Il partito centrifugo

Caro astensionista di sinistra, proprio tu (che nostalgia)
Caro amico che pur potendo votare un candidato alla segreteria del PD non lo farai: non so neanche perché perdo tempo con te – Gilioli ha già scritto tutto.
Quel che posso aggiungere è: che altro deve fare questo Partito per avere un po’ della tua approvazione? Quale altro partito al mondo ti chiede direttamente un parere sulla segreteria, senza neanche farti una tessera? Più di così cosa pretendi, esattamente? Devono venirti in casa e farsi dettare la piattaforma?

Non ti piacciono tutti e tre i candidati? È comprensibile, nemmeno io mi riconosco perfettamente in nessuno di loro. Ma sono tre, mai così diversi l’uno dall’altro, e il risultato non è mai stato meno scontato di così. Nessuno di loro è il candidato dei tuoi sogni? Ma per inciso, l’hai mai incontrato l’uomo/donna dei tuoi sogni? Sei riuscito a fare il mestiere dei tuoi sogni? E l’hai poi comprata, la casa dei tuoi sogni? Se davvero tu vivi lì, professionista realizzato, con il partner che hai sempre desiderato, posso capire la tua riluttanza ai compromessi. Diversamente, spiegami una buona volta perché i compromessi vanno bene sul lavoro, in famiglia, tra gli amici – ma in politica no. Manco ne andasse della tua anima – ma tu ci credi, poi, all’anima? Perché a volte ti comporti proprio come se.

Io lo so che Bersani non è proprio il nuovo. Lo so che Franceschini non è così a sinistra. So anche che Marino non è esattamente prontissimo. Ma sono i candidati che abbiamo. Non credo che ce ne fossero di migliori in giro – si sarebbero fatti vivi, e invece no. Chissà, forse io e te, impegnandoci, avremmo sviluppato idee e strategie più interessanti di quei tre. Ma io e te avevamo di meglio (di meglio?) da fare, e tutto quello che il bacino elettorale democratico ha saputo esprimere sono stati quei tre. Stavolta abbiamo avuto il tempo di cercarne di migliori, e se non li abbiamo trovati, evidentemente non c’erano. La vita è breve, e l’Ideale dovrà sempre essere selezionato tra quel che passa il convento in un determinato periodo di tempo. Almeno io la penso così, ma bisogna dire che io ho avuto un’educazione all’antica.

Mi fu infatti spiegato da piccolo che non avrei potuto avere tutto quello che chiedevo, che in certi casi chiedere era persino scortese, e che invece dovevo impegnarmi ad apprezzare quel che c’era: che la creatività e la felicità consistevano proprio in questo. È poi discutibile che io sia cresciuto felice e creativo, ma senz’altro un po’ più incline ai compromessi. Oggi vedo che con le nuove generazioni s’insiste molto sul Sogno, bisogna avere un Sogno e non arrendersi mai: poi si arriva a quarant’anni che ci si arrenderebbe volentieri anche al primo venuto, ma nessuno ti ha mai insegnato come si fa.

Allora, caro amico, in amore non saprei dirti, ma in politica è così: si va su internet, si leggono i programmi dei candidati, e ci si arrende a quello che ci fa meno schifo. Senza vergognarsi, non c’è niente da vergognarsi: è come quando tu vorresti andare al mare ma ti tocca la montagna, succede; da bambino avresti pestato i piedi, ma del resto da bambino eri un narciso insopportabile. E ringrazia che c’è ancora qualcuno che ti dà tre opzioni, invece di ritagliarti addosso un target prefabbricato. Qualcuno che ancora non ti tratta come carne da sondaggio farlocco.

Ecco, vedi, divento antipatico. È controproducente. Caro astensionista, riflettici bene: da una parte c’è Berlusconi – no, non voglio farti la solita tirata antiberlusconiana, tu dàlla per scontata. Diciamo meglio così: da una parte c’è un Uomo, che incarna una storia, un sistema di interessi, un blocco sociale, e secondo me anche un’ideologia. Il mercato de-regolato senza nessun rispetto o garanzia per gli utenti, la trasformazione del ceto medio in plebe desiderante ed eternamente insoddisfatta, tutto questo si condensa in un Uomo, che prima finanzia una parte politica e poi, letteralmente, se la mangia: fino alla coincidenza assoluta del partito con la sua personalità e i suoi interessi. Il centrodestra sostanzialmente è questo, con qualche guarnizione leghista o finiana o cattolica o meridionalista – non ha molta importanza, finché tutto orbita intorno a Lui.

A un centrodestra centripeto si contrappone un centrosinistra centrifugo, al centro del quale… non c’è niente: né ideologie, né interessi, né soprattutto Uomini; chi prova ad avvicinarsi al vertice schizza via dopo pochi mesi o anni. Via Occhetto con la sua macchina di guerra; via Prodi con la sua idea di Ulivo onnicomprensivo; via D’Alema col suo Paese normale; via Rutelli, qualsiasi idea avesse; via, buon ultimo, anche Veltroni, che lascia dietro di sé un’architettura fatta apposta per lui – ovvero un po’ sbilenca. Certo, tutti questi personaggi non sono proprio spariti: scrivono libri, rilasciano interviste, descrivono ancora ampi giri intorno a quel centro; ma a ogni orbita sono un po’ più lontani. Chissà poi cosa c’è al centro, magari l’antimateria. Lo spettacolo di questa centrifuga, con gli anni, può anche far venire la nausea. Ma la verità è che la situazione è molto interessante (io almeno sono stato educato a trovarla sempre molto interessante). Il PD per ora non è il partito di nessuno; eppure chiunque dopodomani sostituirà Veltroni non potrà non dare un’impronta personale a una struttura che dovrà rifare da capo. E non puoi dire, andiamo, che non cambi niente tra un Bersani o un Franceschini (o un Marino). Cambierà tutto: uomini, strategie, progetti. E non vuoi dire la tua proprio stavolta? Piuttosto smetti di andare ai referendum, quelli sì ormai son tutti inutili. Ma il voto di domenica sarà qualcosa di storico, comunque vada.

Per chi voto io? Non so, giuro, sono ancora indeciso. Dopo mesi di discussioni non credo di avere le idee più chiare di quanto non possa averle tu, o chiunque altro. E inoltre non ha molta importanza, visto che sosterrò chiunque vinca domenica. Sì, ho intenzione di salire immediatamente sul carro del vincitore, e non scendere almeno fino al – ho controllato – due febbraio. Cento giorni senza tirare al segretario del Pd, ho promesso.

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127 risposte

  1. Caro Leonardo. Ammetto l'astio, da sinistra, nei confronti del Pd. Astio che potrei peraltro condire con paginate di motivazioni politiche e sociali (che posso condensare con: il Pd non è più un partito di sinistra, non rappresenta in nessun modo gli interessi degli sfruttati, ha modificato la sua struttura così a fondo da diventare una fabbrica di classe dirigente adatta ad una mera gestione, sempre più clientelare e truffaldina, delle istituzioni, difendendo un esistente che da tempo ha rinunciato anche solo a criticare).

    Ma detto ciò voglio scagliarmi con forza contro il sottotesto mellifluo che percorre il tuo post come l'articolo linkato dell'Espresso. In una parola, il Pd è l'unica opposizione possibile. Di più, il bipolarismo è l'unico sistema politico-elettorale possibile. Ma ancora, battere Berlusconi è l'unico obiettivo politico che ci si debba porre.

    Tutte queste idee, una dentro l'altra, presentate come dati di fatto ineluttabili, sono in realtà il prodotto di 20 anni di crisi della sinistra (quella vera, dei partiti veri), di monopolio televisivo e consumistico delle coscienze, di spietata offensiva economica neoliberista che ha cancellato gran parte dei diritti del lavoro e non solo.

    Tutti questi minimi elementi di analisi il Pd ha bellamente cancellato, introiettando una visione della politica e delle pratiche assolutamente in linea con lo scadimento intellettuale e morale di questi anni. Risse, personalismi, leaderismo, assenza di radicamento territoriale, democrazia interna vicina allo 0 (le primarie segno di democrazia? e come la mettiamo con i tesseramenti drogati, con il dominio di assessori e sindaci, dei più potenti insomma?), torsione televisiva del dibattito.

    E, perdonami, televisivo nello stile è anche questo tuo appello, come quello dell'Espresso. L'elettore trattato da telespettatore delle malefatte berlusconiane e delle risse fra gli eterni Veltroni e D'Alema, invitato a scegliere il meno peggio, questo passa il convento. Siamo ridotti a questo?

    Addirittura l'articolista dell'Espresso invita a votare Pd in ragione del puro numero: cosa potranno mai fare Di Pietro, Grillo o Ferrero? Non saranno mai grandi abbastanza. Una sorta di voto utile estremizzato, questa al mio paese non si chiama democrazia.

    Per finire: battere Berlusconi è una priorità ma è più importante capire per fare cosa lo si deve battere. D'altronde ha già perso 2 volte alle politiche e tutto quello che ne è derivato sono state macerie non solo per la sinistra ma per milioni di precari, immigrati, pensionati etc etc.

    Cosa può fare il Pd per tutto ciò? Quello che ha sempre fatto, essere d'ostacolo per ogni ipotesi di trasformazione reale, come d'altronde le tante prassi inciuciorie negli anni dimostrano (dire che votando in tanti si porrebbe un freno all'inciucio è tesi troppo ridicola da commentare).

    E' la più grande anomalia Italiana, non avere un partito socialdemocratico che, con tutte le contraddizioni degli altri partiti europei, faccia da contraltare alle spietate offensive padronali. Il Pd non va risollevato, il Pd va distrutto.

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  2. sante parole GreatGig… Leonardo questa volta hai fatto uscire tutto il tuo aspetto più drammaticamente piddino.
    Anche io andrei a votare, mosso probabilmente dallo stesso tuo moto d'animo,ma a parte il fatto che non porrei Bersani(D'alema)o Franceschini(Water), gente che sarebbe dovuta uscire di scena da tempo, proprio sullo stesso piano di Marino(il volto nuovo,e che proprio per questo non vincerà mai). Ma come si fa ancora a credere che vogliano davvero liberarsi di Silvio i vari D'alema, Fassino, Violante,non serve nominarli tutti… gente che inciucia ma che soprattutto non se ne andrà mai.Perchè nel momento in cui si sono accorti che in qualcosa avevano sbagliato (un eufemismo per dire che avevano combinato un disastro)dovevano lasciare il posto a qualcun altro,non l'hanno fatto all'epoca, non lo faranno oggi, anche se c'è youdem e young democrats, e cazzate varie da obamiani de noantri. Ma si sa la politica di professione è sempre piu importante della professionalità nella politica. Questa classe di sessantottini frustrati(che è poi lo spirito che anima i piddini e la cultura-quella di sinistra- del nostro paese) è un giorno caduta nel compromesso, ha mancato il momento dell'autocritica, ha dimostrato di essere autoreferenziale, ha badato ai suoi interessi e nel far ciò non si è accorta che intanto si stava sprofondando tutti nella merda con la dittatura mediatica di Silvio, con la Lega degli sfigati, con maria de filippi… Come si fa a chiedere di dare il voto a questa gente? io sinceramente da 23enne difronte ai miei coetanei giovani e quindi ancora pieni di speranza, ancora avulsi dal cinismo becero,cresciuti con la fede nel progresso,nel libertarismo, nell'umanesimo, quello utopistico che dovrebbe guidare verso il miglioramento, sinceramente non ci riuscirei, forse qualcun altro ancora si.
    In ogni caso non nego che se alle prossime elezioni il pd prendesse il 4% sarei ben contento.

    Sottolineo, il pd(Partito?Dimerda) va distrutto.

    Cilicio Crociata

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  3. Grazie, Leo. Me lo metto sul facebook: non ho che centinaia di contatti, ma magari qualcuno lo legge.

    All'incapacità ai compromessi aggiungerei l'autocompiacimento del sentirsi “duri e puri” e con le mani sempre e comunque pulite.

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  4. GreatGig ti quoto in toto (anche la rima!)
    Ma io a votare Marino ci vado. Perché almeno propone una visione del paese diversa da quella degli altri, un paese laico e progressista, è già qualcosa. Se ha davvero delle possibilità di vincere non lo so, non sto nel partito e non mi interessano molto le sue dinamiche interne, ma per l'ultima volta voglio tendere la mano al PD e vedere se ha voglia di essere qualcosa di diverso dal partito pronto a trattare con chiunque, dalla mafia (Violante) al mostro di Arcore.

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  5. Probabilmente, un vero rinnovamento in politica, solo con un grande impegno dal basso, con una maggiore presa di coscienza di ogni persona.
    Un salto culturale, dove all'egoismo, alla vanità, all'eccesso di materialismo, subentra l'amore per il bene comune, con l'individuazione, il sostegno dei più meritevoli, onesti, competenti e dotati di buona volontà.

    http://www.giovannivolpe.it

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  6. mi piace la cosa dei cento giorni per il segretario, te la rubo e la seguo pure io! fino al 2 febbraio!

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  7. Mattinata strana.

    Mi sveglio e decido di non andare a votare (dopo aver passato le ultime 2 settimane a spiegare alla gente perchè era importante andare alle primarie del PD, io ex-rifondarolo, ex-prodiano, ex-soriano).

    Poi leggo Leo e mi decido ad andare a votare.

    Poi leggo il primo commento del post e percepisco con chiarezza la stessa acidità di stomaco che provavo ai tempi di walter.

    Poi ci ho ripensato ancora una volta e mi sono detto: magari stavolta rutelli se ne va davvero.

    Ora chiamo la sezione e mi faccio mettere in lista. Poi basta.
    Stavolta è l'ultima.

    E se andrà davvero male, alla prossima voto il nano, ché dopo 20 anni di intrattenimento un voticino se l'è pure meritato. O no?

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  8. E ti pareva.
    Scaduto il termine per le iscrizioni.

    Ma andate tutti. Ma di corsa. Tanto io vi aspetto lì.

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  9. Io, dalla politica, mi aspetto un cambiamento.
    Non un cambiamento di facce, un cambiamento di sostanza. Il PD mi sembra interessato solo ad un cambiamento di facce: togliere i berluscones e mettersi al loro posto. Dopodiché si ricomincerà a manovrare per ottenere l'appoggio dei “moderati di centro” con politiche ancora più destrorse di quelle del PDL. E' un film già visto troppe volte.

    Io non solo non andrò a votare alle primarie, conto di confermare il mio non voto anche alle politiche.

    P.s.: grazie per aver speso tempo e fatica a cercare di convincermi un'altra volta… magari prima o poi qualcuno di quelli che stai “spingendo” si accorgerà di te e ti farà fare qualcosa di utile per il PD (peccato che a quel punto dovrai omologarti)

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  10. Sono una elettrice (per ora) del PD e quindi vado a votare alle primarie.
    E le differenze fra i diversi candidati mi sembrano chiare a questo punto. Non tanto sui singoli punti programmatici che più o meno si assomigliano, ma sulle caratteristiche identitarie che vogliono imprimere al partito.
    Bersani è quello che tende a risolvere problemi; Marino quello che i problemi li denuncia e Franceschini quello che i problemi? bastano i calzettini turchesi.
    Insomma, per me che voglio dare forza al PD, dovrò scegliere fondamentalmente fra due idee diverse della politica e di partito.
    Fra un'idea mediatica, dell'annuncio (che è quella veltroniana che in due anni ci ha portato al dissolvimento) e quella fondata sul radicamento, la partecipazione, lo stare ficcati nella fanga per costruire un progetto alternativo al berlusconismo.
    Io condivido la seconda e voto Bersani, sapendo che ciò implica anche che da lunedì (se dovesse diventare segretario) quel partito avrà bisogno anche del mio impegno attivo e non solo di supporter in più

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  11. Dall'articolo di Saviano di oggi su Repubblica.it

    Per la camorra – abbiamo detto – destra e sinistra non esistono.
    Il Pd dovrebbe chiedersi, ad esempio, come è possibile che in un solo pomeriggio a Napoli aderiscano in seimila. Chi sono tutti quei nuovi iscritti, chi li ha raccolti, chi li ha mandati a fare incetta di tessere? Da chi è formata la base di un partito che a Napoli e provincia conta circa 60.000 tesserati, 10.000 in provincia di Caserta, 12.000 in quella di Salerno, 6.000 ciascuno nelle restanti province di Avellino e Benevento? Chiedersi se è normale che il solo casertano abbia più iscritti dell'intera Lombardia, se non sia curioso che in alcuni comuni alle recenti elezioni provinciali, i voti effettivamente espressi in favore del partito erano inferiori al numero delle tessere. Perché la dirigenza del Pd non è intervenuta subito su questo scandalo?

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  12. Great Gig: “E, perdonami, televisivo nello stile è anche questo tuo appello, come quello dell'Espresso. L'elettore trattato da telespettatore delle malefatte berlusconiane e delle risse fra gli eterni Veltroni e D'Alema, invitato a scegliere il meno peggio, questo passa il convento. Siamo ridotti a questo?”

    La risposta per me è: sì, siamo ridotti a questo. Vedi soluzioni migliori?

    Quanto alla camorra: io di solito sono abbastanza lontanto dalle posizioni di leonardo ma devo ammettere che ha disegnato un quadro abbastanza esauriente nella sua semplicità. Il PD è il contrario del partito centripeto, è un partito allo sbando e tutti lo stanno a mozzica' dove possono. Persino la camorra. Persino il Vaticano. Sì sì, i peggio delinquenti. Tutti insieme che sgomitano per una fetta di PD. Per questo dobbiamo votare e sgomitare pure noi. E' la democrazia, baby. Il rinnovo delle coscienze, la rivoluzione dal basso: perchè non cominciamo andando a votare per il nostro segretario? Non è il paradiso? Ma non mi dire!

    Guido

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  13. Origene di Alessandria è uno dei padri della chiesa. Talmente puro e duro che, per non rischiare di cadere in tentazione e sporcarsi, decise di tagliarsi le palle. Insomma, di autoevirarsi.

    Ecco, cari GreatGig, Abbasta e anonimi vari che orogliosamente vi asterrete, mi ricordate tanto Origene

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  14. Anch'io vorrei tanto un partito socialdemocratico serio ma il fatto è che non ce l'abbiamo. Affossare il PD non mi sembra la strategia migliore e più rapida per averne uno.

    A me personalmente sembra che votare Bersani sia uno dei moltissimi passi possibili verso un partito socialdemocratico. Non penso che Ferrero voglia un partito socialdemocratico più di quanto lo voglia Bersani. I partiti cambiano, se c'è chi li fa cambiare. Un partito democratico debole si sposterà al centro, uno forte a sinistra. E lo ripeto: qui non è il paradiso. C'è arrivato pure Jovanotti…

    Guido

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  15. Un Pd di Bersani non potrà essere neanche un partito socialdemocratico. Proprio per come è costituito. E badate che io non sono certo fautore delle socialdemocrazie, il cui impianto ventennale è clamorosamente fallito non appena la crisi ha svelato il volto criminale della globalizzazione finanziaria che i vari Blair, D'Alema, Schroeder volevano governare.

    La discriminante è proprio questa. Il Pd difende il carattere liberista di questa economia, difende l'esistente, candidandosi a governarlo con più efficienza, o meglio, “meno peggio”. Teorizza l'equidistanza fra lavoratore e imprenditore (d'accordo ci sono le piccole imprese dove imprenditore e operaio si assomigliano. E cosa propone il Pd? Naturalmente, come la destra, abbassare le tasse, in maniera che le imprese possano tornare a sperare di essere competitive con la Cina…), invoca l'unità sindacale quando Cisl e Uil firmano accordi padronali che frantumano il contratto nazionale, difende l 'orrore della legge 30 che ha istituzionalizzato il precariato. Infine, ma potrei continuare, è strategicamente favorevole alle grandi opere inghiotti-soldi pubblici come la Tav, gli inceneritori, i gassificatori.
    (Per tacere poi di tutti gli scandali di mala amministrazione e di contatto con la criminalità, specie al sud).

    In una parola, il Pd non è e non potrà essere un partito di sinistra.
    Perché dico che va distrutto?
    Perché tanta parte del suo elettorato e anche dei suoi iscritti, invece, di sinistra lo è, e consapevolmente o meno anela ad una trasformazione di questa società, e non ha alcuna rendita di posizione da difendere.
    Queste persone, scusate la presunzione, ma la penso così, vanno letteralmente liberate da questo mostro asfissiante presentato come l'unica alternativa possibile a Berlusconi.

    Le persone votano a destra perché sono sedotte dal carisma del capo, che parla alla loro pancia e spesso li compra (salvo fotterli per bene in un secondo momento). Il popolo di sinistra, invece, va fatto sognare, gli va descritto un orizzonte di giustizia, uguaglianza. Questo Bersani et similia non lo vogliono e non lo possono fare, preferiscono presentarsi come i migliori assessori possibili.
    Gli appelli al “questo passa il convento” sono quindi oltre che avvilenti anche totalmente controproducenti. Bisogna chiamare le persone alla partecipazione, allo studio, alla costruzione di un partiso serio, non ad un gazebo “perché non è il paradiso, e ringraziate pure”.

    (Ps: david, vedo che si arriva alle offese. Bene. Sentirsi dire che sarei uno che si taglia le palle da uno che voterà Bersani o Franceschini mi può far solo sorridere)

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  16. Io penso che non ci sia posto (oggi in Italia) per una visione utopica in un partito giovane che vuole diventare grande e di governo. “Il popolo di sinistra va fatto sognare”: secondo me il popolo di sinistra s'accontenterebbe di arrivare a fine mese, e il sogno è il posto fisso. (Brutto vero? Anch'io sogno un partito che metta la lotta alla fame nel mondo tra i primi dieci obiettivi.)
    Detto questo, i sogni vanno bene ma per realizzarli bisogna guardare la realtà. E la realtà è che in Italia c'è Mediaset, c'è la camorra e la 'ndrangheta, c'è il Vaticano, c'è la peggior classe dirigente dei paesi occidentali (e tutto questo c'è per colpa nostra ma anche per motivi storici). E “il popolo” è contestuale a queste presenze.
    Io penso che sostenere il partito democratico sia un passo, un'azione calata in questa realtà, una singola goccia nel mare delle azioni utili possibili, forse non la più pura ma sicuramente non la più inutile. E non implica l'impossibilità di agire anche e soprattutto in altri modi, sicuramente più efficaci.

    Guido

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  17. Magari Berlusconi fosse stato una sorta di Thatcher all'italiana e ce l'avesse dato, “il mercato deregolato”.

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  18. Io volevo scrivere una cosa cosi':
    Idealmente il PD dovrebbe avere una presenza massiccia alle primarie, a poi magari solo il 4% dei voti alle politiche.

    Il messaggio sarebbe: belli svegliatevi: l'elettorato c'e', ma se il segretario Bersani e' uomo di D'Alema e minaccia di allearsi con il CCD di Cuffaro e quindi mollare Di Pietro, allora preferiamo aspettare di avere un partito un po' meno strondo e un po' piu' come lo vorremmo noi.

    Se non si va alle primarie il messaggio che l'elettore, facendo le scelte e le campagne giuste, ritorna a casa, non arriva.

    Poi ho visto il messaggio di abbasta e ho capito che aveva sintetizzato tutto lui molto meglio di me.

    Ho letto anche i post di Andre e mi sento come lui un po' a meta'.
    Ma a votare Marino ci vado, se vincesse lui un voto al PD potrei pure darlo, al tempo delle prossime politiche.

    Andrea

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  19. GreatGig sei un grande.
    Un altro motivo per cui questo PD va distrutto è scritto molto bene qui: http://www.wolfstep.cc/1971/la-nascita-della-precarieta/
    “E se non ci sara’ nessuna autocritica, da parte dei fichissimi troppo buoni e troppo British e troppo New Labour, avete come unico partito della working class la Lega Nord: buona fortuna.”

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  20. Il problema non è che i 3 candidati facciano schifo è che chiunque vinca non sarà in grado di creare seri problemi a Berlusconi. Oramai da alcuni anni lo scontro non è più fra idee di destra e di sinistra. Tanto per parafrasare Moretti, se D'Alema non dice nulla dì sinistra anche Berlusconi e Tremonti non dicono cose di destra, anzi. A Berlusconi serve il potere per salvarsi dai processi e proteggere il suo business, per fare questo è disposto a tutto anche a rimangiarsi il liberismo e ad abbracciare lo statalismo e il mito del posto fisso. La sua specialità è sedurre la gente, in questo è bravissimo, è un mostro nel senso latino del termine, il suo 50% e passa di elettorato sembra seguirlo qualunque cosa dica o faccia. Il leader del PD dovrebbe avere carisma, intelligenza e fantasia politica (sì fantasia politica!) tali da permettergli di cambiare lo scenario politico e battere il berlusconismo. Bersani, Franceschini e Marino sono tre brave persone, e basta.

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  21. PPPD – Fedeli alla linea (ma la linea non c'è)

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  22. E' ben strano l'atteggiamento di chi da una parte è così sfiduciato da non rispondere all'invito delle primarie perché “tanto non basta a vincere contro Berlusconi” o “rappresenterebbe sempre lo stesso blocco di potere invincibile” e dall'altra dà ancora così tanta importanza al partito da chiedergli l'impossibile, da chiedere il partito perfetto, da sognare Berlinguer.
    Abbastanza contraddittorio non credete? Da una mentalità così schizofrenica ci si aspetterebbe almeno un po' di terrorismo, un po' di lotta armata, invece no, manco quello. Cosa proponete voi, il suicidio alla francese? No sul serio, incazzatura a parte, voglio sinceramente conoscere la vostra alternativa.

    Guido

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  23. Non sono molto daccordo che il PD sia centrifugo.
    Il dualismo Veltroni/D'Alema me lo ricordo che stavo al liceo, e il liceo l'ho finito 14 anni fa.
    La longevita' politica a sinistra non mi sembra parecchio inferiore a quella a destra.
    Il problema e' che le motivazioni dei politici del PD sono quasi esattamente le stesse di quelli dell'altra parte, solo meno disciplinati.
    Questo vuol dire che sono un po' meno capaci di tenere il problema, dal momento che accoltellarsi alle spalle sembra lo sport nazionale, pero' anche che sono un po' meno capaci di fare comunella nelle cose peggiori.
    Oh my goodness, sto facendo un discorso qualunquista?
    Uhm… a pensarci bene, no. Sto solo riferendo la realta' dei fatti. Nel bene e nel male, i valori espressi dal PD e dal PDL sono molto simili: giovani, donne, attenzione al mercato (ma attenzione a non scordarsi i lavoratori), un po' di magna magna, ecc…
    Dov'e' la differenza? Dov'e' un'idea di gestione della cosa pubblica? Dove sono le idee? L'unica idea che sembra emerge e' quella del clientelarismo, del navigare a vista e… adesso ditemi se sto parlando della destra o della sinistra! Non lo so neanche io.
    L'iniziativa del PD e' lodevole, ma dovrebbe essere la conclusione di un percorso formativo ben piu' articolato.

    In ogni caso, io ci sarei andato a votare, ma purtroppo non sono “in regola”, quindi pace (sono fuori sede senza certificato elettorale e ho scoperto solo ora che avrei dovuto comunicarlo l'altro ieri). Un po' mi dispiace, ma devo dire che non avrei comunque votato con l'idea che avrebbe dovuto sostenere il mio voto, ovvero che avrei potuto fare la differenza.

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  24. Non mi sento molto diplomatico stamane

    – “Il Pd è la più grande anomalia italiana”… cazzata. La più grande anomalia italiana ha un nome e un cognome. Non te ne accorgi? Ti meriti altri 10 anni di Berlusconi (tu, però: non io).

    – “Il Pd va distrutto”. Hai intenzione di fare qualcosa di concreto per distruggere il Pd o ritieni che parlarne su internet sia sufficiente?

    Guarda che tra le opzioni di voto ce n'è anche una che significa in pratica distruggere il Pd per com'è e rifondare un partito diverso su basi nuove. Insomma, sono talmente aperti al dialogo che se vuoi ti fanno anche sfiorare il pulsante autodistruzione.

    – “C'è uno scadimento morale e intellettuale”. Pensi di esserne indenne? Com'è che in questi anni non hai guidato un movimento di rinnovamento intellettuale e morale? Io a questo punto di un'alta morale come la tua e di un intelletto come il tuo non so giovarmi. Se non hai capito che una democrazia sottende una logica bipolare, amen: a me sembrava facile.

    – “io sinceramente da 23enne difronte ai miei coetanei giovani e quindi ancora pieni di speranza, ancora avulsi dal cinismo becero,cresciuti con la fede nel progresso,nel libertarismo, nell'umanesimo, quello utopistico che dovrebbe guidare verso il miglioramento…” dovresti smetterla con queste seghe. Non dico le seghe-seghe, dico queste seghe. Io a 23 ne ero già fuori da un pezzo, ti giuro.

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  25. Franceschini, Bersani e Marino sono tre ottime persone, ma lo scontro fra maggioranza ed opposizione non è da tempo uno scontro fra idee di destra e di sinistra. Le idee economiche e politiche di questo governo non si possono definire tecnicamente di destra, il Tremonti di oggi è l'opposto del Tremonti di ieri, gli ex di Alleanza nazionale con Gianfranco Fini in testa non sono classificabili politicamente, la lega Nord si muove in una logica tutta propria, ministri come Brunetta o Bondi si definiscono socialisti o riformisti. In effetti la maggioranza è tenuta insieme solo da Berlusconi e dai suoi interessi, il segretario del PD ed il leader dell'opposizione con lui si dovranno confrontare e per fare questo ci vuole intelligenza, carisma, capacità d'entusiasmare e trascinare e soprattutto la capacità di proporre un modello culturale alternativo al berlusconismo, ci vuole il “pensiero originale” tipico dei grandi leader. Nessuno di loro tre ce l'ha e tanto meno D'Alema o Veltroni (quest'ultimo solo in minima parte), sono tutti legati ad i modi della politica prima dell'89. Andare a votare vorrà dire solo dare il proprio consenso al metodo delle primarie. Per il leader vincente aspettiamo le prossime.

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  26. “lo scontro fra maggioranza ed opposizione non è da tempo uno scontro fra idee di destra e di sinistra.”

    Embè?

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  27. a me dà troppo fastidio la storia del 50%. alla fine nessuno ci arriverà e tutto verrà deciso altrove. ti sembra giusto? valeria

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  28. ecco fatto, votato alle 12, e minchia che fila! Dietro di me ce n'erano 20 e davanti 10, un'orgia, mancava solo Marrazzo. Da qualche battuta scambiata durante l'attesa molti erano non tesserati, ed è evidente la voglia di partecipare e di contare qualcosa. Speriamo non buttino nel cesso tutto questo entusiasmo.

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  29. Caro Leonardo, in un topic che glorifica i flame, non c'è da essere diplomatici.
    Ciò detto, puntualizzo che scrivo qui perché leggo sempre questo blog e ho grande stima del suo autore.

    In ordine:

    – l'anomalia italiana, libri di storia alla mano, è la presenza di un enorme partito comunista, dell'impossibilità dell'alternanza viste le condizioni della guerra fredda, e l'assenza di un grande partito socialista-social democratico.
    Non ho mai detto che sia il Pd l'anomalia, bensì quest'assenza, che perdura nella seconda Repubblica.
    Che Berlusconi sia il cancro di questo paese lo do qui per scontato, visto che assumo di star parlando in massima parte con persone che vi si oppongono.
    Le solite, boriose accuse del tipo “per voi Pd e Berlusconi sono uguali, brutti estremisti” lasciano davvero il tempo che trovano.
    Il punto è come battere Berlusconi e per fare cosa, evitando di essere spazzati via dopo poco tempo senza aver strappato un minimo risultato.

    – Caro Leonardo, io faccio politica da anni in un'organizzazione a sinistra del Pd (non dico quale, non sono qui a far propaganda), internet oggi è uno dei tanti terreni di dibattito e partecipazione.
    Detto ciò, per me distruggere il Pd significa portare quanta più gente a partecipare, votare, militare a sinistra, svelando l'imbroglio secondo il quale votare Pd sarebbe necessario per battere Berlusconi, mentre in realtà così facendo si legittimano soltanto le pratiche più anti democratiche, gli inciuci peggiori con la destra, le rendite di posizione di dirigenti che in qualunque altro paese serio si sarebbero dimessi da svariati lustri.
    Che votando uno dei candidati il Pd sia autodistrugga è una tua idea indimostrata e indimostrabile. Le primarie sono soltanto una grande operazione mediatica e di autofinanziamento, con un regolamento assurdo (gli elettori che potrebbero in teoria sconfessare gli iscritti) che è una mediazione accettata da Bersani perché sicuro, visto che controlla gli apparati più forti, di vincere agevolmente.

    – Ancora, io faccio politica, non è che il primo che ti critica è uno che sta lì a pontificare dal comodo di una poltrona.
    Ma in questo terzo punto sveli il punto determinante. Dove sta scritto che una democrazia debba funzionare con una logica bipolare?
    Te lo dico io, da nessuna parte, tanto meno in Costituzione. L'aver ceduto, a sinistra, alla logica maggioritaria e bipolare è un grande, tragico errore, conseguenza di un altro errore megagalattico, cioè la Bolognina. Lì abbiamo cominciato a discutere e fare politica sul piano dell'avversario, della destra populista e plebiscitaria, cioè abbiamo cominciato a perdere.
    Negli anni '60 e '70, coi democristiani corrotti e mafiosi al potere, i movimenti sociali, rappresentati per via proporzionale in Parlamento (e per la loro forza, s'intende) riuscivano a condizionare l'attività legislativa delle Camere, svincolate da qualsiasi egemonia dell'esecutivo, approvando cose come divorzio, aborto, statuto dei lavoratori.
    Oggi il maggioritario, costringendo a produrre coalizioni sempre più eterogenee, tende a smussare le differenze, a favorire logiche di compatibilità, di inciucio. E fette enormi di popolazione sono di fatto senza rappresentanza politica. Il PD è la rappresentazione di questa sconfitta della sinistra, e perciò va distrutto.
    Gli appelli contro la “frammentazione politica”, gli sbarramenti liberticidi che ora si vogliono inserire anche alle regionali, sono un sintomo di questo: non deve esistere nessuna opposizione, nessuna alternativa possibile a questo sistema, nessuna idea di trasformazione: dobbiamo solo votare una classe dirigente un po' meno corrotta, un po' meno negligente, un po' meno sporcacciona, magari. E non vi fate tante seghe sul cambiamento, non sia mai.

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  30. Caro Leonardo,
    Alle primarie del Pd non andrò a votare. Non sono andata nemmeno alla tornata precedente. A dire il vero non ho nemmeno un grande astio verso il Pd. Più che altro, mi fa tenerezza, povero cocchino. Ma non è il mio partito, non sono iscritta, non mi interessa partecipare. Si sta eleggendo un segretario di partito, non il leader del centro-sinistra. Se fossero primarie per quello, voterei. Siccome non lo sono, lascio che ci vadano coloro che sono, come da formula statutaria del pd, “iscritti o elettori del Pd”. Appunto. E' una roba loro.
    Quando avranno fatto il segretario, leggerò e seguirò cosa proporrà. Se mi piace lo voterò, sennò ciccia. Lui fa il suo mestiere di politico, io faccio il mio di elettrice, punto e basta.

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  31. @leonardo: se non vi è differenza sostanziale fra destra e sinistra, se i programmi si somigliano, se è difficile stabilire chi è liberista e chi è statalista, se entrambi gli schieramenti vogliono far convivere laici e cattolici, se Tremonti consiglia alla sinistra di recuperare Gramsci e Marx da lui rivalutati, se attacca le banche private, esalta quelle pubbliche ed elogia il posto fisso, vuol dire che in questa pappetta ideologica l'elettorato non vota più in base ai programmi o alle idee ma in base alla fiducia che ripone nelle persone e nei leader. Per questo è fondamentale a sinistra un leader che per la storia personale, per il carattere, per la cultura e le attitudini sappia entusiasmare iscritti ed elettori, sappia proporre al paese un progetto nuovo e coinvolgente su cui fare gruppo e lavorare seriamente, un uomo che abbia il coraggio di smontare vecchi ragionamenti e distinzioni (come quella fra laici e cattolici che oggi in concreto significa poco o nulla)un personaggio in grado di tenere unita la coalizione, un leader che sappia fare proprie anche alcune esigenze dell'elettorato avverso in pratica un leader che abbia carisma. Per questo molti elettori non vanno a votare, perché nessuno dei tre candidati sembra avere questa stoffs e chiunque sarà il segretario si ha la sensazione che non ci resterà che aspettare che il berlusconismo si disfi da sè.

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  32. Con questa base non si va da nessuna parte. Una volta credevo che il problema fossero i leader, ma oggi c'è internet, non ci sono più scuse, basta leggere i vostri commenti e si capisce tutto, cari astensionisti l'anomalia italiana siete voi…

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  33. Usando il tuo stesso tono polemico potrei risponderti in questo modo.

    Dato che alle precedenti primarie hanno votato qualcosa come 3 o 4 milioni di persone (dicono) e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, che caspita deve fare di più il popolo di centro-sinistra (io non sono del PD, e andai a votare) per avere un partito decente e credibile?

    La risposta alle tue domande è questa: semplicemente, non si firmano più assegni in bianco. Il voto imparino a meritarselo.

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  34. con due euro ti ci compri una du demon al supermercato.
    oppure due schede al superenalotto, dal momento che le probabilità di vincere al superenalottto sono, credo, maggiori che la probabilità che il tuo voto sia quello decisivo per eleggere il segretario, conviene spendere i due euro nel supenalotto, che credo offra anche un payoff più elevato anche per un pdino di ferro (leonardo preferisce cento milioni di euro o che il suo candidato preferito diventi il prossimo segretario del pd?) è più razionale giocarseli così.

    a meno che uno sia proprio estasiato da un candidato, a quel punto votare sarebeb un atto fine a se stesso che ha un certo senso, ma non mi sembra questo il caso visto che si parla del candidato meno peggio.

    inoltre fare propaganda per l'astensione diluisce il valore del proprio voto, molto irrazionale.
    Se ci fossero solo dieci elettori il voto di leonardo varrebbe tantissimo, infatti potrebbe essere proprio lui l'ago della bilancia, se invece gli elettori sono ventimilamiliardi, tutti convinti da leonardo a votare, il suo voto non vale più una ceppa.

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  35. Argomenti interessanti da ambo le parti, ma mi sembra emblematico (e preoccupante) che ti scagli più contro uno “alla tua sinistra” che non contro i(l) papiminkia che di solito infesta(no) i tuoi commenti
    NelloF che ha votato Marino ma sa che il gioco è truccato

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  36. Alla fine sono andato a votare. Ho sentito questa frase, che sottoscrivo, da un tipo che stava in fila: “Ma glielo dite voi a D'Alema che sono anni che lo votiamo solo perché dall'altra parte c'è Berlusconi?

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  37. il guaio è che siamo ancora qui a votare d'alema…
    sissi

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  38. GreatGig, fai politica in un'organizzazione a sinistra del Pd? In questo caso ritiro tutto, sono molto impressionato dai risultati che avete ottenuto e da tutte le persone che in questi anni siete riusciti a convincere. Voi del resto non avete certo bisogno delle primarie per convincere moltitudini di italiani della bontà delle vostre proposte.

    La più grande anomalia italiana, libri di storia alla mano, era il Partito Comunista. Nel 1988. Adesso, per favore, chiudi i libri di storia e dai un'occhiata al calendario.

    “Ma in questo terzo punto sveli il punto determinante. Dove sta scritto che una democrazia debba funzionare con una logica bipolare?”

    E' implicito nelle regole di quel gioco che si chiama “democrazia”: se accetti che il 50%+1 vinca, è normale che si tendano a formare due formazioni rivali, e non più di due, di grandezza rilevante; una delle due può cadere ed essere soppiantata da una più piccola, ma la logica del gioco resta binaria.
    Ovvero: c'è un'altra possibilità: occupare il centro del gioco e impedire che nascano grandi formazioni rivali sia a destra che a sinistra. Che era quello che faceva il pentapartito: nostalgia?

    Io mi sono fatto un'opinione, un po' drastica: la gente che sbuffa contro il fatto che in un gioco al 50% ci siano due grandi giocatori (e che le posizioni non siano necessariam “sinistra” vs “destra”, ma anche “legalità” vs “abuso di potere”) non ama il gioco, semplicemente. Non ci sarebbe niente di male ad ammetterlo, e dire: “la democrazia non ci piace; la necessità di conquistare il 50%+1 ci stucca; noi siamo e restiamo fieramente minoritari e ciononostante vorremmo imporre le nostre idee”. Del resto mica siete i primi. Silla. Gengis Khan. Napoleone. Lenin. Ce n'è, di modelli di riferimento.

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  39. Leonardo, io proprio non capisco come tu faccia a sostenere queste inesattezze. Sarà la sbornia per Bersani, non so. Contenti voi.

    La sinistra del Pd. Nel 2006 a sinistra del Pd vennero eletti qualcosa come 150 parlamentari con il 15% di consenso elettorale. Nel '96 Rifondazione aveva quasi il 9% dei voti da sola.
    Quindi, per favore, lascia perdere queste invocazioni alla potenza del numero, che sono francamente sintomo di una concezione ademocratica della politica. Berlusconi fa lo stesso. (E non è un caso che lo sbarramento al 4% alle politiche sia stato molto bipartisan, Pd-Pdl).

    Poi, chiami la democrazia un gioco al 50%, e mi viene da ridere. Ti rendi conto che il maggioritario (e il bipolarismo) sovverte di per sé questa semplice regola dell'una testa un voto?
    Col mattarellum e i collegi uninominali centinaia di migliaia di voti erano letteralmente “sprecati” verso il candidato perdente. Ora addirittura ci sono i premi di maggioranza e le liste bloccate.
    Non c'è reale rappresentanza, porcaccia miseria.
    E' questo per cui dovrebbe lottare una qualunque sinistra.
    Ma davvero non ti rendi conto di questa cosa?
    Evidentemente no, perché tiri fuori beceri luoghi comuni anticomunisti ben precedenti all'88, chiamando in causa da Silla a Gengis Khan. Che vergogna.
    (“Per voi Pd e Berlusconi sono uguali!”, “comunisti mangiatori di bambini!”, vediamo cosa verrà al prossimo post…)

    La democrazia è il confronto delle forze in campo, dei legittimi interessi rappresentati, secondo la nostra Costituzione, in Parlamento.
    Provo ad essere più semplice: se io ho un collegio uninominale devo correre alla maggioranza relativa, comporre la coalizione quanto più larga, scegliere in questa il candidato più “forte”, che in Italia significa quello più ricco, più ammanicato, più moderato.
    E con questo larghissime fette di elettorato vengono di fatto escluse dalla rappresentanza.
    Se ho il premio di maggioranza relativa, devo comporre la coalizione più ampia e magari fare un governo obbrobrio come l'ultimo Prodi.
    Il tutto per il falso mito dell'indicazione del candidato premier, della coalizione e del programma PRIMA delle elezioni.
    Nella Costituzione, che qui dentro tutti difendiamo credo, c'è scritto l'inverso, esattamente l'inverso. IL Parlamento compone una maggioranza in base alla reale forza dei partiti eletti, indica il premier che forma il governo.
    Il “gioco” di cui parli tu è truccato. Dal maggioritario all'origine, dal controllo dei media e dell'economia da parte di Berlusconi in secondo luogo.
    (Il pentapartito è figlio della guerra fredda, quando l'impossibilità di accogliere il Pci al governo faceva sì che quei partiti si identificassero con lo Stato e i suoi uffici, impersondo praticamente la corruzione. Era questo ad essere sbagliato, non il proporzionale. Con quel sistema i radicali, percentualmente irrisori, fecero passare in Parlamento robette come il divorzio e l'aborto).

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  40. GreatGig, ma allora tu sei per il proporzionale puro? E' un'idea rispettabile, che in passato ho anche sostenuto; ma com'è che pur non avendolo, pur di fronte all'obbrobrio da abbattere del maggioritario con sbarramento, i partiti a sinistra del PD si sono divisi fino a sfidare le leggi della fisica sub-atomica? Cosa farebbe questa gente con in mano il proporzionale puro?

    Scusa se sono polemico, ma io ho votato da sempre a sinistra del PD; ma oggi ho detto basta, l'adolescenza prima o poi deve finire, non foss'altro per vecchiaia sopraggiunta.

    Guido

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  41. Guido, non cercavo certo popolarità intervenendo qui in questa maniera, sono ben accette le polemiche 😉

    Io sono assolutamente per il proporzionale puro per tutti i motivi che ho elencato. In 20 anni sono stati capaci di convincerci, di fatto, che la governabilità, il decisionismo, la stabilità dei governi sono più importanti della democrazia.

    Mi chiedi di scoperchiare il calderone che c'è a sinistra del Pd. Ti dico solo che unire cose strategicamente diverse non ha senso. Anzi, che si siano divise (e che ora tendano a processi riaggregativi) è forse un elemento di chiarezza politica.
    Per stare al tema: Vendola e soci (Verdi, socialisti etc) si riconoscono nel bipolarismo e cercano una nuova alleanza col Pd e col centrosinistra, non facendosi tanti scrupoli per la presenza dell'Udc di Cuffaro o per personaggi del Pd del calibro Bassolino, Loiero…
    Rifondazione e Pdci lanciano invece una Federazione che tenti di costruire un polo autonomo strategicamente dal censtrosinistra.

    Col proporzionale queste proposte molto diverse potrebbero liberamente essere presentate agli elettori, senza ricatti dovuti alla necessità di battere Berlusconi o di superare ad esempio il nuovo sbarramento delle regionali.
    Non esisterebbe il ricatto terribile del voto utile e i voti, in Parlamento, si potrebbero sommare per battere le destre e per costruire un programma fondato sui reali rapporti di forza.

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  42. Da una parte potrei darti ragione quasi su tutto, ma secondo me divergiamo su un punto fondamentale. Secondo me il PD è uno dei tanti effetti della situazione che descrivi, non LA causa. Un programma fondato sui reali rapporti di forza piacerebbe tanto anche a me comunque. (E spero che Bersani dialoghi veramente con tutta la sinistra come ha detto.)

    E poi il PD mi ha dato la possibilità di scegliere una linea di partito. Le sinistre non lo avevano mai fatto, neanche le più minuscole. Io sono anche entrato in sezioni giovanili ma avevo sempre l'impressione di sbattermi sbattermi per poi non contare un cazzo quando si trattava di scegliere. Sarò stato troppo giovane, non lo so.

    E' solo un'illusione la mia? Il PD mi sta usando? Forse. Io nel mio piccolo, nel mio minuscolissimo, mi illudo di stare usando il PD a mia volta.

    Guido

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  43. Guido, guarda che credo anch'io che il Pd non sia LA causa. Anzi, il Pd arriva 2 anni fa, come conseguenza del processo che ho descritto.
    Serve soltanto mettere assieme una forza che arrivi alla maggioranza relativa? E allora al diavolo le divisioni storiche, le culture politiche, gli interessi divergenti. Mettiamoci insieme e facciamo valere la forza del numero.
    Questo è il Pd. Non la causa, bensì un enorme tappo, nella situazione attuale, per la costruzione di sbocchi più avanzati.
    Ha addirittura convinto persone più che intelligenti come Leonardo che si tratta dell'unica opposizione possibile…

    Sulla sinistra, qui Leonardo ha ragione a dire che nessuno è indenne dall'imbarbarimento morale ed intellettuale. Nessuno.
    Negli anni '50, far parte del Pci, ad esempio, era una cosa che determinava la formazione, l'educazione, l'orizzonte di valori ed ideali di una persona. Si era quasi prima iscritti al Pci e poi padri, mariti, figli…
    Oggi siamo pressoché tutti figli della rivoluzione neoliberista partita a metà anni '70. Siamo individualisti, consumisti, molto poco solidali, figurati se democratici.

    Anche i partiti di sinistra sono stati caratterizzati da carenza di democrazia interna, piccoli potentati, rendite di posizione, episodi di corruzione e quant'altro.
    Solo, credimi, in maniera immensamente minore che in un partito strutturato come il Pd.
    Parlo per esperienza: in un partito piccolo di sinistra è ancora possibile partecipare ad un congresso, farsi delegare e far battaglia, magari perdendo, ma farla.
    Credere di determinare una linea politica alle primarie del Pd è invece pia illusione, secondo me. E' già tutto stabilito. Come lo era Prodi nel 2005, Veltroni nel 2007. Bersani oggi.
    Sono operazioni di visibilità, legittimazione e autofinanziamento. Nient'altro. Nei congressi veri si scrivono, discutono e votano documenti, e in base alle mediazioni raggiunte e ai risultati, si nominano i dirigenti che devono applicare la linea decisa. Con le primarie si è votata una singola persona, affidandole ogni speranza per il futuro. E' una cosa anche triste, a pensarci.

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  44. GreatGig, essendo nato negli anni '80, io ho meno esperienza politica di te. Però ho studiato Pasolini che diceva (1974):

    “Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso”, realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
    Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
    La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.”

    Io penso che avesse ragione: questa divisione c'è ancora oggi a livello ideologico. Ma il Partito Comunista era tutto questo perchè c'era l'Urss. L' esistenza dell'Urss faceva sì che: non ci fossero divisioni nel partito, che ci fossero risorse, che il Partito non potesse governare (e quindi diventasse quel paese pulito dentro un paese sporco di cui parlava Pasolini).

    Oggi il Partito Democratico, così come l'Ulivo a suo tempo, non ha forze esterne o interne aggreganti che lo tengano unito (se non il triste antiberlusconismo), non ha la seconda potenza mondiale alle spalle, e soprattutto, non può continuare a fingere di essere un'isola, non può rinunciare al proposito di governare, con tutto ciò che questo comporta. Non può rinunciarvi anche perchè non c'è più quel “baratto”: l'unico modo di contare e influenzare il potere è andare al governo. Non ci è più riconosciuto nessun altro potere o influenza. Anche Bertinotti sembrava essersene reso conto, prima di rincoglionirsi. Scometto che per te sarà stato un'errore storico.

    Quanto alla linea, io per adesso mi illudo ancora che non fosse già tutto deciso. Io penso che Franceschini avrebbe potuto vincere e oggi la linea sarebbe diversa. Io ho votato Bersani perchè ho letto il suo programma e l'ho ascoltato e mi sembra il più sensato e quello con le idee politiche più chiare sui fatti concreti. Non è stata solo autolegittimazione.

    Nei piccoli partiti di sinistra spesso tutto questo viene ignorato. Si agisce come se l'Urss fosse ancora lì, salvo dimenticarsi che se lo fosse avrebbe fatto fuori almeno politicamente l'80% dei componenti di questi partiti. La cosa veramente triste è che secondo me c'è ancora uno spazio politico a sinistra del PD ma chi lo occupa è il primo a dover fare autocritica. Non potete stare lì a sputare sul PD o sul maggioritario pensando che tutto vi sia dato. Siete voi che dovete organizzarvi e unirvi; più importante di tutto, dovete cominciare a guardare in faccia la realtà e rendervi conto che il mondo è cambiato negli ultimi 20 anni, e il vostro ruolo deve cambiare se volete continuare a esistere. E c'è bisogno che esistiate.

    Guido

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  45. Adesso che ha vinto Bersani, a quanti piacerebbe una bella purga di teodem?

    Ecco, non succedera'. Era piu' probabile che Binetti e amici venissero cacciati da Franceschini, per gli stessi motivi per cui il personaggio piu' radicalmente “di sinistra” nel PD, oggi come oggi, e' Rosy Bindi.

    Non e' assurdo? Sono passati 20 anni dall'89, e ancora il PD e' politicamente fermo li'…

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  46. Guido, mi fa piacere che si smorziono i toni della polemica e che si discuta di cose che mi interessano particolarmente.

    Innanzitutto, forse avrò più esperienza politica di te, ma in ogni modo sono nato all'inizio degli anni '80. E' che c'è passione politica.

    Detto ciò, non la faccio molto lunga. Il tuo intero post ruota intorno ad un'idea che io reputo malsana, ma che da qualche decennio (io direi da Craxi in poi) fa parte del senso comune della maggior parte di coloro che si interessano di politica, e anche oltre.
    E cioè che la politica esaurisca la sua utilità nelle funzioni di governo. O che in ogni caso queste rappresentino la sua componente fondamentale, in assenza della quale è vano ogni impegno politico.
    Addirittura nello statuto del Pd c'è scritto che il segretario del partito è colui che viene eletto per correre alla carica di Presidente del Consiglio.
    Quindi non più progetto politico, non più identità, non più rappresentanza di interessi di parte (quello che dovrebbero essere i partiti secondo la Costituzione), bensì una macchina produttrice di classe dirigente da inserire nei luoghi del governo.
    Sia il Pd che il Pdl, con ovvie differenze, sono organizzazioni costruite a tal fine.

    Bene, io ho una concezione molto diversa della politica, che pende decisamente sul lato sociale, sulla costruzione appunto di società e di senso comune, di partecipazione popolare. Il Pci non è mai stato al governo dopo la breve parentesi del dopoguerra, eppure era, come dice Pasolini, un Paese nel Paese. Berlinguer rifiutò a lungi soltanto di essere candidato al Parlamento.

    Il centrosinistra è stato 2 volte al governo, per 7 anni complessivi e si registra di contro la più bassa partecipazione popoalre alle scelte pubbliche di sempre, una militanza territoriale praticamente dissolta, l'attività dell'iscritto-elettore limitandosi al voto alle primarie e alle elezioni. Io conosco il Pd sul territorio, nella mia città, Napoli. Provateci, ad entrare nel direttivo di un circolo e a indirizzarne le scelte.

    Capitolo sinistra: è vero che c'è bisogno di autocritica, ma questa per me, deve passare principalmente per il bilancio delle alleanze col centrosinistra nei governi regionali e soprattutto dell'esperienza dell'ultimo governo Prodi. Io sostenni la lina di Bertinotti di partecipazione organica al governo: bisognava sconfiggere Berlusconi.
    Però su quella dinamica “governista” ci si è appiattiti molto, troppo. Ottenendo nulla. Neanche la fedeltà estrema al governo, caduto da destra, ha pagato in termini elettorali.
    Per me è fallimentare l'idea di condizionare a sinistra le politiche di un'alleanza soltanto dai posti di governo. A fare lobbying, inciuci e quant'altro sono molto più bravi i partiti di centro e di destra, è il loro mestiere, aggiungerei.
    La forza della sinistra è stata da sempre l'organizzazione dei movimenti sociali, della lotta, insomma. A quella parte dell'iniziativa politica si è negli anni rinunciato. E' quello l'elemento su cui fare autocritica.
    Tornare ad essere vera sinistra, non rinunciare ai principi identitari e professare di aver messo la testa a posto per essere considerati affidabili da un Bersani di turno.
    A quel punto, meglio entrare nel Pd.

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  47. io ho votato bersani. m'è sembrato importante partecipare con 1 voto (su duemilioniemezzo) in una direzione invece che in un'altra.
    uno dei motivi per i quali ho votato bersani si chiama rosybindi. mi piacerebbe come presidente del piddì invece di prodi, per esempio.
    personalmente vorrei davvero un partito che facesse al suo interno una sintesi tra il mondo da cui proviene rosybindi e quello da cui proviene bersani.
    ochei, una sintesi, un compromesso… quel che vi pare. qualcosa che riesca ad aggregare strategicamente (si vede che mi occupo di pubblicità) questi mondi per arrivare al governo e cambiare le cose. certo mica tutte, un po'. che non distrugga la scuola, che faccia funzionare la sanità, che non cancelli lo statuto dei lavoratori (magari potrebbe aggiornarlo), che non finisca di svuotare la costituzione, ecc.
    un partito che possa convincere gli italiani a votarlo e che poi governi per attuare il programma.
    personalmente sono ateo e non mi stanno simpatici quelli che dicono: questo non si fa perché gesubambino piange!
    però so che in italia ci sono un sacco di persone credenti e allora bisogna trovare delle sintesi.
    personalmente sono contrario alle purghe, anche quelle verso le binetti. i supercattoliconi del piddì son quattro gatti e se hanno voglia (chissà perché?) di stare nel piddì non li caccerei via. perché sono tanto simpatici i dissidenti dell'altra parte e cacciamo quelli dalla nostra?
    ah, ho capito: loro sono intelligenti, i nostri sono traditori…
    ah, a proposito, ho un'idea: inquiniamo il piddì. iscrizioni di massa al piddì! facciamolo diventare un partito veramente democratico e che si voti su tutto!
    e per favore (basta!) con le cose tipo “questo non è di sinistra!”, che palle!

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  48. GreatGig, io non sono certo un craxiano, e non lo sono mai stato. Non credo che la politica esaurisca le sue funzioni nel governare. E devo ammettere che l'appiatimento governista è stato proprio il motivo che mi ha tenuto lontano dal PD finora.
    Però scegliere, con la tua “concezione molto diversa della politica”, di rinunciare al governo a priori, mi sembra una strategia assurda, specie oggi che ci sarebbe tutto lo spazio e l'opportunità di un governo di centrosinistra anche forte. La lotta, la mobilitazione delle masse, tutte belle cose. Se ci fosse il fascismo, sarebbe bello starsene nei boschi, fare le imboscate, noi di qua e loro di là, dare al fascista ciò che si merita, cioè il piombo in testa. Ma la guerra è finita. Mio nonno è stato disertore e partigiano, e ieri ha votato Bersani pure lui.
    Per cosa mobiliti? La rivoluzione si fa ancora in piazza secondo te? Se sì, contami pure, fammi sapere il giorno e l'ora e ci sono, senza ironia.

    Ma Berlinguer, purtroppo:
    http://cronologia.leonardo.it/storia/a1984a.jpg

    Non dò la colpa alle sinistre della debolezza del PD. So bene che il marcio sta tutto sul lato destro. Però non sopporto più le lagne della cosiddetta “sinistra vera”, e il suo attaccare il PD prima di Berlusconi. Il PD è un partito di governo; visto che si appiattisce così tanto fate voi il resto, ma non limitatevi a sparare sul PD.

    Io personalmente spero che ci sia presto una (ma che sia una) forza a sinistra del PD, anche piccola, ma compatta e radicata, e con le idee chiare. Quando ci sarà la voterò e non solo. Fino ad allora voterò PD e farò politica con meno passione magari ma con la mia vita, ad esempio insegnando italiano gratis agli immigrati adulti.

    Guido

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  49. marcell_o: ti quoto su tutto. sì prendiamoci sto PD. Proviamoci almeno. Diamogli altri 100 giorni. Insomma non buttiamo il bambino giù dalla rupe solo perchè è brutto.

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