35. Ti accorgi di come vola bassa la mia mente?

[Questa è la Gara delle canzoni di Battiato, col primo brano del primo album, il brano meno ascoltato del disco più ascoltato, un balletto sui numeri e una canzone d’amore più tortuosa che tormentata]. 

Si vota qui

1972: Fetus (#98)

Non ero ancora nato che già sentivo il cuore che la mia vita nasceva senza amore. Fetus è la canzone con cui Franco Battiato decide di nascere, perlomeno artisticamente: tutto ciò che aveva tentato prima di Fetus è rimosso, cancellato (FB si è opposto più volte, per quanto gli è stato possibile, alla ripubblicazione delle canzoni del suo passato pre-Fetus). È abbastanza clamoroso che un autore apprezzato per le sue esuberanze lessicali esordisca proprio con la rima cuore / amore, e con una sintassi così incespicante – sarebbe stato sufficiente cantare “già sentivo in cuore” perché la frase filasse liscia: sì, ma Battiato non resiste, con la fatica che deve aver fatto a incidere su vinile nel 1972 un realistico battito di un cuore in anticipo su The Dark Side of the Moon, lui vuole proprio dirci che lo sente, sente “il” cuore (musicalmente la primissima frase somiglia già parecchio all’introduzione di Stranizza d’amuri).

Nella seconda parte il brano diventa un campionario dei suoni che Battiato è riuscito a estrarre dal VCS3, il pioneristico sintetizzatore su cui era riuscito a mettere le mani, primo in Italia (e terzo nel mondo, a detta di Pino Massara). Sono suoni ancora molto suggestivi, anche se nel finale FB sembra dominato dalla volontà di stupire con effetti speciali. Entusiasmo puerile, più che comprensibile in un embrione. Prima dell’esplosione finale di suoni, compare il fraseggio che risentiremo più tardi in Energia. A dire il vero nell’edizione sul vinile del 1972 il primo brano era proprio Energia. Anche nella versione inglese Energy è il primo pezzo in scaletta. Solo a partire dall’edizione CD del 1998 Fetus diventa la prima canzone dell’album omonimo. 

1981: Segnali di vita  (#31)
È colpa dei pensieri associativi se non riesco a stare adesso qui. È chiaro che se come criterio uno prende il numero di ascolti su Spotify, a essere favorite saranno le canzoni più antologizzate e, subito dopo, quelle presenti negli album più ascoltati. Questo fa sì per esempio che nelle prima sedici posizioni ci siano sei brani su sette della Voce del padrone, che almeno su streaming la fa veramente da padrone. Il settimo brano è Segnali di vita, una delle canzoni più belle di Franco Battiato, che però sta molto sotto tutte le altre (al 31esimo posto), tanto da farci dedurre che alcuni ascoltatori della Voce del padrone la skippino. Perché lo fanno? Forse è semplicemente il brano della Voce che non compare in altre playlist (ne esiste almeno una versione live, Roma 2016, dove Battiato dimostra perché non la eseguiva spesso: il ritornello è proprio complicato da cantare). Un’altra ipotesi è che Segnali di vita non s’intoni del tutto al mood del resto del disco: è una canzone contemplativa, forse è la prima che FB è riuscito a scrivere, un’anticipazione di quello che realizzerà nei decenni successivi. La tensione tra pop e meditazione si avverte soprattutto a livello ritmico: la batteria di Alfredo Golino dà al pezzo un groove molto caratteristico di cui Battiato decide di disfarsi nel ritornello (è lo stesso espediente di Summer on a solitary beach e Il vento caldo dell’estate). C’è persino un’avvisaglia di Lied nell’intermezzo orchestrale e nei vocalizzi di Marilyn Turner.  

2000: Corpi in movimento (#226)

Si pensi per esempio alle iterazioni elettrodinamiche tra un magnete e un conduttore. Quando il Maggio Fiorentino gli commissiona un balletto, Battiato si strappa di dosso decenni di cantautorismo e recupera il sé stesso rumorista di Pollution; è proprio lui, non è invecchiato di un giorno, in compenso si è fatto spiegare come si mixa al computer e si diverte un mondo. Persino le incursioni pensose di Sgalambro non stonano, in effetti quando legge un manuale di elettrodinamica di Einstein non può non ricordarci i vecchi tempi in cui Battiato guarniva le sue canzoni sperimentali con formule scientifiche (La portata di un condotto è il volume liquido che passa in una sua sezione nell’unità di tempo). Invece quando afferma perentorio “i numeri non si possono amare” ti sale l’anticrocianesimo, vorresti sbottare: perché te, invece, chi ti dovrebbe amare? Se non hai mai orgasmato comprendendo il teorema di Pitagora, che filosofo da discount sei? vien voglia di cominciare una storia con un numero irrazionale apposta per rompergli i coglioni, ehi Sgalambro, tra te e un Pi Greco io non avrei dubbi con chi uscire stasera. Ma poi alla fine si mette a cantare La Mer e lo perdoni, cioè non è cattivo, certe volte hai il sospetto che Battiato più che ispirarsi a lui lo stia sfoggiando come una specie di mascotte, il suo personale Mangoni.

2002: Se tu sapessi (Lauzi, #159)

Se tu sapessi come ti amo non cercheresti di dire parole che voglion dire io non ti amo: quello che è triste è che tu non lo sai. Eh? Bruno Lauzi non era mai stato così contorto. Se tu sapessi è un po’ la Te lo leggo negli occhi del secondo volume dei Fleurs: dovrebbe essere una canzone d’amore disperata, Battiato la canta con molto rispetto per questo tipo di genere e di finalità ma è proprio quel suo modo di cantare, di mettere in evidenza le parole, che ci insinua una certa freddezza, un sospetto, la sensazione di stare assistendo a qualcosa di manipolatorio. E che Battiato queste canzoni d’amore con un fondo amaro e gelido se le vada a cercare con molta attenzione, con un setaccio che è in grado di trattenere il brano più straniante e concettoso tra cento che ne ha scritti un Lauzi, un Endrigo. Insomma qui se ho capito bene la tipa non sa nemmeno che le sue parole vogliono dire “non ti amo”, cioè non sa quello che dice la poverina, per fortuna che c’è il cantautore a interpretare. Battiato, lo scopriremo l’anno successivo in Perduto amore, ha in mente soprattutto la versione di Salvatore Vinciguerra del 1964: la sua cover forse nasce dalla necessità di redimere la canzone dai melliflui vocalizzi del corregionale. Esisteva anche una versione molto più intima di Lauzi stesso, con una terza strofa che diceva: “Se tu sapessi quanto ti amo non troveresti più vuota la vita. Mi doneresti i tuoi Ti amo: quello che è triste è che tu non lo fai”. Cioè è veramente triste che la tizia non dica Ti amo al cantante. Qui Vinciguerra cantava “sai” al posto di “fai”: non riesco a capire quale delle due versioni mi infastidisca di più, Battiato taglia la testa al toro ed elimina la strofa completamente (ricantando le prime due daccapo).  

Si vota qui

via Blogger https://ift.tt/RMbkKa1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...