75. E avrei bisogno di tonnellate di idrogeno

[Questa è la Gara delle canzoni di Franco Battiato, oggi con due brani molto gurdjieffiani].

Si vota qui – Il tabellone

1980: Prospettiva Nevski (Battiato/Pio, #13)

“Spesso nelle canzoni uso dei trucchetti “di sostituzione”. Mi può succedere di raccontare una cosa in prima persona che in realtà non mi appartiene ed è invece ispirata a un racconto che mi hanno fatto. È un pretesto, un prestito, ma è molto più interessante che non averlo fatto in prima persona. I maestri sono le tante persone che, a un certo punto, ho conosciuto nel corso della vita. Sono presone che, a una certa età, hanno trovato la forza di ricominciare. Una donna che a settantacinque anni si diploma in clavicembalo è un maestro.
È difficile trovare “l’alba dentro l’imbrunire”, però ci si può riuscire. L’alba è la gioventù, la capacità di cambiare, di evolvere, e l’imbrunire è la vecchiaia” (Tecnica mista su tappeto, 1992. Quindi, al netto di tutti i mascheramenti, Prospettiva Nevski avrebbe un messaggio non troppo diverso dalla Stagione dell’amore: ancora un altro entusiasmo deve tornare a farci pulsare il cuore. Non solo non nasciamo e non moriamo mai, ma in un qualche modo dovremmo riuscire a non invecchiare).

[Sull’impresario di Nižinskij]: “È una vicenda accaduta realmente, ma pare un racconto. Mi aveva appassionato l’idea di un impresario che delira d’amore per una stella che egli stesso ha creato. E quella stella declina quando s’incrina il loro amore. La fine dell’amore è la pazzia per lo stesso Nižinskij. Un amore omosessuale cieco. Lo stesso Djagilev non ha retto all’idea che Nižinskij si fosse sposato” 

1982: Clamori (Battiato/Pio/Tramonti, #52)

Clamori comincia con una specie di clarino computerizzato che suona una scala: Zuffanti (2020) suggerisce che sia un riferimento alla Legge dell’Ottava di Gurdjeff, e siccome il testo di Clamori è attribuito a “Tommaso Tramonti”, ovvero Henri Thomasson, discepolo gurdjieffano, l’ipotesi è molto buona. Spero soltanto che la Legge dell’Ottava di Gurdjieff non sia proprio quella che ho capito io leggiucchiando qua e là su internet, perché la mia becera impressione è che il maestro si sia fatto un viaggio enorme su questa cosa che al Mi e al Si manchino i tasti neri, una lacuna che risuonerebbe a livello cosmico e causerebbe dei ritardi di vibrazione che influenzerebbero persino il nostro comportamento, ma possibile che nessuno abbia mai alzato la mano per dire scusi, maestro, ma è una questione puramente arbitraria, se ci fossimo messi d’accordo diversamente potevamo mettere i tasti neri in altre posizioni, alla fine i semitoni sono pur sempre 12, un tizio ha anche inventato un pianoforte senza tasti neri, pare che a modo suo sia anche più facile da suonare, il problema è che la lobby dei costruttori di organi e clavicembali coi tasti neri si è imposta nel Seicento e non si smuove, domina i conservatori di tutto il mondo e così… ehi, maestro? maestro? Ok, probabilmente sono troppo rompiballe per capire le sfumature iniziatiche. In compenso mi sono reso conto che la progressione armonica di Clamori è lontanamente imparentata con Cuccurucucù, mentre l’assolo finale (di synth e poi di sax, ma il sax ha un timbro felpato che ricorda il clarino computerizzato iniziale) è un passo di danza sulle note dell’Ottava che aggiunge un vago sapore di estremo oriente. 

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