97. Il cielo a volte, invece, ha qualche cosa d’infernale

[Benvenuti alla Gara delle canzoni di Battiato, che sembra non finisca mai e invece oggi cominciano i sedicesimi! Con una lotta abbastanza impari tra la favorita per ranking e una delle ultime superstiti degli anni Novanta].

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1981: Centro di gravità permanente (Battiato/Pio, #1).

Grazie a commentatori anonimi (che ringrazio), sono riuscito a identificare la vecchia bretone con un cappello, un ombrello di carta di riso e canna di bambù: dovrebbe proprio essere l’esploratrice (ma diciamo pure avventuriera) Alexandra David-Néel, teosofa, reincarnazione di qualche lama, che malgrado i numerosi e faticosi viaggi morì centenaria (quindi “vecchia”), non era bretone ma per un po’ soggiornò a Mont-Saint-Michel (lo so che non è tecnicamente Bretagna, ma magari Battiato no), e spesso è raffigurata con gli ombrellini coloniali ma all’occorrenza riusciva a travestirsi da monaco tibetano per arrivare a Lhasa e restarci mesi prima di essere scoperta. Per campare s’improvvisò pure cantante lirica ad Hanoi; a Tunisi mentre studiava il Corano fece la direttrice artistica come Battiato a Catania, insomma un personaggio che FB non poteva non ammirare e che probabilmente introduce il tema del mascheramento. Però attenzione: mentre di Matteo Ricci è menzionato il travestimento da bonzo, della David-Néel si ricordano gli accessori coloniali, come a dire: è quello il travestimento, la David-Néel autentica era una monaca tibetana (ne adottò uno), se si vestiva da occidentale era per farsi accettare da noi europei, per far passare i suoi messaggi – proprio come FB si era travestito da avanguardista perché erano “i giorni di maggio” e la credibilità si guadagnava raccogliendo ortiche, mentre ora deve inforcare gli occhiali neri da popstar per volgarizzarci un po’ di Gurdjieff; travestirsi da freejazzista, da punk, da artista new wave, infiocchettando le sue canzoni con i finti cori russi dei madrigalisti di Milano (negli anni in cui il Coro dell’Armata Rossa era una presenza fissa ai festival dell’Unità). Il fatto che non sopporti veramente nessuno di questi codici musicali è un’affermazione inversa a quella contenuta in Bandiera bianca, di preferire l’insalata a Beethoven: là Battiato è nel personaggio, qui lo sta svelando.   

1996: Strani giorni (Battiato/Sgalambro, #33)

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Battiato ha inciso più titoli negli anni Novanta che negli Ottanta. Lo stesso numero di album (sei), ma alcuni un po’ più lunghi – probabilmente per venire incontro alla maggiorazione dei prezzi con l’imporsi dei CD, e qui ci si potrebbe domandare se la necessità di stiracchiare la propria ispirazione abbia giovato a Battiato dall’Imboscata in poi. Sia come sia, il giudizio del secondo turno del torneo è abbastanza reciso: solo tre brani degli anni ’90 dovrebbero averlo passato. Strani giorni è una delle tre ed è la sola ad aver fatto fuori un pezzo degli ’80, Chanson egocentrique. È anche una delle tre superstiti del catalogo di Sgalambro, che ne ha cofirmate una sessantina. 

Un’altra cosa che al terzo turno mi piacerebbe aver chiarito: chi tra i cantanti ha inciso il verso “Il cielo azzurro appare limpido e regale”? Nessuno mi pare sia ancora riuscito a trovare il riferimento. Sarebbe bello che fosse lo stesso Battiato, che del resto non ha mancato di associare il cielo alla divinità (vedi Lo spirito degli abissi), e che qui Sgalambro liquiderebbe come “uno dei tanti”. Un altro buon candidato potrebbe essere Jim Morrison, visto che la canzone si chiama Strani giorni, e che alla fine è uno degli autori rock più citati da Battiato. Riferimenti morrisoniani nelle sue canzoni: “The end, my only friend” in Bandiera bianca; “strani giorni” in Strani giorni, “Come on baby light my fire” in La musica muore (solo nella sua versione: in quella originale di Camisasca non ci sono citazioni). Ok, sono solo tre, cioè è pari merito con Dylan e coi Beatles. Un fleur che avrei sentito volentieri è Light My Fire col sintetizzatore di Fetus. Non avrebbe avuto senso, dite. Vi ricordo che ha rifatto Hey Joe

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