Peccato che sia incostituzionale

Facciamo un esempio, uno tra tanti: nella nuova bozza della riforma, a Palazzo Madama sono ritornati i sindaci dei capoluoghi di regione: i sindaci che qualche collaboratore assennato di Renzi era riuscito a un certo punto a depennare – rieccoli là:

Art. 57. Il Senato delle Autonomie è composto dai Presidenti delle Giunte regionali, dai Presidenti delle Province autonome di Trento e di Bolzano, dai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione e di Provincia autonoma…

Embè, direte voi? Che c’è di male se un sindaco di capoluogo di regione si ritrova ogni tanto a Roma per partecipare a una seduta del Senato delle Autonomie? Tanto non deve mica discutere e approvare tutte le leggi (tutte no: ma le riforme costituzionali, quelle sì). Non deve mica votare la fiducia al governo. E il tempo libero il sindaco di capoluogo di regione lo trova sicuramente, per dire Renzi faceva il sindaco nel capoluogo della Toscana, e a tempo perso è diventato presidente del Consiglio… Bisogna proprio essere degli arcigni difensori dello status quo; bisogna veramente odiare Renzi, anzi coltivare una vera e propria allergia nei suoi confronti, la chiamerebbe Menichini, per non capire la straordinaria novità di un Senato delle Autonomie composto pure dai sindaci dei capoluoghi di regione. Già.

Peccato che sia incostituzionale.

E non ci vuole un Rodotà o uno Zagrebelsky. Prendete una cartina dell’Italia politica. Noterete che le regioni sono venti. Ne consegue che i sindaci in questione sono venti. Ventuno in realtà, perché Bolzano e Trento non si son mai messe d’accordo. Molto bene. I ventuno sindaci in questione, nel futuro Senato delle Autonomie, chi rappresenteranno? I cittadini di ventuno città. Alcune molto grandi (Roma), altre di media grandezza (Perugia), altre davvero piccine (Aosta).

I cittadini di tutte le altre città d’Italia, chi le rappresenterà? E i cittadini delle province?

Prendi i cittadini di Pescara. Non è Pescara una degna città, peraltro più popolosa del suo capoluogo di regione? Sì. Però gli aquilani manderanno al Senato delle Autonomie un sindaco, i pescaresi no. Perché? Perché a Renzi piace così, e a chi non piace così non piace Renzi, e se non vi piace Renzi avete in odio la modernità, voi arcigni difensori dello status quo. Aveva ragione Ciccio Franco a Sbarre: e dire che al tempo la battaglia per il capoluogo di regione sembrava una cosa assurda, a metà tra il medioevo e il Risiko. E invece adesso ottantamila catanzaresi avranno un sindaco che li rappresenta nel Senato delle Autonomie; e i reggini (che sono appena in centomila in più), i reggini no. Perché? Perché a Renzi garba così. Lui deve assolutamente vincere le elezioni, ma per vincerle deve cambiare il sistema elettorale; ma per cambiare davvero il sistema elettorale in modo da vincere deve abolire il Senato (o meglio: le elezioni del Senato), e per abolirle ha deciso di fare così e ci si gioca tutto! Ci mette la faccia! E voi arcigni difensori dello status quo che cosa avete contro la nobilissima faccia di Matteo Renzi? Se lui vuole dare un rappresentante in più al Senato ai triestini, e uno in meno agli udinesi, chi siete voi per giudicarlo?

Gli abitanti dei 20 capoluoghi di regione + Bolzano, messi assieme, non superano i dieci milioni. Gli altri cinquanta milioni di italiani non saranno rappresentati in Senato da un sindaco di capoluogo. È davvero un peccato che un piccolo articolo, seminascosto, della Costituzione del ’48, reciti… cosa recita? “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”… normale che uno se lo dimentichi, è soltanto l’articolo tre. Occorrerà modificarlo prima che qualche pedante professorone lo impugni davanti a una Corte Costituzionale; tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, ma i cittadini di Venezia sono rappresentati nel Senato delle Autonomie dal loro sindaco: quelli di Verona no. Perché? Perché ci garbava così, se non ci seguite non prendetevela, noi andiamo veloci, noi siamo il futuro.

Per intenderci: quando si sostiene che la riforma di Renzi, che le riforme di Renzi, siano scritte male e pensate peggio, si intendono situazioni di questo genere. Fosse solo questa. Ma no, ce ne sono tante altre così. La genialata di Delrio che per risparmiare un’elezione ha deciso che d’ora in poi il sindaco metropolitano della provincia di Bologna lo farà il sindaco di Bologna. Molto bene. E il cittadino di Imola (BO) si troverà amministrato da un sindaco metropolitano che non ha eletto; espresso in elezioni a cui egli non è stato invitato a partecipare; non suona un tantino strano, e anticostituzionale, forse?

Ma dicono che bisogna portar pazienza, che magari qualcosa è scritto male, ma che Renzi ha fretta… ma fretta dove. Ma fretta quando. Io l’idiozia dei sindaci di capoluogo in senato me la ricordo nei cento punti della prima Leopolda. È una delle tante, tantissime cose che mi fece pensare: simpatico, ma non comprerei mai una riforma da lui. Una riforma costituzionale, poi. Si tratta di un’idea irredimibilmente scema, quasi certamente anticostituzionale, che qualche pollo da think tank d’allevamento ha messo in una bozza quattro anni fa: una di quelle che dovevano essere discusse “in rete”, dove la discussione si limitò alla possibilità di mettere like con facebook. Dopodiché nessuno se l’è più andata a leggere. Nessuno. Anche solo per capire se le formidabili idee di Renzi fossero davvero così formidabili. Niente. Chi vende un prodotto mica si mette lì a legger gli ingredienti.

Matteo Renzi potrebbe fare meglio di così, se non avesse fretta? È una domanda malposta. Matteo Renzi avrà sempre fretta; avrà sempre un’ottima ragione per tagliar corto e schivare le domande. Matteo Renzi è la sua stessa fretta. Voi invece che lo sostenete, cosa siete? Cosa pensate di una riforma tutta basata sul tempo libero dei sindaci? Vi sembra sensato che in un organo democratico, investito del potere di modificare la Costituzione, un tarantino sia meno rappresentato di un barese? Che un abitante della provincia di Catania non possa scegliere il suo sindaco metropolitano? Che il futuro capo del governo possa avere la maggioranza assoluta di una sola camera con appena il 37% dei suffragi? Tutto questo vi piace o ve lo fate piacere perché avete fretta? E quando vi passerà la fretta?

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64 Comments

  1. Non so che lavoro faccia Alessandro, spero non l'insegnante.
    A me preoccupa piuttosto che ci siano dei professorini di ruolo che non sanno la differenza tra un verbo transitivo e un verbo intransitivo.

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  2. Uuuh, accusa pesante, rivolta da non so chi a non so chi.

    Rinnovo il consiglio a uscire almeno il venerdì sera, tutti quanti.

    U., capisco, gli argomenti vanno contestati con altri argomenti. Non trovo i tuoi argomenti. In effetti, se salto qualche riga, trovo già FRUSTAZIONE!1!!! LIVORE1!!!! TACI TE CHE INSEGNI ALLE MEDIE!!!11!

    In effetti insegno: è un buon mestiere. Ma credo che la costituzione dovresti conoscerla anche tu, qualsiasi lavoro tu faccia; è una specie di dovere di un buon cittadino. Se poi pretendi di discuterne qui, sul serio, ti conviene: o rischi di essere ospitato soltanto come caricatura del renziano arro-ignorante che, di fronte a qualsiasi obiezione di costituzionalità, si arroccherà dietro gli argomenti del Foglio ('anche voi millanta anni fa volevate riformare la costituzione': sì, in un modo molto diverso; e avendola letta, prima), e lancerà le sue efficacissime bombe retoriche a base di LIVORE!!!111 FRUSTRAZIONE!!!11!!! PROFESSORONI!111 PROFESSORINI!!!!!

    Adesso farò lo sforzo, inutile, di cercare gli “argomenti” che avresti disseminato fin qui nella discussione.

    “Se cambia il dettato della Costituzione, cambia anche ciò che è incostituzionale.” È una tautologia, non un argomento: ti è già stato spiegato che la consulta si pronuncia anche sulle riforme costituzionali; e che il dubbio di costituzionalità riguarda i principi fondamentali. Non mi pare che tu abbia capito queste obiezioni (forse perché ti provengono da commentatori FRUSTRATI!!!11!)

    “Il potere legislativo non e' in capo al Senato ma alla sola Camera”. Ti è già stato spiegato che i senatori avranno comunque prerogative molto importanti; saranno decisivi per eleggere un presidente della repubblica, il quale nominerà un capo del governo che potrebbe avere la maggioranza di una camera sola con appena il 37% dei suffragi. Tutto questo lo chiami “governabilità” e chi non lo capisce è accecato dal LIVORE!!!!11!

    Dici che negli USA e in UK fanno di peggio, ma negli USA c'è un bilanciamento dei poteri notevole, che ti invito a studiare; in UK ci sono i Lord, mentre noi abbiamo abolito la nobiltà nel 1948. Non lo sapevi? Sta scritto in una leggina che si chiama, ehm, Costituzione della RepuSEI IL SOLITO MAESTRINO DELLE MEDIE!!!!111!!1 NON O FATTO I COMPITI, VA BENE!1111!!!

    E l'ultimo “argomento”, se ho capito bene, è che a sinistra si volevano fare riforme costituzionali: certo, ma possibilmente non con i piedi (già un po' troppo usati per la riforma del titolo V) e a forte rischio di annullamento da parte della consulta.

    Ho risposto a tutti i tuoi “argomenti”?

    Mi dispiace farti arrabbiare ma… no, onestamente non è vero.

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  3. Comincio dalla fine: il programma Ulivo 2006, non è un argomento. E' un fatto che ognuno valuta come vuole.

    Poi: a mio avviso, la riforma non incide sui principi costituzionali fondamentali.

    Ecco il ragionamento: con il proprio voto, il cittadino cosa fa? Contribuisce a determinare la composizione del Parlamento. Il Parlamento, con le due Camere, oggi, rappresenta il potere legislativo e dà la fiducia a quello esecutivo. Transitivamente, il cittadino col voto contribuisce direttamente al potere legislativo, e a quello esecutivo in maniera mediata (visto che il governo richiede la fiducia al Parlamento).

    Con l'abolizione/trasformazione del Senato, come farà il cittadino a contribuire al potere legislativo ed in subordine a quello esecutivo?. Con il voto, come prima, solo che eleggerà una camera sola. Invece di due voti, uno; non è un grosso cambiamento, considerando che raramente i voti erano disgiunti. NB: la legge elettorale, che piaccia o no, è una legge ordinaria, quindi non entra nel discorso.

    Se la riforma prevedesse la semplice abolizione del Senato ci fermeremmo qui, e sulla costituzionalità saremmo tutti d'accordo (alcuni potrebbero dire: “il bicameralismo è più sicuro”, ma non sarebbe una questione di costituzionalità).

    Ma una seconda camera rimane. E dunque? Siamo perfettamente d'accordo che manca di “rappresentatività”, nel senso non riproduce gli orientamenti dell'elettorato quali emergono da un voto. Questa mancanza di rappresentatività che danni può produrre?

    Il nuovo Senato non può promulgare leggi; può modificare quelle espresse dalla Camera (se riguardano il governo del territorio e le istituzioni locali), ma le modifiche devono essere ratificate dalla Camera stessa. Quindi l'ultima parola rimane al potere legislativo legittimamente espresso e rappresentato.

    Il nuovo Senato può esprimere pareri. E la Camera, se lo ritiene, se ne può bellamente fregare.

    Le riforma costituzionali saranno votate anche dal Senato, ma giammai senza l'approvazione della Camera. In tal senso, il Senato è una garanzia rispetto a possibili avventurismi di una camera in mano a maggioranze populiste.

    Il senato interviene nell'elezione del P.d.R. Il P.d.R. nella Costituzione Italiana ha una funzione importantissima, ma non è un capo di governo come nei sistemi presidenziali e ha più che altro funzione di moral suasion (funzione che si è rivelata importantissima, sicuramente).
    Non vedo particolari avventurismi nel far partecipare sindaci, presidenti e consiglieri regionali nella nomina di questa figura, accanto ad una Camera che in ogni caso ha 630 membri contro i 148 del Senato.

    Ovviamente, chi segga in Senato non è una questione che possa essere trascurata. Il fatto che vi siedano gli amministratori locali rende più facile che ad essere rappresentate siano le esigenze dei territori, piuttosto che dei partiti cui appartengono gli amministratori: mi va bene. Non mi va bene il modo in cui si succederanno (per cui potrebbe trovarsi in Senato un amministratore non più in carica, se ho capito bene).
    Non mi va bene l'alto peso dei nominati dal Presidente e dei Senatori a vita, che non dovrebbero esistere.
    Come valutare questi difetti? Vengono intaccati i diritti costituzionali? No, perché il potere legislativo è separato da tutto questo e i membri del Senato sono comunque figure pubbliche democraticamente nominate (e infatti quelle che non lo sono le vorrei vedere eliminate).

    Niente che non avessi già detto, ma se qualcuno vuole ricominciare da qui, ne sarò ben contento.

    PS: non ero e non sono arrabbiato.

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  4. Mi odio per questo (perché non dovrebbe essere una cosa che entri nell'argomentazione): dopo Ulivo 2006 niente virgola, residuo di un inciso. Ma siccome qua si rischia di deragliare facilmente, lo faccio notare, così non ci perdiamo tempo.

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