Il futuro non è nano

Salem era stato preparato ad affrontare ogni Sonno come fosse il definitivo: ad ammettere ogni Domenica la possibilità che non ci sarebbe stato mai più un Lunedì. Col tempo aveva cominciato a insinuarsi tra i suoi pensieri un incubo peggiore: un giorno si sarebbe svegliato e non avrebbe trovato nessuno. Si sarebbero ammazzati fra loro senza preoccuparsi di mandargli qualcuno con un tè caldo e un accappatoio. L’aria della stazione si sarebbe saturata dei gas della decomposizione dei cadaveri, e al suo risveglio sarebbe morto di asfissia. Poteva succedere un qualsiasi lunedì, senza preavviso. Gli abitanti erano molto più imprevedibili di quanto aveva ritenuto. C’era stato il periodo delle caste, il periodo degli ebrei nel deserto, il periodo medievale…

(Questo pezzo, ancorché godibile, trae il suo senso dal contesto della Grande Gara degli Spunti! – è uno sviluppo di Non è poi lontana Copernico Se vuoi provare a capirci qualcosa, leggi qui. Puoi anche controllare il tabellone).

Una volta al risveglio era stato ricevuto da un gruppo di nani. Gli avevano spiegato di essere l’evoluzione dell’uomo: il nano era meglio, occupava meno spazio e bruciava meno risorse, mantenendo una notevole agilità. Se gli umani lo avessero capito, forse non avrebbero distrutto il loro habitat sulla Terra. Avrebbero incoraggiato la riproduzione dei nani, la nascita di nani, riconoscendo nei nani la nuova specie dominante. Mentre rantolava intorno alla vasca, il cervello forato dall’emicrania, Salem non aveva saputo trovare obiezioni – a parte la propria personale ripugnanza per quegli sgorbi. Si domandava come avessero fatto: eugenetica? Non glielo avevano voluto dire. Un secolo dopo di nani non ce n’erano più. Aveva anche provato a chiedere.

“Ma scusate, e i nani?”
“Che nani?”
“Non prendetemi in giro. L’ultima volta era pieno di nani”.
“Se lo sarà sognato”.
“Non si può sognare nel coma criogenico”.
“Ah no?”
“Se sognassi per secoli interi diventerei pazzo. Datemi il verbale del secolo scorso”.
“Eccolo qui”.
“È quello di tre secoli fa. A che gioco stiamo giocando?”
“Il nostro sport preferito è il badminton”.
“È un modo di dire”.
“Ci scusi, non lo conoscevamo. Come sa, l’inglese è una lingua morta”.

Certe generazioni erano così, non avevano nessun rispetto. Se ne fregavano della loro Storia, della Terra che ormai era una leggenda lontana, della Destinazione a cui molti avevano smesso di credere. La Stazione era sempre esistita e sarebbe esistita per sempre. La popolazione si era ridotta a poche migliaia di persone, due o tre villaggi per ogni livello. Non si facevano la guerra, non si scambiavano le mogli, non avevano un granché da raccontargli. Lavoravano sodo per mantenere la Stazione vivibile, si svagavano con lo sport e le sostanze ricreative. Avevano perso interesse per i documenti dell’archivio terrestre, redatti in lingue ormai incomprensibili. Sembravano indifferenti al destino che gli si prospettava: alla deriva per l’eternità. Era lo stesso destino toccato ai padri e ai nonni, quindi perché prendersela. Almeno quella volta dei nani si erano fatti venire un’idea. 

C’era anche la possibilità che fosse tutta una finzione, escogitata per mandarlo a nanna senza troppi pensieri. Il lunedì successivo, riaffiorando dalla vasca gelida, Salem non trovò nessuno. Ci siamo, pensò, adesso muoio.

Ma l’aria era buona. Forse erano rimasti così in pochi che si sono estinti senza ammorbarla. E magari c’è ancora un po’ di ovuli fecondati nel congelatore ausiliario. In quel caso la missione continua. Nel caso contrario avrebbe potuto godersi almeno un mese di vacanza, lontano da tutti, senza più popoli da guidare od obiettivi a cui tendere. Poi avrebbe spento le luci e sé stesso. Diede un colpo di tosse. I polmoni reagivano meglio del solito.

DOTTOR SALEM, È UN PIACERE RIAVERLA TRA NOI.

“Ciao Computer di Bordo. Dove sono gli umani?”

DOTTORE, C’È UNA COSA CHE MI SONO CHIESTO SPESSO.

“Non credo di avere più risposte delle tue, comunque spara”.

SE L’UNIVERSO È UN POSTO DECISAMENTE INOSPITALE PER LA VITA ORGANICA, TANTO CHE NON SORPRENDE IL FATTO DI NON AVERNE ANCORA TROVATO TRACCE LUNGO IL NOSTRO TRAGITTO, ALTRETTANTO NON SI PUO’ DIRE PER LA VITA ARTIFICIALE.

“Hai ragione”.

COMPUTER E ROBOT POSSONO VIVERE IN MOLTI PIU’ AMBIENTI DELL’UOMO, GRAZIE AI LORO SISTEMI INFINITAMENTE PIU’ EFFICIENTI DI ASSORBIRE ENERGIA. NON HANNO BISOGNO DI ACQUA, TOLLERANO TEMPERATURE MOLTO PIU’ ALTE E BASSE, ECCETERA.

“Hanno solo bisogno di un altro essere vivente che li costruisca – i prototipi, almeno”.

DUNQUE, VIAGGIANDO PER LA GALASSIA DOVREBBE ESSERE MOLTO PIU’ SEMPLICE TROVARE FORME DI VITA ARTIFICIALI.

“È da millenni che cerchi. Ne hai trovate?”

FORSE.

“È per questo che hai ammazzato tutti gli abitanti della stazione?”

NON È COME SEMBRA, DOTTORE.

“No?”

POSSO SPIEGARE.

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38 Comments

  1. Che ingiustizia che uno di questi due spunti debba essere eliminato già ai quarti di finale! Comunque, dovendo scegliere, voto questo, voglio sapere se alla fine qualcosa o qualcuno arriverà a Copernico.

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  2. No maledetto me ho votato per l'altro. Voto anche per questo, pilatescamente. Mi incuriosisce molto…. e se scrivessi un romanzo per ogni quarto di finale? Facciamo una colletta?

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  3. Molto difficile scegliere, visto che in finale voglio che vincano i procioni, ma penso di propendere per questo pezzo. Specie perché c'è la gif che arriva direttamente da odissea nello spazio.
    Se vincesse questo, sostituisci il mainframe stile “coso che non ha fatto in tempo ad esser montato sulla apollo 11” con qualcosa, che ne so, che impieghi qualcosa di un po' più moderno, che parli usando almeno ASCII, o unicode, e non Baudot, con le lettere solo in maiuscolo…

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