Bavosi residui di catarsi e altre storie

Ricordo ai più distratti che oggi, martedì 28 maggio, verso le 18 presso la libreria Ubik di Modena Raffaele Alberto Ventura presenterà il suo nuovo coloratissimo libro contro il genere umano, dove si parla un po’ di tutto, dai supereroi a Hobbes a Salvini; di quest’ultimo non così tanto ma un po’ se ne parla. 

“La notizia all’indomani delle elezioni del 2018 di un senegalese ucciso a Firenze da un italiano depresso, imitatore di Casseri se non dello Straniero di Camus, non ha creato molto clamore. Le dichiarazioni roboanti di Salvini, nuovo ministro dell’Interno, hanno contribuito a sdoganare un discorso estremista e violento. Anche la Lega, d’altronde, aveva svolto per anni una fondamentale funzione purificatrice, sfogando il comprensibile turbamento degli italiani di fronte alla rapidissima trasformazione del paesaggio etnico; ma ha accumulato nel frattempo un terribile debito mimetico. L’assuefazione ha reso necessario un ricorso crescente alla catarsi per contenere il mimetismo, in un circolo vizioso dal quale oggi non sappiamo più come uscire. Ogni giorno si contano le vittime varie e collaterali di un discorso che in un decennio è stato banalizzato nelle aziende, nei bar, sui mezzi pubblici. Quanto poi a stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina, ovvero il malessere sociale oppure chi lo cavalca, pare questione degna di un dibattito postumo tra Marx e Weber più che un interrogativo davvero rilevante a fronte di tensioni che stanno mettendo in crisi la pace civile.

Con i suoi eccessi da commedia dell’arte lo spettacolo politico aveva da principio neutralizzato, anestetizzato, assorbito le passioni tristi. Ma con la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane del 2016 e con l’esito delle legislative italiane nel 2018, hanno iniziato ad apparire i limiti di questo meccanismo catartico che aveva permesso per anni di nascondere sotto il tappeto il declino dell’economia occidentale. Era bello credere che tutta questa violenza verbale non avrebbe avuto nessun effetto, che era appunto solo teatro. Anzi: che ci avrebbe purificati.

Era questa, forse, la scommessa aristotelica della borghesia italiana, che periodicamente si convince di saper manipolare questo o quell’altro movimento, finché la spirale innescata non le sfugge di mano. Ma in un altro senso i discorsi radicali hanno semplicemente prodotto assuefazione: e quando la morfina non basta più, bisogna uscire in strada a cercarla. La violenza «rappresentata», nei discorsi politici come nelle opere d’arte, sfoga le passioni tristi nel breve termine ma sul lungo influenza la realtà, modifica il linguaggio, alza l’asticella della sopportazione. La crescente popolarità di Salvini ha tradotto un disperato bisogno di «sincerità», chiamiamola così: non importa che la «dottrina Minniti» avesse già fatto diminuire gli sbarchi, delegando il monopolio della violenza ai libici; ma importa, di tutta evidenza, che qualcuno lo faccia prendendosi pubblicamente la responsabilità di quella violenza. Il problema è che la sincerità dei governanti su certi arcana imperii non è compatibile con la coesistenza pacifica dei governati.

Dal momento in cui il potere esibisce la sua violenza, questa inizia a scorrere come un veleno nell’intero corpo sociale. Il fatto che Luca Traini sia stato un militante della Lega ci riporta alla questione della responsabilità linguistica: a Matteo Salvini non si potrà forse rimproverare di avere armato la mano del terrorista, ma l’effetto della sua incontinenza linguistica è che nell’Italia del 2019 di fatto è diventato impossibile distinguere tra la sparata semi-ironica di un rappresentante politico e la minaccia letterale proferita da uno squilibrato. Nel frattempo è cresciuta anche una generazione di bianchi assetati di vendetta e abbeverati da letture sulla sostituzione etnica che minaccerebbe l’Occidente, della quale Breivik è il padre ignobile: se ad oggi i potenziali esecutori restano meno numerosi, meno disperati, meno collusi con la criminalità e più facili da tenere sotto controllo (in assenza della barriera linguistica) rispetto ai jihadisti, la galassia occidentalista è in fibrillazione ed è probabilmente solo questione di tempo perché appaia qualche nuovo Breivik a dare il suo contributo alla spirale delle ritorsioni. Sistematicamente sottovalutati negli anni di Al Qaeda e dell’Isis, i terroristi bianchi esistono, si organizzano, sognano di vendicare le vittime del World Trade Center, di Nizza, del Bataclan; talvolta agiscono, come a Charleston in Carolina del Sud nel 2016 o a Charlottesville nel 2015.

Ecco una cosa che Aristotele non aveva previsto. Non c’è catarsi che non lasci il suo residuo, come la bava di una lumaca. Se la politica è soltanto teatro, perché dovremmo temerla? Proprio perché è teatro. Il problema del nostro tempo è che abbiamo iniziato a sottovalutare l’effetto delle rappresentazioni…”

Eccetera eccetera, è difficile ritagliare i brani da un libro così, è molto fluido. Comunque se ne parla oggi verso le 18 alla libreria Ubik di Modena, ci sarà anche Andrea Zanni in tutto il suo erudito splendore e ci sarò anch’io. Se gli argini reggono. A presto!

via Blogger http://bit.ly/2K8MSas

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