"da poveri eravate più allegri"

Not so gay anymore

Io sono convinto che per gli omosessuali italiani, negli anni Ottanta, ci fosse poco da stare allegri. Una buona parte di provincia, tanto per cominciare, non era ancora ben uscita dal medioevo. I brutti scherzi erano più brutti, le violenze più violente, i silenzi erano veramente silenzi. E poi c’era ancora il servizio di leva – oppure venti mesi di civile. Non solo, ma a un certo punto i tuoi amici cominciavano a morire come mosche, e i preti a suggerire che te l’eri meritato. A pensarci, dieci anni d’inferno.

Eppure sono stati gli anni in cui abbiamo davvero cominciato a chiamarli gay. Che in italiano voleva proprio dire gai, felici, spensierati. Cosa avessero da ridere, in effetti non si sa. Però me li ricordo così.
Mi ricordo la musica, che per molti anni è stato l’unico mio approccio alla cultura gay. Quella di metà anni 80 sembrava in mano a un cartello di gay – per carità non tutta, soltanto quella divertente. Quel pop di plastica che sembrava non dover durare e invece oggi riempie le piste di gente nata in seguito, quei pezzi sciocchi e irriverenti che adeguavano il punk alla festa delle medie. E poi la moda. Anche quella a suo modo irriverente, innovativa – gay.

È un luogo comune, anzi un sistema di luoghi comuni. I gay e gli anni Ottanta – gli spensierati anni Ottanta – la spensieratezza dei gay. Mi rendo conto che tutto questo è illusorio, che molti omosessuali nello stesso periodo non ballavano Baltimora né indossavano Versace, ma stavano nascosti e soffrivano molto. Ma da qualche parte nel mio cervello si è annodato questo concetto: Gay=Felice. Tom Robinson ai concerti cantava Sing, if you’re glad to be gay. Sing if you’re happy that way. Sembrava allegro e sardonico. A rileggerla, la canzone è una sequela di violenze, censure, repressioni poliziesche. Ma Tom sembrava ancora allegro di ballare sulle rovine.

Oggi le cose vanno un po’ meglio. Non tanto, lo so: appena un po’ meglio. C’è persino una quota di personaggi gay nelle fiction Rai. A scuola si fanno ancora brutti scherzi; la differenza è che se ne parla, che esistono le parole per parlarne. Non c’è più il sevizio di leva. E non si muore più così tanto. E i gay non sono più così gai. Sono tristi. Musoni e incazzati.

A loro discolpa, non sono i soli. Se gli 80 sono stati gli ultimi anni della Maggioranza Silenziosa, che aveva bisogno di minoranze strane come un’enorme massa di pastasciutta insipida che implora almeno una spezia piccante, gli anni Zero sono quelli delle Minoranze Petulanti. Apparteniamo tutti almeno a una di queste minoranze oppresse, senza diritti, senza futuro. Abbiamo tutti un motivo per marciare su Roma. Ci sono i padani e gli stranieri. I giovani precari e i giovani industriali – poveri giovani industriali! I no-tav, i no-nato, i no-monnezza, e hanno tutti la loro parte di ragione. Ci sono i cattolici, fino all’altro ieri zoccolo duro della Maggioranza Silenziosa, oggi felicemente riciclati in minoranza ringhiosa pro-famiglia e anti-aborto. Perché non dovrebbero fare lo stesso i gay? Peraltro, loro sono davvero discriminati: le loro battaglie sono sacrosante.

A volte mi chiedo dove ho vissuto tutti questi anni. Per buona parte della mia vita non mi sono nemmeno reso conto che i gay lottassero per i loro diritti civili. Il gay pride del Giubileo mi era sembrata soprattutto una grande festa identitaria. Probabilmente non capisco nulla. Ma ho una sensazione.
C’è stato un momento, ed è stato recente, in cui i gay hanno definitivamente smesso i panni allegri e festaioli e la questione dei diritti civili è diventata prioritaria.
Secondo me il processo è andato di pari passo con la formazione del Partito Democratico. Lento, per molti anni sotterraneo, proprio come il PD. Voi dite: ma che c’entrano esattamente i diritti degli omosessuali con il PD? Nulla, appunto. Di tante questioni sul tavolo, quella dei diritti civili dei gay sembra fatta apposta per rendere impossibile la nascita del PD. Basta prendere due elettori-tipo della Margherita e dei DS, e fargli un po’ di domande: che ne pensi del mercato? Che ne pensi della guerra al terrore? Che ne pensi dei migranti? Le risposte saranno indistinguibili. C’è solo una domanda che permette di discriminare: pensi che i gay abbiano diritto a crescere dei figli?

Non voglio entrare nel merito della questione, che è spinosa. Voglio solo chiedere: chi l’ha detto che questa domanda sia prioritaria? Che debba venire prima delle domande sull’economia, sulla guerra, sui migranti? Davvero due persone che sono d’accordo su tutto tranne che su questo non possono militare nello stesso partito? Io posso anche sostenere che i gay siano discriminati: ma i migranti lo sono anche di più. Oggi si discute di voto agli stranieri un decimo di quanto non si chiacchieri di DiCo e laicità. A chi conviene? Chi è che continua a riaprire la questione? A chi giova continuare a parlarne?
Giova ai vescovi. Giova alle sinistre. Giova, in pratica, a tutti quelli che non hanno interesse alla nascita del PD. E agli omosessuali giova? Direi di no. La soluzione al problema non è in calendario. In calendari si sono soltanto estenuanti discussioni pro e contro, proposte di legge soffertissime destinate all’impallinamento parlamentare, cortei e controcortei, piazze e contropiazze. La questione “gay vs famiglia naturale” è semplicemente il punto scelto dai nemici del PD per farlo a pezzi. Perché proprio quel punto? Perché era il più fragile.

Dopodiché pazienza: io non so nemmeno se l’avrei votato, questo PD. Ma mi spiace vedere tante persone scegliere (in buona fede) il fronte sbagliato per combattere. Se vi dico che la battaglia per il riconoscimento di alcuni diritti elementari va spostata ancora di una generazione, non prendetemela con me. Non dipende certo da me. Io scrivo solo quel che vedo: e vedo che nessuno è in grado di risolvere la questione. La questione è sul tavolo soltanto perché serve a far saltare il tavolo. E allora?

Per una volta che riesco a non cambiare idea per qualche mese, permettetemi di citarmi addosso: “io non credo che i DiCo siano una priorità. La priorità è la cultura. In Italia non ce n’è ancora abbastanza per tutti. Ce ne deve essere di più […] D’accordo che bisogna tutelare le minoranze, ma ricordiamoci che sotto il pelo dell’acqua c’è una quantità enorme di persone che potrebbe essere gay ma non lo sa, o non lo dice, o non lo ammette, perché non ha avuto a disposizione gli strumenti per capirlo, o per accettarlo. Questi strumenti sono culturali”.

I gay della scorsa generazione avevano una vita più difficile. Ma scrivevano, disegnavano, cantavano, offrivano cultura a tutti. È stato grazie a loro che milioni di italiani hanno imparato che gli omosessuali non erano maniaci pederasti, ma persone normali, dotate e sensibili. Ed erano anni difficili. Peggiori di questi. Io credo che il loro esempio vada seguito – non solo dalla minoranza dei gay. Mi sembra una buona lezione per tutte le minoranze. Cantare, stare allegri, invitare tutti alla propria festa. Per quanti problemi noi possiamo avere, siamo ancora al mondo e siamo felici così. Non orgogliosi: felici. Com’è che si diceva una volta? Gay.

58 Comments

  1. a proposito di partito democraticoil divo walter dice (credo sul corriere on line di oggi) che il pd dovrebbe essere come kadima il partito “nuovo” messo su da quel criminale di guerra di ariel sharonresponsabile tra l’altro della colonizzazione della cisgiordania, di quel bel muretto alto 9 metri che ritaglia la cisgiordania come un bantustan e che è uno dei principali responsabili della entusiasmante avanzata di hamas a gazase quest sono le premesse che ispirano il nuovo lìder maximo della sinistra italiana… lo so che nn c’entra niente coi diritti dei gay… ma sporgersi pltre il proprio giardino ogni tanto nn fa male…

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  2. Caro Leonardo, mi inserisco tardi in questa discussione giungendo a te dal blog di Aelred, e quindi sai già come la penso.Non sono gay né lesbica, dunque la gente pensa che io non viva questa discriminazione sulla mia pelle.In realtà ho tanti amici gay (l’80% delle frequentazioni, temo!), e oltre a dire che sono “persone molto sensibili”, commento sembra dover obbligatoriamente seguire alla locuzione “ho tanti amici gay”, posso dire che mi sento colpita in prima persona quando qualcuno sembra non capire il perché del loro scontento. Questo perché, come tutti, voglio molto bene ai miei amici e vorrei fossero sempre felici.Hai ragione, ci sono questioni importanti da risolvere nel nostro paese. Parli di guerre, di migranti, nel mio piccolo ho un contratto co.co.co. che mi rende la vita scomoda per le continue battaglie per sapere se mi arriverà o meno lo stipendio, quindi ripeto, problemi ce ne sono tanti.Ma come dice Aelred in un suo post, i problemi dei diritti dei gay sono risolvibili senza troppe spese e troppi scontri.Un esempio? Vivo a Sesto San Giovanni, quella che negli anni ’80 qui tanto citati si chiamava la “Leningrado d’Italia”.Qui le coppie di fatto esistono già. Come? Un esempio molto banale, ma che aiuta. Due conviventi hanno diritto allo sconto sull’iscrizione a corsi civici, qualsiasi sia il loro sesso. Nonostante la clausula dica “sconto al secondo famigliare iscritto”. Questo perché chi convive, che siano uomo-donna, donna-donna o uomo-uomo, ha gli stessi diritti di chi ha deciso di andare in comune a registrare la propria unione.E pensi che la gente sia sconvolta? No, la gente non lo sa nemmeno. Quindi non ha motivo di temere nulla.Insomma, come si dice “basta poco, che ce vo?”

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  3. Chi lo ha detto che le battaglie, le rivendicazioni di una minoranza non riguardino la maggioranza ? Non solo, ma esse siano la cartina tornasole dello stato di una società ? Più su è stato ricordato l’articolo di Serra, uno dei più belli di questi anni, riporto una sola frase: “Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà “da esterno” a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell’isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico”.È un fatto di tenuta complessiva di una società. Si scatenano le energie migliori e più positive di un’organizzazione se i suoi membri ne sono parte integrante. Né tollerati, né accolti (dalla maggioranza). Ma parte integrante di essa, non a caso si parla di corpo sociale.Io sono profondamente convinto – e i dati lo dimostrano -che ci sia anche questo nella crescita economica di un paese, stare bene assieme dà energia e creatività. L’architettura spagnola ci sta bagnando il naso e lo stesso vale per il design, e noi stiamo diventando un’enorme caserma.I diritti civili incidono sul PIL più di quanto si creda, ecco perché i diritti di una minoranza sono una priorità, anche economica.E poi quando ci sono i diritti i primi ad approfittarne sono la maggioranza che se ne stava comoda e silenziosa per poi subito dimenticarsi, fino a che ci sarà qualche altra minoranza che a forza di farsi il culo nelle retrovie (con uno sforzo disumano per creare senso riflessione filosofica sullo stato di diritto)gli porterà qualche altro diritto bello e confezionato.Asobi

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  4. Mi ritrovo in pieno nell’ultimo commento di FdA, ossia Fidanzato di Aelred.Per aggiungere qualcosa alla discussione: ho sempre creduto che i partiti vertenziali (tipo: Partito Gay) siano sbagliati, perché in politica occorre avere una visione generale per affrontare i problemi della collettività intera, non solo un aspetto di essa. Perfino i Verdi li trovo oggi superflui, perché finalmente l’argomento “salvaguardia dell’ambiente” è entrato nel programma di tutti i partiti. Ma riconosco che i Verdi ebbero un senso, a livello europeo, negli anni Ottanta, quando furono gli unici a portare certi temi all’attenzione di tutti.Oggi nel 2007, in Italia, noi gay siamo messi come i Verdi negli anni Novanta. Si comincia a parlare dei nostri diritti civili un po’ dapperutto, ma solo perché noi siamo riusciti a imporre la questione, che aveva e ha una sua forza valoriale molto alta in sè, facile da comunicare e da spiegare a tutti. E infatti suscita passioni fortissime, sia pro che contro.Un PD che non capisce questo, dimostra miopia politica. In America il Democratic Party è in grado di raccogliere dall’89 al 94% del voto gay, grazie alle politiche che persegue nei fatti e alle parole d’ordine che offrono tutti i suoi leader. In Italia, il PD al momento ottiene probabilmente il 5% del voto gay, avendo appena subito la scissione dell’Arcigay.Il problema, più che dei gay, è del Partito Democratico.Sulla RnP: ottenere da zero il 2,5% non è un brutto risultato. Oggi la RnP continua (Sdi e Pr sono sempre uniti in federazione) ma si va verso un nuovo nome, che pare sarà Psi. Vediamo se riescono a tirare dentro anche la SD di Mussi e Angius. ci riuscissero, comincerebbero a volare anche nei voti, oltre che nei programmi e negli ideali.

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  5. Infine, per precisione: Mastella ha ottenuto l’1,5% dei voti, la RnP il 2,5%.Il motivo per cui Mastella ha degli eletti al Senato e la RnP no è:1) Ci sono state delle irregolarità nel calcolo di assegnazione dei seggi al Senato, cosa che ha riconosciuto anche il ministro degli Interni, Amato, ma ha anche aggiunto che la soluzione è in mano alla Commissione sulle elezioni. Naturalmente, è stata formata anche da senatori che se certificassero l’irregolarità, sarebbero proprio quelli che dovrebbero dimettersi. Viva l’Italia.2) Mastella ha potuto eleggere alcuni suoi uomini perché è come una Lega del Sud, e anche in un sistema proporzionale conta molto l’ottenere la maggioranza relativa in un collegio o due o tre, anziché avere un 2,5% equamente sparso in tutti i collegi elettorali.In questo senso, un ipotetico PGay avrebbe le sue roccaforti a Milano, Bologna, Roma, Firenze e Pisa, e potrebbe puntare all’elezione di alcuni suoi esponenti (diciamo da uno a quattro) per ciascuna Camera.Ci tengo a precisare che seppure io sia contrario ai partiti vertenzialisti, forse oggi un PGay avrebbe un senso in Italia, purché abbia l’obiettivo di… sciogliersi presto, ossia di raggiungere l’unico tema a cui tiene e poi non presentarsi più alle elezioni. Penso anche che quanto ho appena detto sia un segnale della debole situazione politica italiana.

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  6. La RnP non ha ottenuto il 2,5% “da zero”: è l’ennesimo esempio di somma elettorale di partiti (Radicali+SDI) che risulta inferiore alla somma algebrica dei partiti stessi.Se pensi che un PGay possa andare meglio della RnP, vai, accomodati: ma non allearti con Boselli. Lottare per i propri diritti è giusto, ma allearsi con Boselli (che storicamente ha sempre tolto voti a tutti quelli con cui si è alleato) è stupido. Il fatto che Pannella e Bonino siano stati stupidi non giustifica i gay a esserlo.

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  7. …e comunque il tuo stesso discorso porta a una certa conclusione: c’è una priorità più importante dei diritti ai gay ed è una legge elettorale seria.Per fare una legge elettorale seria occorre prolungare la legislatura, e quindi non ha senso esasperare la maggioranza con richieste che non è in grado di soddisfare.

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