Fa un po’ male, ma poi (il razzismo)

“Ma hai sentito la storia del mediatore culturale?”
“Come facevo a non sentirla? Sei colonne su Libero”.
“Ma come si fa a scrivere una cosa del genere?”
“Nel giorno in cui un missile nordcoreano ha attraversato lo spazio aereo giapponese”.
È un atto peggio ma solo all’inizio, dio mio”.

“E poi mezzo Texas sott’acqua, il vertice europeo sui migranti…”
“Ma come si fa a credere a una cosa del genere”.
“Eppure Libero aveva in prima pagina soltanto la stronzata di un mediatore culturale – in pratica il dipendente di una cooperativa – definito “capo musulmano“”.
“Cioè secondo te la notizia è che Libero ci faccia un titolo?”
“Non un titolo. Il titolo di apertura. A tutta pagina. Per la scemenza di un tizio su facebook. Che diventa miracolosamente la tesi di un capo musulmano“.
“Non è una semplice scemenza. Era una stronzata orribile, maschilista, portatrice di una visione arcaica…”
“Più che arcaica forse consolatoria”.
“Consolatoria?”
“L’idea che una donna non soffra durante lo stupro. Sembra un’autocensura. Non posso credere che qualcuno soffra per così tanto tempo, e così decido che non è vero, che non sta soffrendo. Più che da una cultura arcaica, credo che sia il risultato di uno choc culturale. Un maschilista puro perché dovrebbe preoccuparsi se la donna soffre o no?”
“Ti stai infilando in una fessura pericolosissima, te lo dico”.
“Ma no, è che quando incontro una nozione falsa, mi chiedo sempre da dove salta fuori. Oggi si tende a pensare che le fake news servano a mandare avanti un’agenda politica, o semplicemente ad attirare attenzione e clic. Ma le nozioni false le abbiamo sempre avute, prima della politica e prima dei clic. La maggior parte serviva a proteggerci”.
“A proteggerci?”
Dov’è il nonno? È andato in cielo“.
“Serviva a proteggerci?”
“Magari non funzionava, ma non te la raccontavano per altri motivi. Fa molto male? No, solo all’inizio, poi passa“.
“Stai cercando di giustificare…”
“Sto cercando di capire”.
“Non è che puoi passare la vita a cercare di capire gli ignoranti”.
“Ma è proprio quello che dovremmo…”
“No. Non funziona così. Anche perché gli ignoranti sono troppi. Non ce la faremmo mai. Devono essere loro a fare un passo avanti”.
“Ma che significa, non è mica un match noi contro loro. Siamo tutti ignoranti di qualcosa. Usiamo tutti qualche falsa nozione per proteggerci”.
“Fammi un esempio”.
“Ogni agosto, hai notato che a ogni fine di agosto esce una notizia ambientata sulla spiaggia che riassume il nostro approccio stagionale al problema dei migranti? Due anni fa, la foto di quel bambino siriano annegato sul bagnasciuga“.
“Non era una falsa nozione”.
“Era una foto tra tante, riassumeva un problema generale e complesso, simboleggiò una specie di svolta: la Merkel cambiò atteggiamento, tutti cambiarono atteggiamento – molti perlomeno – per un po’ prevalse la linea dell’accoglienza. L’anno scorso, sempre su una spiaggia, il ladro di bambini“.
“Me l’ero dimenticato”.
“Anche quella volta, paginone di Libero. Tutto rapidamente sgonfiatosi, non c’era stato nessun tentato furto di nessun bambino. Ma riassumeva l’aria che stava tirando. Quest’anno il capo musulmano che insegna su facebook la meccanica dello stupro”.
“Riassume la situazione?”
“Serve a difenderci”.
“Ma cosa stai dicendo?”
“Vuoi la notizia vera? Quella che non ha dato Libero, e che anche i giornali rispettabili sono un po’ restii a comunicare? Per risolvere la cosiddetta emergenza immigrazione, in due mesi abbiamo probabilmente lasciato annegare trentamila persone”.
“Forse un po’ meno…”

Dati fieramente elaborati dal Ministero degli Interni
Li aggiornano tutti i giorni!

“Non è stato difficile: abbiamo lasciato che la libera informazione criminalizzasse le ONG, e poi le abbiamo fatte sostituire da una banda di pirati che abbiamo deciso di chiamare guardia costiera libica“.
“Lo so”.
“Nel frattempo abbiamo preso accordi col capotribù che almeno a Tripoli ha preso il posto di Gheddafi, e che istituirà campi di concentramento disumani quanto quelli di Gheddafi. Anche se la Libia continua a essere un po’ instabile e quindi, in concerto con l’Unione Europe che plaude al nostro spirito di iniziativa, stiamo pianificando di finanziare campi di concentramento più a monte, nel Sahel”.
“So anche questo, ma…”
“In questo modo magari l’estate prossima i trentamila morti moriranno così tanto lontano, o lungo una una filiera talmente sviluppata e complessa, che non ce ne accorgeremo neppure, il che ci farà sentire meno assassini e forse farà vincere le elezioni contro i razzisti ignoranti, noi razzisti consapevoli e pianificatori”.
“Senti, ho capito, mi rendo conto che è terribile, ma non andrà così”.
“No?”
“Capisco che in questo momento tu possa sentirti…”
“Un po’ assassino?”
“Diciamo che siamo tutti colpevoli… di una situazione orribile che…”
“Che si poteva evitare”.
“Però non puoi esagerare. Non serve a niente esagerare”.
“Sto esagerando?”
“Trentamila morti ogni estate, per esempio. Non è vero”.
“È una stima”.
“È solo la sottrazione tra gli sbarcati dell’anno scorso e quelli di quest’anno. E può darsi che davvero l’unica causa della differenza, quest’anno, sia che sono annegati. Non c’erano più navi disposte a soccorrerli, e li abbiamo lasciati annegare”.
“Abbiamo fatto sì che fossero lasciati annegare”.
“È successo. Ma l’anno prossimo non saranno di nuovo trentamila”.
“Perché no?”
“Ma è una questione di buonsenso, insomma… quelli che partivano quest’anno, pensavano che sarebbe stato facile come l’anno scorso. Ma l’anno prossimo… ora che lo sanno… partiranno in meno”.
“Cioè la strage sarà servita da deterrente”.
“Purtroppo sì”.
“Ma come fai a saperlo?”
“È buonsenso”.
“O forse è un istinto autoprotettivo”.
“Cosa?”
“Mi stai dicendo che dopo un po’ smette di fare male”.
“Non capisco”.
“Il massacro. All’inizio fa male, ma dopo la gente si abitua e alla fine magari gode anche un po’”.
“Facciamo che non ti sento”.

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