Fassbender canta! (ma a Moncalieri lo doppiano).

In un qualche modo il mascherone riesce sempre a essere straordinariamente espressivo.

Frank (Lenny Abrahamson, 2014)

 

Otto mesi di reclusione in campagna, torture psicologiche e cibo razionato, sessioni di 14 ore; cosa succederebbe oggi a un folle come Captain Beefheart, se infliggesse ai suoi musicisti le privazioni che portarono la Magic Band a realizzare nel 1968 l’acclamato e invendibile Trout Mask Replica? Se tra i giovani adepti del guru musicale di turno ce ne fosse uno con uno smartphone e tanta voglia di condividere qualsiasi stravaganza su twitter o facebook, come andrebbe a finire? Il guru diventerebbe più o meno famoso? E per i motivi giusti o quelli sbagliati? Ma esistono motivi giusti?

 

Frank è un bel film di Lenny Abrahamson che gravitando intorno all’eterno conflitto tra genio e mediocrità, successo e integrità, ispirazione e malattia mentale, si permette di dire un paio di cose niente affatto banali. L’omonimo protagonista è il leader di una band avantgarde che non toglie mai la testa da una inquietante maschera di cartapesta (ispirata al personaggio di un cabarettista inglese, Frank Sidebottom – il film era nato come un biopic su di lui, poi ha preso tutta un’altra strada). Sulla sua strada incontra Jon, giovane tastierista alla ricerca del proprio talento, che forse semplicemente non esiste. Amadeus? Pallottole su Broadway? Siamo da quelle parti, ma c’è qualcosa di nuovo: i social network, per esempio. Due mondi entrano in collisione: Frank è un fantasma della storia del rock, ispirato ad artisti schizoidi come Captain Beefheart o Daniel Johnston (anche se Fassbender gli presta un timbro vocale vagamente Jim-Morrisoniano). Jon è un giovane due-punto-zero; se lo prendono a coltellate non si difende ma si fa un video-selfie e lo posta immediatamente su youtube. Tra i due non potrà mai funzionare, o no? Andatelo a vedere.

FASSBENDER SINGS! Le canzoni non sono davvero malaccio, se vi piace il genere.

Dove?

All’UCI di Moncalieri (15:25, 20:10, 22:35; ma cominciano sempre molto in ritardo).

Uh, lontano. In lingua originale, almeno? Perché è un film dove Fassbender recita in una maschera di cartapesta, passando da un momento all’altro dal semplice dialogo al canto. Quindi, insomma, in lingua originale avrebbe più senso…

No.

C’è solo a Moncalieri ed è doppiato.

Seh, vabbe’, chi voglio prendere in giro. 

Probabilmente è inutile lamentarsi – perlomeno, saranno dieci anni che ci lamentiamo – io a questo punto preferirei parlarne con qualcuno che ci lavora davvero, nella distribuzione, qualcuno che davvero sa come funzionano le cose. Perché non ne faccio mica una questione di integrità artistica, santo cielo, io se Interstellar esce il sei novembre in tutto il mondo non ho nessuna difficoltà a vedermi Interstellar doppiato. Ma anche se gli cambiassero il titolo, cosa vuoi che freghi a me. Mi dici che se lo intitoli Amore e Buchi Neri ci riempi dieci sale in più? Anche solo cinque sale in più? Ma figurati, per salvare la nobile industria del cinematografo puoi intitolarlo anche Se mi cucini ancora polenta io cambio galassia, mi farò una risata cogli amici su facebook ma poi ci vado lo stesso

 

L’originale Frank Sidebottom (persino più inquietante).

Ma me lo spiegate che soldi intendete fare con un film di nicchia come Frank, distribuendolo doppiato non solo a sei mesi dalla sua uscita in patria (non ci sarebbe niente di male), non solo quattro mesi dopo che lo abbiamo visto al Biografilm Festival di Bologna, ma due mesi dopo che è stato reso disponibile on line in Gran Bretagna? A quel punto è chiaro che cominceranno a circolare copie piratate perfette. È chiaro che qualcuno si prenderà la briga di sottotitolarle. E quindi, insomma, qual è il senso di uscire a novembre con Frank senza neanche farci sentire Fassbender che mugugna sotto la maschera? Che pubblico avete in mente, esattamente? Quelli che erano venuti per vedere De Sica nella sala di fianco e non hanno trovato poltrone libere? Perché quelli che invece avevano sentito parlare di Frank a questo punto l’hanno già visto anche due o tre volte comodi comodi a casa loro, risparmiando pure sette euro. Li vogliamo biasimare?

 

Sul serio: vorrei parlarci, con qualcuno che questi problemi se li pone di mestiere, e chiedergli se davvero siamo messi così male – va bene la crisi, ma gli studenti universitari in aperitivo dalle sette alle dieci, possibile che non ce li avessero sette-otto euro per vedersi Frank fresco, appena uscito? Vogliamo provare davvero a scucirglieli? Un film del genere, che tra le altre cose è un manifesto dello snobismo, sembra fatto apposta per attirare i puristi della versione originale e allontanare tutti gli altri. Se non lo hai capito, probabilmente non lo hai visto. E pazienza. Ma vuoi provare almeno a venderlo? Non dovrebbe essere il tuo lavoro? Boh. 

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