Che v’ha fatto Rosy B.

È da un po’ che penso a Rosy Bindi. Non tanto alla Bindi in sé, ma a quello che è diventata la Bindi, negli ultimi anni, nell’immaginario collettivo. Sintetizzando: una brutta persona. Il che è curioso, oltre che naturalmente triste, per un personaggio politico che fino a qualche anno fa godeva di una certa popolarità, e aveva già legato il suo nome a riforme e proposte coraggiose.

A questa character assassination, come dicono gli inglesi, ha collaborato certo l’allegro tesoriere Lusi, ma nell’ultimo anno ci ha messo del suo anche la Bindi, che messa sotto pressione non ha reagito sempre nel modo migliore. Nel momento in cui il dibattito interno nel PD è diventato la rottamazione, pardon, la questione generazionale, la Bindi (senza essere affatto anziana) con alcune sue reazioni non compostissime ha dato diversi argomenti ai rottamatori. Però il mobbing collettivo nei suoi confronti parte da prima. E prosegue.

Anche ieri stavo pensando alla Bindi, quando ancora ignoravo l’exploit della parlamentare m5s che si vantava su Facebook di averla trattata con maleducazione in parlamento. Stavo discutendo con un commentatore che mi invitava a considerare quanto bene abbiano già fatto i m5s: senza di loro invece di Grasso e della Boldrini a presiedere le camere avremmo gente come D’Alema o la Bindi, t’immagini? D’Alema o la Bindi. Quando uno vuole esprimere in sintesi quanto male abbia fatto il centrosinistra in Italia, cita D’Alema o la Bindi. Io ero a tanto così da mettermi a spiegare distesamente perché entrambi sarebbero stati ottimi nomi, magari non simpatici ma molto competenti; senz’altro più di Grasso, che è un’ottima scelta ma dovrà presiedere un Senato senza nessuna esperienza in Senato. Per fortuna avevo di meglio da fare che difendere una causa persa. Giusta, magari, ma persa.

Su D’Alema tagliamola corta. Non mi è mai stato simpatico, non ci ha neanche provato. Ma non avrebbe potuto mai essere candidato a Camera o Senato, siccome non è stato eletto (non si era nemmeno candidato). Altro discorso il Quirinale, da cui però lo allontanano le nomine di due presidenti di centrosinistra. E infatti Grillo sta già chiamando a raccolta ai suoi contro la spaventosa eventualità: così se non si verificherà (come è probabile) potrà cantare vittoria e dimostrare la coesione dei suoi. Del resto, per come stanno le cose MD’A potrebbe farsi monaco, anche Zen, spararsi nello spazio con o senza capsula, seppellirsi in un letto di calcestruzzo sotto la fossa delle Marianne, non ha nessuna importanza. Qualche giornalista o blogger con l’aria saputa continuerebbe a spiegarci che dietro qualsiasi strategia del PD c’è dietro lui, un diabolico piano per diventare sempre più potente, come Goku, e fare dispetti a Vegeta, pardon Veltroni. È il modo in cui hanno scelto di raccontarcela e non sarà mica la realtà a farli cambiare idea, ci mancherebbe. D’Alema in realtà è stato un bravo ministro degli Esteri, ma ha comunque fatto tanti errori nella sua carriera (veramente troppi, considerate la sua intelligenza e la sua competenza) e se a questo punto la gente lo detesta non val la pena di spezzar lance, è andata così. Ma Rosy Bindi?

(Via Giornalettismo)

Perché la gente ce l’ha con Rosy Bindi?

Non solo gli abitanti della grillosfera, che alla maleducazione istituzionale sono stati, per così dire, pazientemente rieducati. Perché una persona x che vuole additare un piddino biasimevole, una volta su due sceglie l’ex ministro che varò la riforma della sanità, la politica cattolica che, in splendido isolamento, parlava di diritti alle coppie di fatto nel 2006? Ichino è una vittima del terrorismo perché una volta due tizi in una conversazione intercettata fantasticavano di dargli fuoco; la Bindi giovanissima rischiò la vita nell’attentato a Vittorio Bachelet, e di ciò non frega nulla a nessuno. Ce l’hanno tutti con Rosy Bindi. Ma non da tantissimo tempo: è una cosa degli ultimi anni, prima il personaggio godeva anche di una certa simpatia. Allora io purtroppo ho una teoria – meno di una teoria, diciamo un pregiudizio. Nulla mi leva dalla testa l’idea che dietro a questa aggressività sempre meno latente (se ormai spunta anche a Montecitorio), dietro a questo bullismo trasversale, ci sia dietro il solito maschio Alfa: Silvio Berlusconi.

È lui che ha iniziato. I bulletti odierni ovviamente non lo sanno – sono appena arrivati, e poi “non guardano la tv” – però si sa come vanno le cose nei corridoi: se sputano a Rosy come a una vecchia insegnante stronza è perché hanno visto i più grandi prima di loro sputare alla maestra stronza. E i più grandi, qualche anno fa, erano più piccoli e seguivano il Capo. È come con Angela Merkel, la culona inchiavabile. Che risate quando saltò fuori il bigliettino. Che indignazione, anche. Però… che risate. E poi col tempo, e con l’aggravarsi dello spread, anche chi fingeva di prendersela ha cominciato a convenire, nei banchi di dietro, che la tizia tanto chiavabile non fosse. Ahah. Silvio è il Bullo Primo: ridono tutti di lui, però alla fine lo copiano. All’inizio è insopportabile, poi ti ci abitui, poi lo trovi divertente, poi fa tendenza, poi governa per un ventennio, poi ti ritrovi bombardato ed è tutta colpa sua, noi non è che ci credessimo, noi, stavamo soltanto scherzando, noi.

Angela

Io non so cosa votasse la deputata bulletta, prima di incontrare il M5S. Ma per seguire la pista che porta un certo elettorato dal Polo delle Libertà e dalla Lega fino a Grillo non hai che da annusare le frecciatine sull’on. Bindi. Anche se molti per darsi un contegno spruzzano su quest’aggressività un’aria di sinistra: dal 2007 in poi la Bindi è diventata un obiettivo polemico di molti attivisti dei diritti civili a sinistra del Pd o nel PD stesso.

Ma quello è un altro discorso – la guerra tra la Bindi e i LGBT. L’aggressività di quest’ultimi, censurata pure da Ivan Scalfarotto, si potrebbe in parte scusare – dopotutto quella dei diritti civili è una battaglia sacrosanta – se qui non prevalesse la vecchia abitudine a giudicare le azioni dai risultati, e per ora l’unico risultato concreto di costoro è avere offeso Rosy Bindi, fine. Offendendo Rosy Bindi non hanno conquistato alla causa nessun cattolico, il che potrebbe essere un problema in un Paese in cui un Papa, qualsiasi Papa, gode di una luna di miele almeno biennale qualsiasi cosa faccia o dica, compreso Buonasera e Buon Pranzo. Se poi tra un Buona Notte e un Arrivederci ci infila anche un Niente Adozione ai Gay che Comunque Vanno All’Inferno, nessuno se la prenderà troppo. Del resto ora che il PD ha perso le elezioni, del fondamentale dibattito sui diritti civili non frega più niente a nessuno, visto che dei gay in Italia non frega niente a nessuno: l’unico servizio che rendono è mettere in difficoltà il partito ex comunista ed ex democristiano ogni volta che rischia di vincere le elezioni. Se poi Bersani o qualcun altro riuscirà a mettere in piedi un governo, senz’altro l’argomento tornerà d’importanza vitale: ma soltanto finché serve a creare tensioni in un partito che malgrado la robusta componente cattolica ha cercato faticosamente di mettere in agenda il problema.

Rosy Bindi è stata, nel 2006, la cattolica più coraggiosa d’Italia: ha messo il suo nome su una proposta di legge che ben pochi cattolici si sarebbero sentiti di controfirmare. Se la proposta fosse passata nel 2007, oggi le coppie omosessuali sarebbero riconosciute per legge. Non sarebbe stato tutto, ma sarebbe stato già qualcosa, e sarebbe successo sei anni fa. Oggi un eventuale dibattito partirebbe da posizioni molto più avanzate. Quel che è successo invece è che Rosy Bindi è diventata la vittima designata di un tiro al piccione, promosso da attivisti e da leader che piuttosto di procedere faticosamente per gradi, un po’ per calcolo un po’ per istinto (bullistico istinto) hanno preferito arroccarsi nel Tutto o Nulla, sperando che prima o poi le conquiste ottenute altrove in Europa vengano estese all’Italia per contagio. Va bene, è un calcolo.

A volte, non so, mi sembra più intelligente che bella.

Però vedete come funziona col bullismo? Si isola sempre il membro più debole della comunità. Persino i gay – i gay dovrebbero saperne qualcosa, dell’argomento – quando decidono di prendersela con un cattolico, di eleggere un cattolico a obiettivo di riprovazione, scelgono quello sessualmente più indefinibile di loro. Ed è in fondo lo stesso calcolo istintivo del Berlusconi Primo Bullo: Rosy Bindi fa ridere perché è un freak, è un tipo strano, asessuato, mostruoso. Volete mettere con le olgettine?, dice lui. È uno di quei casi in cui capisco di essere rimasto in sostanza un cattolico di campagna, per il quale Rosy Bindi è una persona abbastanza normale, e le Olgettine rifatte a 18 anni, loro sì sono dei freak. Ma è una battaglia persa. La comunità LGBT chiede di essere normalizzata: molti di loro si sentono gay per nascita (il che può essere) e quindi sono convinti che gay si nasca (il che non è detto, non vale per tutti) e che quindi l’omosessualità debba essere definita e compartimentata per legge. Poi si ritrovano davanti Rosy Bindi e qualcosa non torna. La castità nel loro modello non c’è. E siccome il loro modello è l’unico che considerino civile, non possono che pensare che Rosy stia nascondendo qualcosa. Casti non si nasce, non è una condizione di natura come (secondo loro) l’omosessualità. È una condizione artificiale, senz’altro un risultato di un’educazione repressiva, una dissimulazione disonesta. Non può essere il risultato di una libera scelta, perché per molti di loro la sessualità non è una libera scelta: uno nasce in un modo e deve comportarsi in un modo, ne ha il diritto e nessuno può impedirglielo. La Bindi deve fare ad alcuni gay lo stesso effetto che un gay fa a Giovanardi: il risultato di una perversione dei costumi assolutamente da correggere.

C’è una frase in particolare che ha consegnato la Bindi alla riprovazione universale, che ovviamente è possibile ritrovare sulla pagina di Wiki a lei dedicata (dove non c’è traccia del lungo affaire Di Bella, per esempio):

Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. […] Non sarei mai favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali: non si possono creare in laboratorio dei disadattati. È meglio che un bambino cresca in Africa [che in una famiglia di omosessuali].

La maggior parte dei cattolici la pensa così. Il Papa la pensa così – però è un tizio simpatico, vuol bene ai poveri e tifa anche una squadra di calcio, mica te la puoi prendere con lui poverino. Rosy Bindi, unanimemente condannata per aver considerato gli omosessuali genitori peggiori degli africani, ha solo messo la sua faccia sotto questo pensiero così scandalosamente non-contemporaneo. E per questo pagherà, sta già pagando. Da quel che mi sembra di ricordare il paragone tra gay e africani era stato proposto dall’intervistatore: il razzismo della risposta riflette quello della domanda. Per noi contemporanei, che riteniamo i gay assolutamente normali proprio in quanto gay (e cioè determinati dalla loro identità di genere), non ci può essere dubbio: l’Africa è un brutto posto, l’Europa un luogo migliore (dove infatti i diritti dei gay sono riconosciuti), e quindi dire, o anche solo pensare che un bambino africano possa vivere meglio in Africa che in una famiglia gay, è blasfemo. La pensiamo così (anch’io tutto sommato la penso così), è la nostra religione.

Rosy Bindi non la condivide. Per lei si può vivere una vita piena in Europa come in Africa; la differenza non la fa il PIL pro capite, la speranza di vita media, né il rispetto di cui godono le minoranze. I cattolici credono in una vita eterna, e subiscono il mito sempre vivo delle missioni, dove si vivrebbe una fede più pura. Insomma hanno altri parametri, tra cui c’è l’avere un padre e una madre, anche poveri, anche africani; per la Bindi è meglio. La pensa così. E lo dice. Milioni di persone in Italia la pensano così. Se vogliamo ottenere qualcosa, dovremo chiederlo a quei milioni di persone, attivare un dialogo – o aspettare che invecchino, ma salta invece fuori che si riproducono di buona lena. A questo dialogo Rosy Bindi era disponibile. Non avrebbe mai concesso matrimonio e diritto di adozione, ma intanto riconosceva il problema, e ci mise la faccia. L’ha persa.

Alla fine non è così difficile capire perché ce l’hanno con lei. È sola. Rappresenta un progressismo cattolico ormai scomparso dalle parrocchie. Gli altri cattolici non la riconoscono quasi più tale. I non cattolici non capiscono che senso abbia discutere con lei. Probabilmente non ha davvero più senso, è rimasta isolata, in ostaggio di progressisti che a loro volta sono circondati da reazionari. La gente questa cosa non la capisce, la gente la fiuta. Sente l’odore della preda facile, si eccita e accorre in frotta. Siamo fatti così, nasciamo così e a quanto pare abbiamo il diritto di comportarci così.

Rosy Bindi ha anche fatto cose giuste e importanti, ma ormai non ha senso ricordarle. Non ha senso perder tempo a spezzar lance, se ci tieni alla carriera. È spacciata. Per intestardirsi a difenderla bisogna essere dei cagacazzo di bastian contrari senza arte né parte, che non hanno mai capito come si salta sul carro giusto. Presente.

53 Comments

  1. notarella: dopo il Bullo Primo ci sarebbero i bulli gay. tutti i gay? No, ci sono quelli bravi e belli che dissentono dal “criticare” il manovratore. Metà post è dedicato ai brutti e cattivi che reputano che l'ottenimento graduale dei nostri sacrosanti (!) diritti sarebbe andato bene se fosse iniziato, come in altri Paesi, DIECI anni fa e che ora non e' piu' tempo di tergiversare.
    E non è proprio il caso di scomodare la categoria “odio”, si giudica il non fatto compreso il non essere riusciti a fare vera lobby da parte dell'associazionismo tutto (gay e no!)
    Assolutamente senza astio
    q.

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  2. Sono d'accordo con Leonardo, quello verso la Bindi è un bullismo trasversale che l'ha presa di mira per un'opinione da lei espressa, ma in realtà la sua colpa più grave è di essere una donna che non si allinea con l'immagine femminile prevalente, dove se sei avanti con gli anni devi farti perdonare andando dal parrucchiere dall'estetista dal chirurgo estetico con abiti che vanno stretti a chi ha un terzo dei tuoi anni. E tutto questo la Bindi non è (imperdonabile) ma non solo: si differenzia dal pensiero unico, che ieri era quello del Capo, oggi è quello dei vincenti. Donna di mezza età nature che pensa con la propria testa: non se ne può proprio più

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  3. Bello davvero, grazie, offre un sacco di cose a cui pensare (su di noi, non sulla Bindi, che e' il meno). Peccato che tanti commenti mi sembrino veramente sfasati rispetto a quello che volevi dire.
    Buon lavoro.

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