77. Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri

[Questa è la Gara delle canzoni di Franco Battiato, oggi con due canzoni scritte completamente da lui].

Si vota qui – Il tabellone

1985: Via Lattea (#60)

Via Lattea è piena di simboli esoterici” (Tecnica mista su tappeto, 1992). Una cosa che mi sarebbe piaciuto che qualcuno chiedesse a Battiato con più insistenza: chi è il capitano del centro impressioni colto da esaurimento che venne presto mandato in esilio? Chi è così indegno di prepararsi al lungo viaggio in cui ci si perde? Mondi lontanissimi comincia in modo non troppo dissimile dall’Arca di Noè: un ritmo lento, ipnotico, su cui si riversano improvvisi lampi sinfonici: e un risveglio improvviso. Là i cittadini attoniti erano in pigiama, qua ci si alza che non è ancora l’alba. Stavolta l’orchestra non è campionata, Battiato ormai ha più in mente la musica classica che il pop. L’idea di un concept album sull’esplorazione spaziale probabilmente è naufragata dopo No Time No Space e si fatica a rimpiangerla: tutto un disco di riferimenti esoterici contrabbandati per space opera forse non lo avremmo digerito, Battiato per primo. Rimane un certo incanto temperato da un senso d’incompletezza, una storia interrotta sulla rampa di lancio. Del resto, se un giorno avremo esploratori interstellari, li vedremo partire così, magari riappariranno dall’altra parte della galassia ma sarà tra centinaia di anni e noi non ci saremo più.
1988: E ti vengo a cercare (#5)
Come ormai tutti sanno, E ti vengo a cercare è la canzone che passerà alla storia non tanto per essere stata eseguita davanti a Giovanni Paolo II, non tanto per essere stata ripresa da Lindo Ferretti (capirai che onore, nella stessa teca di Voulez-vous un rendez-vous tomorrow…) ma per aver dato il titolo a una monografia di Scanzi su Battiato. Una cosa che forse interessa più gli appassionati del primo che quelli del secondo, ma insomma anche questi ultimi potrebbero essere curiosi di sapere cosa dice Scanzi di questa canzone così importante da essere degna di intitolare un volume della sua prestigiosa bibliografia, ebbene:

I lettori di Barthes staranno già pensando Racine est Racine… agli altri spieghiamo: l’ineffabile, l’indicibile, è il trucco dei commentatori pigri. Questo salvo poche eccezioni – la prima che mi viene in mente è la fine del Paradiso di Dante, dove quest’ultimo ammette di non avere parole per descrivere quel che ha visto, ma siccome (1) quel che ha visto è Dio, non una canzone di quattro minuti, Dio; e soprattutto (2) prima di arrivare a Dio, Dante è comunque riuscito a parlare di cielo e terra per tre cantiche, possiamo accettare che a un certo punto si fermi e dica no, questo io veramente non riesco a dirvelo. Ma “oltre, troppo oltre” per una canzone, no. “Avanti, troppo avanti“, manco fosse dodecafonia, ma sapete qual è il problema? Che Scanzi, prima di essere Scanzi, era un giornalista musicale. Cioè uno che di musica, in teoria, dovrebbe saper parlare, senza rifugiarsi nel “sublime” o nell'”oltre, troppo oltre“. Ma appunto, in teoria. Io invece che giornalista musicale non ci tengo e non ci tesi mai, annoto che col tempo E ti vengo a cercare è diventata una canzone che parla di sé stessa: intercettando una grande voglia di trovare maestri di vita che poi è una costante da mezzo secolo, Battiato alla fine ha scritto la canzone che viene in mente a tutti i suoi fan quando hanno voglia di risentirlo, rileggerlo, rivederlo: di andarlo a cercare, appunto. Quel che bisogna concedergli è che non ha mai approfittato del suo status di Maestro, non  ha sedotto e abbandonato nessuno che si sappia, e non si è mai rifugiato in tautologie o proteste di ineffabilità. Le sei o sette cose che pensava di avere imparato sulla vita e l’universo, cercava di spiegarle senza chiedere più soldi di qualsiasi altro cantante di canzoni qualsiasi. “Chissà se Battiato lo ha mai capito davvero e fino in fondo”, conclude Scanzi, “quanto in tanti avessero bisogno della sua presenza”. Quanto in tanti? Maccheccazzo. Cioè gli sta dando del deficiente, ché non lo capiva fino in fondo? Uno che non stava mai fermo e ha fatto concerti fino a frantumarsi il femore, dopodiché ha continuato a incidere finché gli reggeva la voce? Ma vabbe’.

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