Forse Facebook mi vuole fuori

La mia prima esperienza della nuova versione di Facebook fu più o meno all’inizio del lockdown. A quel tempo si poteva ancora tornare alla versione tradizionale ed è quello che feci dopo due o tre giorni: mi sembrava una specie di Twitter senza l’unico minimo pregio di Twitter, la brevità. Questo può anche darsi non significhi nulla: sono un vecchio ormai (almeno su internet) e i vecchi vivono come un’offesa qualsiasi restyling (anche l’interfaccia utente di Blogger ne ha appena fatto uno e indovinate: è uno schifo).  

Un mese fa sono stato poi costretto a passare a questa nuova versione, e nel frattempo si è verificato un fatto che magari è solo il risultato di una coincidenza, ovvero: ho iniziato a stare su Facebook molto meno, specie da desktop. Insomma la nuova interfaccia che a detta degli osservatori esperti dovrebbe rappresentare un ulteriore passo verso la mia profilazione di cliente/merce, per ora sta riuscendo soltanto dove i discorsi degli esperti e dei critici avevano fin qui fallito: mi ha fatto stancare di Facebook. Ripeto, può anche darsi che non sia vero: settembre è stato un mese molto difficile per me, a volte non c’era letteralmente tempo per mangiare o dormire, e quindi anche per necessità teoricamente meno impellenti come farsi un giro su Fb. Può anche darsi che si tratti solo di un periodo di stanca, e che tra qualche mese mi rimetterò a litigare coi renziani o a sfottere i milanesi o a irrompere in una conversazione di aspiranti costruttori del Ponte sullo Stretto per avvertire che tra Reggio e Messina ci stanno tre km (credo che sia in assoluto la cosa che ho fatto più volte, è una specie di gag ormai). Insomma può darsi che mi adatterò, anche perché sono piccolo ben oltre il limite dell’insignificanza, Fb è ormai il mio habitat, e se l’habitat cambia non ho molte scelte: o mi adatto o scompaio. D’altro canto.

D’altro canto tutto questo potrebbe anche essere voluto: dopo avermi tenuto a pastura per una decina di anni (che su internet equivale a un Triassico), il Grande Algoritmo potrebbe anche aver deciso che di uno come me non sa che farsene. Non compro, non vendo, non clicco sugli spot, mi faccio vivo solo ogni tanto per cercare di bloccarne uno che mi offende. Tutto quello che faccio è discutere (ciozzare, si diceva dalle mie parti) e questo magari per un po’ gli è stato utile, ma da qui in poi molto meno. Tutto questo vale per me e per altri milioni di ciozzatori, pardon, conversatori, che insistono in questa cosa anacronistica di usare Fb come un forum, una chat scritta, una cosa che Fb non ha mai voluto essere e che sarà sempre meno. E in effetti devo dire che l’aspetto del vecchio Fb che mi manca di più è proprio quello più anacronistico, che più mi ricordava la vecchia internet 1.0: i caratteri piccoli. Una volta tutto era scritto così qui sopra, poi sono arrivati i webdesigners presbiti e gli analfabeti e oggi pure le riviste specializzate pubblicano tutto in corpo sedici. Tutto questo malgrado qualche studio, e l’esperienza dei lettori seri dica il contrario: i caratteri piccoli aiutano la concentrazione – e se sei prolisso come me sono l’unica speranza di far digerire a qualcuno un muro di testo. Forse Fb oggi mi cattura meno proprio perché è scritto più in grande, e forse è scritto più in grande proprio per allontanare i conversatori seriali e prolissi come me, che a parte ciozzare non fanno nulla di veramente utile per Zuck e soci. Può anche darsi che disorientiamo l’Algoritmo, con tutte le parole che usiamo quasi sempre fuori contesto: di questo Algoritmo sappiamo molto poco, ma essendo un’intelligenza artificiale di sicuro ha problemi con l’ironia e quindi non ci capisce, la frastorniamo, del resto parliamo di un’entità progettata per spaventarsi quando vede un capezzolo. 

Forse è semplicemente ora di andarsene, anche se non sono quel tipo di persona che se ne va. Di solito resto finché l’interfaccia non muore: vedi i vecchi aggregatori (voi eravate all’asilo), i feed rss, vedi Friendfeed, eccetera. Forse dovrei semplicemente cominciare a capire come funziona Reddit, e aver pazienza che tra un po’ tutti quelli che mi piaceva seguire su Fb li troverò lì, tranne qualcuno invece morto e quindi assente, indifferente. Ormai si è capito che gente siamo, più o meno gente verso i cinquanta che ha più voglia di leggere che cliccare sui video, tranne ormai i video delle canzoni di Paolo Conte che una volta ci sembrava il nonno e adesso è il più aitante, la mascotte della comitiva. La prospettiva di essere l’ultima generazione di veri lettori è un po’ deprimente, ma magari è viziata dal punto di vista. 

Aggiungo che non c’è nulla di così strano e traumatico: sin da molto prima di Internet la mia esperienza di utente è sempre stata tangenziale e parassitaria. Molto prima di essere un utente di Fb che non cliccava sulle inserzioni ero un telespettatore che non guardava gli spot, un lettore che fotocopiava i giornali, un ascoltatore che si registrava i nastroni alla radio. Tornando a internet, quando entro in un ambiente di solito è perché ho un contenuto da promuovere, ovvero di solito questo blog. In sostanza mi metto lì a mò di buttadentro, un uomo sandwich che piazza link senza vergogna. È proprio questo atteggiamento che richiede che io poi mi fermi a far due chiacchiere con gli altri utenti e alla fine mi affeziono: questa cosa è successa soprattutto su Friendfeed e su Facebook (che di Friendfeed ha parassitato il codice). Meno su Twitter, che paradossalmente è un ambiente più adatto ai buttadentro, ma decisamente più bar della stazione che bar di quartiere. Quello che sto cercando di dire è che non sono mai stato semplicemente una merce: non mi sono mai illuso sul fatto che Zuck avesse priorità diverse dalle mie, e cercavo nel mio piccolo di sfruttare i suoi algoritmi per promuovere le mie. E continuerò a provarci, anche se ho la sensazione che di essere ormai stato scoperto e allontanato, non come individuo ma come categoria. 

Insomma quello che sto cercando di dire, in fondo al muro di testo, è che esisto. È l’unica cosa che sto cercando di dire da quasi vent’anni che son qui, evidentemente ci tengo molto, anche se a volte non mi ricordo più il perché. Forse lo sapranno gli algoritmi che processeranno questo blog in futuro, molto più intelligenti e comprensivi di quanto io non sarò mai. È a loro che chiedo adesso scusa per tutto quello che potrebbe offenderli, l’ironia, o le parolacce, o i capezzoli. 

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