In culo all’Apocalisse

Goya, Blake. Doré. Del Toro.

Pacific Rim (2013, Guillermo Del Toro).

I Kaiju. Io non sono sicuro che a Cuneo possiate capire, che rompimento di coglioni siano i Kaiju. Uno guarda il telegiornale e pensa di farsi un’idea. Anch’io la pensavo così, poi si è aperta la faglia qua dietro. Niente di paragonabile per carità, lo sappiamo che i nostri son kaiju ruspanti, che non tirano giù grattacieli o centrali nucleari. Al massimo se la prendono con un condominio, una palestra, un magazzino. Però davvero non avete idea, di quanto rompano i coglioni i kaiju. Anche quando non escono. Magari stanno fermi per un mese – pensate che in quel mese noi si dorma? No, no, ci vanno nei sogni, li calpestano, sgambettano nei nostri progetti del futuro, ci lasciando la bava, fanno questo i kaiju. Ti svegli urlando: ma prenditi piuttosto un condominio. E lasciami i sogni. Prendi quello sfitto qua di fianco. Tanto i prezzi son crollati. Fanno questo i kaiju. Si siedono sul tuo mutuo ventennale, ci fanno la cacca di ammoniaca. Ti svegli sudato e vedi tua moglie che sta ditando lo smàrfon.

“Ma cosa fai a quest’ora”.

“Ho sentito qualcosa”.

“Stavi sognando”.

“L’hai sentito anche tu, ti sei svegliato”.

“Mi sono svegliato per la lucina di quel cazzo di smàrfon”.

“Vedi? Lo sapevo io. Ne è uscito uno di seconda categoria, a Massa Finalese”.

“Un kaiju di seconda categoria”.

“Esatto”.

“Mi hai svegliato per un cazzo di kaiju di seconda categoria, non lo senti nemmeno con gli strumenti un kaiju di seconda categoria”.

“Magari adesso viene qui”.

“Da Massa fin qui, certo. Manco i pompieri chiamano più, per un kaiju di seconda. Non ci vanno neanche i vigili urbani”.

“Potrebbe essere l’inizio di una sequenza”.

“Se prova ad attraversare il Secchia se lo mangiano le pantegane, un kaiju di seconda categoria. Io te lo rompo quello smàrfon di merda”.

“Me l’hai regalato tu”.

 

 

Brutto pezzo di rettile se ti avvicini di nuovo ti spacco il cranio a randellate giuro che lo faccio

Non so se da Cuneo riusciate a capirci, è che ce li portiamo a letto i kaiju. Di giorno rovistiamo i solai, le cantine abbandonate. Troviamo vecchi bracci di gru, motori dei Landini, campane sganciate da campanili sigillati.

 

“Ma cosa ci vuoi fare con la campana, dai”.

“È bronzo, è buono, ci facciamo la testa”.

“All’età del bronzo siam tornati?”

“Per prendere la rincorsa”.

 

Siamo la resistenza, cos’altro dovremmo essere. Abbiamo vaghe nozioni del tempo e dello spazio. A volte in qualche cassetto ci imbattiamo in un tesoro dell’infanzia – un torso intero di un Mazinga Z, qualche arto di Jeeg robot d’acciaio.

“Questo a diesel funziona”.

“E i raggi gamma?”

“Potremmo usare le resistenze”.

“Si fonde tutto”.

“Va bene, fottiamoci dei raggi gamma. Cerchiamo un’alabarda”.

“Spaziale”.

“L’antenna di via Marx”.

“Perfetta”.

 

Se avessimo saputo che tutto questo ci sarebbe servito – le catene di trasmissione dei Ciao Piaggio, carcasse di betoniere, l’argano dell’OM Lupetto, le teste di Daitarn…

 

Con l’energia del sole bla bla bla beppegrillo bla bla bla… mentre si esibisce i meganoidi fanno in tempo a presentarsi alle elezioni e vincerle.

“Non ci facciamo un cazzo con una testa di Daitarn”.

“Ma dai, è così bella”.

“Lo sai che va a energia solare, sì?”

“Così non sporca”.

“No, macché, devi soltanto rivestire tutta la città di pannelli fotovoltaici, pregare che non piova e aspettare che carichi per una settimana. E dopo hai abbastanza energia per fargli fare la demo. Hai presente la demo, sì?”

E ora con l’energia del sole vincerò!

“Con l’aiuto del sole vincerò. E poi si spegne”.

“Ma no, dai”.

“E il kaiju se lo incula”.

“Che schifo”.

“È successo, sai. A un Gundam di Crevalcore. Si è sbilanciato e si è bloccato a novanta. Il kaiju gli è arrivato dietro in un attimo”.

 “Viviamo in tempi orribili”.

 

Ai bambini non sappiamo cosa dire. Tesoro, ci dispiace, abbiamo fatto un mutuo in una terra di mostri che non avevamo previsto – benché in certi affreschi cinquecenteschi ferraresi risultassero chiarissime evidenze di combattimenti tra draghi ed enormi armature – pensavamo fosse mitologia, pensavamo fosse fiction, ci dispiace tanto. Pensavamo che sarebbe andato tutto bene, l’economia avrebbe tirato per sempre, e sopra i vani degli euromissili americani avremmo riempito tutta questa vallata di villette a schiera col giardino l’altalena e la cuccia del cane. Invece stiamo scavando rifugi anche per te, tesoro. Facciamo fatica a guardarli in faccia, i bambini, e ci rimettiamo a rovistare vecchi garage.

A questo film tutto è concesso, compresa la scena con la bambina con la scarpetta rossa.

 

“Una tastiera alfanumerica, potrebbe servire”.

“Se si leggessero le lettere… butta via, è uno Spectrum a sfioramento, ti partono le lame rotanti senza che te ne accorga. Ci tagliamo i piedi da soli”.

“Non ce le abbiamo le lame rotanti”.

“Mio cugino ha detto che ci porta le frese in ghisa, andranno bene. E questa che cos’è?”

“Robaccia, butta via”.

“Ma sembra antropomorfa”.

“È un pezzo di transformer”.

“Bleah. Ti suona il telefono”.

“Ah sì, è… è l’allarme”.

“Che palle. Che dice?”

“Ma niente, un… un terza categoria”.

“Dove?”

“A Fossoli”.

“Che palle. Che palle”.

“Avevano appena riaperto la scuola”.

“Viene verso di noi”.

“Piscerà su tutta la ciclabile, io adoro quella ciclabile. E la ferrovia…”

“Se intercetta il regionale per Suzzara fa un macello. Ci andiamo?”

“Non so. Abbiamo il torso di un Mazinga, i cingoli di un fiat trattori, la testa in bronzo…”

“Abbiamo l’alabarda”.

“In fondo è solo un terza categoria, voglio dire, gli fai un po’ di paura e scappa via”.

“Oppure gli spacchiamo il culo”.

“Pensi che possiamo?”

“Guardati intorno, fratello. Sta andando tutto a puttane. Dove vorresti essere mentre tutto va a puttane? Dietro una scrivania? In un cantiere? O dentro un torso di Mazinga?”

“Va bene, si va a Fossoli”.

“Stavolta gli spacchiamo il culo a quel bastardo. Dammi la mano”.

 

Abbiamo l’alabarda. Abbiamo i cingoli. Le lame rotanti arriveranno. Cancelleremo l’apocalisse un po’ per volta, come uno scarabocchio: con le nostre gomme staedtler smangiucchiate. I bambini alzeranno la testa e ci guarderanno negli occhi, e vedranno degli eroi.

 

(Pacific Rim è un film di Guillermo del Toro, costato dieci milioni di dollari in meno di World War Z e dieci milioni di volte più bello, con i robottoni di quando eravamo piccoli – sono proprio loro, sono arrugginiti, hanno tutte le scritte consumate, e si smontano appena provi a usarli. Ma sono tornati. Il mondo ormai se ne frega, il mondo ha altre priorità, ma loro hanno un lavoro da finire, un’apocalisse da cancellare. È difficile da spiegare, e non so se a Cuneo interessi. È un film di enormi robot che le prendono da enormi lucertoloni, e io ho pianto per mezz’ora. C’è che odio i kaiju. Li odio veramente tanto). 

 

Pare che sia molto bello anche in 3d – lo dice Bernocchi ed è uomo di fede – la versione in occhialini è al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo alle 20:05 22:45 e al Multisala Impero di Bra alle 21:15. Lo trovate in 2d al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo alle 20:00 e alle 22:40; ai Portici di Fossano alle 21:30; al cinema Italia di Saluzzo alle 21:30.

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