Come ci si ammazza in Padania

All’onorevole Buonanno, leghista, è capitata la sorte che non augurerei al peggior nemico, che in effetti potrebbe essere lui. Sparato ad alta velocità, cuore fragile di una pallottola di lamiera, Buonanno è morto tamponando un compagno di strada sulla corsia di sicurezza, come potrebbe capitare al miglior guidatore in un momento di stanchezza o distrazione. Perché è così che vanno le cose: a diciott’anni superi un test, ritiri una patente e da quel momento puoi girare armato, anzi sei tu stesso l’arma. Non con quelle cose ridicole che tengono gli americani nel cassetto, e i politici sventolano in tv per speculare sull’ansia di chi è stato svaligiato. Parliamo di ordigni enormi, quintali di ferro o alluminio che possono passare da zero a 150 km/h con la lieve pressione di un piede. Possono ucciderti in ancora meno tempo e non è lo scenario peggiore. Possono fare di te un assassino. Succede tutti i giorni.

L’onorevole Buonanno, leghista, si mostrava preoccupato per la criminalità e non aveva nemmeno tutti i torti – probabilmente sta aumentando, com’è logico in tempo di recessione. I furti in casa soprattutto, e non c’è bisogno di sottolineare come questa categoria di reati influisca più d’altre sulla percezione della sicurezza del ceto medio proprietario. D’altro canto, gli omicidi consumati a scopo di furto o rapina, nel 2014, sono stati 27. Nello stesso anno le vittime di incidenti stradali sono state 3381. Nel Duemila erano ancora più del doppio. Una cosa giusta e di sinistra che ha fatto Berlusconi: mettere il tutor in autostrada (o se l’ha fatta Prodi, almeno Berlusconi non l’ha tolto). Una cosa scema e di destra che ha fatto Matteo Renzi: il reato di omicidio stradale.

Non si muore più in strada come una volta, ma si muore ancora tanto e lo sappiamo. È l’unica vera guerra della mia generazione: abbiamo tutti uno o due amici al camposanto a cui non portiamo più i fiori. Buonanno non era un mio amico, ma era come minimo un compagno di autostrada, due o tre volte statisticamente potremmo esserci sorpassati. Sono vicino al dolore dei suoi cari: non mi costa fatica, è lo stesso dolore che mi accompagna tutti i giorni. Là fuori ci si ammazza, ed è successo anche a gente a cui volevo bene, un po’ più spesso di quanto pensavo di poter tollerare. È un problema molto più grosso di tanti altri problemi che ci fanno discutere, che ci spingono a prendercela contro una minoranza o contro un ceto politico e votare un onorevole piuttosto di un altro.

5 Comments

  1. Finalmente qualcuno che riconosce le dimensioni (enormi) del problema conflitto stradale. Solo una cosa: è citato in pratica l'unico intervento efficace delle istituzioni, il Tutor, che ha ridotto in pochi anni di metà le vittime sulle autostrade. Per il resto, soprattutto a livello urbano, il vero fronte di questa guerra, poco, male o niente. La riduzione delle vittime è dovuta soprattutto a fattori esogeni alle politiche di governo:l'industria che ha praticamente “corazzato” l'abitacolo della vettura (infatti metà delle vittime ora si conta tra motociclisti, ciclisti e pedoni) e la crisi economica che ha abbattuto drasticamente gli spostamenti. E' un po' palloso, lo ammetto, ma drammaticamente tutto vero quanto riportato qui

    e questo il blog della Nuova Sicurezza Stradale, perché quella tradizionale ha drammaticamente fallito.
    https://blogvivinstrada.wordpress.com/

    "Mi piace"

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