Il paradosso delle braghe (del PD)

Ieri Alessandro Gilioli, giornalista che stimo e che negli ultimi anni è diventato il punto di riferimento di un’area di sinistra comprensibilmente scontenta di come stanno andando le cose, ha sciolto la riserva e ha spiegato che non voterà per l’alleanza Pd-Sel (a dire il vero bisognerebbe dire Pd-Sel-Psi, ma mi rifiuto di considerare il Psi come qualcosa che esista).

Di motivi per non votare Pd-Sel, chiunque vinca le primarie, ce ne sono comunque tanti e non sto a contarli; mi interessa quello presentato da Gilioli, perché la sua rinuncia mi sembra la riedizione di un paradosso noto ma sempre affascinante: Gilioli ha letto la carta d’intenti e ha scoperto che c’è già, nero su bianco, un “accordo di legislatura con le forze del centro liberale”, insomma Casini. Lui però Casini non lo vuole votare (come dargli torto) e quindi non vota nemmeno Pd-Sel. Come dargli torto.

Non glielo do. Anch’io preferirei, come lui, una coalizione (meglio ancora un partito) a vocazione maggioritaria, che vinca le elezioni e non cerchi i voti di nessun centrista infido. Purtroppo per ora i numeri non ci sono. Magari si sbagliano tutti i sondaggi, però Pd-Sel non ci arriva al cinquanta per cento, neanche ora che la campagna per le primarie sta entrando nel vivo. Sì, lo so, bisognava essere più coraggiosi, trovare sintesi inedite, conquistare i giovani ecc. ecc… però per ora le cose stanno così, al 50 non si arriva. A quel punto un accordo coi centristi rimane l’unica possibilità per non finire di nuovo all’opposizione e regalare altri cinque anni a una destra che veramente non se li merita, e chissà cosa ci combinerebbe. Questo i rappresentanti del Pd lo dicono da mesi, e lo scrivono nella Carta d’intenti affinché sia chiaro e sottoscritto da tutti gli alleati.

Quelli che invece non sono scritti, non sono decisi, sono i termini di un effettivo accordo con Casini e compagnia: non c’è scritto da nessuna parte che cercare un accordo con loro significhi calare le braghe. Il potere contrattuale che avranno il Pd e Sel dipende esattamente dal numero di seggi che avranno conquistato alle elezioni: se ne avranno pochi, dovranno concedere molto (e forse Casini comunque non accetterà, magari a destra trova di meglio); se ne avranno molti, dovranno concedere meno; se putacaso dovessero arrivare alla maggioranza – insciallah! ma una maggioranza vera, non quella disperata del Prodi 2006-07 – di un accordo coi centristi non ci sarebbe più bisogno. Banalmente: più voti prendiamo, meno la braga caliamo. Gilioli però non ci vuole votare, perché nella carta d’intenti abbiamo previsto l’eventualità di calarla, di quanto non si sa, però di calarla. Il paradosso è che più gente lo seguirà – e molta gente lo seguirà – più la braga, purtroppo, calerà. Pd e Sel vinceranno di misura, per avere un minimo di stabilità dovranno pietire il sostegno di Casini, quello chiederà e otterrà ministeri importanti, e Gilioli scriverà che ce l’aveva detto. Profezie che si autoavverano.

Il modo in cui Gilioli e altri usano il loro diritto di voto, la loro effettiva frazione di sovranità, continuo a trovarlo dopo tanti anni affascinante. Per protestare contro un eventualità (un accordo Pd-Sel-UdC) finiscono per creare le condizioni affinché questa eventualità si realizzi. È come se il voto avesse due componenti, una polemica e una aritmetica, e quella aritmetica non fosse così importante. L’importante è poter dichiarare che non hai votato per X; il fatto che aritmeticamente il tuo voto o il tuo non-voto abbia ottenuto il risultato preciso che volevi evitare (X è al governo) è per molti italiani irrilevante. Come se la croce sulla scheda elettorale fosse un atto di fede (da reclamare in pubblico), e non un piccolo atto performativo che oggettivamente indebolisce o rafforza un partito invece che un altro. Mi domando se non c’entri anche stavolta la scarsa cultura scientifica, ma ho paura di risultare ossessionante e la pianto qui.

Quanto a me, io continuo a pensare che la democrazia sia un gioco non particolarmente divertente, ma molto semplice: ho un voto, e l’unico modo efficace di usarlo è indirizzarlo al partito più vicino alle mie posizioni. Senza essere troppo, come si dice adesso, choosy. È veramente una banale questione di aritmetica: se non vuoi che governi X, vota Y. Facile. Bello proprio no, bello non si può dire, ma secondo me è facile. Però non passa. Boh.

76 Comments

  1. 'Non si vince senza il centro moderato', e può anche essere vero (la sinistra da sola, in Italia, oltre il 30% e qualcosa non è mai arrivata, nemmeno col tanto decantato Berlinguer), ma ci sono due modi per farlo: o portare dalla parte tua i suoi elettori, o allearti coi suoi partiti di riferimento.

    Ecco, a me entrambe le opzioni non e' che sembrano granche': la prima ha il brutto precedente di Binetti & Co e costringe comunque a costruire un programma moderato, la seconda fornisce al “centro” un potere di veto enorme sulle future proposte di governo (e, anche in questo caso, programma moderato).

    Alla fine il risultato e' sempre lo stesso, le fantomatiche riforme laiche vanno a farsi benedire. E, a quel punto, la sinistra che la voti a fare? Per farti dettare l'agenda da Casini?
    Visto che si parla di intenzioni di voto, per quel che vale la mia: spingere SEL alle primarie potebbe essere un buon segnale, l'esperienza di Pisapia a Milano ha mostrato che, in fondo, si puo' fare.

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  2. 'nsomma… quando ad esempio leggo nel programma del M5S che si vogliono rendere pubbliche le liste di attesa negli ospedali non mi sembra una buona intenzione.
    Perlomeno, è una intenzione che io non condivido.

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  3. Devo insistere: in base a cosa affermi che Gilioli “ha spiegato che non voterà per l'alleanza Pd-Sel”?

    Nel link dell'OP mi pare si parli solo di primarie.
    Oggi Gilioli è tornato sull'argomento e di nuovo credo faccia riferimento solo alle primarie.
    Non è che per caso al sessantesimo commento viene fuori che si sta discutendo di aria fritta?

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  4. Per me il “no grazie” si riferiva alla coalizione, chiunque ne vincesse le primarie. Avrò capito male.
    (Non è che cambi di molto il discorso: se vuoi evitare che il Pd viri verso il centro ti conviene usare il voto che hai a disposizione).

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  5. Certamente molte delle motivazioni alla base del “no grazie” che Gilioli rivolge esplicitamente alle primarie di coalizione potrebbero essere almeno in parte riutilizzate per non votare la coalizione stessa.

    Però a me pare che Gilioli in realtà si stia chiedendo: che bisogno c'è di mettere come precondizione alle primarie di coalizione un'alleanza di governo con i centristi?, alleanza che peraltro andrebbe ricercata mediando le proprie posizioni, che esprimerebbero un buon 40% dei voti validi, con quelle centriste, che esprimerebbero il solito 5-6% scarso?, e perchè mai chi vota alle primarie dovrebbe sottoscrivere quell'idea?

    Che a Gilioli l'UDC non piaccia – e del resto manco a te, e, si parva licet, manco a me – potrà pure essere palese, ma qui mi pare che lui protesti, piuttosto che sull'eventualità di quell'alleanza in sè, sul fatto di averla già cantierizzata, e di ricattare l'elettore delle primarie a sottoscriverla; cioè in pratica di aver già apparecchiato una rinuncia preliminare alle posizioni di sinistra, estrocendone persino il mandato.

    Capisci, allora, l'incazzatura?, precondizione per votare alle primarie della coalizione di centro-sinistra sarebbe sostanzialmente la rinuncia ad una politica di sinistra; è come promettere x≥0, perchè tanto poi sarà x=0; in quest'ottica quel suo “no grazie” mi pare tutt'altro che irragionevole.

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  6. Sì, ma il problema sono gli elettori. Che per larga parte si riconoscono in quello che si autodefinisce 'centro moderato' (che poi, per me, moderato non è manco per la funchia, ma chiamiamolo così per comodità). Ora, per come la vedo io, se con quel 15%-20% per cento che fa la differenza fra maggioranza e opposizione bisogna comunque trattare, è meglio farsi votare dagli elettori di quei partiti che trattare con quei partiti direttamente: perché quei partiti ti presentano il conto, gli elettori no (è cinico, ma è così).

    Sinceramente, preferisco la costruzione di un'Italia diversa (l'espressione è orribile, ne convengo) per gradi, ma da maggioranza, piuttosto che proclami radicali strillati dai banchi dell'opposizione. Quanto alle riforme laiche, sarò impopolare o veteromarxista, ma onestamente mi sembrano l'ultimo dei problemi, eh.

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  7. “…eccone un'altra…” che, come una larga fetta di italiani, è nella confusione più totale. Ma ti hanno spiegato che la percentuale di astensione prevista alle prossime elezioni, ha raggiunto cifre esponenziali?
    Altro che facce, qui bisognerebbe rottamare le politiche, vecchi bizantinismi inutili, logiche aritmetiche che non c'entrano un beneamato cavolo con i problemi reali delle famiglie, dei giovani, degli ammalati…. dica una buona volta il “nuovo”(Renzi?) che avanza che cosa intende fare con la scuola, la sanità, la giustizia, la democrazia, la disoccupazione giovanile…
    Cosa vuoi che vadano a votare gli italiani se non c'è uno straccio di politico che parli chiaro!!!

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  8. Naturalmente per “esponenziale” intendevo “significativa”.
    Ma, lessico a parte, il dato di previsione alle prossime elezioni in Sicilia, attestato al 44%, non significherebbe nulla, perchè si allinea al dato europeo?
    Beh, è una magra consolazione in un paese che ha avuto sempre una buona affluenza alle urne. E se la gente non va a votare è un brutto segno, vuol dire che la politica non è capace più di assolvere al suo compito,vuol dire che a farne le spese sarà la democrazia in questo paese: una minoranza si arrogherà il diritto di decidere per tutti.

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  9. Non esistono “cifre esponenziali”, almeno che io sappia… però in questo ambito “allinearsi al dato europeo” significa che la nostra democrazia fa l'n+1-simo passo indietro; e soprattutto “chi si interessa vota” ad un certo punto smetterà di essere democrazia.

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  10. Sai bene che non è previsto un quorum oltre il quale la democrazia cessa d'essere tale. Viceversa di solito le affluenze superiori al 90% ce le hanno le dittature.
    L'interesse per la cosa pubblica è un diritto, non un dovere. Se uno non si ritiene in grado di esprimere una preferenza qualsiasi, delega gli altri a decidere per lui. Gli elettori non si “arrogano” un bel niente: sono gli astensionisti a cedere la loro frazione di sovranità.

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  11. Mi spiace insistere ma sai bene che l'astensionismo in Italia è un dato preoccupante per molti motivi(naturalmente il dato bulgaro non c'entra nulla con la “partecipazione” a cui io mi riferivo e che è alla base della crescita sociale. Dovrebbe essere preoccupante che una parte consistente dei nostri concittadini decide di non votare, mentre prima lo faceva. In America va a votare una percentuale minima di elettori ma lì è una consuetudine.)
    Altro che disenteresse, qui in Italia, l'astensionismo è in se stesso un messaggio che i cittadini mandano ai politici e se questi non lo colgono, stiamo messi veramente male. Non essere ascoltati da chi dovrebbe rappresentarci è molto pericoloso! Poi ci si lamenta o peggio si ironizza se viene fuori un Grillo-Masaniello a mangiarsi i voti della sinistra(?)

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  12. Caro Leonardo,
    secondo me non e´ mancanza di cultura scientifica, ma, ahime´, di cultura politica.

    L'impressione e´ che questa volta, a questo giro, stiano tentando da tutti le parti di debellare la componente di sinistra dalla politica italiana. La dico piu´ esplicitamente e so che in molti storceranno il naso, confermando, probabilmente, la mia opinione: si sta attaccando alle fondamenta la cultura (eredita´) politica del Partito Comunista Italiano, cioe´ una fetta consistente della nostra identita´ democratica e repubblicana (la nostra storia, la nostra memoria, la Resistenza).

    Il revisionismo storico passa anche da qui, il bombardamento alla Costituzione passa obbligatoriamente da qui. Non a caso, lo stesso Renzi non sta che minando l'identita´ di sinistra del PD.

    Non la voglio far troppo lunga, ma penso che dovremmo tenere l'attenzione alta. Io sono molto preoccupato: il pensiero unico pervade e distrugge quel poco che ci rimane.

    E´ vero che c'e´ da tener conto di quelli fuori. Ma ho imparato che bisogna stare piu´ attenti agli “amici” che ai nemici. Massimo esempio sia la fine che abbiamo fatto grazie a Fausto Bertinotti e alla sua Rifondazione. Ci tengo a dire che Bertinotti, quendo c'era Baffone, non ci stava mica nel PCI.

    Giovanni S.

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  13. Beh, ma tutto dipende dal punto di partenza.

    Se per democrazia vogliamo intendere, come ai vecchi tempi, il governo dei più nel loro stesso interesse, allora il quorum c'è eccome, ed è posto banalmente laddove i più diventano uguale – per poi divenire meno.
    Resta chiaramente in sospeso solo cosa si voglia intendere per più: la maggioranza dei cittadini?, la maggioranza dei cittadini sopra una certa soglia di età?, la maggioranza degli aventi diritto al voto?
    Però è un problema ben diverso da quello per cui, dato l'interesse di ogni apparato a fregiarsi del titolo di democratico, quel concetto col tempo sbiadiva in mere ricette operative, come il suffragio universale…

    Per come la vedo io, che qui ed ora non si invalidino le elezioni quando le astensioni abbiano superato il 50% non rileva,perchè l'apparato democratico da solo non è sufficiente per la democrazia, almeno non in quell'unico senso che a me pare sostanziale.

    Il problema del non-voto, poi, non mi pare sia quello di “non [ritenersi] in grado di esprimere una preferenza”; piuttosto mi pare sia l'indifferenza verso l'esito delle elezioni: o vince Tizio o vince Caio per me non cambia nulla – vedi USA.

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  14. Iraida no, mi dispiace, l'astensione in Italia non è un dato per nulla preoccupante, che i politici non colgono perché è un non-messaggio. L'unico senso che si può dare a un'astensione è l'indifferenza, esattamente come negli USA.

    Il fatto che una parte (piccola o grande, non possiamo saperlo) degli astensionisti consideri questa scelta come un messaggio politico, o addirittura rivoluzionario, la mettiamo tra le tante psicosi collettive italiane: c'è chi crede nelle profezie dei maya, in quelle di Giuliani, e c'è anche chi pensa che astenendosi si dà un messaggio ai politici. L'unico messaggio che arriva è: fate pure quel che vi pare.

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  15. Va bene, si vota qualunque merda meglio dell'alternativa (c'è un'alternativa peggiore di Casini&Cuffaro?). A me però sembra abbastanza antidemocratica questa idea che un partito che non ha i voti debba trovare un modo di poter governare. Se hai pochi elettori non governi, cazzo. Ci sarà pure un modo con cui gli elettori possano rifiutare un programma di governo.

    Lo scopo del PD non è realizzare un programma, se gli elettori lo vogliono: è, al contrario, fare le alleanze e i programmi che gli forniranno abbastanza elettori. Lo so che DC e altri hanno fatto esattamente questo per mezzo secolo, ma non raccontiamoci palle: questo con la democrazia non ha nulla a che fare.

    P.s.: ovviamente voterò alle primarie del PD, se non altro per uccidere Renzi e, probabilmente, voterò il PD dopo.

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  16. Io non voterò mai il PD che si allea con l'UDC. Il centrosinistra con me ha chiuso, sono vent'anni che ci propina la stessa sbobba indigeribile, con alleanze enormi ed eterogenee che non sono in grado di votare.
    A questo punto, qualsiasi voto dato al PD è buttato nel ce**o. Voterò M5S in segno di protesta, così vedremo se cambieranno strategia finalmente.

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