Tutti i miei 11/9

  • L’11 settembre 2001 è uno dei momenti più cinematografici della mia vita: non perché abbia fatto un granché, anzi non ho proprio fatto niente, ma l’Evento mi ha preso proprio in quella brevissima fase in cui lavoravo in un open space di un’azienda che aveva a che fare coi media, insomma ero veramente una di quelle comparse che nei film catastrofici di quel periodo girano smarrite con una cartella in mano da un monitor all’altro cercando di capire se saranno i prossimi a essere schiacciati da Gozzilla o un asteroide. Un altro ricordo che ho è i notiziari in formato video sui siti web, non mi ricordo di averne mai visto uno prima dell’11/9, Youtube era ancora molto al di là da venire. In tutto questo riuscii a scrivere un paio di cose – che dovevano catturare l’emozione del momento anche se ero dall’altra parte del mondo e oggettivamente non rischiavo nulla. Sensazione particolare (narcisistica anche indubbiamente) su cui in seguito avrei riflettuto un po’. E poi cercavo ovviamente già la chiave moralistica, su Repubblica trovai il titolone “Crollano i Future” e mi suonava solenne questa cosa che mentre la gente precipitava da grattacieli in fiamma il vero crollo, quello che minava la società occidentale, fosse quello dei titoli obbligazionari. Poi andai alla festa dell’Unità perché c’era un evento sul Genoa Social Forum; poi mi addormentai sul divano con il tubo catodico acceso su Rainews, trasmise tutta la notte.
    Conflitto: terrorismo vs speculazione.
  • L’11 settembre 2002, in piena fase di attivismo (due mesi dopo il Social Forum di Firenze sarà l’apice del Movimento dei Movimenti) scrivo il mio primo vero temino sull’11/9 che al netto di qualche ingenuità mette già a fuoco il modo in cui avevo deciso sin da allora di interpretare l’Evento. Non solo da un punto di vista ideologico, ma persino i tic retorici sono già gli stessi: si parte irridendo il tormentone del “niente sarà più come prima” per poi riconoscere che nulla è veramente come prima, l’11/9 è uno dei nodi al pettine che annunciano la fine di un’era, lo stile di vita occidentale è insostenibile ma piuttosto di cedere su quel fronte l’Occidente farà la guerra al mondo. La chiave non è più il crollo dei Future ma un discorso che Bush aveva fatto poche ore dopo, in cui chiedeva agli americani di non mettersi l’elmetto in testa ma di uscire e consumare. Così si sarebbe combattuta la vera guerra: consumando. Chiedevo anche già scusa per il tono apocalittico. Già mi lamentavo di invecchiare. Che palla che sono a rileggermi.
    Conflitto: Consumismo vs Resto del Mondo.
  • L’11 settembre 2003 non ricordo cosa fosse successo nel frattempo, ma la spinta propulsiva del Movimento mi sembrava a quanto pare già esaurita, al punto che scrivo questa cosa in cui Genova e 11/9 sono visti come due eventi che si annullano a vicenda, o meglio uno annulla l’altro. “Quando su un tavolo di biliardo una boccia colpisce un’altra, trasferisce su di lei gran parte della sua energia cinetica. La boccia che era immobile schizza via. La boccia che correva si ferma di colpo. Ma se potessimo rallentare come in un filmato, scopriremmo che c’è un istante in cui le due bocce sono ferme, immobili, e l’energia cinetica è trattenuta da qualche parte. La collisione c’è già stata, ma le reazione non ancora. L’11 settembre ci sentivamo così. Venivamo da Genova, andavamo forte, siamo andati a sbattere contro questa cosa enorme. E sapevamo già che non ci saremmo più mossi, e che anche questa cosa enorme in breve sarebbe schizzata via, per la sua rovinosa strada: ma intanto eravamo lì, a bocce ferme, disperati e impazienti”.
    Conflitto: 11/9 vs Genova.
  • L’11 settembre 2004 osservo che ormai l’evocazione dell’11/9 è diventato un genere letterario – del resto anche la spinta propulsiva dei blog si stava smorzando; si comincia a fare i conti col fatto che scriviamo tutti le stesse cose. Cedo la parola a Defarge che usa già la parola “panopticon” e preferisce occuparsi di scrittori, notando però che anch’essi tendono allo stereotipo: “Ad animare la premura topografica e il primo piano sui gesti individuali, pero’, non puo’ essere solo una generica mania di protagonismo. Gli scrittori non sono ne’ poliziotti, ne’ adolescenti. Loro protagonisti lo sono tutto il tempo, senza bisogno della t-shirt, sulle copertine del New Yorker e del Time, ai party della Quinta e di Holliwood, nei talk-show e sui nostri comodini. La spinta all’autodenuncia potrebbe allora dipendere da una roba simile a quella che condanna Fabrizio Del Dongo, nella Certosa di Parma, a morire con il dubbio di non aver fatto la guerra: l’esigenza di esserci, certo, ma anche la paura di non esserci nel modo giusto. Di non aver capito, di aver confuso la guerra con un bivacco e l’Imperatore con un attendente di cavalleria…”
    Conflitto: Storia vs Biografia.
  • L’11 settembre 2005… è complicato. Tutti i pezzi del 2005 sono ambientati in una distopia situata 20 anni più tardi, dunque come mi immagino il 24ennale dell’Evento? L’idea è che sia ancora considerata una data storica, ma per motivi del tutto imprevisti. Dai bassifondi di Wikipedia porto alla luce una notiziola strana: il 12 settembre 2001 è stato il primo giorno senza aviazione civile sul Nordamerica (quindi senza… scie chimiche!) il che combinato con un cielo molto limpido ha portato a un aumento della temperatura media di 1° (il più importante da 30 anni, c’è ancora scritto, 15 anni dopo). Che senso aveva? Non ne avevo idea, ma ci costruisco sopra un delirio sul riscaldamento globale, le scie chimiche, il tramonto dell’occidente, ecc.
    Conflitto: Umanità vs Ambiente.
  • L’11 settembre 2006 potevo finalmente confrontare l’11/9 con un evento commensurabile: l’uragano Katrina. Perché ci ostiniamo a sentirci più newyorkesi che neworleanseani, mi domandavo (retoricamente)? Perché non accettiamo che il nostro futuro non è il film d’azione coi grattacieli, ma la palude coi caimani? La contrapposizione ormai è guerra al terrorismo vs cambiamenti climatici: e comincio anche ad ammettere di avere provato, 5 anni prima, una particolare euforia. “Eravamo sulla Tangenziale Ovest, ma ci sentivamo sulla West Side Highway; oppure eravamo in ufficio, ma in quel momento il nostro ufficio era la succursale del centro direzionale più alto del mondo: ci affacciavamo alla finestra e gli aerei che decollavano dal Marconi ci strappavano un brivido. Ci sentivamo tutti newyorkesi, era terribile ma anche fantastico. Sentirsi neworleansiani, invece, fa schifo. La possibilità – nemmeno tanto remota – che anche il mediterraneo possa essere scosso da qui a qualche anno da catastrofi da Paese tropicale, non ha nulla di cool: è deprimente e basta”.
    Conflitto: Capitale vs Periferia.

  • L’11 settembre 2007 non ho scritto niente (finalmente). La pressione sociale che ci costringeva a rimodulare gli stessi pensieri commemorativi si stava allentando. Anche i teatri di guerra cominciavano ad annoiare, se ne discuteva un po’ quando era ora di votare i rifinanziamenti, o se moriva uno dei nostri. Si sperava molto in Obama.
  • L’11 settembre 2008… continuo a non scrivere niente ma qualche giorno dopo alla Blogfest di Riva del Garda un influencer, in realtà non so come li chiamassimo allora, definisce l’11/9 “la campagna pubblicitaria meglio riuscita degli ultimi dieci anni”, il che mi fornisce il pretesto per tornare sul luogo del massacro ma da un angolazione finalmente diversa: dalla parte del carnefice/pubblicitario/artista-concettuale. L’ipotesi è che sotto i costumi islamici covi un fantasma occidentale: per la prima volta suggerisco che il miglior film per spiegare la mente dei terroristi sia Matrix (riciclerò la cosa sull’Unità.it qualche anno dopo). Se qualche anno prima mi ero interessato agli argomenti dei complottisti, adesso m’intriga la loro mentalità. 
    Conflitto: L’Occidente vs i suoi fantasmi.

  • L’11 settembre 2009 calma piatta, ma pochi giorni dopo si riparla di Afghanistan (non ricordo perché) e butto fuori un pezzo sul mito dell’esportazione della democrazia che un mese fa avrei quasi ripubblicato senza modifiche: “La guerra afgana non è stata costruita su una bugia, come la campagna d’Iraq. Ma a ben vedere poggiava su un fondamento ideologico altrettanto catastrofico. L’idea di “democrazia” come valore in sé, a-storico, a-geografico, una specie di diritto naturale comune agli uomini di ogni età e latitudine. Mancava solo che lo trovassero inciso in un filamento di Dna, e non è detto. Non so neanche esattamente chi abbia concepito un’idea così – i neocon americani? – di certo smentiva persino il pensiero corrente fino al 10 settembre 2001, il mito dello scontro di civiltà. No, macché scontro: per i neocon in fin dei conti esisteva una sola vera civiltà, un solo sistema, una sola fede: la democrazia. Non solo, ma era anche facilmente trasportabile, una specie di kit, la democrazia da campo. Ti bastava sfondare con un paio di divisioni, puntare alla capitale, aprire un Parlamento, et voilà, democrazia…”
    Conflitto: Neocon vs il buon senso.

  • L’11 settembre 2010 non pervenuto.

  • L’11 settembre 2011, a dieci anni dall’Evento, i tempi sono maturi per affrontare l’elefante nella stanza: l’euforia (un sentimento che avrei riprovato di lì a poco, durante il sisma emiliano).
    Conflitto: Status Quo vs Niente Sarà Come Prima
  • L’11 settembre 2012 una delle variazioni sul tema di cui sono meno insoddisfatto, di nuovo centrato sulla figura del terrorista: avevo scoperto che Mohammed Atta prima di dedicarsi alla jihad si era laureato in architettura con una tesi critica nei confronti dei grattacieli di Aleppo, insomma: l terrorismo come prosecuzione della tesi di laurea con altri mezzi. Nel frattempo Aleppo era stata distrutta durante la guerra di Siria e la Mecca stava diventando il luogo distopico che è oggi. Questa foto continua a darmi i brividi.
    Conflitto: globalizzazione vs buona architettura

  • L’11 settembre 2013 si parla ancora di Siria ma io ormai sono stanco di guerre, anche le guerre di chiacchiere le vivo ormai da veterano: c’è tutto un modo di discutere su qualsiasi guerra che ci riporta sempre sugli stessi luoghi, sugli stessi delitti retorici e ideologici. Le discussioni tra 2001-2003 sono state talmente furiose che chiunque c’è passato non fa che ripeterle all’infinito, come i reduci traumatizzati. Questo vale per me e vale anche per chi litiga con me. “Gli elefanti sanno che nel 1991 hai occupato il liceo contro la Guerra nel golfo, e quindi le tue mani sono sporche di sangue bosniaco e kossovaro, e non intendono passarci sopra. In effetti non hanno la minima idea di cosa stia succedendo in Siria o altrove da almeno dieci anni in qua, continuano a prenderla coi pacifinti dei cortei del 2003. Si sono legati al dito delle cose che ormai si ricordano soltanto loro. L’unica guerra che gli interessa davvero è quella che hanno combattuto dall’11 settembre in qualche forum o blog dimenticato da Dio in cui si annidano ancora, gli ultimi giapponesi”
    Conflitto: ideologia vs buon senso

  • L’11 settembre 2014 non pervenuto, del resto ormai c’era Renzi in giro e qualsiasi altro argomento cedeva il passo.
  • L’11 settembre 2015 ormai si parla di disimpegno americano, e la tentazione di infierire sui neocon calpestando i loro sogni infranti è irresistibile. “Tutto questo dev’essere difficile da mandar giù soprattutto per quei commentatori che non si sono mai ripresi dalla sbornia interventista dei tempi di G. W. Bush. Continuano a fantasticare di bombardamenti neanche troppo mirati, di violenze incomparabilmente superiori, come se nel pugno tenessero dozzine di divisioni corazzate, quel che ti capita quando hai venti territori a risiko e un tris di carte, e invece in mano non hanno un cazzo: neanche quei due spicci che riuscivano a passarti ai bei tempi. Si è scoperto nel frattempo che la guerra di civiltà è un po’ onerosa per una democrazia evoluta: che presto o tardi vince le elezioni chi promette di disimpegnarsi – magari regalando un contentino a chi si è affezionato alla narrativa, un grande vecchio da ammazzare in diretta e seppellire in mare, e poi farci un film…” 
    Conflitto: neocon vs buon senso.

  • Gli 11 settembre del 2016, del 2017, del 2018, del 2019… non pervenuti. Esauriti gli argomenti, dopo quindici anni. Inoltre settembre sta diventando un mese sempre più pieno di impegni, a volte non scrivo niente per settimane.
  • L’11 settembre 2020 sono molto indaffarato. Stiamo cercando di riaprire la scuola in piena pandemia, è un problema più logistico che didattico, dobbiamo far entrare e uscire 18 classi da tre corridoi diversi, frughiamo negli scaffali in cerca di planimetrie, scopriamo che da qualche parte c’era un piano “antiterrorismo” risalente al 2001 e ci domandiamo: ma cos’era successo di terroristico nel 2001? Ci metto un po’ a ricordarmene, l’Evento ormai è lontano, non bazzico più uffici open space ma corridoi affollati. Sono un’altra persona. 
    Conflitto: Niente Sarà Come Prima vs Ma cos’era successo poi?

  • L’11 settembre 2021 sono passati vent’anni, la maggior parte per fortuna facendo altro. Non sapendo cosa aggiungere, metto in fila tutti i pezzi sull’11/9 sperando che l’effetto d’insieme significhi qualcosa. Forse no. 

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