Ilvo Punk

Così Fini fece buon viso a cattivo gioco. E divenne, a sua volta, socio fondatore del PdL. Per trasformarsi, presto, in un critico implacabile. Secondo Berlusconi: un capo corrente. E nel PdL le correnti non sono previste. A Berlusconi non piacciono. Anzi non le sopporta. D’altronde, non gli piace – e non sopporta – neppure Fini. Lo ha ripetuto molte volte, negli ultimi giorni. Senza troppa cautela.

La sintassi di Ilvo Diamanti

Spezzata. Franta. In tante frasette minuscole. Legate dal senso. Ma divise. Dal punto fermo. Onnipresente. Connettore e divisore. Un ceffone al lettore. Ehi lettore. Ciaf! Stai attento. Ciaf! Sto dicendo cose importanti. Ciaf! La sintassi. Di Ilvo Diamanti. Una gragnuola di ceffoni.
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La ammiro. Lo ammiro. Ha fegato. Che ci vuole per cominciare le frasi con un pronome relativo. O con una congiunzione. Per proseguire con una preposizione. Altri ci provano. Lo imitano. Mettono un punto. Poi scrivono “che”. E provano un brivido. Il brivido della libertà. Ma poi si pentono. Prima di pubblicare. Si correggono. È più forte di loro. Hanno paura. Del direttore. Che alle vecchie regole ci tiene. Dei colleghi. Maligni. O dei lettori. È pieno di maestre in pensione. Che non hanno altro da fare. Nella vita. Che protestare. Per la sintassi troppo sbarazzina. Ci vuole coraggio. Il coraggio di Ilvo.

In un’Italia ancora malgrado tutto convinta che scrivere bene consista nell’inanellare subordinate su subordinate in rapporti sempre più complessi e inestricabili – appesantiti, ogni tanto, da qualche inciso ridondante – un’Italia barocca che dietro al carrozzone sintattico seicentesco nasconde un’inveterata tendenza all’anacoluto liberatorio, sicché dopo avere affastellato venticinque proposizioni tutte dipendenti tra loro uno non ricorda più bene quale fosse la principale su cui era basato tutto il castello, e manda tutto all’aria col fare di colui che in fondo la sintassi la saprebbe padroneggiare benissimo, ma oggi ha meglio da fare (laddove viceversa non ha assolutamente niente di meglio da fare, e semplicemente non sa manovrare la sua lingua natale, figurarsi le altre che in teoria qualcuno avrebbe dovuto insegnargli, vive o morte che fossero), in quest’Italia di prosatori prolissi, gaddiani della domenica pomeriggio, arbasini in congedo, l’esempio di Ilvo ci mostra una nuova via. Coraggiosa. Una rottura. Col passato. E col presente. E il futuro. No future. Il Punk. Non è morto. È Ilvo. Il punk. Della sintassi italiana. Ilvo Rotten. Ti rulla di ceffoni. Ilvo Céline.

I ragazzini. A cui insegno. Vorrei lo imitassero. Una volta portavo il giornale in classe. Poi la Repubblica cessò le copie omaggio. La crisi. Comunque finché c’era glielo leggevo. Sentite? Dicevo. È semplice. Si può scrivere così. Frasi brevi. Una dopo l’altra. Non è uno stupido. Insegna all’università. Guadagna il decuplo di me. Scrive frasi più brevi delle vostre. Si può fare.

Col tempo poi magari vi allungherete. Comincerete ad attaccare una frase con l’altra, imparerete i segreti della coordinazione. E con un altro po’ di tempo, e molta pazienza, dalla coordinazione passerete alla subordinazione, che è difficile, sì; ma la vera difficoltà sta nel non abusarne. Ma una frasetta breve alla Diamanti, ogni tanto, continuerete a infilarla. Un ceffone. Ogni tanto. Fa bene. Al lettore. Che dorme. Sempre. Dovete pensare al lettore come a vostro padre. Sul divano. Alle ventitré. Non vi ascolta. Per più di tre righe. Dovete scoppiargli in faccia, periodicamente. Ma non a ritmo regolare. Sennò si abitua. Cullatelo finché non vedete che gli sta per calare la palpebra e poi ciaf! Lettore! È di te che si parla! Stronzo! No, non dico le parolacce ai ragazzini, le sto dicendo a te adesso! Io lo so come fai. Scorri la riga e pensi ai fatti tuoi. Sbagliato. Ilvo. Non. Te. Lo. Consente.

Invece questi qui arrivano su dalle elementari che scrivono frasi lunghissime ma il loro concetto di frase lunghissima è fatta di tante frasi semplici alla Diamanti ma collegate tra loro da congiunzioni ma sono quasi sempre le stesse congiunzioni ma io gli dico ma mettete punto piuttosto ma loro no ma io gli dico ma che male c’è ma è solo un punto fermo ma non vi fa mica niente, e poi ogni tanto si potrebbe mettere anche qualche virgola, che ne dite, ma non c’è verso ma davvero qual è il problema delle maestre elementari col punto fermo ma che male vi fa ma siete tutte joyciane ma forse avete paura che la punta della bic trapassi il foglio che si pungano che vadano in coma come la Rosaspina nella fiaba ma su ma dai, ma almeno il punto alla fine della frase le maestre ve l’avranno tramandato, ma no neanche quello

35 Comments

  1. Certo che una trentina di ragazzi che scrivono come Palahniuk mi farebbero un po' di paura.
    Poi alle superiori passa, comunque. Il vizio del “ma” compulsivo, intendo. Ci sono passato.

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  2. (semi-OT)
    Ma del “grande statista” Fini, che è entrato nel PDL con un intero partito (AN) e ora se ne esce con una manciata di fedelissimi, ne vogliamo parlare?
    Per dire, poi ci lamentiamo dei leader della sinistra…

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  3. Applausi. Da uno che quando scrive si perde nelle subordinate, si smarrisce nelle parentesi e si dimentica degli incisi che non incidono (per inciso lo faccio anche quando parlo, a volte), da uno così insomma.

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  4. Ecco, a me se il punk lo fanno Iggy con gli Stooges dico bravi. Se poi ci si mettono pure Mc5 e New York Dolls e Ramones dico è logico, in fondo son bravi pure loro. Quando poi deriva e finisce in Sex Pistols Clash Damned dico beh è normale.
    E' quando arriva ad Anna Oxa, che non sopporto più.

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  5. Magari lo pagano a punti, invece che a righe come Dumas.

    Io ho altre due cose che mi fanno star male di Repubblica: i fondi di Cordero (mi sembra di fare un rodeo sulla groppa di un cavallo pazzo e ubriaco che salta, svicola, dorme, corre, si sdraia, mi lecca e cita l'Epitome di Gaio) e il titolista della sezione costume di Repubblica.it (l'impatto è fatale, il rock è donna, la festa è online, il corpo è da sballo ecc.)

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  6. Non capisco. E' parte del postmoderno. Se lo fa Palahniuk va bene, ma un giornalista invece non può farlo?

    p.s.Associare i Clash alla deriva del punk (solo un gradino sopra alla Oxa!?) mi ha fatto morire un po' dentro.

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  7. Mah, credo che l'errore sia credere che esista uno stile standard che ci permetta di esprimerci in maniera brillante. Fosse così qualsiasi stupido potrebbe scrivere romanzi che possa suscitare in qualcuno la voglia di leggerlo, basterebbe aggiungere un congruo numero di punti. Lo scrivere bene è un'arte, e richiede una capacità di scegliere la migliore forma stilistica in funzione del contesto, e anche di ciò che si vuole suscitare nel lettore. Fissare regole miracolose mi sembra un'attività non solo inutile, ma perfino dannosa, perchè trasforma un'attività creativa, com'è lo scrivere, in un passivo adeguamento a un decalogo sacro, fissato non so da chi.

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  8. L'avevo notato anch'io il pezzo di Diamanti. A me ha ricordato Dustin Hoffmann in “Rain Man”:
    “Chi è in prima base. Chi. Sì. Ma chi è in prima base. Sono un ottimo guidatore.”

    Bravo Leonardo. Bravo.

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