Hai mai visto il mio ippopotamo?

Ci conosciamo?

10 maggio – San Giobbe, personaggio letterario (600 a.C:?) 

[2012]. Nelle seconde file del calendario cattolico, accucciati dietro le spalle di santi più ordinari per non dare troppo nell’occhio, ci sono personaggi incredibili. Per esempio c’è Edipo – in realtà non proprio Edipo, un Edipo tarocco made in Ungheria, lo abbiamo visto, e c’è Buddha, un’altra volta spiegheremo magari cosa ci fa Buddha. Ma il più incredibile secondo me è Giobbe. Come abbia potuto ritrovarsi il protagonista del libro di Giobbe nel martirologio della Chiesa cattolica nello stesso giorno di Sant’Alfio, San Filadelfio e San Cirino, onestamente non lo so. Giobbe non è un profeta e non è un patriarca in senso stretto, non è nemmeno chiaro se sia un ebreo (il suo Dio però è chiamato proprio JHWH). Il suo libro omonimo è uno dei capolavori letterari dell’Antico Testamento – anche se non si armonizza molto bene con quella collezione di leggende ancestrali e antiche cronache redatte alla benemeglio. Anche Giobbe forse all’inizio poteva essere un mito, una fiaba, ma si capisce che a un certo punto uno o più scrittori ci hanno rimesso le mani. E almeno uno di loro doveva essere bravo davvero, perché la Genesi parla di Abramo, l’Esodo di Mosè, ma Giobbe parla ancora di noi, dopo tremila anni. E contiene anche la risposta di Dio all’Unica Domanda Che Valga Veramente La Pena, scusate se è poco.

La trama la sapete, no? No? Cioè l’Odissea sì, i promessi sposi sì, e Giobbe no? C’è qualcosa che non va nella nostra educazione. Poi per carità, Omero è ok, ma non è che ti capiti così spesso di organizzare massacri di Proci, né di volerti sposare contro la volontà di un signore feudale; mentre un’imprecazione alla Giobbe prima o poi sfugge a tutti, e l’Unica Domanda ce la poniamo più o meno tutti i giorni. Per dire, negli ultimi tre anni gli americani lo hanno riciclato in un paio di film, entrambi molto apprezzati (A Serious Man e The Tree of Life). Certo, se la mettiamo su questo piano i fumetti della Marvel battono Giobbe 5 a 2, ma per un prodotto di nicchia non è comunque un risultato da buttar via. La trama, dicevamo.

Nel paese di Uz (deserto del Negev?) Giobbe è un uomo giusto che fa tutto quello che deve fare un buon ebreo. (Il fatto che non sia identificato come un ebreo secondo alcuni è un modo per evitare la censura, visto che tra lui e Dio accadranno eventi spiacevoli: un’altra ipotesi è che dietro a Giobbe ci sia un mito più antico, di origine mesopotamica). Nel frattempo, alla corte di Dio… ecco, già questo è incredibile. Non si è mai vista la corte di Dio fin qui nella Bibbia: si sono visti roveti ardenti, carri rotanti, ma un Dio che tranquillo riceve i suoi cosiddetti “figli” (angeli?) è un unicum, solo in Giobbe assistiamo a scene così. Non solo, ma tra questi “figli” c’è Satana, nella sua prima apparizione pubblica. Non è ovviamente il Satana cristiano con le corna o la coda, non è visto come un nemico di Dio (anzi prende ordini da lui). Al limite è l’unico in grado di reggere una conversazione con l’Ente supremo. Da dove vieni, gli chiede infatti l’Ente, e Satana: Me ne sono andato a spasso per la terra. “Hai visto Giobbe? Lui sì che mi vuol bene, eh?” “Per forza ti vuol bene, gli hai dato tutto: una casa, una famiglia, gli affari vanno bene… prova a togliergli qualcosa, e vedrai se non ti maledice”. L’Ente accetta la scommessa: “Vai pure, levagli quel che vuoi”. Satana insomma è una specie di pubblica accusa che punta il dito sull’umanità (la parola forse in origine significava avversario, accusatore); più che il diavolo, l’avvocato del diavolo, con la missione di mostrare a Dio quanto gli uomini facciano schifo. Per questo bazzica la terra, mentre gli altri angeli se ne vanno per i cieli. Dunque Satana prende il migliore degli uomini, e in pochi minuti gli toglie la famiglia, il raccolto, la casa, tutto… tranne la moglie. La moglie gliela lascia (qui io ci sento un’ironia fortissima, ma forse sovrainterpreto).

“Allora il Signore rispose a Giobbe dal seno della tempesta…” (A Serious Man)

Giobbe reagisce come un vero santo: quel che il Signore mi ha dato, il Signore me lo può togliere, sia benedetto il Signore. Nell’alto dei cieli Dio gongola: visto che avevo ragione io? Non è male questa umanità, dopotutto. Satana non fa una piega, anzi rilancia: in realtà, dice, non lo abbiamo ancora toccato. Sì, gli abbiamo tolto tutto, ma gli abbiamo lasciata salva la pelle, l’unica cosa che agli umani interessi realmente. Dammi il permesso di rovinargli la salute, e vedrai se non ti maledice. Dio accetta, e Satana si affetta a coprire il sant’uomo di piaghe dalla testa alla punta dei piedi. Da uomo ricco e potente, Giobbe si ritrova nudo nella polvere a grattarsi le pustole con un coccio di terracotta, e in più la moglie che gli dice: Ma che aspetti a morire bestemmiando? Taci cretina, dice più o meno Giobbe; e non bestemmia.

Questo è l’antefatto in prosa, e sta in due paginette. Secondo alcuni è il nucleo iniziale della storia, a cui si ispirò il poeta (o i poeti) del poema successivo. Secondo altri è un’aggiunta posteriore, il che cambierebbe tutto, perché, per esempio, Satana nel resto del libro non compare più, e della scommessa nessuno fa più menzione. Se togli il prologo, il libro inizia con questo Giobbe, uomo giusto che non ha fatto nulla di male, che giace nella polvere cosparso dalle piaghe,  domandandosi il perché. Il perché lo sa il lettore – c’è una scommessa in ballo – ma forse la scommessa è un’aggiunta posteriore, il tentativo abbastanza romanzesco di un copista di razionalizzare lo scandalo di un libro che comincia con un uomo che non maledice Dio, no, ma maledice il giorno in cui è nato. Oggi possiamo leggere Giobbe come il libro in cui Dio scommette sull’uomo, ma forse c’è stato un periodo in cui Giobbe era semplicemente il libro che si chiedeva: perché esiste il male? Perché comportarsi bene, visto che Dio non ti premia, anzi? Un problema molto attuale, come si vede. 

Tante coccole

Si sa come lo risolsero i cristiani: inventarono la vita eterna, come ricompensa per tutta le sofferenze che ci capita di espiare nel mondo. In un certo senso Dio scommette davvero su di noi (e Satana tiene banco): ci manda delle prove, e noi dobbiamo tener duro. Per la verità ai tempi di Gesù l’idea circolava già da qualche secolo, la difendevano per esempio anche i farisei. Pare che non ci credessero invece i sadducei, la fazione legata alla casta sacerdotale, più tradizionalista (e infatti in Luca 20 cercano di prendere in castagna Gesù domandando cosa succede nel Regno dei Cieli alle vedove risposate: la risposta del messia, devo dire, non è troppo convincente). Ma nei libri più antichi dell’Antico Testamento, di vita eterna non si parla se non per vaghissimi accenti. Lo stesso Giobbe sembra dare per scontato che la vita sia una sola, al punto che si ritrova a invidiare una pianta, che “se viene tagliata ributta, e continua a gettare polloni… L’uomo, invece, quando muore, giace inerte: quando un essere umano spira, non esiste più“. Ma se non c’è una ricompensa in un altro mondo, ed evidentemente non ce n’è una neanche in questo, che senso ha comportarsi bene? Il dibattito era acceso. Il grosso del libro di Giobbe è esattamente questo: un dibattito. Inconcludente, come è giusto che sia. I capolavori, fateci caso, sono tutti inconcludenti: i grandi scrittori non hanno nessuna pretesa di ficcarti in testa le loro idee, mica sono dei distributori automatici di idee. Al massimo costruiscono un congegno, te lo fanno provare, e tu magari con quel congegno alla verità ci arrivi da solo.

(William Blake) Silenzio, non si sente la Saggezza.

Il nucleo centrale del libro ha un ritmo molto meno concitato: niente più angeli o demoni o scommesse divine, ma una lunghissima contesa dialettica tra Giobbe e tre saggi, Elifaz, Bildad e Zofar, che uno si aspetta all’inizio siano venuti a consolarlo, e invece no: vengono a fargli la morale, perché Giobbe, ehi, se ti è andato tutto così male, un motivo sotto sotto ci sarà. Ognuno di loro pronuncia tre discorsi, per un totale di nove (alcuni forse andati persi), magnificando Dio e la sua onnisciente giustizia, e Giobbe replica ogni volta, mandandoli a quel paese mentre si gratta le pustole. Il libro di Giobbe è anche l’antenato dei flame su internet: i saggi blandiscono, insultano, rigirano frittate, continuano a ribadire gli stessi argomenti fino alla noia, e tutto il repertorio che potreste immaginarvi se a una certa ora della notte su facebook un vostro amico scrivesse: “aiutoooooo o xso la kasa la famiglia la salute ma xkEEEEEEEEEE’? DOVE’ DIO ALL’ORA????”

Entità onnipotenti che fanno una scommessa sulla natura dell’uomo, mi ricordano qualcosa.

Secondo alcuni i tre saggi rappresenterebbero tre diverse scuole di pensiero dell’epoca, ma per un orecchio moderno la differenza è impercettibile, sembra che ripetano tutti la stessa cosa: soffri? Devi aver offeso Dio in qualche modo. Magari non te ne sei accorto. Magari stavi per farlo e Dio ti ha fermato in tempo. Magari sono stati i tuoi figli, ecco perché Dio li ha fatti fuori. Magari sono stati i tuoi antenati, sì, c’è chi pensa che Dio punisca i figli per le colpe degli antenati, anche se al riguardo i profeti non sono d’accordo. Tu comunque sei fortunato, poteva andarti peggio, raccomandati a Dio e vedrai che tutto si sistema. Giobbe è famoso per la pazienza, ma questi tre lo fanno uscire di testa. “Perché non tacete?”, dice a un certo punto, “quella sì che vi sarebbe contata come sapienza”. Rendetevi conto. Giobbe fa parte di una famiglia di libri dell’Antico Testamento definiti “sapienziali”, che contengono tutti i suggerimenti per vivere una vita pia e benedetta dal Signore. Il prototipo dei libri sapienziali è il noiosissimo Libro dei Proverbi, una sequela di saggi consigli del tipo, non dire il falso, guardati dalle donne malvagie… che forse tremila anni fa non suonavano così banali, ma a differenza di Giobbe sono invecchiati malissimo. I Proverbi avevano avuto svariati tentativi di imitazione nei secoli successivi, ma Giobbe è un’altra categoria: è un libro antisapienziale, un testo che ospita le tirate sapienziali dei tre dotti personaggi solo per il gusto di replicare a tutti e tre: non avete capito niente, la vita non va come vorreste voi, l’unica cosa veramente saggia nei vostri sproloqui è il silenzio tra una parola e l’altra.

Comunque vanno avanti per trenta capitoli, con Giobbe che ribadisce la sua innocenza. A un certo punto c’è una specie di intervallo, un elogio della sapienza un po’ spiazzante, forse inserito in un secondo momento. Poi, mentre Giobbe continua a professarsi innocente, ecco che appare dal nulla un quarto sapiente, di cui nessuno fin lì aveva parlato. È un giovane, si chiama Elihu, e sostiene di esserci stato sin dall’inizio, ma di non aver parlato fino a quel momento per rispetto nei confronti della maggiore età dei tre insopportabili. Ma dopo aver visto che né Elifaz, né Bildad, né Zofar, sono in grado di smontare la sicumera del pustoloso Giobbe, Elihu prende la parola e se la tiene per altri cinque capitoli che, ve lo dico, non sono il migliore argomento in favore del ricambio generazionale: Elihu è ottuso quanto gli altri tre, ma in più ha pure l’arroganza del maestrino con tanta teoria in testa e poco rispetto per la pratica. Giobbe non capisce, Dio è misericordioso, chiunque glielo può dire, lo sanno tutti, eccetera eccetera. Giobbe tace. Immagino che continui a grattarsi, ma non c’è modo di saperlo, il libro non contiene repliche a Elihu. In effetti nessuno risponde a Elihu in tutto il testo: nemmeno Dio che nel finale rimprovererà gli altri tre, ma di Elihu non dirà niente. Il sospetto, insomma, è che l’intervento del quarto saggio sia un’aggiunta posteriore, di un giovane scriba che ricopiando il testo deve aver pensato: questi tre vecchi sbabbioni avrebbero anche ragione, ma non riescono a difenderla! Ci penso io. Benedetta gioventù.

William Blake – Giobbe, l’ippopotamo e il coccodrillo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...