in questo paese, a cui non interessano cose come l’etica etc. E allora fa bene il blogger a dire che non siamo tutti come DeBortoli pensa che siamo.

    ps in questo momento in UK molti ministri e il Premier rischiano di andare a casa per uno scandalo sui rimborsi spese, e nessun giornale cerca di insabbiare, compreso il guardian vicino alla maggioranza. E’ troppo chiedere a noi stessi e alla nostra stampa di fare lo stesso?

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  14. cmq non mi sembra “sano” che un ultrasettantenne convochi la sua adolescente preferita da centinaia e centinaia di km di distanza e i di lei genitori gliela portino, come un cadeau, in qualsiasi momento acciocchè la giovine intrattenga quell’uomo anziano col karaoke per alleviargli lo stress
    (e questa è la versione ufficiale, pulita ed innocente)

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  15. Abbasta poniamoci un’altra domanda.
    Un giornale che scrivesse la verità nuda a cruda e fosse un vero giornale senza padroni, non appartenente a uno specifico schieramento politico, ma che si comportasse come, diciamo, il Times, secondo te, quante copie tirerebbe in Italia?

    Perchè se potesse sopravvivere, non credo che gli mancherebbero i giornalisti.

    Andrea

    Abbasta scive: “E’ troppo chiedere a noi stessi e alla nostra stampa di fare lo stesso?”

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  16. Leonardo post sulla comunicazione mediatica come questa sono indispensabili al di là del rischio di apparire presuntuosi a qualcuno.

    Sono queste analisi che ci fanno capire perchè siamo dove siamo. Dobbiamo cominciare a capire la lingua del regime, a frenare la deriva delle idee identificando le strategie dei media, e per farlo bisogna ovviamente parlarne più possibile. Non sono banalità.

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  17. Vorrei dire solo una cosa.
    Ho più di 50 anni e la mia vita l’ho passata, purtroppo, in questo paese, dove sono, purtroppo, nato (confesso che non ce l’ho fatta a cambiare lingua e paese, ci ho provato, ma…).
    Ebbene, mai, dico mai, ho avuto la percezione di non vivere in un sistema democratico.
    Scassatissimo, tragicamente non funzionante, ma pur sempre democratico.
    Questo fino alla sera che ho visto Berlusconi a Porta a Porta raccontare la sua versione dei fatti.
    Anche un bambino avrebbe capito che non stava in piedi, ma i giornalisti presenti (compreso il direttore del Corriere, che sarebbe il massimo quotidiano del paese) hanno fatto finta di niente.
    Ecco, al di là di tutto, proprio questo mi ha dato la percezione, netta e precisa, di stare in una dittatura.
    Il dittatore può dire quello che gli pare, le fanfaluche più pazzesche, e nessuno obietterà niente.
    Adesso capisco come si doveva sentire mio padre, quando c’era Mussolini.

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  18. @ Razmataz

    A me allarma molto di più di qualsiasi altra cosa, anche della vicenda Mills, il fatto che Berlusconi possa dire quello che gli pare e piace in televisione, senza essere minimamente contraddetto dai giornalisti presenti.
    Questa è dittatura, altro che storie.

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