La terra piatta di Sant’Isidoro

4 aprile – Sant’Isidoro di Siviglia, dottore della Chiesa, enciclopedista, patrono di Internet.

[2013]. I posteri non ci leggeranno, i posteri non leggeranno in generale. Smetteranno di imparare l’alfabeto come noi abbiamo smesso di fare le aste e le O. Per capire quel che c’è da capire probabilmente guarderanno cose sospese nell’aria, in fondo lo stanno già facendo. E rideranno di noi. Ci considereranno dei deficienti. Ogni tanto verranno a guardare come si imparava ai nostri tempi – sfoglieranno i libri, guarderanno le figure, e rideranno per cose che non fanno ridere. Un atlante geografico, per esempio, un planisfero, che risate.

AHAH CHE RIDERE, GOOGLE PENSAVA
CHE LA TERRA FOSSE UN RETTANGOLO.

“Ma guarda, ahah”.
“Cosa c’è da ridere, stronzetto”.
“Com’eravate buffi. Pensavate che la terra fosse piatta”.
“Ma no, niente affatto”.
“E allora perché la disegnavate così?”
“Tanto per cominciare non è un disegno, ma una proiezione. E poi non avevamo scelta, se volevamo raffigurarla su un libro dovevamo proiettarla su una superficie piatta, dal momento che… mi stai ascoltando?”
“No, scusa, sto facendo sesso in chat3d”

Devo scrivere un pezzo su Isidoro di Siviglia, a cui un papa – il terzultimo, ormai – ha affidato il padronato di Internet. Per cui capite che non posso assolutamente far finta che il quattro aprile non si festeggi Sant’Isidoro, il celebre erudito, l’ultimo dottore dell’Antico Occidente, prima dei secoli veramente oscuri; ma questo non vuol dire che ne sappia molto. Solo perché ho una prestigiosa rubrica sul Post la gente crede che io sia un pozzo di scienza ma non è vero, la più parte delle volte do solo un’occhiata su internet il giorno prima. Di solito su wikipedia. Che non è il massimo, eh, ci ha tanti difetti, però è sempre il primo posto in cui vai a cercare. È comoda, a portata di clic. Quando proprio voglio ostentare una profonda conoscenza della materia seguo un paio di link che partono da lì. Mi piacerebbe saperne davvero di più, ma ho tante altre cose da fare, sapeste a che ora mi alzo. Su Isidoro poi pensavo che avrei trovato tantissime cose, ma come succede spesso non è affatto così; dovunque trovo più o meno le stesse tre-quattro nozioni. Ho anche dato un’occhiata ai libri che ho in casa ma non dicono nulla di più; potrei sellare i buoi e recarmi in una biblioteca seria – ma a quel punto mi troverei davanti i venti volumi delle Etymologiae in edizione critica, e poi che ci faccio? Troppo materiale è uguale a nessun materiale.

Non sembra, ma questa è la prima versione a stampa
(Günther Zainer, 1472. Il disegnino compare in alcuni manoscritti,
ma non siamo sicuri che ci fosse anche nell’originale di Isidoro.

Isidoro ha scritto migliaia di pagine che non si legge quasi nessuno, ed è stato messo in croce per un disegnino. A un certo punto, dovendo spiegare nella sua enciclopedia di tutto lo scibile umano una questione abbastanza secondaria, una mera curiosità – com’è fatto il mondo? – Isidoro ne traccia uno schizzo semplificatissimo: una T dentro una O. La O è l’Oceano, che circonda le terre emerse; la T è costituita dal Mediterraneo, che a oriente si biforca in due fiumi (il Nilo e il Don) dividendo i tre continenti: Asia in alto (est), Europa a sinistra (nord), Africa a destra (sud).

Isidoro sapeva benissimo che il mondo era più complicato di così; probabilmente condivideva l’opinione degli antichi navigatori che lo consideravano sferico e non piatto; lui stesso aveva viaggiato per terra e per mare, emigrando da Cartagine in occasione dell’invasione bizantina, e trovando riparo nella Spagna visigota. Sapeva benissimo che Europa e Africa avevano coste irregolari e frastagliate; il suo schizzo non era una cartina geografica, ci sbagliamo a interpretarlo così. Era un simbolo, un ideogramma, un modo per raffigurare un concetto e mandarlo a mente. La forma circolare non alludeva a una presunta piattezza della Terra – del resto anche noi, con tutte le nostre approfondite conoscenze geografiche, sui libri usiamo ancora figure piatte, pardon, proiezioni.

Sappiamo benissimo che tutte le cartine piatte raccontano qualcosa di falso – la Terra non è piatta – semplificando un concetto più complicato. Ma le usiamo lo stesso, sono comode. Anche Isidoro, sappiamo benissimo che aveva conoscenze più approfondite di quelle espresse con la T nell’O. Ma ci è comodo semplificarlo così, inserirlo nella Storia che ci raccontiamo nel ruolo dell’ultimo compendiatore del mondo antico, sul suo terrazzino spagnolo sospeso sull’abisso dei Secoli Oscuri: si fece buio su tutta la terra e la gente smise di viaggiare, pensate che l’unica cartina che ancora si copiavano nei manoscritti era una T iscritta in un cerchio! È anche un’ottima occasione per fare sfoggio di un sano relativismo culturale, visto che di lì a poco in Ispagna arriveranno gli Arabi con mappe assai più precise, schizzate da navigatori che sapevano orientarsi tra un porto e l’altro.

(La realtà è solo apparenza, l’universo è tutto un codice).

Ma quello di Isidoro è un mondo che nessun navigatore avrebbe potuto esplorare. È un mondo di libri, di parole, di lettere. Isidoro lo raffigura con un calligramma perché lo considera realmente un calligramma: le lettere dell’alfabeto sono i suoi unici strumenti a disposizione. Deve riassumere tutto lo scibile umano in venti agili volumi che possano essere ricopiati a mano per una decina di secoli, e non ha a disposizione cannocchiali per vedere più lontano, o microscopi per vedere più piccino. Ha solo la grammatica, soltanto l’alfabeto – ma l’alfabeto per Isidoro non è un insieme di simboli arbitrari: è il Codice segreto in cui è stato scritto il mondo. Le sue etimologie, che ci sembrano così stiracchiate e fantasiose, sono tentativi di decifrare il mondo, che non è certo una T iscritta in una O: il mondo è un libro, un glossario di termini inventati da Dio, che forse gioca a ruzzle da un’eternità: da quando digitò la prima parola, tre lettere, “lux”, e la luce fu.

Isidoro non era un topo di biblioteca: fu un personaggio politico di primo piano, convocò un paio di concili della Chiesa di Spagna, contrastò l’eresia ariana. Ma il mondo che descrive nelle Etymologiae è un mondo di pergamena, tutto ricostruito nelle citazioni degli Autori venuti prima di lui. Persino Siviglia, la città dove viveva e lavorava, è un fantasma libresco. Millequattrocento anni prima di Wikipedia, Isidoro aveva fatto tesoro della Terza Direttiva: Niente Ricerche Originali (WP:NRO). Wiki però è una comunità di migliaia di persone; a Isidoro toccava arrangiarsi da solo, sperando che i copisti non lo maltrattassero troppo. Aveva però un vantaggio importante: i diritti d’autore non sarebbero stati codificati per altri dodici secoli. Copiare era insomma consentito, anzi, consigliato. Isidoro è il definitivo artista del copia-incolla: non si esprime a parole, ma a citazioni: come il tipico studente insicuro, che sfoglia le enciclopedie in cerca di un testo da ricopiare pari pari, ecco, la prima enciclopedia è stata scritta da uno studente del genere. Molto spesso non sa nemmeno cosa sta citando esattamente: la maggior parte degli autori non li ha potuti leggere in originale, con la solita scusa che era iniziato il Medioevo, e prima i Suebi e poi i Vandali e infine i Visigoti, insomma molte biblioteche erano marcite o andate in fiamme: e così a Isidoro non restava che citare Varrone attraverso riassunti altrui, bignamini anonimi. Chissà se era poi vero. Magari frugando un po’ nell’archivio qualche dozzina di volumi di Varrone avrebbe anche potuto reperirli; ma poi bisognava leggerli, e indicizzarli, sarebbero serviti degli anni, e Isidoro magari aveva fretta. Anche lui al mattino poi doveva alzarsi presto.

Per dire, questo è Al-Idrisi (arabo di Sicilia) nel 1150.
(Il nord è verso il basso).


Isidoro lavorava su materiali di seconda e terza mano, come gli studenti che studiano riassunti di altri studenti che hanno copiato da libri che riprendono altri libri, e se ci riflettete non c’è nulla di strano, è la tipica cultura scolastica: quel sistema per cui esci dal liceo con la sensazione di aver “studiato” Cartesio (cioè di aver studiato un riassuntino di due paginette di un manuale di filosofia che a sua volta riassume una monografia dedicata al Discorso sul metodo), di aver “studiato” Kant. Passa qualche anno e cominci a metterti in discussione: cosa ho studiato, realmente, di Kant? Magari a quel punto vai su internet e trovi più o meno le stesse cose, riversate da qualche studente come te, specie da quando Google ha deciso di mettere al primo posto Wikipedia. Che ha tanti difetti, però è comoda, e rapidamente ha soppiantato le altre fonti. Più in profondità magari ci sono contenuti più complessi e originali, ma servirebbe molto tempo per cercarli, e dobbiamo tutti alzarci presto. Così alla fine ci aggrappiamo tutti a Wikipedia, che galleggia su terabyte di nozioni che non si legge più nessuno.

Isidoro voleva solo rendersi utile, ridurre lo scibile umano in venti agili volumi per la classe dirigente del suo tempo; non aveva la minima idea del disastro che ne sarebbe derivato. La sua enciclopedia piacque così tanto che molte sue fonti dirette e indirette sparirono dalla circolazione. Non c’era più bisogno di loro: le Etymologiae bastavano e avanzavano, e così nessuno si prese la briga di copiarli. Non c’era tempo, bisognava copiare Isidoro.

I posteri queste cose non le capiranno. Tempo e spazio saranno a loro completa disposizione. Scansioneranno i palinsesti finché non troveranno tutti i libri di Varrone andati persi sotto una pandetta o un laudario. Vivranno immersi in archivi fatti a nuvola, densi di tutto ciò che è stato scritto, di tutto ciò che si potrebbe leggere, avendone il tempo. E tempo ne avranno, ma non sapranno più leggere: solo ogni tanto sul tapis roulant verso casa visualizzeranno qualche concetto volante, e un giorno da qualche parte un documentario interattivo sui blog italiani del XXI secolo si bloccherà per errore di sistema su uno screenshot di questa pagina, con la mappa di Isidoro in primo piano. Qualcuno chiederà: che roba è? Un disegno del mondo? Piatto? Nel XXI secolo? Come erano stupidi.

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