“Mai ci fu una storia più scorretta…”

Sono passati davvero parecchi anni da quell’inverno in cui, disperato per non riuscire a trovare in videoteca un film sensato sul medioevo da mostrare in una classe – qualcosa che desse a un undicenne una vaga idea di cos’era la vita nel medioevo, almeno nelle scenografie, nei costumi – mi ridussi a infilare in un vhs una vecchia copia domestica e sfuocata del Romeo e Giulietta di Zeffirelli. Mal che vada è Shakespeare, ricordo che pensai. Il tempo di tre minuti e boom, eravamo già completamente immersi in una Bella Verona in cui si cammina proprio come nei corridoi delle medie, e si fanno esattamente le stesse cose stupide. Voglio dire, “È per me che ti succhi quel pollice?” è una battuta che non riesco a immaginare in bocca a nessuno che non sia un preadolescente in un corridoio. Mi sembra incredibile che Shakespeare possa avere scritto Romeo e Giulietta per un pubblico diverso da quello che gli procuro io.

Da allora non c’è una classe in cui non l’ho mostrato, in versioni sempre un po’ più nitide: e non c’è una volta in cui non abbia fatto il suo porco lavoro. A volte, se c’è tempo (una supplenza improvvisa, una nevicata) ci concediamo anche un confronto col Romeo+Juliet di Luhrmann, che li sconvolge perché Di Caprio così giovane non lo immaginano. Ma sulla distanza non c’è gara, Zeffirelli vince tutto, Zeffirelli ci penetra in luoghi che non sappiamo nemmeno di avere, o ce lo siamo dimenticati. Poi passa un anno, a volte anche due, e mi domando se non mi ricordo male, se non tendo a sopravvalutare l’effetto – in fondo è solo un film, ormai vecchissimo, probabilmente dovrei cercare cose più moderne, più pensate per i teen di adesso. E ogni volta boom, lo stesso incantesimo. Del resto, perché non dovrebbe funzionare una volta in più? Shakespeare è sempre quello, Zeffirelli pure, i preadolescenti sono sempre preadolescenti litigiosi acerbi disperati. C’è una sola cosa che cambia, nel quadro complessivo.

Sono io.

E me ne accorgo in modi curiosi – la musica di Rota, ad esempio, che all’inizio mi era molesta e ora è quasi parte del passaggio. Ma soprattutto: faccio sempre più fatica a guardarlo. All’inizio era un film, soltanto un film, probabilmente lo consideravo kitsch o camp o middlebrow, non mi ricordo (però funzionava, quindi lo usavo: al massimo cercavo di smontarlo dopo la visione). Ma ricordo che alla ricerca di informazioni incocciai in un forum in cui un cinefilo americano lo definiva “horny”, e scrollai mentalmente la testa: che bacchettoni questi americani, voglio dire chi è che negli anni Zero ancora si eccita per due chiappe di Romeo in un fotogramma.

Ecco, sono passati gli anni Zero e pure i Dieci: Shakespeare è sempre Shakespeare, Zeffirelli è sempre Zeffirelli, i fotogrammi con le chiappe non sono aumentati, e io sono sempre più turbato da quel film. Cioè, è pur vero che funziona, ma accidenti se è horny. Direi pure che è barely legal. E prima o poi non sarà legal, prima o poi con una classe mi metto nei guai, a mostrare sulla lavagna interattiva quei due minorenni che amoreggiano. Spero che non sia stavolta.

Fatemi un bocca al lupo, è per stamattina.

Ai giochi addio…

via Blogger http://bit.ly/2SNEyP7

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