
Nymphomaniac I, (Lars Von Trier, 2013)
Che senso ha buttare via la religione e tenersi il senso di colpa? Se lo chiede il timido Seligman, all’inizio della lunga conversazione con la signora che ha trovato sanguinante in un vicolo. Dice di chiamarsi Joe e di essere, dall’infanzia, irredimibilmente cattiva. Ninfomaniaca, addirittura. Ma cos’è questa ninfomania?
Non è nemmeno una malattia. Lo sapevate? Dal 1992 l’Organizzazione Mondiale della Sanità non la riconosce più come tale; tre anni più tardi è stata cancellata dal quarto volume del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, che preferisce parlare di “Ipersessualità”, sia maschile che femminile. Anche su quest’ultima non c’è un vero consenso: è un disturbo ossessivo-compulsivo? Una dipendenza? Negli USA esistono i Sessuomani Anonimi, con programmi di recupero modellati su quelli degli alcolisti, perlomeno nelle serie tv e nei romanzi di Palahniuk: da noi no, credo, ma non me ne intendo.
Probabilmente neanche Lars Von Trier, che finalmente ha fatto dono al mondo del suo film porno-d’autore. Come ricorda l’ottimo Bernocchi, l’idea di girare un porno gli frulla in testa da tantissimo tempo – forse fin da quando lo conosciamo, i tempi delle Onde del destino e di Dogma. Già allora la buttava lì, forse per ravvivare un po’ il gelido imbarazzo delle sue conferenze stampa: e poi sapete che c’è? una volta o l’altra faccio un porno. Certo, perché no. Ora, non voglio dire che a metà Novanta fossimo verginelli appena usciti dal collegio: i miei ricordi sono vividi ancorché un po’ sgranati, come le vhs troppo videonoleggiate. Magari ci sono altri motivi per cui quella che nel 1996 poteva sembrarci una grande idea, avanguardistica e iconoclasta, oggi ci lascia un po’ più che perplessi: sgomenti. Dite la verità, dai: voi come l’avete vissuta la notizia: “sta per uscire nelle sale un film di cinque ore di Von Trier con scene di sesso esplicito tra controfigure di attori famosi”? Per me è stato più o meno quando mi avvisano che devo pagare una tassa in più: buongiorno, siamo l’Ente Preposto alla Aggiornamento Culturale e le notifichiamo che ci deve cinque ore di vita: cinque ore che passerà guardando coiti altrui ripresi senza entusiasmo da un regista tormentato e depresso. Così impara a farsi piacere Dogville, Manderley addirittura. No, per dire che io sono uno di quelli che una volta Von Trier se lo andava a guardare volentieri. Qualcosa non va.
Potrebbe anche non trattarsi di Von Trier, che alla fine ha il solo torto di restare fedele ai suoi temi, alle sue ossessioni eccetera (anche se mi sembra sempre meno rigoroso, sempre più incerto, stavolta per esempio fa il citazionista ma in modo un po’ maldestro, a un certo punto toglie il colore per fare Bergman ma è come mettersi i baffi finti per fare Chaplin, cioè proprio non basta, capisci? In altri casi sembra voler fare il verso a Greenaway, è un auto-paragone impietoso). Dicevo, potrebbe anche non trattarsi di Von Trier, ma di tutto quello che gli è successo intorno. Il concetto stesso di pornografia, che nel ’95 era eversione, era l’anti-Hollywood, il realismo estremo, dogmatico, e oggi cos’è? la cosa più normale del mondo. Ne è passato di liquido sotto i ponti.
Per dire, alla fine degli anni ’90 nella mia città (non Cuneo) c’erano ancora i cinema porno. Erano una specie di specialità locale, i turisti fotografavano le locandine sbianchettate. Ci andavano perlopiù vecchietti e persone in cerca di partner occasionali. Il consumo di pornografia era, per così dire, “sociale”. Ma era uno spettacolo al tramonto. Trionfava il modello di consumatore completamente opposto, quello dei videonoleggi: un solitario manovratore di telecomando, nell’oscurità della propria cameretta. Da allora ci sono state due o tre rivoluzioni tecnologiche: il passaggio ai dvd; il peet-to-peer su internet; flash e i siti alla youtube. Un economista ci direbbe che la pornografia è diventata una commodity: come l’acqua potabile e la luce elettrica, anzi ancora più comoda, visto che per raggiungerla non dobbiamo nemmeno alzarci dalla sedia. Entrare in un videonoleggio o in un sex shop a metà Novanta richiedeva ben altra determinazione. Oggi guardare un porno è diventato maledettamente facile. Risultato? (scopritelo su +eventi!)
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