Tutto ciò che succede succederà oggi

La battaglia per il Colle 

Test: riconosci i tuoi Presidenti?

Posso sbagliare, ma non credo che ci siano mai state elezioni del Presidente della Repubblica come quelle che cominciano oggi. Magari è un’illusione ottica, il presente sembra sempre in qualche modo più interessante. Però davvero non mi viene in mente nulla di vagamente paragonabile. L’elezione di Pertini non me la ricordo. Quella di Cossiga la rammento come una cerimonia di uomini anziani, e pensa che invece fu il presidente più giovane di tutti. Ricordo benissimo il momento drammatico in cui elessero Scalfaro, e mi pare che le bombe non ci preoccupassero un centesimo di quanto ci sta preoccupando oggi il default: c’è da dire che avevo 18 anni, altre priorità. L’elezione di Ciampi è un’altra che, onestamente, non rammento: come tutto il ventennio berlusconiano sembra entrata in un cono d’ombra. Con Napolitano mi aiuta il blog, ma ricordo soprattutto la delusione di non avere un bersaglio facile come D’Alema al Quirinale. Insomma erano tempi più leggeri; si trattava di nominare un notaio e si dava per scontato che sarebbe stata una figura un po’ noiosa e super partes. Invece stavolta sembra una questione di vita e di morte. Forse lo sembrava anche le altre volte e poi, siccome siamo sopravvissuti, ci siamo dimenticati il panico del momento. E forse invece stavolta è davvero diversa, stavolta stiamo davvero per vivere o per morire, chi lo sa.

In mezzo c’è stata l’esperienza del governo Monti, o “del presidente”; il momento in cui ci siamo tutti accorti che nei casi di emergenza l’inquilino il Colle è tutt’altro che un potere simbolico, ma può fare la differenza. Paradossalmente questo è avvenuto durante la fase finale di un settennato estremamente equilibrato: niente a che vedere con gli estri di un Pertini, le mattane di un Cossiga, le prese di posizione di Scalfaro. La situazione si è poi talmente ingarbugliata che mi è capitato più volte di leggere persone fino a poco tempo fa molto lucide insistere sulla possibilità di prolungare il mandato di Napolitano oltre al compimento del novantesimo anno di età – una pazzia. Ma stiamo un po’ tutti impazzendo, forse, e forse non è del tutto colpa nostra.

Per esempio è colpa del Porcellum, che ci ha svuotato la democrazia nelle mani. Ormai ci scandalizziamo del fatto che i leader di coalizione – che pure abbiamo votato – provino ad accordarsi su un nome. Meglio Grillo che fa un sondaggino on line, anche se si pianta appena vota qualche migliaio di utenti, anche se i candidati più votati si scoprono farlocchi, non importa, col sondaggino la gente si esprime. Siamo diventati presidenzialisti in mancanza di niente, e il modo in cui vogliamo eleggere il nostro Presidente è internet: appelli, sondaggi, mail bombing ai parlamentari, ecc. Come tutte le cose su internet, da qui non si capisce davvero se siano davvero importanti o se facciano soltanto parte di una bolla intorno a me che scrivo e voi che leggete: sul mio laptop stanotte è in corso una ferocissima campagna anti-Marini e pro-Rodotà, ma non sono sicuro che al bar qui di fronte ne sapranno mai qualcosa.

Un’altra cosa che è cambiata tantissimo rispetto al 2006 è la finestra attraverso cui ci arrivano le notizie. Parlo per me: al tempo leggevo soprattutto quotidiani (già più on line che carta). Oggi tutto mi arriva già socializzato da facebook e twitter, ed è soprattutto in questi casi che si nota la differenza. È tutto straordinariamente drammatizzato. Nel 2006 non ero il solo a nutrire una notevole antipatia per D’Alema, che in seguito la pochezza di altri suoi colleghi ha stemperato; ma quando il suo nome cominciò a essere incluso nelle rosa dei quirinabili non ricordo folle inferocite di elettori di sinistra. Anche Marini era nella rosa, e già allora non brillava per popolarità, ma non ricordo reazioni lontanamente paragonabili a quello che sta succedendo in queste ore, soprattutto su internet. Da ogni finestra, da ogni spiraglio, stanno arrivando messaggi di sdegno degli elettori del PD per l’orribile scelta di candidare al Quirinale uno dei fondatori del PD, Franco Marini. C’è evidentemente qualcosa che non va.

Può darsi che il problema sia la finestra stessa. Stiamo tutti socializzando troppo, non facciamo che comunicare emozioni. Coniamo slogan, facciamo battute, ci incazziamo fortissimo eccetera. A un certo punto qualcuno comincia a dire “Rodotà” – la terza scelta di un referendum on line a cui hanno partecipato poche migliaia di persone – e ci convinciamo che Rodotà sia una scelta popolare, mentre Marini no. Fosse per me, tra l’altro, Rodotà tutta la vita. Ma la maggior parte degli elettori m5s probabilmente non ne ha mai sentito parlare – così come di Marini non ha sentito parlare la maggior parte degli italiani mai tesserati CISL. Del resto anche Napolitano o Scalfaro non erano esattamente dei Vip. Che insomma ci siano fuori, nelle piazze, milioni di persone disposte a incatenarsi per Rodotà al Quirinale mi sembra abbastanza impossibile. Sono twitter e facebook che ci stanno facendo uscire scemi: se poi Grillo fa un sondaggino on line lo prendiamo per una notizia. Su twitter e su facebook poi tutti danno ormai per scontato che un’intesa su Rodotà potrebbe spalancare le porte a un’alleanza Pd-M5S. Lo ha fatto capire Grillo in un filmatino dal camper, e ci stiamo credendo. Ovviamente Grillo potrebbe rimangiarsi la promessa quando vuole. Ovviamente poi Bersani sarebbe accusato di avere abboccato a proposte improbabili, ecc.

Dall’altra parte della finestra, comunque, c’è una situazione che ci sembrerebbe folle anche se non la vedessimo con le lenti deformate dei social network. Il PD ieri è oggettivamente esploso, anche se non lo guardi dalla soggettiva delle schegge, i tweet dei partecipanti all’Assemblea di ieri sera. Marini rappresenta quell’ala margheritina (ma non prodiana) del PD che esiste ormai soltanto nell’apparato, e non ha nessuna presa sugli elettori. Prova ne è che ogni volta che qualcuno della stessa area fuoriesce (Rutelli, la Binetti) il PD non perde un decimo di voto. Lo sa benissimo Renzi, che viene da lì ma che ha un progetto completamente diverso: Renzi sa che non esiste più un centro moderato, ma piuttosto un centro immaginario, da popolare di trovate mediatiche, un centro anche un po’ commerciale, con gli Amici di Maria in sottofondo. Alla fine, se togli tutto il melodramma di contorno, sembra quasi un gioco delle parti: mentre Bersani va verso una esecranda alleanza di respiro cortissimo con il PdL (buona giusto per rifare la legge elettorale, a questo punto ai danni del M5S), Renzi può approfittarne per tirare la volata degli antimariniani. Si va insomma verso lo scorporo del PD: la bad company con Bersani, e quelli che vinceranno la prossima volta con Renzi. Se non sbaglio era lo scenario #121. Beh, poteva andarci peggio. Forse.

58 Comments

  1. Leonardo, dopo il successo di Prodi e le dimissioni della Bindi, di cui casualmente non vuoi parlare, ci illumini un poco sui successi dei cattolici dentro il PD?

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  2. I “cattolici dentro il PD” sono tutt'altro che un gruppo compatto, così come i cattolici dentro l'Italia. Basta pensare che la Bindi era la più invisa a Renzi, che è cattolico anche lui; Marini era cattolico esattamente come Prodi ma ha brigato con D'Alema per farlo cadere, ecc. ecc. All'interno del PD ci sono varie faide, ma non mi pare che esista una corrente “cattolica”. Anche i franchi tiratori che hanno messo fuori Prodi probabilmente sono cattolici.

    Secondo me quello che è mancato non solo nel PD, ma anche in Italia, è un cattolicesimo progressista che fino ai tempi del PDS prometteva bene. Poi c'è stato un arroccamento sui “valori non negoziabili” che alla fine ha reso instabile tutta il centrosinistra, prima e dopo la nascita del PD. Sono cose di cui abbiamo parlato varie volte.

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  3. e solo per i posteri sia chiaro: se credo che oggi nessuno possa dubitare della consustanzialità fra elementi determinanti della dirigenza PD e la P2, come dico dal '94 (senza prevenzioni: accettai di candidarmi al mio comune per Rifondazione, prima di rendermene conto, e avevo 19 anni) e ultimamente ha gioco facilissimo a sostenere Grillo, non per questo credo che Grillo sia un'alternativa valida per il paese, anche se se la sta giocando benissimo con queste presidenziali (a partire dai candidati alle quirinarie). Non lo credo per motivi sostanziali e ancor più di metodo.

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  4. L'inciucio fra M5S e Berlusconi è già avvenuto, il fatto che uno stupido anonimo non l'abbia visto non fa alcuna differenza.
    L'inciucio è avvenuto il giorno in cui Bersani si è presentato da Crimi & Lombardi con un pacchetto di prooste serie, si sinistra e anti-berlusconiane e loro hanno detto “no”.
    Il MoVimento 5 Stelle quel giorno è stato stampella di berlusconi, e tutti i fatti successivi ne sono conseguenza.
    D'altronde bisogna essere proprio in malafede per vedere Crimi & Lombardi che rifiutano la legge sul conflitto di interessi e poi definirsi antiberlusconiani.
    In malafede oppure stupidi: scegli tu.

    Ieri il PD è morto, spero che dalle sue ceneri nasca un qualcosa di socialdemocratico. Ma dal M5S stampella di Berlusconi non può uscire nulla di buono, solo fanatici guidati da un inciucista.

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  5. Per prima cosa non capisco dall'alto di che cosa ti permetti di darmi dello stupido, mi sembra di essere stato educato nel mio intervento, non vedo perché tu non debba fare altrettanto.
    A me onestamente appare chiaro che il no del movimento a Bersani derivasse dalla scarsa fiducia nel partito che rappresentava (come dargli torto visto quello che è successo dopo), oltre al fatto che in campagna elettorale era stato detto chiaro e tondo che non si sarebbero appoggiati governi non pentastellati. Per non parlare delle commissioni non avviate, ma ovviamente è tutta colpa del M5S.
    Dare la colpa di tutto quello che è successo negli ultimi giorni al M5S è davvero incredibile, dopo vent'anni di inciuci malcelati davvero hai il coraggio di dire a me che sono in malafede o stupido. Complimenti per l'arroganza…

    Adriano

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