autoreferenziali, invecchiare, La grande gara di spunti

LA GRANDE GARA DEGLI SPUNTI

Un’altra estate se ne sta andando, e io non ho ancora scritto un romanzo. Sapete, a volte ci penso.

D’altro canto, che bisogno c’è di farne uno? Ce ne sono già così tanti in giro. Il mondo scoppia di romanzi. C’è gente che li spara a getto continuo, senza rispetto per lo spreco di legname, di energia, l’effetto serra. Gente che dovrebbe avere più precauzioni quando scrive, usare il cestino ogni tanto… e invece niente. Pubblicano, pubblicano, e il mondo diventa ogni giorno più ingombro di parallelepipedi cartonati e inutili. Di fronte a uno scempio tanto dissennato a volte mi domando se non esser fiero del fatto che non scrivo romanzi. Dovrei rivendicarla con orgoglio, questa scelta.

Se fosse una scelta.

Ho sempre pensato che i romanzi avessero qualcosa di simile ai bambini, e ora che ho passato i 40 vi confermo che è così. La gente comincia a guardarmi con quell’espressione, avete presente? Poverino. Ha 40 anni e non è ancora riuscito ad averne uno. Hanno anche smesso di chiedermelo. Fino a qualche anno fa ogni tanto qualcuno si permetteva: “Scusa, ma quand’è che ti metti a scriverlo?”
“Ma io veramente ho il blog…”
“Sì, il blog, certo, ma prima o poi lo scriverai questo romanzo, no?”
“Ma perché devo proprio scriverne uno, scusa?”
“Mah, è un impulso naturale, no?”
“Davvero?”

Di solito a quel punto mi guardavano come se avessi ammesso di non amare il cioccolato. Il sesso. La bacheca di Gianni Morandi. Come si può vivere senza avvertire l’impulso più naturale dell’uomo, quello di infliggere storytelling ai propri simili? Come oso io sottrarmi alla natura – chi mi credo di essere?

In effetti.

E va bene, tanto prima o poi sarei crollato. Non è vero che non provo l’impulso. Non è che non mi ticchetta l’orologio. Sono anch’io un umano come tutti gli altri, sapete? Mi piace il sesso, il cioccolato, ma soprattutto non posso resistere all’idea del mio cognome sbalzato su una copertina in similpelle in una libreria di noce massiccio. Vorrei tanto scrivere un romanzo – no, in realtà vorrei tanto averlo già scritto, perché è così faticoso provarci.

È una vita che ci provo.

Vedo un sacco di imbecilli che ci riescono, e io no.

Credevo che a una certa età sarebbe stato naturale. Come parcheggiare nel garage, riempire la lavastoviglie in modo efficiente. Ma l’età ormai è passata, e io continuo a girare a vuoto. Mi manca qualcosa che non so cos’è.

Sono andato anche dagli specialisti. Dicono che non c’è niente che non vada. Però non mi viene l’idea, lo spunto giusto. No, anche questo non è vero.

Di idee me ne vengono troppe. E sono tutte bislacche. Le vedo crescere in me come virgulti promettenti. Le vedo svilupparsi in forme bizzarre ed effimere. E seccarsi al primo sorgere del Buon Senso. Questa storia è troppo triste, questa scherza troppo con le cose serie, questa se la comprerebbero in tre, questa somiglia a qualcos’altro, ecc. ecc.

Col tempo mi sono fatto un armadio di vecchie idee che per un attimo mi sono piaciute e che adesso avrei vergogna a indossare. Un sacco di idee. Possibile che nessuna valga un po’ più la pena? Forse ho già avuto un’idea fantastica e non me ne sono accorto. Forse potrebbe accorgersene qualche mio educato lettore.

Vi presento ordunque la Grande Gara degli Spunti, che è il simpatico modo in cui su questo blog trascorreremo l’agosto.

Tra gli innumerevoli spunti di romanzo da me buttati giù negli ultimi 20 anni ho selezionato 32 candidati, che nei prossimi giorni si sfideranno in un torneo a eliminazione diretta. Ogni giorno somministrerò agli affezionati lettori due spunti, due aborti di romanzo, e loro potranno scegliere quale eliminare e a quale dare una chance. Per salvare uno spunto (e condannarne un altro) sarà sufficiente mettere un like su facebook, o ritwittare, o scrivere qualcosa di carino nei commenti, come ai vecchi tempi. Potete anche votare per entrambi i concorrenti, se non sapete decidervi – vi capisco benissimo.

In capo a un mese, tra questi 32 spunti spunterà un vincitore. E a quel punto, saprò che romanzo mettermi a scrivere. Questo non significa che sarà un bel romanzo, anzi probabilmente riuscirà illeggibile, ma ogni scarrafone è bello a mamma sua. Vi ringrazio sin d’ora per la collaborazione, e do il via alla Grande Gara di Spunti. Come prima sfida, una classica senza tempo: David Bowie contro Gesù Cristo. Siete pronti?

21 pensieri su “LA GRANDE GARA DEGLI SPUNTI

  1. La terra è alle soglie dell'inabitabilità perché l'uomo ne ha usato tutte le risorse quando un agricoltore ed ex-pilota americano belloccio con due bambini scopre quasi per caso che la NASA sta lanciando l'ultima missione disperata per cercare nuovi mondi abitabili.

    Il resto verrà da sé

    Kimboz

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  2. basta che ci metti Israele in tutti e 32 gli abbozzi (non necessariamente a proposito, per esempio “era una notte buia e tempestosa (Israele), d'improvviso si sentì aprire la porta…”), così fai contento il rav…

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  3. Pronti, si.
    Tu però un libro l'avevi già pronto, cci tua. Le Vite dei Santi, edizione riveduta ed ampliata a partire da quanto scritto (e dismesso, a quanto pare) su ilPost.
    Lettura di nicchia, forse (ma se aspiri a grandi numeri, dovrai ispirarti a Moccia, e auguri), ma che in molti trovavamo molto interessante e piacevole.

    Per questo – a meno che non stessi scherzando – a questo giro voto GESU'.
    da ateo convinto.

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  4. Ma dài, non c'è storia. Tra i due voto Gesù (e quanto mi piacerebbe se il romanzo prendesse una piega fantascientifica come ai bei vecchi tempi quando un po' di fiction su questo blog ne elargivi!).

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  5. Capisco le esigenze di riservatezza ma dovresti dire qualcosa in più sul soggetto: non si può mica giudicare un nome.
    E poi quale sarebbe il genere, una biografia?
    p.s. Si potrebbe provare anche con un altro gioco: gli educati lettori che hanno ormai rinunciato a procreare potrebbe cederti il seme dei loro spunti/soggetti, a patto che tu ti impegni a trarre un giovane virgulto dallo spunto prescelto.

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  6. Uhm… la domanda è mal posta, lo scontro impossibile… Bowie è Gesù, come si evince guardando 'L'uomo che cadde sulla Terra', quindi… vabbè, vada per Gesù: il duca lo tiriamo fuori un'altra volta.

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