Se stessi vedendo cadaveri

Supponi di essere una persona qualsiasi che scrive per i fatti suoi; ogni tanto qualcuno passa e dice: non male. C’è gente che scrive peggio e li pagano. All’inizio lo prendi come un complimento, ci metti un po’ a capire.

Comunque è incontestabile: c’è gente che scrive peggio, e li pagano.

Finché un giorno finalmente non appare qualcuno che ti fa la proposta: scritti in cambio di soldi. Non molti soldi in realtà, ma non importa, l’importante è smettere di fare questa figura del fesso. Gli stringi la mano e intanto pensi: lo sto fregando, per lui scriverei anche gratis. È come se mi pagasse per respirare, ah ah, il colpo del secolo. La tua mano in effetti puzzerà di zolfo per alcune settimane. Ma da quel momento cominci a scrivere per soldi.

All’inizio non cambia niente.

Quando scrivi per soldi, non è che ci credi davvero. Sono talmente pochi soldi che è quasi uno scherzo. È solo un trucco, in realtà tu continui a scrivere per passione. Chiamano dal soggiorno: vieni a giocare papà? Tesoro non posso, sto lavorando. Tecnicamente è vero, scrivere adesso è un lavoro. È anche una scusa per saltare una sessione di gioco dei mimi. Un giorno scoprirà quanto prendevo a cartella e verrà sul mio tombino a strappare i crisantemi.

Quando scrivi per soldi, non è che ti metti a scrivere subito così di quel che ti viene. Sfogli le notizie e intanto pensi: che tipo di opinione posso farmi venire, che tipo di storia posso scrivere, che mi cambino in soldi? Ovviamente non te ne viene neanche una, cominci a pensare ad altro e poi magari sotto la doccia comincia a pensare a un pezzo per il blog, che è da un po’ che non ci scrivi niente. Una cosa veloce, che in mezz’ora la scrivi e la posti, perché no? Ma stai già infilando l’accappatoio mentre rifletti che in fondo quella mezz’ora potresti anche provare a fartela pagare, dopotutto lo spunto è interessante. Così invece di scrivere un pezzo veloce sul blog scrivi una mail, scrivi un pitch, scrivi una cosa che per tre giorni nessuno si legge.

Il quarto giorno rispondono: ci dispiace, non c’interessa. Fa lo stesso, ormai non interessa nemmeno più a me. In effetti non ricordo neanche cosa volevo scrivere. Se l’avessi messo subito sul blog sarebbe anche stata una cosa divertente, ma non l’ho scritta. E nessuno mi ha pagato. Quando scrivi per soldi, scrivi meno.

(Che comunque è un risultato).

Quando scrivi per soldi a volte invece è fantastico. Ti pagano pochissimo ma puntuali e non gli frega niente se non guardi il film e poi lo recensisci in forma di dialogo leopardiano. Va bene qualsiasi giorno della settimana, va bene anche se salti la settimana, va bene anche se ne scrivi tre, basta che scrivi e ti tieni i nostri cazzo di soldi. Ok. Ah quasi dimenticavo: il mese prossimo chiudiamo. Per le ferie? No, no chiudiamo proprio. Ok.

Quando scrivi per soldi a volte proponi un pezzo sull’antilope maculata, ti rispondono: grazie non c’interessa. Eppure ne stanno parlando tutti, boh, forse sono arrivato un po’ lungo, vabbe’, e della tigre ghepardata? È una cosa più originale. “Grazie, non c’interessa”. Ma come non v’interessa, lo state facendo apposta? E se vi proponessi una giraffa tigrata? “Ecco, la giraffa tigrata sì”. Oddio io in realtà scherzavo, non ne so un cazzo di tigraffa girata, di giraffa tigrata. Seguono tre giorni disperati a documentarsi sulle giraffe, e a camminare in circolo tra la cucina e il gabinetto e a maledire il giorno che ho detto di sì allo scrivere per soldi. Nel frattempo in homepage è arrivato un pezzo sull’antilope maculata, maledette antilopi, voi e chi vi insegue.

Quando scrivi per soldi ti mettono in contatto con gli editor, e tu pensi è fatta, è fatta, mai più mi farò compatire con errori imbarazzanti, siamo adulti adesso, adesso ci correggono le bozze. Mandi il tuo primo pezzo, te lo restituiscono con tutti i tuoi errori più quelli che hanno aggiunto loro, ce n’è di fantastici. Però hanno tolto l’accento su sé stesso, a quello ci tengono da matti, dev’essere un punto fondamentale, ci saranno master apposta.

Quando scrivi per soldi, per fare un esempio, tu butti lì che la giraffa è tigrata per scopi mimetici ma questa cosa l’ufficio legale non te la fa passare, vuole delle pezze d’appoggio, non è che si possa affermare impunemente che la giraffa è tigrata per scopi mimetici. Per fortuna tu in casa hai questa cosa magica, cioè Google, e in trenta secondi trovi un’intervista a una giraffa tigrata che spiega le funzioni mimetiche della sua tigritudine, gliele mandi, loro ti dicono ok, passano due giorni e finalmente il pezzo viene pubblicato e invece di giraffe tigrate c’è scritto tigri giraffate. Lo stanno già cliccando tutti, su fb centinaia di commenti, per fortuna litigano tra lori così forte che non hanno il tempo per leggerlo davvero e accorgersi dell’orribile sfondone. Appena arrivi a casa scrivi una mail, per favore, correggete, c’è il mio nome e il mio cognome sopra, avevo anche una reputazione una volta. Il giorno dopo al posto di tigri giraffate c’è scritto tigri tigrate. Però. Però ovunque scrivi sé stesso con l’accento, loro lo troveranno. Il sé stesso con l’accento non passerà mai! Mai!

Quando scrivi per soldi con alcuni è imbarazzante. Perché magari con loro all’inizio non scrivevi per soldi, ma per… per passione, sì, e per amicizia, e un po’ anche perché era figo scrivere per loro, ti faceva stare bene, non è solo una questione di visibilità, c’è anche un senso di godimento che – è imbarazzante, appunto. Poi succede che magari gli affari per un po’ vanno bene, e a volte sono proprio loro a dirti dai, resta ancora un po’, da qui in poi ti pago. Mi paghi? Ma posso ancora scrivere quelle cose strane che – ma sì dai. Però fa un po’ strano, sapete, e soprattutto chi ha il pelo di controllare se ogni volta lascia i 50 euro sul comodino. Per tre mesi non lo fa, tu pensi che vabbe’, stava scherzando, poi una notte arriva e pum! 500 in una botta, festa grande. Poi per un anno più niente, ma magari c’è anche una crisi del settore, e poi diciamolo perché dovrebbe pagarmi per quelle inezie, ces petits riens, mi sembra anche un po’ preoccupato, lasciamo perdere. E un bel giorno arriva Ehi, ma scusa, ma sul serio mi sono dimenticato un anno di paga? Eh, boh, sì, può darsi. Oh scusa, scusa, beccati questi mille sull’unghia. Grazie, grazie, non dovevi. Sì ma non possiamo continuare a vederci così.

Quando scrivi per soldi, sono sempre così pochi che impegnarsi ti sembra sbagliato. Passi un paio d’ore a controllare un’affermazione, un lato della tua testa dice: queste due ore non me le stanno pagando abbastanza. Non me le stanno pagando proprio. Ormai sono io che sto pagando loro. L’altro lato risponde: prendere in giro sé stessi non è un buon motivo per prendere in giro i lettori. E comunque è colpa tua, perdi troppo tempo a girare tra la cucina e il bagno. Vieni a giocare papà? Chiama una collega, domani starà a casa, serve un sostituto. Quando scrivi per soldi, ma perché cazzo scrivi. Con tutto il lavoro vero che ci sarebbe da fare.

Quando scrivi per soldi a volte stabilisci che non te ne fotte un – mamma che robaccia che uscirà stavolta ma chissenefrega, stringi i denti e pensa al bonifico, pensa solo al bonifico. Altre volte proprio il contrario, pensi che no, non puoi farti pagare della roba così, stavolta no, questa non gliela mandi, trovi una scusa, ti sarà morto il cane, ma proprio in quel momento suona il citofono, è una raccomandata dal comune di Sorridi all’Autovelox, oh cazzo cazzo cazzo, in data tale la tua macchina circolava ai novantacinque all’ora che ridotti del cinque per cento ai sensi della legge fanno comunque che è meglio se stringi i denti e mandi a pubblicare il tuo pezzo, anche perché poi l’hai pagato il bollo? la rata dell’assicurazione? la mensa della creatura? Stringi i denti. A proposito ti ha scritto il dentista, dice che se non hai niente in contrario si prende le buste di agosto e settembre. Stai stringendo quei cazzo di denti?

Quando scrivi per soldi, all’improvviso diventa tutto più difficile. Avevi in mente un inizio fulminante, ma se scrivi per soldi non fulmina più nessuno. Per aggiungere sapore volevi aggiungere una spolverata di cazzi tuoi, ma a chi interessano i cazzi di un poveraccio che scrive per soldi, manteniamo un basso profilo che è meglio. Leggi i tuoi colleghi, loro sì che sanno scrivere per soldi, che bravura, professionisti altroché. Chissà se un giorno sarai capace di.

Quando scrivi per soldi, fai due conti e pensi: dai, in un anno metto assieme una quattordicesima. La buttiamo via? Quindi se in linea assolutamente teorica uno volesse vivere di quel che scrivo io, dovrebbe mandare un pezzo al giorno. Ah ah, cosa vado a pensare. Ma ce la farei a scrivere un pezzo al giorno? Forse sì. Non avendo altro da fare, con l’opzione di essere intrattabile 6 ore su 24, potrei farcela. Ma chi lo pubblicherebbe un mio pezzo al giorno? Mi servirebbero tre o quattro testate diverse, degli pseudonimi. Forse qualcuno lo sta già facendo. Ma soprattutto: chi se lo leggerebbe, un mio pezzo al giorno? Io da solo esaurirei tutto il mio ecosistema. Diciamo che per campare avrei bisogno di mille lettori quotidiani: non esistono. Forse millecinquecento disposti a leggere un mio pezzo ogni due giorni. Forse. Ma mille al giorno oggi ma manco Buzzati. Hai per caso visto un Buzzati qui intorno? No, niente Buzzati qui, fine della storia.

Quando scrivi per soldi a volte ti rileggi e vorresti morire. Ma anche una volta morto quella roba lì resterà sull’internet col tuo nome e il tuo cognome – e i tuoi figli e nipoti ti malediranno. Figlioli, lo facevo solo per portare a casa i s – quaranta euro a cartella papà ma vaffanculo, perché non ti sei messo a dare lezioni di latino come tutti. Rosa rosae rosae, non ti si apre già la mente? Senza neanche fatturare.

Quando scrivi per soldi a volte ti riconsegnano un pezzo che dice le stesse cose che volevi dire tu, e non le dice nemmeno in modo sbagliato ma – è una sensazione strana, è come se – cioè hanno preso il tuo pezzo e sono riusciti a togliere completamente la tua personalità, una cosa che non riusciresti a fare in mille anni. È come osservare il proprio cadavere. Quello non sono più io. Non sono mai stato io. Ok era il mio corpo, ma non lo è più – impossibile da spiegare. Tanto a voi non capiterà mai, non vedrete mai voi stessi morti. Se non vi mettete a scrivere per soldi. Non mettetevici.

Quando scrivi per soldi a un certo punto ti guardi attorno e noti che sono tutti molto più giovani. Ecco perché certe battute devi spiegarle, ecco perché su certe cose è meglio non scherzare. Ok, ma a voi invece pagano davvero? Perché io ci camperei un mese all’anno, voi cosa fate negli altri undici? Genitori generosi? Scrivete i romanzi di Elena Ferrante? Ripulite gli appartamenti, vi prostituite? In quest’ultimo caso, qual è la cosa più umiliante che si possa fare in trenta minuti: toccare uno sconosciuto maleodorante o copiare un mio pezzo del 2013 immagini incluse? Perché a volte il dubbio mi viene – scusate, so che non si deve scherzare su questo argomento, è sensibile, lo capisco.

Quando scrivi per soldi pensi che magari tutto questo cambierà, in fondo sei ancora alle prime armi, è da così poco che ti pagano, è da… dieci anni. Ah però.

***

Supponi di essere una persona qualsiasi che scrive per i fatti suoi; ogni tanto qualcuno passa e dice: non male. C’è gente che scrive peggio: e li pagano.

Gente come me.

Io che a volte avrei ben altro, ma me lo chiedono e dico lo stesso di sì.

E non è per i soldi, sono una sciocchezza i soldi.

È per evitare che diano lo stesso pezzo a un giovane, così non si illude.

Trovati un lavoro onesto, dai.

Tra un po’ avrai anche dei figli, di te cosa penseranno.

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1 Comment

  1. Qualunque arte quando diventa un mestiere viene un po’ snaturata e l’artista sente di non esprimere veramente il sé stesso.
    Tuttavia se l’alternativa per chi ha una dote naturale è usarla gratis per poi fare ,come mestiere, il muratore o l’asfaltatore di strade……. beh…

    "Mi piace"

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