Io voto PD – senza mal di pancia

1. Kyenge – 2. Schlein – 3. Pradi. 

Questo pezzo è il terzo e l’ultimo di una riflessione cominciata qui e proseguita qui. Ma i capitoli precedenti si possono tranquillamente saltare – a dire il vero si può saltare anche questo, tanto quel che importa è tutto nel titolo: io domenica voterò il PD alle europee, e lo farò serenamente, senza mal di pancia. Sono anzi molto contento di poter scrivere sulla scheda il nome di Cécile Kyenge, per la battaglia di civiltà che in questi mesi ha saputo portare avanti: una battaglia che per la verità non è ancora vinta, e che Renzi non dà nemmeno la sensazione di voler troppo combattere. Diciamo che ha altre priorità; non sarebbe la prima volta che una promozione a Bruxelles occorre a rimuovere un personaggio divenuto scomodo o ingombrante. Resto convinto che persino in un parlamento agli antipodi, la Kyenge riuscirebbe a dare fastidio ai razzisti italiani. L’europarlamento è molto più vicino: spero che potrà continuare là una lotta necessaria per i diritti civili, anche in nome di quei milioni di residenti in Europa senza cittadinanza che votare non possono.

Poi voterò per Elly Schlein e Andrea Pradi, che da quanto ho capito ricadono nell’area civatiana; perché se è vero che la mia equidistanza tra Grillo e Renzi (e Berlusconi!) è quasi totale, basta sostituire a Renzi il PD nella sua totalità e complessità perché il piattino nella bilancia si abbassi all’istante. Mi pare che il dibattito parlamentare sull’Italicum abbia dimostrato come oggi la migliore opposizione a Renzi – la più costruttiva, perlomeno – sia quella interna: persino nel momento di massimo espansione di Renzi c’è qualcuno che non si allinea, che abbozza un progetto diverso: può sembrare un segno di debolezza, ma è lo stesso che ha consentito a Renzi di succedere prontamente a Bersani. Non credo che un’alternativa sinistrorsa al progetto di Renzi possa nascere altrove che nel PD: lo dico con molto rispetto per chi in questi mesi ha lavorato per la Lista Tsipras, che spero possa oltrepassare lo sbarramento e ottenere un buon risultato. Ma credo che nei prossimi anni il quadro sia destinato a semplificarsi, con la convergenza di quelle correnti di populismo che in Italia oggi si odiano soltanto per questioni di bandiera: ormai Grillo Berlusconi e Salvini, al di là della naturale rivalità tra contendenti, dicono le stesse cose. Che siano proporzionali o uninominali, le elezioni dei prossimi anni rischiano di diventare una sfida tra europeisti e antieuropei. Toccherà farsi piacere l’Europa in blocco, o cedere al mito della piccola patria chiusa e felice. Prima ancora che socialdemocratico, io mi considero una persona razionale: qualsiasi ente sovranazionale imperfetto e corrotto mi sembra preferibile a un piccolo mondo antico che forse non è mai esistito e che comunque non ci sarà verso di far ri-esistere. L’Europa, viceversa, esisterà. Ci metterà più tempo del previsto, ma i nostri figli saranno europei.

Il paradosso delle braghe

Potendo scegliere, poi, io li vorrei pure socialdemocratici. Forse chiedo troppo, ma a questo punto il mio voto è scontato. Conosco l’obiezione: il PSE quasi sicuramente resterà abbracciato al PPE in una grossa coalizione centrista. Ora, per spostare verso la sinistra il baricentro del PSE io ho due opzioni: posso votare il PSE, sperando che questo conquisti abbastanza voti da ribaltare i rapporti di forza, e da imporre Martin Schulz come il primo leader europeo salutato da un’investitura popolare; oppure posso votare Tsipras, per “dare un messaggio”. Quest’ultima mossa, alla luce degli ultimi vent’anni di esperienza italiana, mi sembra nient’altro che una manifestazione di autolesionismo: se voti a sinistra, il centrosinistra si sposta verso destra. Questo è l’unico messaggio che passa. La cosa potrà non piacere, ma portatemi un solo esempio in cui le cose non siano andate così. Io non ne conosco, per cui voto PSE.

Incidentalmente, voterò anche per Renzi, che senz’altro non si tratterrà dal mettere la sua gioiosa faccia sul mio voto, e di sbandierarlo per dimostrare che la gente è dalla sua e vuole le riforme che piacciono a lui. Tutto questo è senza dubbio fastidioso, ma mi resta pur sempre un blog per ricordare a chiunque interessi che le cose non stanno affatto così. Peraltro la riforma che più di tutte mi preoccupa – l’Italicum – mi sembra ormai destinata ad arenarsi, e di questo devo ringraziare persino la buona tenuta elettorale di Beppe Grillo.

E dunque insomma le cose stanno così: Renzi non mi piace, ma il voto al PD mi sembra l’unico sensato. Il calcolo è stato più complesso del solito, ma una volta terminato la coscienza non registra nessun dissidio interiore. La pancia, in particolare, non prova nessun fastidio; e non capisco nemmeno perché dovrebbe. Sarà perché per me il voto è sempre stato soprattutto un’operazione aritmetica, una banalissima addizione: non un’epifania, o una seduta di autocoscienza, o un modo per esprimere la propria identità più recondita nel chiuso confortevole della cabina elettorale. Prima di fare la mia addizione posso avere un po’ di dubbi, ma sono tutti in un certo senso matematici: cosa succederà a y se voterò x? e se votassi z? Eccetera. Dubbi esistenziali non ne ho. La pancia poi sta già pensando ad altro; probabilmente alla scusa da trovare per aprire un pacchetto di pistacchi. Si tratta, ormai l’ho capito, di una pancia atipica rispetto alla media delle pance italiane. Che posso dire: è la mia pancia, non è più raffinata di tante altre pance. Forse è fallata, c’è tutta una gamma di frequenze che non capta e che sono evidentemente indispensabili per capire gli italiani. Io invece sto qui a scrivere, a spiegarmi, quasi come se toccasse agli italiani capire me.

66 Comments

  1. Ma certo Eros, tu vivi in Svezia, Europa. Ma guarda caso non hai l'euro e ti tieni stretta la coroncina che nel 2008 si è svalutata di un bel 30%: per questo la Svezia è ancora in piedi, altrimenti sarebbe a terra come i PIIGS anche se lassù naturalmente sono tutti alti, biondi e non corrotti. E sono intelligenti: infatti quando arriva uno shock esterno lasciano svalutare la moneta e poi ripartono.

    Invece gli italiani sono tutti corrotti (gli altri italiani, naturalmente, sempre esclusi i presenti) e quindi hanno bisogno del bastone, del vincolo esterno, perché da soli non si sanno governare. Hanno bisogno del principe straniero, naturalmente per il loro bene. Bene: questo è fascismo e mi fa schifo.

    E oltre ad essere espressione di una mentalità fascista è anche sbagliato. Perché in realtà il principe straniero fa i suoi interessi e non quelli dell'Italia. E perché i politici corrotti e buffoni sono proprio quelli che ci hanno dato (e che vogliono mantenere) l'euro. Perché? È strano: se la lira avvantaggiava i ladri e i corrotti, perché tutti i nostri politici volevano e vogliono l'euro?

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  2. Quanto mi secca dover difendere Leonardo quando ha appena dichiarato che voterà per quella porcheria che è il PD, ma…

    @Anonimo
    Ok, anch'io vorrei salvaguardare il mio stipendio (ovvero il mio potere d'acquisto reale) ed i miei risparmi.
    Con la svalutazione, invece, cosa si salvaguarderebbe di preciso?

    Escludo che tu voglia aiutare gli speculatori, quindi diciamo le PMI?

    E per far sopravvivere per un altro paio di anni -non di più, perché poi l'effetto della svalutazione svanisce completamente- le PMI, tutto il resto degli italiani, compresi i *lavoratori* delle PMI, dovrebbero rimetterci il potere d'acquisto del loro 'stipendietto' e *permanentemente* il potere d'acquisto dei loro risparmi?
    Davvero?

    Ti dico quello che ho scritto altrove (e che non linko, perché non mi va di farmi “pubblicità” sul blog di Leo) e che era la conclusione -un po' approssimativa, per necessità di sintesi, ma grossomodo corretta- di tutto il ragionamento: “Chi vi propone la svalutazione di un fattore X di fatto vi propone di tagliare di un valore equivalente i vostri stipendi e le vostre pensioni per un paio d’anni e di tagliare in maniera permanente i vostri risparmi e darli in regalo alle PMI. Messa così accettereste una misura del genere?”

    Questo senza toccare NESSUNO dei problemi strutturali che sta mettendo le PMI in ginocchio ora, quindi il tutto si ripresenterà appena finito l'effetto placebo della svalutazione. Con, come unico strascico, un effetto REALE di impoverimento generale della popolazione.

    Gli esiti della svalutazione sono prevedibilissimi in maniera logica e con un modello elementare. Il resto, detto brutalmente, è fuffa.

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  3. Dai Leonardo, non fare così, non te la prendere….

    La prossima volta però, prima di avventurarti in argomentazione socio-economiche preparati, va bene anche sul bignami….altrimenti fai la figura di quei ragazzotti che imparano la lezioncina a memoria….

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  4. Sai, la retorica antiborghese dello “stipendietto” mi ricorda un preciso momento storico, che forse non hai studiato molto, e quindi non ti annoierò. Anche a quel tempo, si provò a risollevare le sorti dell'economia stampando molta carta.

    Difendendo il mio “stipendietto” io difendo anche il valore della tua casa; tu invece vuoi buttare giù entrambe.

    Comunque sei tu l'esperto di economia: mi spieghi quale altro vantaggio avremmo uscendo dall'euro, se non la svalutazione competitiva?

    E se di svalutazione competitiva stiamo parlando, quanto pensi che potremo svalutare per restare competitivi coi BRIC?

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  5. Benissimi. Spero che voi queste cose sull'effetto placebo (?) della svalutazione e della stampa di carta (?) le abbiate spiegate anche agli americani, ai giapponesi, agli inglesi e agli svedesi che lo stanno facendo dal 2008 in grandi quantità e che hanno economie in crescita.

    Mi raccomando: dite loro che stanno impoverendo i loro paesi e salvateli prima che sia troppo tardi.

    Noi, nella zona euro, ci teniamo stretti la deflazione, l'emigrazione, la crescita più bassa del mondo e siamo tutti contenti.

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  6. Quanto pensi che dovremo deflazionare e abbassare gli stipendi per restare competitivi con i BRIC?

    Uscire dall'euro significa far rivalutare la Germania e ricominciare a vendere i nostri prodotti all'estero e smettere di comprare prodotti stranieri; significa che le imprese avranno meno convenienza a delocalizzare (per questo quelli che hanno già delocalizzato si oppongono all'uscita), quindi significa più lavoro e più domanda interna.

    Significa poter finanziare lavori pubblici, stipendi e pensioni al tasso che deciderà la Banca d'Italia e non a quello che decidono i mercati finanziari.

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  7. Wow, non vedo l'ora di comprare il petrolio a km zero dal pozzetto del vicino e raffinarmelo in casa.

    Le imprese avranno meno convenienza a delocalizzare quando lo stipendio di un italiano sarà inferiore a quello di un rumeno o un indiano; questa è la tua risposta a “quanto dobbiamo svalutare”. Bene.

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  8. Caro Leonardo, ricordi questa discussione? Sono venuti a prendere anche te: http://www.repubblica.it/scuola/2014/07/02/news/patto_sulla_scuola_un_premio_ai_prof_ma_dovranno_lavorare_di_pi-90482709/?ref=HREC1-9

    I tuoi risparmi non si sono svalutati, ma si è svalutato il tuo lavoro: per guadagnare lo stesso devi lavorare di più. E tu continua a difendere l'euro, l'UE che dopo la deflazione ti porterà il bel trattato transatlantico.

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