Mario Draghi è un novax. Siamo tutti novax.

Buon anno a tutti. Negli scorsi mesi mi è capitato su questo sito di prendere di mira i novax, e non credo che smetterò, perché per tanti motivi il confronto con i loro argomenti e i loro comportamenti mi sembra istruttivo: nella miniera di questi anni Venti, loro sono il nostro canarino. Non vorrei però che la mia insistenza fosse scambiata per accanimento: quest’epidemia non l’hanno causata loro e per quanto non ci stiano sempre aiutando a superarla, la loro responsabilità è infima se confrontata con quella di chi ci amministra. I novax, ci diciamo sempre, non si comportano in modo razionale, ma in base a strane superstizioni che assecondano la loro visione ideologica. Ok, ma a questo punto dobbiamo chiederci se non succeda la stessa cosa a chi gestisce la cosa pubblica. E all’alba di oggi, sei gennaio, possiamo anche risponderci: beh, no. Non troppo. Non sempre. E non oggi – nel bel mezzo di una curva di contagi di nuovo esponenziale, con quattrocento morti al giorno. Oggi no. 

Venerdì tornerò a scuola, e ne sarò contento, perché insegnare a scuola mi piace più che farlo da casa. Alcuni studenti non ci saranno perché durante queste vacanze senza lockdown hanno contratto il virus. Non faranno, come ho sentito dire “didattica a distanza”: semplicemente assisteranno da casa a quello che facciamo in classe, il che non è neanche più didattica, diciamo che è un modo di tenersi compagnia. Nei prossimi giorni qualche classe chiuderà, poi riaprirà, e così via. Tutto questo ha un senso? Secondo me no. Così come non ha senso mandare in telelavoro chiunque possa svolgere efficientemente la propria mansione da casa. Tenere scuole e attività aperte nel bel mezzo di un’epidemia non è razionale: abbiamo già visto che l’alternativa c’è, che non è indolore, ma che funziona. E invece riapriremo, per salvare l'”economia” o l'”educazione”. Chi lo ha deciso non sta prendendo decisioni in base alla razionalità, ma in base a strane superstizioni che assecondano la propria visione ideologica. Proprio come i novax, ma molto più responsabili dei morti e dei feriti che ne deriveranno. Morti e feriti che avremmo potuto risparmiarci con qualche accorgimento, ma non lo faremo perché ci governa l’irrazionale, e all’irrazionale noi obbediremo. Siamo tutti novax ormai.

Certo, Draghi Brunetta e Bianchi non sono pittoreschi come Puzzer o Montesano. Non li trovi sui social a spargere bufale immaginose, a pronosticare l’apocalisse zombie e cose del genere. In effetti le bufale che stanno alla base delle loro decisioni non sono così immaginose. L’idea che la scuola non possa sopportare due o tre settimane di didattica a distanza, o che il sistema produttivo crolli per due o tre settimane di lockdown, è altrettanto assurda, ma bisogna ammettere che è meno buffa, che i novax originali col loro avanspettacolo ci divertono di più. Poi sfotterli è davvero meno pericoloso, e quindi continueremo. Ma da nessun piedistallo, ormai giochiamo alla pari: e nell’attesa che l’epidemia dia ragione a noi o a loro, dobbiamo presumere che da una certa distanza risultiamo tutti ugualmente stupidi.

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