I soliti Omofobi

Ivano&Fabio&Fabio.
Chiedo scusa se parlo ancora di Sanremo, immagino che non se ne possa più, ma la scorsa settimana tra le altre cose è successo che Scalfarotto ha visto, probabilmente per la prima volta, uno sketch di Fabio & Fabio, e ora minaccia di non tornare più in Italia, visto che è a Londra, una città dove non sarei mai definito “una donna senza ciclo mestruale” davanti a 15 milioni di telespettatori imbesuiti, ha detto così. Probabilmente ha ragione.

E tuttavia chi ha ragione non dovrebbe tenersela per sé, potrebbe fare il minimo sforzo di condividerla con gli altri; in questo caso, invece di mettere in scena la propria indignazione facendo il favore di spiegare a noi imbesuiti cosa c’era di così intollerabile nella battuta, che sì, non era una gran battuta, neanche una battuta media: funziona soltanto per far rima in una canzone, e forse non funziona nemmeno lì. Comunque, visto che siamo tutti d’accordo sul fatto che scherzare sui gay in Italia è delicato, e che sarebbe ancora più grave non scherzare affatto sui gay (sarebbe come trasformarli in un tabù, estrometterli definitivamente da quella normalità a cui giustamente aspirano), quello che ci serve è proprio un paio di indicazioni da un esperto sul campo su cosa offende i gay e cosa no: quindi, insomma, donne-senza-ciclo no. Per me va benissimo, e lo ripeto, non è mai stata una gran battuta, non vi rinuncio certo a malincuore. Ma perché no? Giusto per capire come funziona, così non rischio di farne altre ugualmente offensive. È intollerabile il paragone con le donne, una gay non può assolutamente soffrire l’accostamento? O è la menzione del mestruo?

Nel frattempo Rita De Santis, di Agedo (associazione di genitori di omosessuali), mi informa che quella battuta “contiene due offese in una: verso i gay, considerati dal pregiudizio “maschi mancati”, e verso le donne in menopausa, viste come ormai fuori uso”. Giuro che una simile stratificazione di significati, tutti offensivi nei confronti di minoranze, non l’avrei mai intuita. Mandelli dice solo “è com’esser donna senza ciclo mestruale”, e in un colpo solo i gay devono sentirsi “maschi mancati” e le donne in menopausa “fuori uso”? A me sembra incredibile che si possa offendere così tanta gente in una frase sola, ma è anche vero che di mestiere non vado in giro a cercare espressioni offensive nei confronti di minoranze, può darsi insomma che la De Santis abbia l’occhio più allenato. Certo che a quel punto se Biggio metteva un naso camuso faceva l’en plein – no vabbe’ lasciamo stare.

Io non sono venuto qui a difendere i Soliti Idioti, che non ne hanno bisogno: a parte qualche passo falso (e Sanremo magari è stato uno di questi), in generale hanno vinto. Tra vent’anni, se la baracca tiene, i nonpiugiovani li ricorderanno come il primo programma in cui si sono riconosciuti, quello che li faceva lollare (probabilmente non si dirà più cosi, ma per farsi un’idea) ma soprattutto li identificava rispetto al mondo esterno che non li capiva e li esecrava. Da questo punto di vista farsi compatire a Sanremo ha persino un senso: che disastro se gli sketch avessero funzionato, se gli accigliati critici à la De Gregorio li avessero rivalutati, se di fronte a Fabio&Fabio i ‘vecchi’ come Scalfarotto si fossero fatti una risata. Forse infilare in uno show dal vivo la gag del ventilatore, che non ha nessuna consequenzialità logica e puoi capire soltanto se conosci già la serie, ha proprio questo senso: ribadire l’alienità dei Soliti Idioti all’Ariston, l’idea che a Sanremo possono andarci ma non possono essere capiti, un po’ come Mark Hollis che smette di cantare in playback nell’Ottantasei. Oppure semplicemente sono due idioti, cioè, la gag del ventilatore in uno sketch dal vivo, ma come cazzo v’è venuto in mente.

Io sono qui solo per dire che secondo me Scalfarotto non ha capito Fabio&Fabio, ma non è colpa sua, non è che uno sia tenuto a studiare gli sketch precedenti per capire l’ironia di secondo e terzo livello: uno accende la tv, vede due idioti che fanno le checche e se la prende. Giustamente. Anche se poi uno potrebbe anche domandarsi cosa ci vada a fare Scalfarotto a GDay, che è un bellissimo programma per carità in cui però c’è Fullin che fa la checca senza nessun secondo o terzo livello: fa la checca e basta, e da Londra questo dovrebbe risultare altrettanto intollerabile. Oppure Fullin può scheccazzare come meglio crede perché è un gay? Perché da qualche parte ho letto anche questa cosa: che Little Britain coi gay ha il diritto di andarci giù pesante perché uno dei due autori è gay dichiarato, quindi lui può. E quindi insomma se dopodomani a Biggio e Mandelli scappasse di dire che ogni tanto vanno a letto assieme, improvvisamente la comunità LGBT smette di scandalizzarsi e si fa una risata; e allora io a questo punto se fossi uno dei soliti idioti lo farei davvero un bel coming out, tanto chi controlla. Io continuo a pensare che una scenetta sia divertente o no, omofoba o no, a prescindere dalle scelte di genere di chi la inventa e chi la recita: probabilmente Little Britain è fatta meglio, ma non è che i gay abbiano più diritti degli altri a ridere dei gay: di solito sono più bravi, tutto qui.

Io non sto dicendo nemmeno che Fabio&Fabio non siano due personaggi omofobi, però non lo sono nel senso in cui li intende Scalfarotto. Lui parla di “cliché della checca da avanspettacolo anni ’50”: non ci siamo. Che sia un cliché al lavoro non c’è dubbio, semplicemente non è quello. F&F, chi li conosce lo sa, sono due ragazzi che vivono insieme (e già questo ci proietta fuori dai ’50), che lavorano insieme in un contesto ‘creativo’ dove non sono gli unici gay, e che vivono in una città contemporanea che accoglie il loro ménage con assoluta indifferenza (anzi, è proprio l’indifferenza con cui i concittadini reagiscono alle sue provocazioni che manda costantemente Fabio-Biggio in corto circuito). Di città così in Italia non ce ne sono ancora molte. Parliamo di qualche quartiere di Milano e Torino, qualche altro distretto in qualche altra città, ma poca roba. Chi abita in queste zone però dei Fabio&Fabio li ha conosciuti – meno caricaturizzati, ovviamente – e in tv li riconosce. Era già molto più difficile riconoscerli a Sanremo, che neanche nei giorni del festival diventa uno di quei distretti in questione, dove si può anche ammettere che due gay si baciano, ma devono essere due ragazze, possibilmente belle, e comunque due in mezzo a cinquanta, alla faccia di Kinsey, e comunque il regista non riesce a inquadrarle.

Nella sua immaginaria città moderna, dove essere gay non sorprende più nessuno, Fabio-Biggio passa il tempo a immaginarsi vittima di discriminazioni immaginarie. Di solito il perno dello sketch è questo, e ripeto, lo si può criticare finché si vuole, e a ragione: perché in Italia essere gay sorprende ancora fin troppa gente, e il più delle discriminazioni non sono affatto immaginarie. Insomma Fabio&Fabio pretendono di fare satira di costume ma falsificano il quadro, fingendo che quello che succede in un distretto di Milano sia la media nazionale. A un certo punto fanno anche qualcosa di peggio, quando gli sketch cominciano a ruotare intorno alla gravidanza isterica di Fabio-Biggio. Si comincia dai sintomi, si passa per il test di gravidanza (che Biggio trucca con un pennarello), si arriva in ospedale e a un certo punto lo vediamo anche con una carrozzina e un bambino dentro, anche se le cose non stanno ovviamente come le presenta lui. Tutte le gag nascono dalla stessa idea: nessuno può permettersi di dire a Fabio che non può fisicamente avere un bambino, perché sarebbe omofobia: e appena percepisce un po’ di omofobia Fabio va in loop. Insomma, dietro a tutto c’è un’idea reazionaria: Fabio vorrebbe essere sia gay che madre, ebbene, la natura non glielo consente, ed è inutile che si lamenti e strepiti, la natura è così: lo potrebbe dire tranquillamente Giovanardi. Tutto questo mentre in Italia non sono ancora riconosciute non dico le adozioni, ma nemmeno le coppie di fatto. Biggio e Mandelli prima fanno un salto del futuro, satirizzando i costumi di un’Italia per lo più molto in là da venire; e poi nel passato, ricordando a chi vuole fare una famiglia che comunque l’utero serve, ed è ridicolo pensare, come Fabio, di poterne fare a meno.

Quindi sono omofobi? Sì, molto più di quanto non credano di esserlo; ma non perché fanno le checche anni ’50. Anzi, almeno hanno il merito di mostrare personaggi che esistono adesso, e in certi casi nemmeno adesso, ma tra un po’. Fabio non è il classico diverso che vorrebbe essere considerato come gli altri: Fabio è già considerato come gli altri, e la cosa lo fa impazzire: lui deve gridare al mondo che comunque è diverso. È reazionario nelle premesse e nelle conclusioni, ma in mezzo ha il notevole merito di mostrarci la caricatura di una figura fin troppo ricorrente nella nostra contemporaneità: l’esponente della minoranza che si trasforma in un professionista dell’indignazione, allenandosi a trovarla ovunque, anche dove semplicemente non c’è. Lui solo ha il diritto di spiegare cosa lo offende, quando come e perché. Anzi di solito al perché non si arriva mai, di solito è sufficiente strepitare e pretendere le scuse. Sono cose noiose, i “perché”, roba da blog di retroguardia.

64 Comments

  1. Mah, credo nessuno dei due. Il prete mantiene questo dogma dell'amore naturale che personalmente disapprovo; il rabbino è molto più simpatico.

    Prima o poi dovrai pure accorgerti che questo blog non è molto cattolico, e non ce l'ha con gli ebrei: il fatto che io noti in te degli atteggiamenti paranoici (es. la tua mail di ieri) non c'entra nulla con l'ebraismo. Non penso proprio che l'ebraismo giustifichi le scorrettezze che hai commesso in questi giorni.

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  2. Brutto era brutto, credo incomprensibile per chi non conoscesse i personaggi e pleonastico per chi li conosceva già.

    La letteratura sul bullismo è sterminata, io stesso ogni volta resto sgomento dalle tonnellate di carta con cui ci caricano. Se mi chiedi quanto siano efficaci gli “interventi mirati”, guarda, il paradosso è che quando si interviene in una classe si capisce che c'è un problema, per cui se prima le statistiche segnavano “0”, dopo l'intervento segnano “1”, e a molti docenti viene il dubbio che siano gli interventi a creare i problemi. Comunque un intervento sull'autostima, o sul benessere in classe, dovrebbe essere qualcosa di più complesso di “sopporta in silenzio”; limitarsi a dire questo equivale più o meno a indicare la finestra. Quello che posso dirti è che “il giretto in presidenza” non funziona: il preside, le rare volte ormai che c'è, è comunque un funzionario, non uno psicologo. Secondo me dovremmo avere operatori formati su questi argomenti, almeno uno ogni trenta classi: mi sembra un'emergenza più importante della carta igienica, purtroppo non ci sono i soldi per entrambe.

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  3. Non ce la fai proprio a vedere che i due hanno una idea di Dio alquanto diversa. Mi sembra una svista non da poco, da parte di uno che cura una rubrica sul santo del giorno. Gli e' che uno dei due e' un Parrazzi, e tu hai qualche problema ad ascoltare quel che dicono i Parrazzi. Anche quando sono simpatici.

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  4. Immagino che entrambi ne siano convinti, in buona fede.

    Qui, come altrove, mi sembra che tu non riesca a cogliere l'ironia. All'inizio pensavo che lo facessi per partito preso, ma temo che sia una cosa un po' più borderline (che va a comporre un certo quadro): hai delle difficoltà a decodificare un messaggio ironico; difficoltà a cui compensi abusando, quando ti senti più a tuo agio, di un sarcasmo da bulletto. La cosa ti porta a fraintendere qualcosa come il 70% delle cose che scrivo. Io ho poi questo vizio pedagogico di voler spiegare le battute, si è già visto con che risultati. Stai intepretando un pezzo che prende in giro San Pietro come una lezione di catechismo.

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  5. Adesso, prima di prendere la solita deriva stalinofoba, vorrei farti una domanda non ironica e vorrei che rispondessi con chiarezza e sincerità: avevi scritto che oggi andavi in ambasciata, ci sei andato? Nel qual caso, per un elementare principio di cautela, credo che non potrei più rispondere alle tue interrogazioni.

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  6. Lasciamo da parte i tuoi tentativi di cambiare discorso, spostandolo sui problemi di chi non e' d'accordo con te (chi non e' d'accordo con Leonardo, o non ne capisce le battute, ha sempre dei problemi, che diamine).
    Ti avevo chiesto chi, tra i due, e' piu' vicino a questo famoso Dio ecc. ecc. Non avevo aggiunto *secondo te* perche' mi sembrava superfluo, stiamo discutendo sul tuo blog, chiedo la tua opinione, non dovresti aver timore ad esprimerla. Anche se finisse in qualche file dentro l'archivio della ambasciata di Israele, o nel quartier generale del Mossad, non vedo cosa ci sarebbe di pericoloso, e' solo la tua opinione; e magari (cosi' ti senti meglio) non solo tua.

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  7. “Lasciamo da parte i tuoi tentativi di cambiare discorso”
    SGUISH
    “(chi non e' d'accordo con Leonardo, o non ne capisce le battute, ha sempre dei problemi”
    chi lo perseguita su ng e blog insultandolo, e poi millanta di essere stato minacciato dei problemi ce li ha di sicuro. Che poi non voglia ammetterlo è parte del quadro clinico

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  8. Nahum, un flame è un gioco che magari non ha molte regole, ma qualche paletto c'è.
    Io ho discusso a lungo, su questo blog e altrove, con centinaia di persone, e mai m'era successo che qualcuno evocasse la polizia postale.

    Ora ti ho fatto una domanda precisa, su un fatto che può essere successo o no: sei andato in ambasciata? Hai sollecitato qualche intervento della polizia postale?

    Non c'è ironia, non c'è scherzo, puoi averlo fatto e allora scrivi “sì”; se invece non lo hai fatto scrivi “no”. Fino a quel momento altri tuoi eventuali commenti vanno nella casella dello spam, dove non si perdono.

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  9. Nahum, questa cosa della censura è un'altra cosa abbastanza ridicola. Su questo blog hai avuto tutto lo spazio che volevi per fare domande, anche da anonimo, per giorni e giorni. Quando io ho cercato di replicare alle accuse e alle interpretazioni sballate dei miei testi che facevi sui tuoi blog non ho trovato la stessa ospitalità, diciamo.

    Anche adesso, non ti sto impedendo di pubblicare qui. Vorrei soltanto prima essere sicuro che non ci sia nessun tipo di procedimento in corso, perché in questo caso – qualsiasi avvocato te lo confermerà – continuare uno scambio del genere sarebbe molto controproducente, per entrambe le parti.

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  10. Una cosa è quando scherzano per un lato del tuo carattere o della tua persona, un'altra quando lo scherzo verte su un aspetto che ti viene affibbiato. Nel primo caso, la tua critica ci starebbe tutta, e sorprendersi sarebbe giustificabile.
    Ma oggettivamente, lo sketch non è divertente: la reazione che uno dovrebbe avere è di indifferenza, non perché i gay permalosi e suscettibili pretendono rispetto, ma perché l'effeminatezza (e anche anche il concetto di donna) non è intrinsecamente connessa con l'omosessualità. Chi si sente divertito, si sente così perché dentro ha le tracce di una concezione arretrata e provinciale dell'omosessualità, che ha perché è impregnato di un passato culturale (arretrato e provinciale anch'esso) che stenta a modernizzarsi. E' quella concezione deviata l'oggetto dello sketch, che viene messa in ridicolo e fa sorridere. Ci tengo a precisare che non è una colpa, sappi però che Scalfarotto l'ha capita eccome la battuta, semmai sei tu che non hai capito lui (e preciso che non è una colpa neanche questo).
    (Poi c'è anche chi ride perché non ha cognizione di causa, ed è sinceramente convinto che i gay siano donne mancate, questo però è un altro discorso.)

    Immagina che gli altri ti prendessero in giro attribuendoti una caratteristica che ti è completamente estranea, al punto che ti domandi da dove cavolo venga in mente nella loro testa malata di associarti a questa cosa. Se lo fanno persone diverse, in momenti diversi della tua vita, in contesti diversi, se ti accorgi che è uno stereotipo, diventa anche un fastidio, non per la associazione in sé, che non sta in piedi, ma per il fatto che te la attribuiscono. L'autoironia non c'entra una beneamata con questo. Se io non mi sento minimamente donna, perché, per ottenere le risatine del pubblico, F&F giocano al gay-donna piuttosto che al gay-albero?

    Arrivi alla conclusione che o c'è qualcosa che non va in te, oppure vivi fra persone che guardano la realtà con lenti distorte. In entrambi i casi, ti senti fuori posto. Sopra scrivevo che non è una colpa avere una concezione rozza, provinciale e arretrata: lo è però cogliere l'occasione per spiattellarmela davanti agli occhi, ricordandomi anche oggi che sono un ospite indesiderato. E' una cosa che non si può trasmettere a parole, se non l'hai vissuto non puoi saperlo, non fartene una colpa, però lascia ai gay il diritto di decidere cosa offende i gay.

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  11. “se ho un ragazzo che piange perché gli cantano una canzone, devo lavorare sulla sua autostima”. Un adolescente insicuro/a? Ma cosa mi dici mai!
    Mi spiace io sono d'accordissimo sulla teoria “puoi dire NIGGER solo se sei nero/a”, o meglio, è diverso se lo usa un nero o un bianco. Non saprei spiegare perchè, è una questione di pancia. Se sei parte del gruppo che prendi in giro, stai ridendo del tuo, ed è evidente che non lo fai con intento offensivo o denigratorio; altrimenti, non è così evidente. Il che non significa che tu non possa farlo comunque, e infatti i due l'hanno fatto, e stiamo qui a spaccare il capello in quattro se la cosa fosse da ritenersi offensiva o meno.
    Dopo tutto, chi prende in giro Woody Allen? Gli ebrei newyorchesi benestanti che fanno lavori creativi…

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