Mezz’ora prima che lo sappia il diavolo

1967-2014. 

A 46 anni Philip Seymour Hoffman – basterebbe questo, aveva 46 anni – aveva già coperto una gamma di personaggi che alla sua età ben pochi attori si sono mai potuti permettere. Lester Bangs, Truman Capote, lo pseudo-Hubbard di The Master, e altri personaggi a portata di memorie più brave e svelte della mia. Spesso erano un po’ più anziani di quanto non fosse l’attore che dava loro vita. La sensazione che PSH stesse bruciando un po’ più forte e più veloce di tutti potevamo anche provarla, ma in fin dei conti erano fatti suoi eccetera.

Affezionarsi a un attore – non al personaggio pubblico, solo all’attore – è una cosa strana: ne impari decine di espressioni facciali e continui a non sapere chi sia. Quando se ne va esprimi cordoglio, ma è anche la forma codificata con cui abbiamo deciso di mascherare la rabbia egoistica di spettatori derubati: aveva 46 anni, quanti altri personaggi avrebbero potuto prendere vita grazie a lui; quanto cinema ci siamo persi. Ci si butta sulla filmografia, si comincia a ricordare questa o quella parte – non serve a niente.

Finché non torna in mente la scena che ci ha tormentato per prima.

C’è un appartamento enorme, asettico, sulle nuvole di Manhattan. Il paesaggio è meraviglioso e disumano. È un posto dove puoi farti di eroina se hai prenotato, se hai i soldi; il pusher è professionale, magari un po’ spiccio; ti sta ad ascoltare mentre ti allaccia l’emostatico e ti fa l’endovena. Poi ti rilassi su un letto a due piazze.

In quel film il personaggio di PSH ha dei problemi di liquidità; pensa di risolverli con un colpo ma gli va male; prima di farsi ammazzare, prende la pistola, sale a bussare al suo pusher e gli spara. Poi si mette a cercare dove teneva i soldi. Ci sono senz’altro molti contanti in quell’appartamento. Mentre si sposta da una stanza all’altra, PSH trova qualcosa a cui non aveva pensato. C’è un cliente, steso sul letto; dorme. È un panzone in giacca e cravatta come lui. Quali vicende lo avranno portato lassù, quali preoccupazioni, non lo sapremo mai. PSH lo guarda. Deve ovviamente ammazzarlo. Ma prima lo guarda. Guarda sé stesso da fuori. Guarda ognuno di noi, eroi del nostro film personale – ma da fuori, dal punto di vista della morte, siamo soltanto panzoni di mezza età stesi in un letto; qualsiasi cosa può portarci via in qualsiasi momento.

È morto Philip Seymour Hoffman.

15 Comments

  1. eh
    panzoni di mezza età stesi in un letto…
    mezze seghe come noialtri. bravi a fare una cosa (nel suo caso molto bravo) e poi incapaci di vivere come tanti, perfino banale. tristemente banale
    comunque era bravo

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  2. Non li ho visti tutti, ma a me quello che è piaciuto di più è stato Doubt: riuscire a non farsi rubare la scena da Meryl Streep è come vincere una gara di palleggi con Maradona.

    tibi

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  3. leonardo, ti leggo da sempre e commento pochissimo (a volte parli di me, di solito ti chiedi come ho fatto a durare tanto a lungo e sembri più sconvolto che lusingato, ma vabbè ;)) Detto questo, la prima cosa che ho pensato quando ho visto la notizia è stato “oddio no, perchè un attore così bravo, perchè così giovane” (le condoglianze per uno di cui conosci solo le opere sono una cosa egoista). La seconda cosa a cui ho pensato è stata “oddio leonardo come ci sarà rimasto male”. Sono 2 giorni che mi chiedo se questo è un effetto positivo o negativo di Internet e non ho trovato una risposta, ma mi sembrava giusto che lo sapessi

    Letizia

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