24. E intanto la mia vita fugge in diagonale

[Questa è La Gara, oggi con un brano che ha vinto il premio Stockhausen, un brano che è andato a Saint Vincent Estate ’85, un brano scartato da Gommalacca che è diventato la pietra d’angolo di altri due dischi, e un brano in cui canta Jim Kerr, ma voi magari nemmeno sapete chi è Jim Kerr, voi vi siete scordati di lui, miscredenti]. 

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1978: L’Egitto prima delle sabbie (#212)

Ed eccoci qua. Ho esitato a lungo prima di mettermi a scrivere ordinatamente di Battiato, perché? Perché per decenni interi ha fatto musica che non mi interessava? Niente che Spotify non possa curare in una settimana. Perché c’è già tanta gente che ne ha parlato? Tesoro, io ho scritto un libro pure sui Beatles. Perché ho in uggia i maestri di vita e la nostalgia per qualsiasi passato idealizzato o reale? Questo era un buon motivo per diffidare di Battiato, non per smettere di ascoltarlo. Perché ha passato anni a studiare pensatori di cui non so veramente nulla? Vabbe’ c’è Wikipedia. No. 

Quello che mi spaventava davvero non era Gurdijeff, non era Sgalambro. Era l’Egitto. Quello prima delle sabbie. Quello che Battiato ha sempre considerato il suo capolavoro, e per me, con tutti gli sforzi, è… una scala ripetuta per un quarto d’ora. Che cosa faccio? Fingo di aver capito il sottile gioco di pedali e riverberi? O la leggo come la solita provocazione – come se dopo aver esordito nel 1972 con un feto avvolto in una carta da forno Battiato nel 1978 avesse ancora tutta questa voglia e necessità di provocarmi? No, di fronte all’Egitto devo arrendermi. O al limite accettare che non è ‘musica’ come la intendo io. L’Egitto è parte di un esperimento che Battiato fa sul proprio corpo – in un periodo di relativo isolamento dalla scena musicale e dalla società in generale – le risonanze dovrebbero indurre un rilassamento muscolare ecc. ecc. ecc. io non mi fido nemmeno degli osteopati con i diplomi incorniciati figurati se do retta a un autodidatta che poi alla fine queste cose le sperimentava da pochi anni. L’Egitto, spiega Battiato, “riempie la stanza di purezza” – mi fa venire in mente una ragazza che conoscevo che non faceva in tempo a prendere un treno che suo marito pagava i maghi perché le purificassero la casa, non la vedo da tanti anni ma spero che lo abbia lasciato. Oppure senti questa: le cassette pulisci-testine, magari le avete usate anche voi, sembravano musicassette come le altre (proprio come L’Egitto da fuori sembra un disco come tanti altri, ha pure una bella copertina disegnata dal pianista, Antonio Ballista), ma se le inserivi nel deck non facevano nessun rumore: servivano soltanto a purificare la testina, ecco forse la pretesa di capire L’Egitto è simile a quella di capire la musicalità di una cassetta pulisci-testina, cioè è un’idea stupida, non è musica da ascoltare, sono frequenze da far risuonare a scopi purificatori. Va bene. Per me il vero pregio dell’Egitto è che Battiato non è andato oltre – il sospetto è che si fosse stancato pure lui. 

1985: Risveglio di primavera (#45) 

I’m a stranger in the night! Una delle esibizioni più folli di FB è senz’altro quella in playback a Saint Vincent Estate 1985. Travestito da garibaldino, Battiato canta Risveglio di primavera accompagnato dal duo che sta cercando di lanciare, gli A’sciara (uno fa le piroette con una chitarra, l’altro suona l’arpa celtica! Ci mette proprio il cuore malgrado evidentemente non ci sia nessun’arpa celtica nel brano, questo era normale negli Ottanta). A questo punto della sua traiettoria, Battiato è un maestro della canzone pop postmoderna: in quanto tale potrebbe essere tentato a ripetere qualche formula già collaudata, anche solo per vedere se continua a funzionare. Sul piano testuale Risveglio riprende l’idea di Radio Varsavia: inquadrare subito un preciso riferimento storico e geografico (in questo caso l’epopea garibaldina, vista con l’occhio mezzo chiuso di un isolano sospettoso dei “movimenti prevedibili delle truppe in finte battaglie”) per poi scantonare raccontando tutt’altro, ad esempio a un certo punto stiamo vedendo i bacini delle ragazze ballare il flamenco, relativamente tranquille perché la locanda è chiusa agli spagnoli e quindi nessuno verrà a fare il purista. Sul piano musicale Risveglio è una Cuccurucucù rallentata, più ballabile, e un riff di tastiera non lontanissimo dalle cose che si potevano ascoltare in radio nell’estate del 1985. Una volta ho letto da qualche parte che i dischi più datati della storia della musica sono tutti del 1985. Doveva essere una recensione di Empire Burlesque, non riesco più a trovarla. Ci sono vari motivi – il trionfo della batteria riverberata anni Ottanta, delle tastiere Roland – e poi in effetti un certo elettropop era alla fine della sua spinta propulsivaLo stesso Battiato, se insisteva su certe formule, è anche perché con la testa era già altrove – magari sugli spartiti della Genesi. Anche Risveglio si ritrova affibbiato un accompagnamento orchestrale perfino ridondante. Non è che Battiato non si diverta ancora a fare queste cose (nel video restaurato potete vederlo ghignare sottecchi) ma ormai ha una gran voglia di svegliarsi. 

1998: L’incantesimo (testo di Sgalambro, #84)

L’incantesimo di perdute esistenze che non saranno mai le speranze di presenze intorno a noi. Perché Sgalambro non è un gran poeta? Se ne potrebbe parlare a lungo ma insomma qui infila tre desinenze in -nze in tre versi, tanto varrebbe spezzare le unghie su una lavagna. Perché Battiato è uno straordinario interprete? Perché potreste ascoltare L’incantesimo una dozzina di volte – io oggi l’ho quasi fatto – senza farci nemmeno caso. Davvero, per notare la cacofonia ho dovuto leggere il testo sulla pagina. Battiato aveva il potere di trasformare in salmo qualsiasi scioglilingua. 

Una regola del torneo è che ogni canzone partecipa solo una volta anche se ne esistono diverse versioni. Di solito non è difficile capire quale sia la versione principale, ma L’incantesimo è l’eccezione: compare per la prima volta in un demo accluso nel singolo del Ballo del potere, ovvero a quel punto si trattava di uno scarto di Gommalacca, di cui condivide una certa teologia negativa (“amo quello che non è”). Nella demo ci sono solo un paio di tastiere, la drum machine e la voce di Battiato – eppure la canzone è già completa: le tastiere diventeranno archi (sintetizzati?) nella versione live di Last Summer Dance (2005), ma senza aggiungere molto incanto all’incantesimo. Anche la versione di Inneres auge (2009) contiene variazioni minimali (si sente più la chitarra). Alla fine L’incantesimo risulta più ascoltata della maggior parte dei brani del disco da cui fu esclusa, e forse se lo merita.  

2001: Running against the grain (testo di Sgalambro? #173) 

Certo che se in quello stesso 1985 in cui ascoltavo la cassettina di Mondi lontanissimi qualcuno mi avesse detto: hai presente Jim Kerr? Quello che fa “Hey hey hey hey” all’inizio di quella che tu ultimamente consideri la più bella canzone di tutti i tempi? Lo sai che un giorno canterà un pezzo di Battiato, con Battiato? Io come avrei reagito? Forse avrei detto: wow. Ma si diceva “wow” nel 1985? E forse comunque non l’avrei detto, forse avrei presagito la delusione. Franco Battiato e Jim Kerr nella stessa canzone, sul serio, e poi cosa? Pavarotti e gli U2? Samantha Fox e Sabrina Salerno? I Doors ma col cantante dei Cult? Quindici anni dopo, sia Battiato che Jim Kerr si sono ritirati in Sicilia e probabilmente il secondo vende meno dischi del primo: in compenso è proprietario di un albergo a Taormina. È un periodo in cui se vivi in Sicilia e fai il cantante un featuring con Battiato ti tocca, anche perché probabilmente la gente mormora, com’è che vivi qui e non hai ancora fatto un featuring con Franco? Che c’è, non vi stimate?  Battiato ne approfitta per produrre un brano introduttivo al nuovo disco molto più chitarroso del solito – forse ritiene che dopo l’exploit elettronico di Gommalacca sia ora di tornare su sonorità più rock e può darsi che nel 2001 non fosse un ragionamento sbagliato. Nei testi FB continua a rivendicare (con o senza Sgalambro) la sua orgogliosa natura di navigatore controcorrente, eppure Ferro Battuto dà l’impressione di un disco che per trovare un suono contemporaneo le prova tutte.

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