41. Mare mare mare voglio annegare

[Questa è la Gara delle canzoni di Battiato, oggi con una canzone finta, una canzone metafisica per l’estate, una canzone su una puttana e una canzone dei Rolling Stones]

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1973: Love  (Conz, Battiato, Massara #250)

You, who are you? I need your love my baby. Tra i più enigmatici oggetti prodotti da Battiato in cinquant’anni c’è senz’altro questo singolo uscito per la BlaBla nel 1973 a nome Springfield: tanto da farci ipotizzare che fosse più un titolo da mettere in bilancio che un disco stampato per venderlo davvero a qualcuno. La musica richiama genericamente il pop-rock di qualche anno prima: se sul lato B Soldier somiglia comunque a una canzone compiuta, il lato A sembra rimasto a una fase di abbozzo: e allo stesso tempo contiene qualche vaga traccia della personalità del cantante che vi compare in forma anonima. Comincia in sordina, con un organo e una voce femminile i cui vocalizzi eccentrici ricordano quelli che Battiato farà cantare a Camisasca in Agnus. Anche la progressione all’inizio è la stessa, ovvero la ‘scala infinita’ di Stranizza d’amuri, e in effetti anche Love sembra costruita come un crescendo. Nel giro di meno di un minuto però a prendere il sopravvento sono le parole, di una banalità ipnotica che rasenta il nonsense, e che dirottano il brano in direzione Phil Spector: insomma il primo tentativo di Stranizza si trasforma all’improvviso in Be My Baby delle Ronettes. Ancora poche decine di secondi e il brano sfuma, lasciandoci ancora una volta davanti al mistero: perché? Non è che le canzoni in generale debbano avere un senso, ma Love ne è talmente priva che non riesci ad accettarlo, dev’essere un esperimento, un collaudo, una truffa, insomma dev’esserci sotto qualcosa che non sappiamo.

1981: Summer on a Solitary Beach (Battiato/Pio, #7)

Passammo l’estate su una spiaggia solitaria. Chissà se Battiato si rendeva conto, in quanto siciliano trapiantato in Lombardia, di quanto alle nostre latitudini suoni strano (e quindi evocativo) quel passato remoto, “passammo”. Dev’essere successo molto tempo fa, e non è più ripetibile. Inoltre è un plurale, il che contraddice il concetto di solitudine evocato (maldestramente) dal titolo inglese. Battiato non era solo, sulla spiaggia: ma lo diventa davanti al mare (“portaMi lontano a naufragare”). La prima canzone della Voce del Padrone fa parte di un trittico con cui Battiato e Giusto Pio tra 1980 e 1981 s’impadroniscono del concetto di canzone per l’estate: un concetto che non sarebbe più stato lo stesso dopo Il vento caldo dell’estate, Un’estate al mare e Summer on a Solitary Beach. La spiaggia non sarebbe mai più stata un semplice luogo di svago e corteggiamento: piuttosto il luogo metafisico dove il sole ci nutre, i suoni annullano le distanze, il mare ci annulla. Tutto questo appare subito chiarissimo anche a noi bambini degli anni Ottanta, che inorridiamo ascoltando dalle radioline Abbronzatissima o Sei diventata nera come il carbon: quella non è la nostra spiaggia, è la spiaggia dei nostri genitori che chiacchierano coi vicini di ombrellone come in un grande cortile. La nostra spiaggia è diversa, è un silenzio fatto di rumori che ritroviamo sempre uguali a un anno di distanza, attutiti dalla sabbia e rifranti dal cemento degli stabilimenti; l’eco di un cinema all’aperto misto alla risacca e al richiamo del venditore di cocco. Non siamo venuti per divertirci, ma per trovarci davanti all’assoluto. Il sole ci nutre, il mare ci scioglie, Franco Battiato lo sa. Summer è la Sequenze e frequenze del nuovo decennio, salvo che ora i bambini davanti al mare siamo noi. C’è persino il sassofono, come in Aries, anche se molto più misurato. 

1996: Ecco com’è che va il mondo (Battiato/Sgalambro, #135)

Era la più grossa puttana che avessi mai visto. Nei primi anni di collaborazione con Sgalambro, Battiato sembra volersi affidare a lui anche per uscire da una certa comfort zone: un insieme tutto sommato abbastanza ristretto di parole, immagini e concetti che il pubblico ormai associava automaticamente al suo personaggio. Nella lirica di Sgalambro, Battiato può avere intravisto una via di uscita dagli stereotipi che si era cucito addosso. In certi casi tra L’ombrello e Gommalacca sembra che Battiato si diverta a cantare cose che nessuno si aspetterebbe da lui, ad esempio qui dice addirittura “puttana”! E cantata da qualsiasi altro cantante non ci avrebbe fatto alzare un sopracciglio. Ma Battiato che canta “puttana”, beh, in effetti ci colpisce. Purtroppo qui non c’è molto di più, ovvero sì, la canzone non è male, è ben orchestrata, ben arrangiata… ma rimane in definitiva la canzone in cui Battiato dice, abbastanza gratuitamente, “puttana”. Ecco com’è che va il mondo. 

2014: As Tears Go By (Jagger/Richards, #122)

La leggenda dice che As Tears Go By fu la prima canzone scritta da Keith Richards e Mick Jagger, e che il loro manager (Andrew Loog Oldham), deciso a fare dei due ragazzi gli anti Lennon/McCartney, li aveva chiusi a chiave in cucina e non avrebbe riaperto finché non avessero scritto una canzone, una qualsiasi canzone. In linea di massima non è il caso di credere a nessuna leggenda intorno ai Rolling Stones, ma è vero che As Tears Go By ha qualcosa di acerbo, quasi scolastico. Probabilmente è stata la sua relativa facilità a farlo scegliere per il duetto live di Antony e Battiato, nel concerto all’Arena di Verona nel 2014. Battiato lo canta con sicurezza, Antony può vocalizzare a piacere. In un certo senso è l’ultimo dei fleurs.

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