65. Una signora vende corpi astrali

[Questa è la Gara delle canzoni di Franco Battiato; per la precisione è il primo trentaduesimo di finale della Gara delle canzoni di Franco Battiato, all’insegna dell’ambiguità: è giusto conciarsi da bonzi per entrare a corte degli imperatori? Ci stanno bene i budda sopra i comodini?]. 

Si vota qui – Il tabellone

1979: Magic Shop (Battiato/Pio, #64)

Da un punto di vista armonico, Magic Shop potrebbe essere la canzone più semplice mai scritta da Battiato – tre accordi in maggiore, La Mi Re, sempre gli stessi – gli accordi di Baba O’Riley, di Sweet Jane, di Changing of the Guards; gli accordi su cui Vasco Rossi nel 1981 costruirà il suo impero. La progressione più epica del rock anni ’70, nelle mani di Battiato e dell’incredibile gruppo convocato negli studi Radius, diventa un languido lamento: al posto del ritornello, Battiato vocalizza oscillando a volte di un tono a volte di un semitono, doppiato dalla chitarra di Radius: tanto basta per aggiungere quel tocco di querulità medio-orientale. Ma è il terzetto Radius-Farmer-Esposito a riuscire nell’impresa di non annoiare suonando più o meno la stessa cosa per più di tre minuti – un problema che in quei tardi anni ’70 ancora Battiato non aveva cominciato a porsi. 

1981: Centro di gravità permanente (Battiato/Pio, #1)

È prassi, presso i commentatori di Battiato, ricordare che il gesuita Matteo Ricci (利玛窦) si vestì effettivamente come un bonzo nel tentativo di entrare a corte dell’imperatore Wan Li (万历). Le cose sono in realtà assai più complesse – tanto per cominciare, cos’è un bonzo? È un termine abbastanza vago, che spesso traduciamo come ‘monaco’ e si riferisce a figure di eremiti o predicatori buddisti. Ricci si vestì effettivamente come un bonzo, seguendo il principio del suo superiore, Alessandro Valignano: “farsi cinese con i cinesi”. Quello che i battiatologi di solito non scrivono, del resto per arrivarci bisogna effettivamente sciropparsi certe storie dei gesuiti in cinque volumi, è che finché restò vestito come un bonzo Ricci non fece un solo metro in direzione della Città Proibita. Fu l’incontro con lo studioso Qu Taisu (瞿太素), molto incuriosito dalla matematica euclidea che Ricci insegnava, a mettere in moto le cose: Qu Taisu spiegò a Ricci che i bonzi non erano generalmente stimati dalla classe dirigente, che spesso li liquidava come parassiti e imbroglioni (se vogliamo cercare un parallelo con l’Europa, lo possiamo trovare in una certa retorica anti-frati che serpeggiava tra Medioevo e Riforma). Se Ricci voleva davvero entrare a corte, doveva vestirsi da intellettuale, viaggiare in lettiga ed enfatizzare le proprie conoscenze scientifiche, che ai mandarini potevano interessare. Tutto questo per dire che insomma, vestirsi da straccioni non è necessariamente la tecnica giusta, e Battiato ne sapeva qualcosa. Battiato negli anni Settanta si era conciato nelle maniere più inverosimili, e qualche gradino del palazzo dell’Impero era riuscito anche a scalarlo. Quello che gli aveva dato da fare, per tutti i Settanta, era la cattiva fede necessaria. Il dover calarsi in una parte – la grande scoperta di David Bowie, il recitare sul palco: ci ha messo un po’ di anni ad accettare che era parte del mestiere. Se poi qualcuno ha un’ipotesi sensata sulla vecchia bretone vestita da giapponese, io sarei molto curioso. Non riesco a non pensare a The Kick Inside, il primo disco di Kate Bush uscito nel 1978 con una grafica finto-giapponese e una proposta che non poteva lasciare FB indifferente: poteva apprezzarla o detestarla, ma non restare indifferente (per quel poco che ho trovato, l’apprezzava e forse ne era un poco intimorito). Ma è sicuramente una falsa pista, e poi KB può anche passare per bretone, ma vecchia nel 1981 proprio no. 

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