I miei amici sono anemici, mi dici

27 gennaio – Sant’Angela Merici, (1474-1540), mistica, fondatrice delle orsoline.
[2013]



“I miei amici sono anemici”, mi dici,
si sono messi ai margini
di foto con cornici.
Non pranzano con astici,
si adattano alle alici
che spacciano al convitto di Sant’Angela Merìci1.

I tuoi amici sono cinici, ci dici,
hanno scialato rendite, non certo in dentifrici.
Non serve essere aruspici per trarne infausti auspici:
staresti molto meglio chez Sant’Angela Merìci2.

I miei amici son quei tipici infelici
che han fatto studi classici e ne han tratto i benefici:
non san quadrare i circoli, né estrarne le radici,
proteggerli è un lavoro per Sant’Angela Merìci3.

Ex amici, han messo via i berretti frigi,
i riccioli li rasano per non mostrarli grigi.
Li trovi in ferie a Lerici più spesso che a Parigi,
ma è molto meglio perderli, da’ retta alla Merìci4.

Amici un dì magnifici, ma han chiuso i maglifici,
e senza più bonifici da etruschi o da fenici
han perso accesso agli attici, non flertan con le attrici
non sanno a chi votarsi più (non certo alla Merìci)5.

I suoi amici, inurbati un cupi uffici,
arcigni e tristi artefici di artritici artifici,
strillano strofe stridule a troiette traditrici;
ti prego, trasferisciti in Sant’Angela Merìci6.

Che accolga tra le accolite, le sue benefattrici
la bimba a cui, proselita, con mani protettrici,
la scala verso l’indaco indicava da pendici
che sono competenza di Sant’Angela Merìci7.


(1) Il poeta – un mediocre anonimo degli inizi del secolo XXI – ode forse in sogno la figlia primogenita lamentarsi della scarsa vitalità dei propri amici, che infallibilmente li condurrà a un destino oscuro e marginale (“si sono messi ai margini di foto con cornici”, e a una difficile situazione economica, qui descritta evocando una mensa dei poveri (un “convitto di Sant’Angela Merìci”).

(2) La figlia continua a lamentarsi che gli amici abbiano delapidato i patrimoni accumulati dai genitori (“hanno scialato rendite”) a causa del loro stile di vita non sano (“non certo in dentifrici”). Non è necessario essere pratici di un’arte divinatoria (“non serve essere aruspici”) per rendersi conto del disastro, al quale il poeta propone di ovviare con l’immediato trasferimento della figlia in un istituto religioso (“Staresti molto meglio chez Sant’Angela Merìci”. Sant’Angela, nata a Desenzano nel 1474 e morta a Brescia nel 1540, è la fondatrice della Compagnia delle Dimesse di Sant’Orsola, volgarmente conosciute come orsoline.

(3) In questa strofa il poeta inizia a rivolgere il pensiero ai propri amici, per i quali non intravede un destino migliore di quello paventato dalla figlia per i suoi: vi sono per esempio quelli che, avendo scelto studi classici, si sono rivelati inetti alle discipline scientifiche (“non san quadrare i circoli, né estrarne le radici”: il fatto che l’operazione di estrarre una radice da un circolo sia totalmente insensata ci lascia supporre che anche il poeta si inserisca tra questa schiera di “amici”, sui quali invoca la protezione di Sant’Angela Merici).

(4) Ad altri amici, che il poeta non considera più tali (“ex amici”), egli rimprovera il tradimento delle velleità rivoluzionarie espresse durante la giovinezza (“han messo via i berretti frigi”: il berretto frigio è uno dei simboli della rivoluzione francese). Benché questi amici non accettino i segni dell’invecchiamento, e tentino di camuffarli con un look giovanile (“i riccioli li rasano per non mostrarli grigi”) essi hanno ormai accettato le comodità di una vita borghese. Per questo è meno facile incontrarli a Parigi (la città rivoluzionaria per eccellenza, e in generale un punto di arrivo per gli ambiziosi di ogni generazione, cfr. Stendhal, Balzac) che a Lerici, la località balneare sul Mar Ligure che si raggiunge più facilmente dalle province di Brescia, Mantova, Parma, Modena). La stessa Santa, secondo il poeta, consiglierebbe la figlia di perdere di vista amici del genere.

(5) Vi sono poi amici che in tempo godettero di un grande benessere grazie ai “maglifici”, e qui forse il poeta si riferiva a un distretto industriale ormai in via di smantellamento, nella bassa modenese. Questi amici non fanno più affari con “gli etruschi” (forse i toscani del distretto di Prato, un’altra zona importante per il tessile) e coi “fenici”, un popolo dell’antichità di origine medio-orientale che nell’Antichità si era specializzato nel commercio, stabilendo basi in tutto il Mediterraneo. Per questo motivo hanno dovuto abbandonare lo stile di vita edonista e spensierato della loro giovinezza: anche loro dovrebbero invocare la protezione di un Santo, ma il poeta dubita che la Merici possa intercedere efficacemente per loro.

(6) Ora il poeta rivolge il pensiero agli amici di qualcun altro (la madre?) Li immagina prigionieri di una vita di ufficio che li rende sterili: anche ciò che producono è un artificio che rende artritico chi lo consuma. Costoro sfogherebbero la loro mediocrità intrecciando rapporti frustranti con colleghe fedifraghe (segretarie?) Il poeta ribadisce alla figlia che c’è un solo modo sicuro per sottrarsi a un destino tanto orribile, ed è trasferirsi presso le Dimesse di Sant’Orsola. 

(7) A questo punto il poeta ricorda come alla figlia piacesse, da piccola, durante le visite presso un pio istituto religioso bresciano, salire le scale che conducevano agli alloggi delle Dimesse; e associa il ricordo alla più famosa visione raccontata da Sant’Angela, quella di una scala protesa verso il cielo. Chiede perciò che la santa accolga finalmente tra “le sue benefattrici” (le Dimesse) la sua figlia come “proselita”. È infatti la stessa bambina a cui la Santa indicava la scala verso l'”indaco”, quando si trovava “alle pendici che sono competenza di Sant’Angela Merici”, ovvero a Brescia, città a ridosso dei monti, di cui Sant’Angela è co-patrona.

via Blogger http://bit.ly/2B476wK

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