Andate a votare (e ringraziate)

Il partito centrifugo

Caro astensionista di sinistra, proprio tu (che nostalgia)
Caro amico che pur potendo votare un candidato alla segreteria del PD non lo farai: non so neanche perché perdo tempo con te – Gilioli ha già scritto tutto.
Quel che posso aggiungere è: che altro deve fare questo Partito per avere un po’ della tua approvazione? Quale altro partito al mondo ti chiede direttamente un parere sulla segreteria, senza neanche farti una tessera? Più di così cosa pretendi, esattamente? Devono venirti in casa e farsi dettare la piattaforma?

Non ti piacciono tutti e tre i candidati? È comprensibile, nemmeno io mi riconosco perfettamente in nessuno di loro. Ma sono tre, mai così diversi l’uno dall’altro, e il risultato non è mai stato meno scontato di così. Nessuno di loro è il candidato dei tuoi sogni? Ma per inciso, l’hai mai incontrato l’uomo/donna dei tuoi sogni? Sei riuscito a fare il mestiere dei tuoi sogni? E l’hai poi comprata, la casa dei tuoi sogni? Se davvero tu vivi lì, professionista realizzato, con il partner che hai sempre desiderato, posso capire la tua riluttanza ai compromessi. Diversamente, spiegami una buona volta perché i compromessi vanno bene sul lavoro, in famiglia, tra gli amici – ma in politica no. Manco ne andasse della tua anima – ma tu ci credi, poi, all’anima? Perché a volte ti comporti proprio come se.

Io lo so che Bersani non è proprio il nuovo. Lo so che Franceschini non è così a sinistra. So anche che Marino non è esattamente prontissimo. Ma sono i candidati che abbiamo. Non credo che ce ne fossero di migliori in giro – si sarebbero fatti vivi, e invece no. Chissà, forse io e te, impegnandoci, avremmo sviluppato idee e strategie più interessanti di quei tre. Ma io e te avevamo di meglio (di meglio?) da fare, e tutto quello che il bacino elettorale democratico ha saputo esprimere sono stati quei tre. Stavolta abbiamo avuto il tempo di cercarne di migliori, e se non li abbiamo trovati, evidentemente non c’erano. La vita è breve, e l’Ideale dovrà sempre essere selezionato tra quel che passa il convento in un determinato periodo di tempo. Almeno io la penso così, ma bisogna dire che io ho avuto un’educazione all’antica.

Mi fu infatti spiegato da piccolo che non avrei potuto avere tutto quello che chiedevo, che in certi casi chiedere era persino scortese, e che invece dovevo impegnarmi ad apprezzare quel che c’era: che la creatività e la felicità consistevano proprio in questo. È poi discutibile che io sia cresciuto felice e creativo, ma senz’altro un po’ più incline ai compromessi. Oggi vedo che con le nuove generazioni s’insiste molto sul Sogno, bisogna avere un Sogno e non arrendersi mai: poi si arriva a quarant’anni che ci si arrenderebbe volentieri anche al primo venuto, ma nessuno ti ha mai insegnato come si fa.

Allora, caro amico, in amore non saprei dirti, ma in politica è così: si va su internet, si leggono i programmi dei candidati, e ci si arrende a quello che ci fa meno schifo. Senza vergognarsi, non c’è niente da vergognarsi: è come quando tu vorresti andare al mare ma ti tocca la montagna, succede; da bambino avresti pestato i piedi, ma del resto da bambino eri un narciso insopportabile. E ringrazia che c’è ancora qualcuno che ti dà tre opzioni, invece di ritagliarti addosso un target prefabbricato. Qualcuno che ancora non ti tratta come carne da sondaggio farlocco.

Ecco, vedi, divento antipatico. È controproducente. Caro astensionista, riflettici bene: da una parte c’è Berlusconi – no, non voglio farti la solita tirata antiberlusconiana, tu dàlla per scontata. Diciamo meglio così: da una parte c’è un Uomo, che incarna una storia, un sistema di interessi, un blocco sociale, e secondo me anche un’ideologia. Il mercato de-regolato senza nessun rispetto o garanzia per gli utenti, la trasformazione del ceto medio in plebe desiderante ed eternamente insoddisfatta, tutto questo si condensa in un Uomo, che prima finanzia una parte politica e poi, letteralmente, se la mangia: fino alla coincidenza assoluta del partito con la sua personalità e i suoi interessi. Il centrodestra sostanzialmente è questo, con qualche guarnizione leghista o finiana o cattolica o meridionalista – non ha molta importanza, finché tutto orbita intorno a Lui.

A un centrodestra centripeto si contrappone un centrosinistra centrifugo, al centro del quale… non c’è niente: né ideologie, né interessi, né soprattutto Uomini; chi prova ad avvicinarsi al vertice schizza via dopo pochi mesi o anni. Via Occhetto con la sua macchina di guerra; via Prodi con la sua idea di Ulivo onnicomprensivo; via D’Alema col suo Paese normale; via Rutelli, qualsiasi idea avesse; via, buon ultimo, anche Veltroni, che lascia dietro di sé un’architettura fatta apposta per lui – ovvero un po’ sbilenca. Certo, tutti questi personaggi non sono proprio spariti: scrivono libri, rilasciano interviste, descrivono ancora ampi giri intorno a quel centro; ma a ogni orbita sono un po’ più lontani. Chissà poi cosa c’è al centro, magari l’antimateria. Lo spettacolo di questa centrifuga, con gli anni, può anche far venire la nausea. Ma la verità è che la situazione è molto interessante (io almeno sono stato educato a trovarla sempre molto interessante). Il PD per ora non è il partito di nessuno; eppure chiunque dopodomani sostituirà Veltroni non potrà non dare un’impronta personale a una struttura che dovrà rifare da capo. E non puoi dire, andiamo, che non cambi niente tra un Bersani o un Franceschini (o un Marino). Cambierà tutto: uomini, strategie, progetti. E non vuoi dire la tua proprio stavolta? Piuttosto smetti di andare ai referendum, quelli sì ormai son tutti inutili. Ma il voto di domenica sarà qualcosa di storico, comunque vada.

Per chi voto io? Non so, giuro, sono ancora indeciso. Dopo mesi di discussioni non credo di avere le idee più chiare di quanto non possa averle tu, o chiunque altro. E inoltre non ha molta importanza, visto che sosterrò chiunque vinca domenica. Sì, ho intenzione di salire immediatamente sul carro del vincitore, e non scendere almeno fino al – ho controllato – due febbraio. Cento giorni senza tirare al segretario del Pd, ho promesso.

127 Comments

  1. A suo modo interessante la discussione, condivido l'appello al voto, e spero vivamente che affermazioni come “piuttosto al governo assieme ai camorristi” siano solo infelice frutto della foga della discussione

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  2. A me piace mantenere una certa foga nella discussione.

    La coscienza di classe, di cui parla Marx, è una cosa che non ha niente a che vedere con la coscienza da anima bella alla Turigliatto.

    Voi siete comunisti – e la cosa nel 2009 farebbe già ridere in sé – senza coscienza di classe: non avete fatto nulla di concreto per la classe operaia andandovene nel 98; Turigliatto (grazie per avermi ricordato un nome che effettivamente dovrebbe rimanere scolpito nel Muro del Ridicolo) non ha salvato la vita a un solo afgano facendo la sua scenata da anima bella.

    Poi lo so anch'io che non è stato decisivo, ma semplicemente perché anche nel vostro partito c'erano, a quei tempi, più persone ragionevoli che anime belle. E infatti a quel tempo lo rispettavo, il tuo partito. Adesso no: ho già spiegato, e confermo, che fa ridere i polli.

    Vlad l'Impala non ha nulla a che vedere con Luxuria: è un feudatario rumeno medievale che riservava ai turchi un trattamento un po' eterodosso, da cui è nata la leggenda di Dracula. Ma probabilmente queste cose su Falce e Martello non ve le insegnano: che bisogno c'è della cultura generale, quando la classe operaia erediterà il mondo? Che bisogno c'è di capire le battute?

    Era una battuta. Come dire: se ti promettessero il proporzionale ti alleeresti anche con Hitler. Ma si usa sempre Hitler, e allora a volte uso Gengis Khan, o Vlad Dracula, ora lo sai. Probabilmente mi trovi “accecato” perché non riesci a capire che io sono esilarato da te, dai tuoi argomentoni con cui prima chiami a una distruzione radicale della sinistra e poi ti accomodi con Casini per spartire un conquibus proporzionale.

    Chiamarsi dentro e chiamarsi fuori a piacere, a causa di una “coscienza”, o di “patti non rispettati” (leggesi: ricatti) è quello che tu intendi per progetto politico. Sapete benissimo di non essere più organici a nessuna classe sociale: la vostra residua ambizione è scavarvi una nicchia da cui ricattare le maggioranze: se ogni tanto vi va bene, rivendervi come i patrocinatori della laicità, come coso, lì, quello di cui tu non parlavi assolutamente nei virgolettati, Pannella.

    Comunisti da proporzionale. Ma hai mai letto quello che pensava Marx sulla democrazia parlamentare? Perché quando dico che la democrazia non vi piace, non sparo a caso.

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  3. Manteniamo la foga, io non mi tiro certo indietro.

    Trovo le tue argomentazioni sempre più pretestuose e strumentali.
    Attacchi Turigliatto, ora in Sinistra Critica, Ferrando, ora nel Pcl, oppure Falce e Martello (che ha il 4% del partito) facendo un'associazione generale con tutta Rifondazione.
    Non sono paragonabili, ma è come se io giudicassi il Pd solo dalle affermazioni di Rutelli.
    Mentre non sei stato in grado di rispondere in 4 giorni di discussione a nessuno dei fatti che io ho portato nella mia analisi sul Pd.
    Capisco che ti tolga dall'imbarazzo attaccare rozzamente i comunisti à la Berlusconi svicolando dal tema della discussione.

    In ogni modo, il governo Prodi è stato un disastro, per la sinistra e pure per il Pd (che non è più sinistra, lo ripeto io e lo ripetono loro). Non capisco come si possa difenderlo. Il Pd in un anno ha perso svariati milioni di voti.
    Rifondazione ha sempre sostenuto Prodi, parlare di ricatti da parte tua verso la sinistra che contava 150 parlamentari è davvero ridicolo. Quando il Pd, subendo un ricatto, assicurò la poltrona di ministro della giustizia a Mastella.

    Turigliatto commise un errore, legittimando la guida della sua componente interna, poi diventata sinistra critica. Fu giustamente punito, ma fu un errore espellerlo.
    Da quel governo bisognava uscire per decisione politica dopo consultazione degli iscritti. La cosa, dopo il vergognoso Pacchetto Welfare stava pure maturando, ma poi il governo cadde da destra.

    Ripeto, se per te poi è più ragionevole chi è più moderato, chi si svende alla prospettiva governista, chi dovrebbe stare 5 anni in un governo a dire signorsì al Pd perché di là c'è il Babau, inutile discuterne.

    Come ancora, se poi per te quando si fa un accordo scritto e firmato (nel '96 come nel 2006) che comporta grandi sacrifici e non lo si vede rispettare in NESSUN punto, pensare di recedere significa ricattare, allora siamo su 2 pianeti diversi. Un accordo politico non significa dire “voi siete i più grandi, avete ragione, dateci 2 posti e noi vi votiamo sempre”. La realtà è che i governi di Prodi, entrambi, risposero infinitamente di più agli interessi economici forti (che pure li sostenevano) che alla sinistra che lo votò con tanta speranza.
    Per questo ritengo che non ci siano più le possibilità per un accordo organico di governo. Proprio per onestà politica ed intellettuale, perché ci siamo passati ed ha fatto male ad entrambi.

    La proposta di legislatura breve è volta a ripristinare condizioni accettabili per una democrazia. Questa legge elettorale e questo sistema radiotelevisivo sono i due principali ostacoli.

    Se poi il Pd pensa di vincere le elezioni alleandosi organicamente con Casini, più affidabile evidentemente, si accomodi, noi staremo all'opposizione. Ti ricordo soltanto che le uniche volte in cui si è battuto numericamente Berlusconi, c'era dentro tutta la sinsitra. Ho fiducia che su questo punto Bersani sia più arguto di te.

    Io non chiamo alla “distruzione radicale della sinistra”, ma del Pd, attenzione…

    Vlad l'Impalatore. Io ci ho colto uno spiacevole riferimento a Luxuria, di cui parlavamo nei post appena precedenti. Se non è così mi fa solo piacere. Ma è un paragone che evidentemente TU usi spesso, la sparata sulla mia cultura generale e la classe operaia etc è disgustosa.

    Infine, ma tu lo sai cosa diceva Berlinguer, un comunista vero, sulla democrazia parlamentare? Quel Berlinguer a cui i leader del Pd preferiscono Craxi, proprio lui.
    E' vero che secondo Marx, e secondo me, una democrazia reale eccede i confini della rappresentanza parlamentare, ma i socialisti ed i comunisti, dalla socialdemocrazia tedesca al Pci, hanno sempre dato enorme importanza alle assemblee elettive e anche parteciapto ai governi. In Italia hanno SCRITTO LA COSTITUZIONE.

    Dicendo che ai comunisti la democrazia non piace ti poni sullo stesso piano della peggiore propaganda anticomunista di sempre, dal senatore McCarthy in giù, con Moro saldamente alla tua sinistra.

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  4. Io qui non ci vedo tanto il rischio di degenerare in toni eccessivi, quanto quello di finire per discutere di cose, eventi e personaggi del tutto marginali.

    Ora la differenza fondamentale che io riscontro tra il PD e le forze alla sua sinistra è proprio a livello di senso politico.

    Il PD ambisce essenzialmente a vincere le elezioni ed a governare. A parte il rigore fiscale, la definizione della sua agenda politica (guerra o pace? laicità o distensione con la Chiesa? sostenere di più le imprese o i lavoratori?) è quasi completamente rimandata a data da destinarsi, e verrà poi largamente decisa sulla base della congiuntura, ed attuata mediante compromessi più o meno compromettenti. Il PD, dunque, non ha paradigmi di riferimento; anzi: l'accusa che gli si muove più spesso è proprio quella dei ripetuti voltafaccia nei confronti della storia della sinistra; ma per lo meno è accordabile con la realtà.

    La sinistra radicale, per contro, ha quasi zero gradi di libertà. A monte di ogni cosa c'è un manuale – più o meno definito e più o meno aggiornabile, vedi ad esempio il pacifismo senza se e senza ma (che ad un certo punto è stato introdotto ex-abrupto, proprio come il filioque, l'immacolata concezione o l'infallibilità papale) – di idee, pregiudiziali, linee rosse, posizioni intransigende, con tanto di appendice estetica di esaltazione della posizione massimalista e coerente con la propria storia. C'è poi un insieme di cose pratiche che, a torto o a ragione, vengono considerate conquiste storiche e che occorrere conservare a tutti i costi, salvo appunto stipulare compromessi che vadano contro il sopracitato paradigma. Dunque ogni discorso che comporti un compromesso, come appunto quello di governare o di impedire che a governare ci vada tizio, diventa assolutamente secondario.

    A mio modo di vedere il discriminante fondamentale è qui, nella scelta che ognuno di noi fa (esplicitamente o implicitamente) nel darsi una concezione della politica; se, in particolare, questa possa eventualmente limitarsi al sostenere – da una posizione marginale ed in maniera ideologica – la sola ideologia, o se, per contro, la prospettiva di doversi sporcare le mani debba esser messa in conto e considerata difficilmente evitabile; con tutti i pregi ed i difetti che conseguono da ciasun caso.

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  5. Solo una postilla: come dicevo delle cose che “spero sian frutto della foga della discussione”, non è il tono a preoccupare. Personalmente non sopporto più il gistificare qualsiasi cosa, che si riscontra in molti contesti, con la “passione”. Affermazioni come “piuttosto al governo coi camorristi” saranno da bar, ma intanto entrano nel novero del possibile e del giustificabile. Già visto. Poi talvolta si passa al “pragmatismo” e al “la gente lo vuole”.

    Credo non sia un fatto marginale.
    Come forse è da notare anche come la temperatura spesso salga di più nelle discussioni “interne” o tra potenziali vicini, che quando si parla di porcherie assolute degli avversari.

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  6. Atlantropa:

    davvero, il disegno che fate di Rifondazione e della sinistra radicale è una rappresentazione di comodo. Uno schema rigido che funge da argomento pregiudiziale in ogni discussione.
    “Non sanno e non vogliono sporcarsi le mani”, “non sanno cosa vuol dire fare un compromesso”, “hanno una concezione ideologica della politica, che invece è l'arte del possibile”.

    Ora, fermo restando che questo tipo di concezioni esiste, non lo nego, in svariati gruppetti della sinistra, molto minoritari, Rifondazione negli ultimi 13 anni ha affrontato teoricamente e praticamente il tema del governo svariate volte. Ha governato e continua a farlo negli enti locali di ogni ordine e grado, ha appoggiato dall'esterno il primo governo Prodi, ha avuto un ministro e 2 sottosegretari nel secondo, ha avuto addirittura un presidente di Regione di coalizione (poi fuoriuscito). Abbiamo appoggiato giunte impresentabili, da Cofferati a Bassolino a Loiero.

    Secondo me il discorso andrebbe completamente rovesciato. E andrebbe indagato il tema del governo e in relazione ad esso quello della degenerazione della politica. Una politica scaduta a prassi dell'amministrazione, della costruzione del consenso per via clientelare, a scontro di lobby, a spartizione del denaro pubblico, a lottizzazione. Io credo che Rifondazione, ad esempio, ma anche i partiti che hanno dato vita al Pd, siano usciti malconci da questi 13 anni e oltre. Oltre alle mani ci siamo sporcati l'anima.

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  7. @GG
    Ascolta, io non ho una rappresentazione di comodo della sinistra radicale, per il semplice motivo che non ho proprio un mio comodo politico; difficile averne, peraltro, ora come ora. Non sono nel PD, non ho votato a queste primarie (meno che mai alle precedenti, ch'erano farse), in generale non apprezzo particolarmente questo meccanismo, nè credo alle panzane adinolfiane sulla democrazia diretta, nè ho votato PD alle europee, etc.

    Ora, mi dici che in questi anni Rifondazione le mani se l'è sporcate eccome; verissimo, ma non proprio nel senso che intendi tu.
    Io vivo, per purom caso, proprio nella regione amministrata dal fuoriuscito Nicola Vendola detto Nichi [anzi a suo tempo mi son pure ritrovato a suonare, ahimè gratuitamente, in un concerto per sostenerne la candidatura; ovviamente disertai anche quelle primarie], quindi non ho potuto fare a meno di notare come, benchè a suo tempo il problema della Sanità fosse stato messo al centro del discorso politico vendoliano (insieme al potere vivifico degli agrumi, alle solitudine nelle periferie metropolitane, alle contorsioni degli ulivi secolari come metafora della vita, ed altre amenità), poi la sua giunta è stata azzerata proprio in conseguenza di malaffari nella gestione del sistema sanitario.

    Ciò detto, continuo a chiedermi: che senso hanno forze politiche come Rifondazione, Sinistra Critica o i Verdi?, che competenze hanno in materie fondamentali come l'economia?, che margine d'azione hanno nel giudicare l'opportunità di utilizzare i militari in occasione di tensioni internazionali?, che collocazione intendono dare all'Italia a livello internazionale?, per eesmpio l'ombrello della NATO va ancora bene o no?; e soprattutto: quali strati della popolazione ambiscono a rappresentare?, quanti voti prendono effettivamente tra di esse?, cosa fanno concretamente (quindi lascerei da parte mercoledì letterari, discorsi, convegni, tavole rotonde e quant'altro) in loro favore. Ecco, a questo tipo di domande – spero non capziose – da solo non riesco a trovare una risposta.

    PS1: per un materialista l'anima non dovrebbe esistere, non credi?
    PS2: a leona', ma quando finisce questa pagliacciata della solidarietà ai twitterai iraniani?

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  8. Atlantropa:
    io credo invece che l'esempio di Vendola che hai citato rientri proprio nell'ambito del mio discorso precedente.
    Rifondazione sceglie di intraprendere la via del governo con tutte le forze di centrosinistra, accetta il meccanismo delle primarie, le vince, porta un proprio presidente al governo. Con la speranza di spostare a sinistra l'asse politico della coalizione e dimostrare che un'amministrazione di centrosinistra, in una regione difficile, può davvero essere diversa.

    Ma all'interno dei palazzi è costretta a cedere ad ogni sorta di ricatti, veti incrociati, consuetudini clientelari se non apertamente illecite.
    Vendola, che come puoi comprendere ho pochissimo interesse a difendere, è costretto del Pd a nominare un assessore alla sanità del Pd. Alla sanità così come in tanti altri settori strategici. E, semplicemente, non regge.

    Poi, invece di prendere atto della situazione insostenibile, azzera la giunta e la ricostituisce aprendo a destra e in prospettiva anche a pezzi ex An pur di battere la destra di Fitto. Ma questa è un'altra storia.

    Non è una questione di competenze, sulle quali torno. Il problema è che la sinistra, se si appiattisce sulle funzioni del governo con la speranza di spostarle a sinistra, e si dimentica di investire sul suo “core business” che sono le mobilitazioni sociali, i movimenti, perde. Non ha la forza per gestire efficacemente QUESTO potere in QUESTI tempi. L'Udeur è molto più brava.

    Il Pd si è completamente votato alla gestione amministrativa del potere e infatti ha perso ogni qualsivoglia connotazione di sinistra e si è aperto a influenze di malversatori (io non mi dimentico di Consorte e Latorre per esempio) se non proprio veri malviventi e criminalità organizzata.

    Le competenze: io non voglio essere a tutti i costo polemico, ma quella che fai è un altra rappresentazione piuttosto ideologica della sinistra: idealista e incompetente. Attorno a Rifondazione girano vari economisti di formazione marxista, anche molto stimati. Penso a Realfonzo (ora assessore a Napoli vicino a SeL) o a Brancaccio (vicino al Prc).
    A sinistra mancano ALCUNE competenze, in economia, di cui invece il Pd è pieno. Ex dipendenti Goldman Sachs e Lehman brother, privatizzatori di asset pubblici negli anni '90, espertoni che hanno per esempio infarcito gli enti locali di prodotti derivati che contribuiscono al debito pubblico enorme dell'Italia.
    Il tuo discorso poggia sull'assunto da me denunciato nei primi post che le condizioni di oggi sono date come immutabili. Quindi economia globalizzata, ombrello della Nato…

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  9. Le tue domande però non sono capziose, cerco di dare qualche rapida risposta.
    La Nato nasce come strumento di difesa in un mondo bipolare. Che senso ha adesso? Che senso hanno le centinaia di basi militari americane in giro per l'Europa e per il mondo? Può una forza politica essere contraria a questo stato di cose? Io dico di sì.

    Sulla reale rappresentanza degli strati sociali più deboli ci sarebbe da aprire una discussione intera. Dico soltanto che non bisogna rinunciare a ricostruire una rappresentanza reale di precari, disoccupati, lavoratori…una rappresentanza nella società, nella costruzione di senso collettivo sui territori. E non pensare quindi che l'unica cosa che la gente vuole sono “risposte concrete” dalle istituzioni. La Lega, per dire, non lo fa.
    La “gente” vuole star meglio (perché sta male, altro che crisi finita), ma io sostengo che da questo sistema politico ed elettorale poco ne potrà spuntare. Il governo si accinge, sotto dettato confindustriale, a finanziare il taglio dell'Irap con i fondi grondanti di sangue dello scudo fiscale: un incesto immondo sul corpo della democrazia. Dal governo, anche di centrosinistra, in questi anni è venuto davvero molto poco di buono.

    Cosa deve fare la sinistra, concretamente? Il suo mestiere: costruire, appoggiare, coordinare il conflitto sociale, organizzare la partecipazione popolare alle decisioni pubbliche. Abbiamo bisogno di conflitto, non della pacificazione interclassista del Pd.

    Infine, Marx e l'anima: innanzitutto, la decisione di Turigliatto sull'Afghanistan nulla aveva dell'obiezione di coscienza. Era un atto politico che sanciva il dissenso della sua componente nei confronti del partito.
    Per un materialista non esiste l'anima in quanto sostanza trascendente, ma la coscienza sì, perdiana! La coscienza di classe, innanzitutto. I marxisti hanno un'ottima opinione dell'uomo e della sua moralità, altroché.

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  10. Great Gig, scusa: posto che sono relativamente vicino a te e alla tua area politica, una frase come “I marxisti hano un'ottima opinione dell'uomo e della sua moralità” si scontra con un fenomeno enorme, chiamato “socialismo reale” e che certamente si considerava marxista.

    (Col che, sia chiaro, non voglio sostenere l'idiozia per cui Rifondazione, o tantomeno tu, abbiate qualcosa a che fare con gli orrori e gli errori del socialismo reale; ti faccio notare una questione storica, tutto qui).

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  11. GG, francamente non capisco bene su che piano vuoi mettere la discussione, se sul qui ed ora o nella prosepttiva di un futuro migliore – da realizzarsi chissà come.

    (1) Tu dici che Vendola sarebbe stato ricattato dal PD, che il PD sarebbe interamente responsabile degli episodi di corruzione nella giunta regionale pugliese, che Vendola non avrebbe nessuna responsabilità dell'accaduto, ed anzi il suo unico errore consisterebbe nel tirare dritto.
    Beh, troppo comodo; un presidente di regione nomina personalmente i propri assessori; chiaramente non potrà scontentare del tutto i suoi maggiorenti, ma avrà pure un margine di indipendenza decisionale; ha poi modo – oltre che il dovere – di rendersi conto della situazione, specie su una roba grossa e centrale come la Sanità – che di suo è una delle competenze regionali più importanti.
    Non che, ovviamente, Vendola debba rispondere penalmente dell'operato di un suo assessore, ma moralmente e politicamente sì, vi è una responsabilità oggettiva. Invece, nel solco della tradizione italica, si è limitato a rimanere al suo posto e ad effettuare un rimpasto a bubbone scoppiato.
    [Attenzione, poi, chè se il gioco è quello di ipotizzare ricatti di un qualche potere forte dietro le quinte, si potrebbe fare lo stesso ragionamento per tanti altri personaggi del PD].

    (2) Ancora non mi hai spiegato chi dovrebbe votare a sinistra del PD e perchè.
    Molto del tuo ragionamento è completamente astratto dalla realtà, e consiste nello spiegare solo perchè in un mondo diverso – migliore – di questo, in cui la politica ha un altro significato, in cui è rispolverata la lotta di classe, in cui le decisioni sono tutte razionali, si dovrebbe votare una forza come Rifondazione. Ma il mondo reale è quello che è ed è nel mondo reale che si voterà la prossima volta – Marx stesso ha educato alla pratica.
    La NATO è poco più di un prolungamento dell'NRA, i sistemi maggioritari possono dar luogo a risultati paradossali e del tutto inaccettabili dal punto di vista della matematica democratica, la disaffezione dalla politica avvenuta negli ultimi 25 anni è una deriva sconcertante; ma è in questo panorama che si deve governare.
    In questo mondo reale chi deve ripristinare il proporzionale?, con chi vai al governo per portare l'Italia fuori dalla NATO? chi riporterà la partecipazione politica ai livelli degli anni 80? Sono solo varianti delle domande precedenti.

    (3) Infine, il punto non credo sia quello di definirsi astrattamente comunisti; anch'io mi ritengo comunista – anzi, penso che in cuor loro lo sono anche D'Alema o Nanni Moretti, e Marx viene riscoperto anche da Tremonti… – ma questo non risolve minimamente il problema di decidere come agire politicamente.
    Quelli che tu mi pare consideri come elementi poilitici vitali – i movimenti, l'ecologismo, il brand no global/no logo – a me pajono esperienze vuote e di scarsissimo valore.
    Quando parli di capitalismo agli sgoccioli mi viene da rammentare come nel 29 in America si morisse letteralmente di fame (l'esercito sparava sui veterani), e se ne venne fuori solo con una bella guerra mondiale.
    Se la Lega mettesse davvero sul piatto la revisione del Concordato, ad una prossima elezione non so se voterei tanto di buon grado “a sinistra”; in questo momento storico non riesco a vedere una cosa più di sinistra di liberarci della chiesa romana.

    Questo per sommi capi.
    Ciao, Rocco.

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  12. Va bene, gratti tutto e trovi la solita rivendicazione d'identità: io sono comunista e lo resterò fino alla fine dei tempi.

    Però a me non interessa se una persona x si considera comunista. Peraltro ci sono tanti comunismi e non ce n'è uno che gli assomigli. Davvero, citami un vero pensatore o politico comunista che avesse quest'attaccamento morboso al proporzionale. O sei un comunista alla Marx – e allora la democrazia parlamentare non ti piace così tanto – o lo sei alla Togliatti, e allora SCRIVI LA COSTITUZIONE. Ma la scrivi perché sei un Partito massa e rappresenti una parte rilevante del popolo.

    Tu non sei né marxiano né togliattiano. Tu credi nella nicchia, come Pannel… ops. Vuoi il tuo 5%, e in cambio… in cambio appena ci sarà da lavorare a qualche compromesso scoprirai la categoria della “coscienza” e manderai di nuovo il tavolo all'aria. Perché è nella vostra natura di comunista da proporzionale.
    Ormai è 11 anni che vi comportate così: pensate che qualcuno ci caschi ancora?

    Ripeto, io non ho pregiudiziali contro il proporzionale: ma perché partiti più grandi dovrebbero fare questo favore a voi, ben sapendo che nel momento del bisogno spunterà il Turigliatto di turno? Oppure, ed è l'ipotesi che formulavo più sopra, ci prendete tutti per fessi.

    Io credo che anche senza ritorno al proporzionale ci sia spazio in Italia per un partito solido a sinistra del Pd, con riferimenti abbastanza chiari e un'identità abbastanza delineata. Come c'è in Germania: se ci fosse in Italia la voterei, e la voterebbero tanti che invece votano Pd.

    Mi sembrerebbe logico che alla formazione di questo partito lavorassero i partitini che ci sono adesso, investendo anche nell'individuazione di una figura carismatica, magari proveniente dall'amministrazione locale (che è il posto dove ci si fanno le ossa e s'impara a negoziare e ad ascoltare gli elettori).

    Mi sembrerebbe logico, ma siamo in Italia, e quindi è più logico aspettarsi comunisti vs comunisti per stabilire chi è più comunista, verdi vs verdi, eccetera. Tutto questo andrà avanti probabilmente fino alla consunzione finale, e mi sta bene.

    Il giorno dopo magari nascerà qualcosa di buono. Ecco, quel giorno io propongo di reintrodurre il proporzionale.

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  13. Vedo che la discussione è andata avanti per un'intera settimana, e forse già i lettori si saranno stancati di leggere nuovi commenti. Ad ogni modo, vorrei provare a dire la mia.
    Il PD è del tutto indifendibile, e lo stesso Leonardo, schierato a favore delle primarie, non prova neanche a difenderlo: piuttosto attacca, tentando così di dimostrare che il PD è comunque meglio delle schifezze che lo circondano.
    Su ciò che sta alla sua sinistra, è davvero difficile non dirne il peggio. Questa è la situazione. A livello europeo, e particolarmente nel caso della Germania, alla crisi elettorale delle socialdemocrazie si è accompagnato un successo assolutamente significativo di ciò che sta a sinistra, comprendendo anche i verdi, che sfuggono in realtà a una classificazione destra – sinistra.
    Si potrebbe quindi dire che, mentre nel caso del PD la bassa qualità del gruppo dirigente si accompagna a una crisi del moderatismo di sinistra, mentre nel caso della sinistra “radicale” è solo la dabenaggine di un intero gruppo dirigente che ne spiega la crisi profonda.
    Mi pare che Leonardo insomma, che ne fa però un uso a mio parere improprio utilizzandolo come difesa del PD, interpreta perfettamente una vocazione minoritaristica di quest'area politica. A questa visione minoritaristica, si associa una vocazione ultraparlamentarista, che vede in una propria rappresentanza parlamentare lo scopo centrale dell'impegno politico. Così si spiega la scelta proporzionalista di queste formazioni.
    Se invece a sinistra ci fosse una reale voglia e capacità di progettazione del cambiamento, si sposerebbe l'ipotesi bipartitica più che bipolare. Il bipolarismo sposa i difetti del proporzionale e del maggioritario assieme, ed è la scelta sicuramente peggiore. Perchè allora non getare il guanto di sfida a questo PD, così in declino, così squalificato, con un gruppo dirigente così modesto? Perchè un partito significa per loro una formazione costruita attorno ad una figura politica, secondo una logica di personalizzazione, piuttosto che classicamente settaria. Ci si dividesse almeno su idee e programmi diversi, sarebbe già qualcosa, ma invece la divisione sta nell'accusare l'avversario di essere un traditore: con queste dinamiche, è ovvio che non si va da nessuna parte, si distrugge assieme al dirimpettaio se stessi.
    Per me, è abbastanza ovvio che la condizione preliminare per fare qualcosa di buono a sinistra è mandare a casa gli interi gruppi dirigenti, per manifasta incapacità e indegnità. Solo dopo una tabula rasa di questo tipo, si potrebbe sperare che qualcosa di positivo possa sorgere. Invece, nessuno intende andare a casa: tutti pronti a intimarlo agli altri, nessuno disposto a fare pulizia a casa propria. Finchè quindi ci saranno persone disposte a dare loro credito, le speranze sono pressocchè nulle. La partecipazione alle primarie è appunto il segno di un credito dato ancora a questa gente, un credito del tutto ingistificato in base ai riscontri obiettivi. Quale banca concederebbe un prestito a un pluriprotestato?

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  14. Atlantropa, ti rispondo punto per punto.

    1) Su Vendola siamo sotanzialmente d'accordo, dico davvero. Non intendo assolverlo in nessun modo, ha la responsabilità politica di quanto è avvenuto nella sua regione. Solo, dicevo che questo errore è dovuto ad un ragionamento di fondo che reputo completamente sbagliato. E cioè che la sinsitra, che ha provato a cambiare le cose con la lotta e i movimenti ma non c'è riuscita, li giudica perdenti e quindi decide di coalizzarsi con forze molto moderate per spostare l'asse di questi governi a sinistra. A mio parere, con questi rapporti di forza, in questa fase, è sbagliato alla radice. Ci emozionammo molto quando vinse le primarie in Puglia, non sapevamo che sarebbe andato contro il muro del potere.

    2) Il punto qui è quelloche ho evidenziato qualche post fa. NON E' VERO che si deve governare. Non ce l'ha scritto il medico. La sinsitra ha il compito primo di organizzare conflitto e partecipazione, di risvegliare la cultura, di invertire i rapporti di forza reali.
    Sulla base di ciò, può valutare, tatticamente e non strategicamente, di partecipare ai governi.
    Sono tutte cose che Bertinotti diceva fino al 2003-2004. Poi, la svolta governista, il volersi rendere affidabili al centrosinistra, la sconfitta.
    Più praticamente, bisogna costruire un partito (e tanti soggetti attorno ad esso, associazioni, sindacati) votato al sociale. E partire dai governi locali, dai piccoli comuni, dove più semplice è costruire programmi condivisi che si possono realizzare. Per me la sinistra non deve più andare al governo quando questo ha nel programma punti radicalmente contrari alle proprie idee, cioè ad una trasformazione dell'esistente. Esempi: va bene un'alleanza col Pd nel comune della Val di Susa che non vuole la Tav. Non va bene in Campania dove il Pd appalterà nuovamente la sanità ai democristiani che hanno prodotto un buco di 1 mld di euro.

    Chi ci dovrebbe votare? Il mondo del lavoro innanzitutto, e le nuove generazioni, quasi tutti precari. Il mondo del lavoro che oggi non ha più lo strumentario politico minimo per leggere oltre la condizione spesso durissima che vive e badare all'interesse generale, alla collettività. La sinistra deve ricostruire questo tessuto. Ci vorranno anni, lo so. Perciò l'obiettivo non è il governo di domani mattina se Berlusconi dovesse cadere.

    Sul proporzionale, ho già detto. Ci sono fasce del Pd che lo vogliono (tra cui D'Alema), Casini lo vuole. Lo reputo una precondizione perché col proporzionale c'è la speranza che le lotte popolari di oggi e del futuro (la Nato, per esempio) trovino sbocchi per via democratica, parlamentare. Col maggioritario molto meno, se non punto.

    3) Qui divergiamo nettamente. Io considero l'esperienza del movimento altermondialista il fatto politico più interessante degli ultimi 15 anni. Se distogliamo lo sguardo dalle propaggini incancrenite di quel movimento che ci sono in Italia, ci accorgiamo che quelle idee, le idee del forum mondiale di Porto Alegre, sono alla base delle trasformazioni sociali e politiche di tutto un continente, l'America Latina, che si avvia dichiaratamene verso esperienze di socialismo. I principali leader del movimento (Chavez, Morales) si definiscono figli diquel forum.
    Ancora, le analisi economiche del moviemnto avevano ragione sul capitalismo finanziario e globalizzato. Il movimento aveva previsto questa crisi così grave e ne aveva previsto i termini.
    Altro che scarsissimo valore.
    Dal '29 si uscì con una guerra, cioè il mezzo più potente di ristrutturazione che il capitale ha conosciuto nel secolo passato. Perciò occorre invertire questa tendenza, perché altrimenti gli Stati Uniti (e alleati) tenteranno di recuperare militarmente lo svantaggio economico che stanno accumulando. Quando si deciderà di non scambiare più l'energia in dollari, gli Usa faranno guerra, Obama o non Obama.

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  15. Leonardo, sorvolo gli argomenti che usi da giorni, ti ho già risposto più volte.

    Perché dovrebbero “concederci” il proporzionale.
    Ho già detto ad Atlantropa che ci sono parti importanti del Pd che lo vogliono, Bersani ci sta pensando. Casini l'ha sempre voluto.
    Col proporzionale, poi, non ci sarebbe Turigliatto che tenga, perché i governi e le alleanze si farebbero in parlamento, sulla base dei progetti politici che hanno ottenuto tot voti e quindi tot parlamentari in proporzione.
    Non si correrebbe il rischio di fare un'alleanza larghissima pensando di vincere facilmente e poi ritrovarsi con 2 senatori di maggioranza.

    Che Rutelli fosse più vicino a Casini che a Bersani noi lo diciamo da tempo immemore. Ma col maggioritario ci dovevamo governare noi, con Rutelli. Il proporzionale rappresenterebbe un elemento di sanità politica non indifferente.

    Ancora, nessuna ossessione. Rifondazione da che è nata è proporzionalista. E si batté come un leone per evitare che la quota proporzionale del mattarellum fosse spazzata via dal referendum quando l'onda maggioritaria nel Paese sembrava al suo apice. Si vinse per pochi, voti, per fortuna.
    Semplicemente, il proporzionale è più democratico. Se avessi proposto il maggioritario ai costituenti, tutti, ti avrebbero guardato come un gerarca fascista, probabilmente. Tutto qui.

    Sull'unità a sinistra. Io sono per l'unità, ma non in quanto valore fine a se stesso. Individuo alcune discriminanti, oltre le quali non ha senso unirsi perché ci si dividerebbe il giorno dopo su questioni sensibili.
    L'anticapitalismo e l'antibipolarismo sono le prime che mi vengono in mente. Con il punto fermo, accanto a queste, della questione morale.
    Vendola, che il tuo ragionamento sembra descrivere (e in realtà lo fa), non riesce neanche a tenere insieme i cocci di mozioni sconfitte dei congressi dei Verdi e dei socialisti. Perché già tra di loro si dividono su questioni dirimenti. Vendola e gli ex Prc parlano del precariato dicendo di voler abolire la legge 30, i socialisti non ne vogliono sapere e sono più liberisti di un Bersani.
    I Verdi, da sempre e in Europa, non vogliono schierarsi a sinistra. In Italia hanno rapporti persino coi radicali che in economia sono quanto di più lontano dalla sinistra ci possa essere.

    I tanti problemi del Pd derivano dal fatto che in esso albergano tradizioni e finalità troppo differenti. E il collante è diventato il potere, favorendo la crescita di un apparato dirigente sempre più senza scrupoli. Questa unità che mette sotto il tavolo programmi e identità, che è alla base della formazione del Pd e del progetto di Vendola, è manco a dirlo un effetto del maggioritario.

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  16. Falecius: a discutere del socialismo reale ci metteremmo giorni. Ti dico soltanto che io sono tutto fuorché un nostalgico, nell'89 avevo neanche 8 anni. Non a caso milito in un partito non nostalgico, né del socialismo reale e neanche del Pci. Milito in un partito che si propone la rifondazione teorica, pratica e politica del comunismo.

    In ciò considerando gli orrori che il '900 ha prodotto, ma non traendone la conclusione che il marxismo, ma soprattutto la necessità di cambiare radicalmente un sistema-mondo profondamente ingiusto, siano da buttare via.

    Il Pd non è di sinistra perché ha rinunciato alla trasformazione dell'esistente, anzi spesso anche alla critica.

    Esempio che amo fare. Il Terrore e Napoleone non implicarono che le idee di democrazia ed uguaglianza della Rivoluzione francese fossero sbagliate.

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  17. Proprio perché nell''89 avevi 8 anni, forse non hai riflettuto abbastanza su cos'era l'Italia ai tempi del proporzionale. Non esattamente un paradiso in terra.

    “Col proporzionale, poi, non ci sarebbe Turigliatto che tenga”… t'invito, visto che queste cose le studi, a calcolare la lunghezza media di un governo o di una legislatura della prima repubblica. Non ci sarebbe un Turigliatto, no: ce ne sarebbero parecchi. In generale, più trasformismo di quanto ce n'è adesso.

    Quello a cui tu ambisci sarebbe, né più né meno, prendere parte a una lottizzazione: sta bene, basta dirlo. A noi nati prima degli '80 la cosa non suona eroica per niente. Stiamo ancora pagando per il debito pubblico di quegli anni.

    In generale, tu dai per scontata una cosa (proporzionale = unica vera democrazia) che non è scontata per niente. Non esiste nessuna forma assoluta di democrazia, esistono sempre diaframmi che distorcono la volontà popolare. Io non sono un feticista della volontà popolare, e quindi non trovo niente di scandaloso nel fatto che la v.p. venga distorta quel minimo sufficiente a garantire stabilità e alternanza. Lo fanno in tante nazioni e nessuno parla di fascismo.

    Noto anche che no, non furono i padri costituenti a volerlo, ma la maggioranza degli italiani con un referendum.

    Poi si può benissimo costruire cultura e aggregazione: ma senza fare un partito, che ha scopi ben precisi (non quello di vellicarvi l'identità). Il movimento altermondialista ci ha provato, e in quel momento Rifonda e gli altri partitini erano solo d'impiccio.

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  18. Dev'essermi sfuggito qualcosa, per cui cerco di fare il punto delle cose che più mi interessa capire.

    1. Tre giorni fa Ssostenevo come dal mio punto di vista la differenza fondamentale tra il PD e le “forze” alla sua sinistra consistesse nel senso politico del progetto: il PD vuole innanzitutto governare, la sinistra radicale vuole innanzitutto rispettare e ribadire ideologia e tradizione storica.
    Mi fu fatto notare che quella era una rappresentazione di comodo.
    Ora scopro che tutto sommato governare non è una prescrizione del medico: la sinistra dovrebbe “organizzare conflitto e partecipazione, […] risvegliare la cultura, […] invertire i rapporti di forza reali”.
    Per prima cosa mi chiedo, en passant, in che senso quella “rappresentazione di comodo” fosse sbagliata. A me pare, GG, che quanto dici è grosso modo quello che dicevo io, solo con altre parole.
    Ma soprattutto penso che votare per delle forze radicali può avere senso solo nelle elezioni legislative che avvengano all'interno di un ordinamento in cui siano previste elezioni separate dell'esecutivo; e non è esattamente il caso italiano – che, anzi, col passare del tempo tende ad esserlo sempre di meno. Nel quadro attuale votare per una forza senza ambizioni di governo non ha forse il sapore di buttare metà del potere associato al proprio voto?

    2. GG, non capisco bene se stai davvero sostenendo che Chavez ed i movimenti siano qualcosa di oggettivamente omogeneo.
    A me pare una tesi azzardata.
    Per esempio una delle poche cose su cui i movimenti sono universalmente d'accordo è il verbo dell'ecologismo e dello sviluppo sostenibile. Per contro l'azione politica ed economica di Chavez è centrata sull'espropriazione e la nazionalizzazione dei pozzi di petrolio, e sulla possibilità di reinvestimere nel sociale i proventi della vendita di combustibile fossile. E mi pareva di aver capito che ci sia pocco o nulla di meno eco-sostenibile del bruciare combustibile fossile – tranne ovviamente il nucleare, che sta agli ecologisti come la kriptonite al noto supereroe. Dove sbaglio?

    3. Sulla questione dello sviluppo sostenibile c'è una cosa che non capisco: quanti sono quelli che baratterebbero il proprio posto di lavoro in un industria con uno stato di precarietà in cui però quella stessa industria abbia dimezzato le emissioni? e se la risposta dovvesse essere “pochi o nessuno” sorge una nuova domanda: che cosa dovrebbe fare, allora, una vera forza di sinistra? stare con gli operai o col movimento?
    Non è un problema ozioso: già in Italia non dovrebbe essere difficle trovare casi in cui la questione s'è posta più o meno in questi termini.

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  19. Leonardo. Mi propini ancora un'obiezione di parecchi post e giorni fa. “Vuoi il proporzionale puro allora sei nostalgico del pentapartito”.

    Il pentapartito (ma anche i monocolore Dc, il centrosinistra etc) era un sistema drogato dalle condizioni internazionali. Italia paese della Nato, impossibilità dell'alternanza. I governi erano deboli per questo, perché non erano rappresentativi dei moti della società, perché senza alcun tipo di alternanza si erano identificati con gli apparati dello Stato ed erano ampiamente corrotti. La Dc manteneva il suo consenso con clientele, corruzione, collateralità alla mafia (e stragismo, aggiungo io). Insomma tutte cose non certo causate dal proporzionale. Che tuttavia garantiva al Pci un ampio potere in Parlamento e la possibilità di approvare talvolta legislazioni progressiste (persino quando non era completamente d'accordo).

    Il proporzionale non è la panacea di tutti i mali. E' semplicemente un sistema più democratico di altri e sicuramente più adatto all'Italia, dove è ancora presente un tessuto sociale molto ricco e diverse tradizioni culturali e politiche.

    Nei paesi anglosassoni il maggioritario secco e l'alternanza poggiano su fattori specifici, cioè su un elevato grado di consenso generale verso il sistema-nazione, che si esprime anche in termini di alto astensionismo. Questo storicamente, visto che molti di questi pilastri stanno venendo meno.
    E tuttavia io non mi rassegno ad un sistema bipartitico, votato solo al governo (più efficiente o meno) dell'esistente (o meglio, di quello che decide l'economia) espungendo ogni ipotesi alternativa. E dove l'astensionismo diventa oggi sintomo di esclusione sociale e non di consenso (e in Italia siamo sulla buona strada).

    Di fascismo ti avrebbero parlato i partiti di sinistra del dopoguerra, perché la legge che elesse i fascisti era con premio di maggioranza, e per la legge truffa del '53 quasi scoppiava l'insurrezione.

    Infine, Rifondazione, lungi dall'essere un impiccio per i movimenti, perde quando smette di puntare su di loro e profonde tutte le energie umane e politiche nella sfida dei governi.

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  20. Atlantropa, cerchiamo di intenderci:

    1) La rappresentazione di comodo consiste nel fatto, a mio giudizio, di pensare che Rifondazione abbia un approccio di tipo meramente ideologico alla politica e al governo. Considerando quest'ultimo come qualcosa di lurido da cui tenersi fuori per preservare la propria purezza dottrinale.
    Questo non combacerà coi tuoi pensieri ma fa parte di un senso comune piuttosto diffuso, specie per chi è di sinistra moderata.

    Rifondazione, in realtà, ha (o meglio vorrebbe avere) un approccio tattico al governo. Il governo immaginando non come fine ma come strumento di lotta politica. Così come intende il partito stesso. La cosa che sorprende chi guarda alla politica con le lenti di 25 anni almeno di governismo decisionista è che un partito potrebbe riflettere e valutare che in una certa fase politica la priorità potrebbe non essere il governo, ma la ricostruzione dei propri legami sociali e il miglioramento dei rapporti di forza di fatto nella società, mai così sfavorevoli alla sinistra.
    La domanda è: per battere davvero Berlusconi e il suo governo, meglio allargare l'alleanza a chiunque sia disponibile (Casini, Mastella, domani magri Fini) oppure concentrarsi nel rinforzare la propria soggettività, la propria proposta politica?

    Perché purtroppo la corsa infinita al governo, alla compatibilità, alla conciliazione, al compromesso al ribasso…altro non hanno fatto che alienare alla sinistra il proprio popolo (che un occhio alle cose che si dicono, ai simboli, alle identità, alla coerenza…ce lo butta sempre, a differenza della destra).

    La sensazione di buttare il voto, cioè il voto utile è una cosa molto forte e molto deleteria in questi tempi “governisti”. Perciò la proposta del proporzionale, sistema in cui questa leva malata di consenso funzionerebbe molto meno.
    (Una volta i comunisti non si poneva il problema di dover votare magari Psi perché il Pci non sarebbe mai andato al governo, ma sapevano che la loro forza avrebbe trovato sbocco, in Parlamento, nei governi locali, nella società: è questa la condizione da ricostruire, non il pentapartito o gli anni di piombo).

    2) Chavez stesso di definisce un figlio dei forum sociali mondiali e dichiara di voler costruire il socialismo. Poi certo, adotta delle politiche atte in primo luogo a salvaguardare l'economia e la sopravvivenza del proprio stato, prima che la riduzione della Co2 nell'atmosfera. Ma tieni presente che nazionalizzare l'energia (il petrolio è la principale ricchezza del Venezuela) e i settori strategici dell'economia sottraendoli al libero mercato e al dominio degli Usa, è una cosa molto molto no-global.

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  21. 3) la risposta sta nella programmazione strategica dell'economia da parte dello Stato, Cioè da parte di chi dovrebbe avere a cuore l'interesse generale e guardare alle cose con lungimiranza. Quello che serve è un finanziamento statale non per le grandi opere fatte per arricchire multinazionali e farabutti nostrani ma per riconvertire in termini ambientali la produzione industriale e non. Questo è un sistema, poi in Italia, in cui nessun privato mette un centesimo per innovazione e ricerca. Gli operai di Pomigliano d'Arco invece hanno presentato un piano per la riconversione del loro stabilimento alla produzione di auto elettriche. ma lo Stato pensa a detassare i surplus alla mafia e ad abbassare le tasse alle imprese tagliando la spesa sociale…
    Ipotesi più a lungo termine riguardano un piano per il risparmio energetico, il programma rifiuti 0, la decrescita felice.

    La sinistra dovrebbe costituire un grande movimento di opinione e di lotta attorno a queste parole d'ordine.
    (Prima che tra l'altro queste opzioni vengano imposte dalla crisi con costi sociali elevatissimi come è avvenuto negli Usa).

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  22. Innanzitutto ti rispondo per punti.

    1) Il voto utile è una cosa molto diversa da quella cui ho parlato in precedenza; il voto utile consiste semplicemente nel ridurre il campo di scelta alle sole forze che si immagina possano superare lo sbarramento.
    La mia riflessione, invece, verteva sul fatto che quando, oggigiorno ed in Italia, si vota alle politiche, il voto espresso serve sì per la determinazione la composizione del legislativo, ma di fatto determina pure l'esecutivo; in questo momento storico ci sono solo due schieramenti che possono ambire al governo, da un lato Berlusconi e dall’altro Ulivo/Unione/PD; dunque votare per una forza politica che pure passasse agevolmente la soglia, ma che non fosse coalizzata con alcuno dei due schieramenti, significa rinunciare ad esprimere una preferenza tra quei due. Per questo parlavo di voto a metà, perché se voto per Rifondazione non esprimo alcuna preferenza su chi voglio che mi governi.
    Aggiungo che trattare i due schieramenti come degli indiscernibili, dire che la vittoria dell’uno o dell’altro non fa alcuna differenza, è dal mio punto di vista un gravissimo atto di miopia e di qualunquismo; non vedere differenze tra gli attuali cdx e csx è superficiale almeno quanto non vederne le convergenze.

    2) Chavez col tempo ha intrapreso la strada di un socialismo più o meno genuino, e comunque sta facendo cose degne di attenzione. Ma non mi pare si tratti di alcunché di nuovo, nulla che non si sia già visto nel XX secolo, anche in America Latina. Dunque lasciam perdere i proclami o le etimologie: potresti mostrarmi cosa lega programmaticamente Chomsky o Agnoletto, a Chavez? ed in che modo le politiche di Chavez conseguono da Porto Alegre?

    3) Qui ci sono parecchie ingenuità – ingenuità del movimento, non propriamente tue.
    Per prima cosa se l’economia alternativa funzionasse non avrebbe bisogno di incentivi.
    In secondo luogo gli incentivi non crescono sugli alberi; specie in un momento di crisi economica, una politica di incentivi comporterà almeno nel breve termine dei tagli – probabilmente all’istruzione o alla sanità, ed aumentando benzina e sigarette – ed a quel punto dovremmo contarci e capire cosa è meglio e cosa è peggio.
    Quel che è peggio, le varie ricette no global, idrogeni, auto elettriche e compagnia, sono dei nonsense; finché l’idrogeno o l’elettricità saranno prodotti bruciando combustibili fossili, praticamente si sta proponendo solo di aggiungere qualche passaggio intermedio (con rendimento largamente minore di uno) ad una catena di trasformazioni energetiche, dunque di inquinare di più e ad un costo maggiore. L’auto a idrogeno, o quella elettrica, servono solo a ripulire l’aria nei centri urbani e nei garage, a poter passeggiare tra le automobili senza inalare PM10; ma globalmente il bilancio è negativo.
    La decrescita felice di cui parli non so quanto sia ineluttabile (peraltro le dottrine che parlano di cose ineluttabili al mio paese si chiamano religione) e soprattutto non so quanto trovi d’accordo i tuoi concittadini, o i cittadini dei paesi in via di sviluppo.
    Etc.

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  23. Ciò detto, da quello che dici mi pare di poter riassumere che il progetto politico della sinistra sinistra italiana sia attualmente quello di ripensarsi e radicarsi nella società; stando, almeno nel breve termine, lontana da impegni di governo, perché nelle esperienze di governo maturate sin’ora ha finito per smarrire ideali e consensi; nel mentre ci si augura che qualcuno ripristini il proporzionale.

    Verrebbe da riflettere innanzitutto sul fatto che dalla Bolognina sono passati vent’anni, e di questi venti la sinistra radicale ne ha passati al governo ben meno della metà; e allora perché il tempo residuo non è stato già utilizzato per ripensarsi e radicarsi?

    Inoltre: è evidente come con una legge elettorale con lo sbarramento, sia il PD che il PDL prendano più seggi; dunque quale maggioranza parlamentare dovrebbe votare una legge elettorale che vada a ledere questo interesse?, e se lo sbarramento resta, voi come intendete superarlo?, se la vostra è una battaglia di democrazia, perchè non ricorrete ad un democraticissimo referendum?

    Infine ripeto la domanda: qual è il vostro elettorato attuale?, quanti sono i voti che prendete tra le fasce deboli, e quanti invece quelli tra gli “intellettuali”?, quando parli di tradire il vostro elettorarto, stai parlando di operai, o di studenti universitari e qualche professore ordinario?

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  24. Ti propino la stessa obiezione perché tu non sei stato convincente.

    Ho la sensazione che il proporzionale per te non sia la conseguenza di un ragionamento, ma il postulato su cui tu fondi i ragionamenti; per cui non c'è verso di metterlo in discussione, crollerebbe tutto.

    Ogni volta che ti si fa notare che il proporzionale non è un'utopia, ma ha avuto una realizzazione molto concreta e ben poco esaltante, tu hai pronta l'obiezione: colpa della Guerra Fredda. Colpa della Guerra Fredda? Ma perché?

    Per quale motivo era necessario durante la Guerra Fredda avere governi fragilissimi, legislature brevi e partiti enormi che si sfarinavano in correnti, lottizzazione delle cariche pubbliche? Ce l'aveva chiesto Kissinger? La Cia e il Kgb operavano in tal senso?

    Dai. Son cazzate. Vorresti il tuo partitino col 4% per dimostrare che sei utile come minoranza, come Pannella che tu non hai mai detto che abbia fatto passare in Parlamento “robette come il divorzio e l'aborto”. Secondo me non sei così tanto utile.

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  25. Torno a leggere dopo un esame, forse a discussione chiusa. Giusto poche cose:

    Atlantropa:
    1) Esattamente per quello che dici tu bisognerebbe tornare ad un sistema elettorale che non colleghi immediatamente il partito o la coalizione votata ad un governo e ad un premier. Tu potresti essere un precario vessato dalla legge 30 che però, per il ragionamento che fai tu, si vede costretto a votare Pd, che sostiene quella legge, per fermare Berlusconi.
    Poi, non credo affatto che csx e cdx siano uguali, ci mancherebbe. Sto solo dicendo che l'attuale csx non è alternativo al cdx e non può costruire le basi, proprio per come è costituito, per battere durevolmente Berlusconi e il berlusconismo.

    2) Chavez nasce sulla battaglia per fuoriuscire dal Nafta, cioè un accordo di libero scambio, cioè la cosa su cui è nato Porto Alegre. Mettici poi la nazionalizazzione dei beni pubblici fondamentali, energia, acqua. Giusto le prime due cose che mi vengono in mente.

    3) Che le energie rinnovabili e le tecnologie alternative proposte da fior di scienziati siano dei “nonsense” è una tua opinione discutibilissima. Io penso l'opposto.
    La decrescita è un orizzonte piuttosto lontano, ineluttabile non per ragioni di fede, ma perché la terra è un sistema finito di risorse, e stanno finendo. Dovremo per forza ridurre e ottimizzare il nostro consumo di energia nel lungo periodo.

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  26. Leonardo:

    il proporzionale sarebbe l'inizio di una soluzione per la politica italiana. Altro che postulato.
    Ancora, appunto, l'inizio. Il proporzionale, da solo, non risolve nulla. E' solo un sistema elettorale che rende meglio rappresentabili in un sistema parlamentare le istanze della società. Mica è un sistema di governo.
    Sono i maggioritari convinti che hanno pensato che in un sistema elettorale in sé risiedesse la salvezza della politica italiana. Io non sono così ideologico.

    Durante la prima repubblica i governi erano fragili per tantissimi motivi, banalizzare il tutto come fai tu al proporzionale è questo sì ragionamento aprioristico.
    C'era un Pci al 30% che non poteva, per condizionamenti internazionali, entrare nell'area di governo. Quindi tutti i maneggi degli altri partiti erano mirati a spartirsi il potere non confrontandosi sui programmi, come andrebbe fatto in un Parlamento realmente rappresentativo, ma baloccandosi nell'impossibilità di un'alternanza di governo.

    Poi: corruzione, collateralità alla mafia, P2, stragi, Br etc Evidentemente per te tutti fattori secondari per la fragilità dei governi rispetto al proporzionale di allora.

    Chiudo sulla Cia. La centrale della Cia di Roma lavorava alacremente per scongiurare ogni ipotesi di ingresso del Psi prima e poi del Pci anche solo nella maggioranza di governo. E sceglieva di volta in volta il leader Dc (o anche Saragat, ad esempio) più propenso a seguire questa linea, ostacolando altri leader. Fu anche direttamente uno dei fattori di instabilità dei governi italiani.

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  27. Non hai risposto alle mie domande, non a tutte almeno – specie a quelle sul vostro elettorato.

    Te ne faccio un'altra più semplice: puoi portare pareri e spiegazioni autorevoli in merito all'idea che l'auto elettrica o ad idrogeno o ibrida inquinerebbe meno di quella a benzina?

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