115. E quando si trattava di parlare aspettavamo sempre con piacere

[Benvenuti alla Gara delle canzoni di Franco Battiato – oggi i balletti russi contro il twist, la canzone più lenta di Patriots contro la più veloce della Voce del padrone, se non di tutto il repertorio].

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1980: Prospettiva Nevski (Battiato/Pio, #13)

C’è già capitato di notare come Prospettiva abbia goduto di un successo postumo, come del resto tutto Patriots – i brani che per Battiato e la EMI aveva un senso promuovere con videoclip o ospitate tv erano Up Patriots e persino Venezia-Istanbul; quanto a Prospettiva, probabilmente non suonava abbastanza di rottura, abbastanza ‘new wave’, qualsiasi cosa volesse dire in quel momento: lo stesso Battiato non ne era sicuro e aveva inciso il brano solo grazie all’insistenza di Giusto Pio. Prospettiva in effetti è il brano più cantautoriale di Patriots, e non suona poi così diverso dalle cose che nel periodo facevano Venditti o De Gregori. I ritornelli ripetuti conferiscono al brano un sapore di ballata che è unico del repertorio di FB; l’arpeggio scolastico di pianoforte, che in Up Patriots creava uno straniamento, qui invece asseconda l’impianto memorialistico di una canzone che parla di studenti infreddoliti. Ha anche tantissime strofe, per essere una canzone di FB, da cui la necessità di movimentare un po’ le cose aggiungendo volta per volta gli strumenti (tra cui spicca la chitarra di Radius). A Battiato in quel periodo non piaceva sentirsi chiamare cantautore; affermava di essere qualcosa di diverso, un musicista a tutto tondo; Prospettiva era quel tipo di canzone che forse immaginava cantata da qualche altro interprete, e in effetti la svolta ci fu quando la incise Alice.  

1981: Cuccurucucù (Battiato/Pio, #4)

L’ultima volta che ci siamo visti con Cuccurucucù stavo cercando una versione live per dimostrare come negli anni fosse diventato il vero momento ‘rock’n’roll’ dei suoi concerti, quando invece sono inciampato in quella che forse è la più antica registrazione (abusiva) di una Cuccurucucù live, e mi sono reso finalmente conto di una cosa: non è vero che Battiato l’abbia accelerata e indurita col tempo. Proprio il contrario. Cuccurucucù nasce velocissima, è probabilmente la canzone coi bpm più alti di tutto il suo repertorio – ma non mi stupirei se fosse la più veloce di tutto il pop d’autore italiano. Certo, direte voi, bastava mandare il Roland 808 al massimo e suonarci sopra. Beh, nel 1981 non è che fosse scontato. Non lo sarebbe neanche adesso – immaginatevi se qualche cantante se ne uscisse con una canzone dal ritmo altrettanto veloce. Il segreto del fascino particolare di Cuccurucucù potrebbe stare anche solo in questo: è un pezzo che manda in fibrillo l’ascoltatore. È una canzone che funzionò sin dal primo istante – lui stesso in un’intervista racconta il suo stupore nel sentire il pubblico cantare il ritornello di un brano che non aveva ancora inciso. Verso la fine degli Ottanta (nella fase in cui cantava seduto su un tappeto per buona parte del concerto) Battiato avrebbe sentito la necessità di rallentarla, producendone versioni che potremmo definire, con una parola che al tempo non si usava ancora, unplugged. Per poi riaccelerare di nuovo, quando decise di rimettersi a far casino. La stagione dell’amore viene e va.

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