O con Vendola o con Adinolfi

Vorrei poter dire che le reazioni alla paternità di Nichi Vendola mi hanno sorpreso e un po’ scandalizzato – soprattutto quelle venute da sinistra – ma purtroppo non è così. Si tratta di reazioni prevedibilissime, quasi automatiche, che spiegano abbastanza bene perché l’Italia ha una legislazione molto arretrata su questi temi (no, non è colpa di Adinolfi o delle sentinelle in piedi: loro al massimo ne approfittano, come è giusto che la squadra di tiro alla fune scarsa ma costante approfitti di un avversario che non ha capito da che parte bisogna tirare).

Chiariamo subito la mia opinione: per me non si può e non si deve impedire a nessuna persona in possesso delle sue facoltà di avere un figlio, e quindi nemmeno a Vendola. Non lo chiamo esattamente diritto, non credo che la collettività debba adoperarsi perché chiunque possa avere un figlio; ma se qualcuno vuole averne uno, coi mezzi che la tecnologia oggi consente (maternità surrogata), non credo nemmeno che la collettività si debba mettere in mezzo.

Non ritengo peraltro che ne sia capace, nei tempi medio-lunghi: sul serio credete di poter impedire a chi porta un utero di disporne come vuole? Come intendete recintarli, esattamente, questi uteri? Non si era appena deciso che appartenevano alle portatrici? Io la penso così, e in seguito cercherò di difendere questa opinione senza insultare chi la pensa diversamente. Non sarà semplice, perché davvero, nulla mi infastidisce più di un prepotente: e quando arriva qualcuno a spiegarmi che la sua idea della genitorialità è l’unica giusta, e che gli altri dovrebbero essere genitori soltanto alle condizioni dettate da lui, ecco: a me questa sembra prepotenza. Io non vengo a dire a voi come dovreste essere genitori. Se non volete figli in provetta, non fateli.

Paradossalmente, mi arrabbio meno coi cattolici. Loro perlomeno sanno quello che vogliono e soprattutto quello che non vogliono. Le loro opinioni sono basate su assunti non dimostrabili, ma coerenti: per loro la libertà della donna di disporre del proprio corpo viene dopo il diritto del nascituro. Quest’ultimo, malgrado debba ancora nascere, secondo i cattolici ha idee molto chiare: desidera una famiglia naturale composta da almeno un padre e la madre. Loro la pensano così, e si comportano di conseguenza. Se vinceranno loro, l’utero sarà effettivamente recintato e riassegnato a un Ente morale che col pretesto di impedire “l’affitto” veglierà affinché nessuna portatrice ne disponga troppo liberamente. La stessa definizione di “utero in affitto” tradisce il disprezzo degli eredi degli antichi padroni, che possedendo tutto non avevano bisogno di affittare nulla. Ma insomma quella è la direzione in cui tirano la corda, e secondo me è quella sbagliata: quindi tiro dall’altra parte. A volte mi lamento perché barano (tutta l’offensiva sul “gender“), ma non li biasimo certo per il fatto che stiano tirando in direzione opposta alla mia. È lo scopo del gioco.

Nutro viceversa un’insofferenza crescente per chi ha deciso di stare dalla mia parte ma forse non ha capito dove stavamo tirando: e adesso sta lì, si guarda smarrita e impiccia i compagni di squadra. Davvero, se per voi il nascituro ha il diritto naturale di avere un padre e una madre, dovreste passare dall’altra parte. Non è niente di personale. Se appena scoprite che da qualche parte nel mondo una donna ha deciso di ospitare per nove mesi un nascituro dovete immaginare che ci sia stata una costrizione – se siete sicuri che Vendola e il suo partner abbiano pagato, e trovate che pagare in cambio del temporaneo e consensuale uso dell’utero equivalga alla mercificazione del corpo – evidentemente ritenete che esista nel corpo qualcosa di sacro che quel corpo non può gestire in autonomia.

E allora, scusate, cosa ci fate qui? Vi servirà un Ente morale che decida cosa si può vendere e cosa no, cosa si può affittare e cosa no: le braccia sì, altrimenti non avremmo agricoltura nemmeno nei nostri campi di pomodori; le corde vocali sì, altrimenti io non potrei sopportare di ricevere uno stipendio. I reni, forse? Ma perché non avete mai denunciato la mercificazione dei reni? non è un po’ sospetta questa cosa? L’utero, sicuramente. L’utero per voi è sacro, l’utero non può essere gestito dall’individuo, davanti all’utero si deve sospendere qualsiasi forma di economia? Ok, allora scusate, avete sbagliato squadra.

Quelli che credono nelle cose sacre sono dall’altra parte: quelli che pensano che l’economia non sia semplicemente il modo in cui gli uomini gestiscono gli scambi tra loro, ma una degenerazione di quel bello stato di natura in cui al limite si barattava un pesce per un pomo, sono di là. Sono anche ben organizzati, hanno una gerarchia che si difende bene, e tuttavia non preoccupatevi: sono molto ospitali con le pecorelle smarrite. Sedicenti comunisti che rinnegano l’economia, sedicenti femministe favorevoli a recintare l’utero e a regolarne i comportamenti: cosa state facendo ancora qui? Scusate, ma noi saremmo quelli progressisti: magari ci poniamo qualche problema su come andare avanti, ciò non toglie che è avanti che vogliamo andare. Voi invece avete in mente l’eden del matriarcato, magari con un po’ di baratto. Non ha neanche senso litigare. Diciamo che c’è stato un grosso equivoco, e ognuno proceda per i fatti suoi.

109 Comments

  1. Non è che non “capisco” o “faccio finta di non capire”: capisco benissimo quale sia il vostro credo (il bambino soffrirà sempre l'abbandono e questa è la priorità) e non lo condivido.

    Per me un bambino desiderato da due genitori starà meglio con loro che con una persona che gli ha dato vita ma che non programmava di tenerselo. E non ci provo neanche a convincervi di ciò: spero che il tempo e il progresso vi riducano in minoranza.

    Questa è una battaglia religiosa, è inutile che la mascheriamo col razionalismo. Altrimenti può capitare di leggere contorsioni del genere: “E se io scelgo di venderlo, regalarlo, cederlo, mettila come vuoi, non è una mia libera scelta.” E chi lo stabilisce che non è una mia libera scelta, se non posso stabilirlo io? Vuoi istituire una corte, una giuria che stabilisca per me le mie libere scelte?

    “portare via un neonato alla madre (e viceversa) non è “sbagliato dal punto di vista politico o economico”, è sbagliato dal punto di vista UMANO.”

    Ma qui nessuno vuole portare via un neonato alla madre – è la distorsione che denuncia una cattiva fede. Qui c'è una madre che ha deciso di ospitare un ovulo fecondato da qualcun altro, e non di allevare il bambino. Nessuno la obbliga. Poi arrivate voi e decidete cos'è giusto e sbagliato per lei. Il mio sarà liberismo, ma il vostro cos'è? Chi siete per decidere cos'è giusto e sbagliato per ogni singola donna?

    Io non riconosco la vostra autorità sul mio corpo, o su quello di altri. Non vengo a spiegarvi come gestire il vostro corpo, e voi tenetevi a una certa distanza dal mio.

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  2. “Per me un bambino desiderato da due genitori starà meglio con loro che con una persona che gli ha dato vita ma che non programmava di tenerselo. E non ci provo neanche a convincervi di ciò”

    Va bene, ma guarda che non devi convincere me: devi convincere il bambino.

    Se poi il tempo, o il progresso, o (forse meglio) qualche neuropsichiatra dimostrerà incontrovertibilmente il contrario, sarò felice anche per maternità surrogate promosse fecondando i cactus.

    Per ora rimango con i miei dubbi.

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  3. “Chi siete per decidere cosa è giusto e sbagliato per ogni singola donna?” Già,, chi siamo noi per decidere cosa è giusto e sbagliato per gli altri? Aboliamo le leggi. Tutte le leggi. Tranne quelle del Mercato, naturalmente.

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  4. Ecco, questo è un insulto. Io non “pretendo di insegnare agli altri come gestire il loro corpo”. Io non credo alle meraviglie neoliberiste della compravendita di neonati..

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  5. Federica: perfetto. E naturalmente, “Tutta la questione la si dovrebbe guardare solo dalla prospettiva del bambino.” Che arriva tranquillo in Italia con i suoi genitori (quelli che l'hanno voluto, e che hanno iniziato a crescerlo), e viene tolto a loro e messo in orfanotrofio o dato in adozione. A meno di rispedirlo a forza da una “madre” che *secondo te* l'ha venduto (e che nella maggioranza dei casi non è neppure la madre genetica). Complimenti, mi sembra davvero impeccabile, come ragionamento.

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  6. mah secondo me questi nuovi bambini dicono/pensano che il problema non sussista (essere frutto di una specie di frullato di madri dislocate da qualche parte a migliaia di km di distanza da loro) per compiacere i loro serenissimi genitori -non so come definirli tecnicamente- semiadottivi?. Ma forse di questo sottile autoinganno psicologico non ne saranno mai consapevoli e vivranno sereni pure loro per tutta la vita.

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