Rondini e altre questioni

Mi è cosa gradita segnalarvi, all’indomani dello sciopero dei migranti, questo bel libretto pubblicato da Mangrovie edizioni, che prende spunto dal ddl 773b (il reato di clandestinità) per raccogliere un po’ di testimonianze di scrittori migranti in Italia, sull’Italia di oggi. Quasi tutti sono di origine straniera; tutti (mi pare) scrivono in italiano. Basterebbe questo a farne un documento interessante su una letteratura italiana che sopravvive quasi a malincuore (e poi sì, ci sono anch’io, con un pezzo preso dal blog). I diritti d’autore saranno devoluti a progetti per l’integrazione (si può ordinare qui).

Visto che è il giorno delle segnalazioni, ve ne faccio una che aspettava da un po’: ho scritto un film. E’ stato semplicissimo. In effetti non ho dovuto fare assolutamente niente. Un regista, Maurizio Failla, ha ripescato un mio vecchio pezzo, a dire il vero uno dei più controversi, e ne ha tratto un cortometraggio. Tutto questo è successo qualche mese fa, ma io esitavo a dirlo, perché… in effetti non sono ancora riuscito a vederlo (ho anche un po’ paura, in effetti). Comunque brutto brutto non dev’essere, dai. E’ tra i candidati al premio David di Donatello per il miglior cortometraggio. Forza Failla.

7 Comments

  1. non capisco perchè “immigrati” non vi va bene, un migrante è una persona che sta spostandosi da un luogo all'altro, una persona che ha già compiuto tale spostamento dovrebbe essere immigrato o emigrato a seconda del punto di vista.
    Poi ognuno li chiama come gli pare, ma non vedo perchè “migranti” sarebbe più politically correct.

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  2. Non è più politically correct, è solo un termine più comprensivo (include emigrati e immigrati) che risolve a monte la questione “punto di vista”.

    Se li chiamo “immigrati” o “emigrati”, oltre a definire loro definisco anche me (la persona dal cui punto di vista questi entrano o escono). Ma quando sono loro a parlare, questa differenza non esiste: non sono “usciti” o “entrati”: prima erano in un posto, dopo in un altro, l'unica cosa che li definisce è lo spostamento che è avvenuto. Quindi sono coloro che migrano = migranti. (Forse “migrato” avrebbe più senso come participio passivo, ma nella pronuncia cozza con “immigrato”).

    E' piuttosto il fastidio per la parola “migrante” a essere un tic anti-politically correct.

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