Questo è un pezzo un po’ diverso dagli altri in cui dico la mia opinione eccetera eccetera. È più una richiesta di aiuto.

Dunque, ieri ho letto che nel nuovo Ddl del Ministro Profumo – quindi non si sta parlando di castelli in aria, si sta parlando di un testo già scritto – l’orario di insegnamento dei docenti di ogni ordine e grado passerebbe dalle 18 alle 24 ore settimanali. Il tutto a parità di retribuzione, ovvero, ci aumentano l’orario del 33% e lo stipendio dello 0%.

Tutto questo al fine di “portare il livello di impegno dei docenti sugli standard dell’Europa occidentale” (senza però aumentare la paga sugli standard dell’Europa occidentale), e la mia richiesta di aiuto consiste appunto in questo: abitate in Europa occidentale? Sapete quante ore di lezione frontale fanno gli insegnanti colà? In realtà il conteggio è maledettamente complicato, le informazioni su internet un po’ frammentarie, la cosa più comprensibile che mi hanno segnalato fin qui (grazie) risale al 2002; a quel tempo le 18 ore degli insegnanti italiani erano nella media occidentale, magari nel frattempo hanno aumentato le ore a tutti e a noi no.

Non so se valga la pena ricordare, anche stavolta, che un insegnante lavora molto più di 18 ore: quelle sono soltanto le lezioni frontali. Poi ci sono le ore di ricevimento, i consigli, le ore spese a correggere i compiti, eccetera eccetera. Parlare di 24 o di 18 ore insomma è un po’ strumentale: sarebbe più onesto dire che ci si sta chiedendo di lavorare il 33% in più a parità di retribuzione. Perché se ho sei ore di lezione in più dovrò anche prepararle, e probabilmente avrò una o più classi in più, ventine di genitori in più con cui interagire in ore che non sono conteggiate, il 33% in più di compiti da correggere eccetera (naturalmente posso impegnarmi meno, correggere meno compiti, interagire meno coi genitori: forse mi si sta chiedendo questo: di aumentare la quantità e diminuire la qualità).

Poi c’è il problema delle cattedre, vale a dire dei posti di lavoro. Il ministro ha un bel da dire che vuole assumere un sacco di gente coi concorsi; se la matematica mi assiste, aumentare del 33% l’orario degli insegnanti equivale a tagliare il 33% delle cattedre. A quel punto non sono nemmeno sicuro di mantenere il mio posto (sono ancora relativamente ‘giovane’, e ogni volta che si tagliano le cattedre sono i più giovani che si ritrovano a spasso).

Infine, siete liberissimi di pensare che noi insegnanti lavoriamo poco; neanch’io penso di essere tra quelli che lavorano di più. Però a questo punto ho una domanda: vi viene in mente un’altra categoria qualsiasi in Italia, che di fronte alla richiesta di aumentare del 33% l’orario e la prestazione a parità di salario non marcerebbe su Palazzo Chigi coi forconi e le torce? A me no, non viene in mente. Oggi infatti sono in sciopero (nel mio giorno libero), ma vedrete che anche stavolta non saremo tantissimi. Al punto che ogni tanto mi domando cosa deve fare esattamente un ministro per farci incazzare sul serio, e non so che rispondermi. Lo jus primae noctis con i nostri figli, forse. Forse.

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229 risposte

  1. La tabella che ho pubblicato è di un ente europeo, non me la sono inventata.
    Mettendo in relazione i dati rilevati dalla Commissione Europea nel 1996 e quelli dell'inchiesta Aft del 1993, si possono ricavare le tabelle pubblicate da Eurydice aggiornate alla situazione 2011. Il calcolo non è affatto semplice perchè l'organizzazione scolastica europea è molto diversa. In alcuni paesi l'unità oraria è di 45 minuti, nell'orario docenti sono comprese attività che nel nostro paese non sono incluse (ricevimento genitori, programmazioni, durata anno scolastico, etc). I risultati finali si ottengono solo per comparazione. Resta il fatto che non c'è studio che dica che l'orario dei docenti italiani è diverso da quelli europei, nel senso di inferiore, anzi. In Germania, da studi comparativi, l'orario di scuola elementare è nettamente inferiore al nostro.
    Vedi ad esempio questo: http://www.edscuola.it/archivio/ped/orari.html

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  2. no. però per socialismo nel xxi secolo è lecito intendere qualcosa che non difenda solo le classi lavoratrici europee, ma allarghi il piú possibile i diritti già acquisiti in europa a quelle di altre parti meno fortunate del mondo. se però non è possibile semplicemente allargare i diritti a tutti, un po' si deve anche essere disposti a cederne, mi sembra. la verità è che l'europa ha avuto nel xx secolo una crescita poderosa dovuta anche a quanto abbiamo predato al terzo mondo; ed è anche su questa economia di rapina che si è basato il boom economico che ha permesso di finanziare i nuovi diritti dei lavoratori: mi sembra inevitabile che prima o poi un po' di quello che abbiamo rubato in giro per il mondo vada restituito, in termine di salari e di diritti, per così dire.

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  3. io sono convinto che gli insegnanti italiani siano messi molto male, ma sicuramente non aiuta avere immagini del mondo totalmente irreali. in germania conosco vari insegnanti in scuole di diverso livello, e NESSUNO ha uno studio personale (ma siamo matti?!?). il caso migliore che conosco è quello di una mia amica che insegna in norvegia, a cui (bontà sua) la scuola mette a disposizione un cubicolo e un computer condiviso con un'altra insegnante. in germania, questo sì, un insegnante può comprare pc e fotocopiatrice e dedurli dalle tasse; e può dichiarare come ufficio personale una stanza della propria abitazione e dedurne l'affitto equivalente (in proporzione alla metratura e al costo per l'affitto di tutta la casa) dalle tasse. non è che in altre parti del mondo sia il paradiso, eh.

    poi ho controllato dove sono goro e ferrara. beh? un'ora e sette minuti di distanza d'auto, secondo google maps. secondo te non c'è nessuno in germania o in altri paesi che si faccia queste distanze (e anche maggiori) ogni mattina? ripeto, non sto dicendo che tutto questo sia bello e penso davvero che gli insegnanti italiani siano particolarmente bistrattati. però attenti ad utilizzare argomenti campati in aria, perché ogni tanto qualcuno se ne accorge.

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  5. Questi sono dati europei, non pareri della zia o dell'amico. Non c'è studio che dica che gli insegnanti facciano meno ore di quelli europei. Secondo lo studio comparativo di edscuola, basato su fonti europee per la Germania 21 ore scuola elementare, 20 secondaria di primo grado, 18 secondaria superiore. Meno di noi!

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  8. > Questi sono dati europei, non pareri della zia o dell'amico. Non c'è studio che dica che gli insegnanti facciano meno ore di quelli europei. Secondo lo studio comparativo di edscuola,

    questa è bella. “dati europei”: facciamo così, io ti linko una tabella che riassume il numero di ore lavorate in tutte le regioni tedesche, ed è una tabella compilata dalla conferenza dei ministeri della pubblica istruzione di tutti i länder:
    http://www.kmk.org/fileadmin/pdf/Statistik/Pflichtstunden_der_Lehrer_2011.pdf
    dalla quale risulta che i dati che citi sono clamorosamente falsi.

    e tu mi dici se ti fidi piú dei “dati europei” raccolti da edscuola (e che sarebbe edscuola?) o dei ministri della pubblica istruzione tedeschi.

    poi può darsi che i dati siano piú rispondenti al vero per la slovenia, l'irlanda o cipro o la francia, non so. per la germania sono falsi, ecco tutto.

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  9. Te l'ha già spiegato. I dati orari in se non significano nulla se non li compari. Questi non sono dati assoluti, sono dati comparativi. E' un po' la stessa cosa che si fa quando si rileva il salario medio non in termini assoluti, ma in base al potere di acquisto. A scuola ottengo valori diversi a seconda di cosa metto dentro l'orario e a che cosa considero docenza. Il tema è l'orario medio europeo degli insegnanti, non quante ore fanno secondo il ministero. Forse sarebbe meglio leggere lo studio di edscuola, che si basa su dati forniti dalla UE, prima di dire “è che sarebbe edscuola”. Comunque non è che gli altri studi diano dati diversi. Se gli studi pubblicati non hanno valore perchè non ci fai tu un bello studio comparativo che dimostri la loro falsità?

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  10. Chi avrebbe detto che bisognerebbe lavorare 3-4 ore al giorno? No perché ero andato a spasso e me lo sono perso. Ma vabbè. Bisognerebbe lavorare quanto è necessario a far stare meglio tutti. Non credo che siano 40 ore a settimana o più a renderlo possibile. Il punto è che chi si avvantaggia di far lavorare gli altri 40 ore o più, si mette in tasca infinitamente più soldi di chi quelle ore le lavora effettivamente. Quindi vuole fare lavorare la gente ancora di più e via all'infinito. questo è il meccanismo da fermare e ribaltare, altro che berci per far credere che il problema è che tu fai 3 ore più di un altro.

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  11. Bisogna vedere come son calcolate le ore. Nella scuola (un Gymnasium equivalente a medie e superiori)dove insegnavo io (progetto Comenius) in Baviera le ore erano da 45 minuti

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  12. Delio, per la Germania l'unità di lezione è di 45 minuti. Eurydice è una rete europea di dati e politiche comunitarie e nazionali su istruzione e formazione: non dà dati falsi.

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  13. Per inciso Eurydice è l'ente che si occupa di analisi dei sistemi di educazione europea. Non è un associazione privata di pivellini. Dipende dai paesi membri e ha una sede in ogni paese europeo. E' un ente ufficiale europeo. I dati che usa Eurydice sono forniti dai paesi membri. L'UE diffonde notizie fantasiose? A che scopo?
    The Eurydice Network provides information on and analyses of European education systems and policies. As from 2012 it consists of 38 national units based in all 34 countries participating in the EU's Lifelong Learning programme (EU Member States, EFTA countries, Croatia, Serbia and Turkey). It is co-ordinated and managed by the EU Education, Audiovisual and Culture Executive Agency in Brussels, which drafts its studies and provides a range of online resource.

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  14. Che poi tutti i blateranti alla cieca (a meno che non siano invece troppo furbi) contro i “privilegi” dei pubblici impiegati, dovrebbero alla fine capire che i contratti del pubblico impiego sono un calmiere per il mondo del lavoro. Perché dato che hanno alcune garanzie, fanno sì che il privato sotto un certo livello non possa scendere, essendoci in qualche modo “una concorrenza”. Se il pubblico impiego dovesse sparire del tutto, le condizioni e le prospettive di tutti peggiorebbero, non il contrario. Finiremmo tutti senza contratto, tranne pochi dirigenti strapagati con i soldi risparmiati sui nostri contiributi non versati e sui salari che non ci permetteranno nemmeno di pagare il dentista.
    E i beceri berceranno lo stesso.

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  15. alle ore 8.30 di sabato 1 settembre 2012 tu dov'eri, Anonimo delle 13.04? Io ero a scuola, al collegio docenti, insieme a una settantina di colleghi. E alle 10 e 30 dello stesso giorno ero in classe, con una quindicina di studenti di varie miei classi che dovevano sostenere la prova per superare la “rimandatura” (fra virgolette perchè non si chiama così ma ti risparmio il ministerial-didattichese). Erano tutte prove differenti, perchè sono stati rimandati per carenze diverse e parti del programma diverse. Il plico col materiale su cui lavorare, preparato personalmente da me, gli era stato consegnato individualmente entro la fine di giugno. Le prove di verifica le ho preparate l'ultima settimana di agosto. Di ferie ne ho fatte un mese,seconda metà di luglio, dopo aver finito la maturità, e prima metà di agosto. Poi, preparazione, studio e parte di programmazione. Dal 3 settembre: scrutini per decidere se promuovere i rimandati, ovviamente dopo aver corretto le prove. Eccetera eccetera. Vivo in Liguria, noi abbiamo cominciato le lezioni tardi, in effetti, a metà settembre. Ci sono regioni che le hanno cominciate una settimana prima. Ti risulta o sei rimasto ai tempi dei remigini?
    Quanto alla mia frase di esordio (evidentemente poi non hai letto altro), trattasi non di politica ma di giusta e giustificata esasperazione.
    Erica

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  16. Sì ma è ingiusto e illegale restare al lavoro più tempo di quello stabilito. Ingiusto perché un sistema non si può reggere sul fatto che io ti regalo ogni giorno minuti della mia vita non pagati che diventano ore, giornate, mesi. Illegale perché io per quei minuti o per quelle ore, ad esempio, non sono neanche assicurato e se succede qualcosa (come il terremoto qui a Ferrara pochi mesi fa, non sto parlando di cose astruse che accadono in luoghi lontani) nessuno mi risarcisce.

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  17. È ingiusto e illegale lavorare oltre l'orario previsto dal contratto. Ingiusto perché un sistema non può reggersi sul fatto che io lavoratore regalo a te datore di lavoro minuti, ore, giorni di lavoro non pagato. Illegale perché se succede qualcosa mentre io sono lì senza contratto (come il terremoto che è venuto qui a Ferrara, non sto parlando di cose irreali) non mi risarcisce neanche il padreterno anzi mi mandano in giudizio per lavoro nero.

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  19. Chiariamo qualcosina: per esempio il fatto che nel pubblico impiego funziona esattamente al contrario di quanto ricordato da qualcuno fin qui (nel pubblico impiego esiste il divieto di reformatio in pejus, che invece non esiste nel privato – dunque ogni eventuale aumento di ore sarà materia di contrattazione, ovviamente; ma che questa fosse una bufala creata ad arte in vista di una contrattazione si sapeva, o meglio si sarebbe dovuto sapere se gli insegnanti conoscessero le leggi dello Stato per cui lavorano). Ciò detto, ovviamente proporre a un lavoratore di lavorare di più a pari salario è umiliante e basta, in qualsiasi categoria, pubblico come privato. Nello specifico, anche se fosse legittima (ripeto, non lo è), è una proposta che paga i furbetti e coloro che a scuola non fanno un tubo e la usano come part-time pagato full time (oh, se ci sono. E quanti, ce ne sono), tenendoli semplicemente di più a scuola a fare male. E non paga chi il lavoro lo fa bene.
    Ma il problema è che a scuola la “funzione docente” è riconosciuta a tutti indiscriminatamente, e non si vogliono attuare metodi di controllo per selezionare chi fa e chi non fa (oh, di nuovo, e se ci sono i metodi: basta far restare al pomeriggio, obbligatoriamente – e vedi come ti liberi di doppio-lavoristi a caccia di pensione e madri di famiglia a caccia di tempo; oppure per tutta una serie di cose e documenti, seri, da produrre, basta istituire le piattaforme a tempo tipo moodle che impongano di rispettare le scadenze: una rivista per cui sono blind referee lo fa, e funziona perfettamente, e, sì, la realizzazione costa poco).
    Tutte queste cose però vanno dette, a voce alta. Specie e tanto più se si è insegnanti che credono nella scuola. E senza fare difese di categoria, che hanno portato la società a guardare alla nostra professione come a una di privilegiati. E, se la società tutta, come sento dire spesso da colleghi, “non capisce”, giacché siamo noi insegnanti che teniamo i loro figli per un considerevole numero di anni, sarà anche un po' un problema 'nostro'?
    Infine, qualcuno parlava di graduatorie, di concorsi. Chiariamo anche che in Italia le graduatorie scolastiche non scadono mai e che la scuola è l'unico luogo in deroga al pubblico impiego in cui non si sa distinguere tra idoneità/abilitazione e vittoria di posto. E che in tutto il resto del pubblico le graduatorie durano al massimo tre anni. E poi si rifà il concorso, e tutti a casa. Ma diciamole, queste cose, anche queste con chiarezza.
    Forse così, quando e se proporranno in sede di contrattazione sindacale cose umilianti come questa sapremo dare delle risposte informate, attive e attente. Senza difese corporative e senza slogan.

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  21. Non so se leggerai questo mio, in una sezione strapiena di commenti sicuramente molto più documentati. Per rispondere alla tua domanda retorica finale direi che gli insegnanti non si incazzano (o lo fanno poco) perché si sentono in difetto.
    Perché sanno benissimo che per (sparo statistiche basate sul mio personale percorso scolastico) 6 insegnanti seri, preparati e assolutamente sottopagati per quello che fanno e valgono, ce ne sono due in burnout (non è certo colpa loro, ma non hanno bisogno di uno stipendio pieno e di continuare a fare/farsi del male, bensì di aiuto, riposo e formazione), e uno totalmente fuori di testa (che non sa in che classe è, che cerca il petrolio tra i banchi con il pendolino, che indulge all'incontinenza verbale verso alunni e colleghi etc. ne hai visti certamente più di me), e probabilmente almeno un altro imboscato (anche qui, io da alunno so che mi è capitato spesso che per anni interi non ci fosse il prof. di ruolo, e avessi supplenti più o meno a precari, ma tu lo sai certamente meglio di me). Mi pare però che sia forte quello che definirei un malinteso “spirito di corpo”, per cui si fa fronte comune sempre e comunque finendo per difendere l'indifendibile e dimenticando di fatto che la scuola deve essere progettata e gestita come il posto in cui i bambini e i ragazzi si formano, non come il posto di lavoro degli insegnanti. Cioé la qualità del servizio deve essere l'unica ratio della sua amministrazione, e i diritti di chi lo eroga devono essere garantiti (fatti salvi i diritti civili individuali, sia chiaro) solo e soltanto in questa prospettiva. Le cose purtroppo non stanno così, e se gli insegnanti vengono maltrattati e vessati da tagli e riforme più o meno attuate (vero) ho la sensazione che lo siano sempre meno degli alunni, per cui prima si tagliano i materiali didattici, le uscite, le attività culturali, l'edilizia scolastica, i laboratori (etc. anche qui lo sai meglio di me), e poi ultimissima ratio si interviene sul personale, in modo lineare perché tutti per uno e uno per tutti. Ma a te, personalmente, che sei evidentemente preparato, intelligente e sono certo che tu sia anche bravo poi a stare coi ragazzi, ma non ti ribolle il sangue quando metà del tuo lavoro viene disfatto da colleghi grossolani e furbacchioni, o da presidi scimuniti? E' davvero tutto fuori dal tuo plesso scolastico, nelle grigie stanze del Ministero, che si annidano i mali della scuola?

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  22. Io non sono un insegnante, ma una mamma di due ragazi ventenni.
    Scusae, forse voi no, ma i professori in classe messaggiano con il cell, gurdano il loro pc, correggono i compiti in classe, bevono il aaffe, parlano con la bidella ecc. ecc. ecc. I nostri ragazzi sono poco seguiti e nel mondo del lavoro, paragonandoli con ragazzi di altri stati, sono svantaggiati e mal preparati. Devo continuare????

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  23. Avatar Paolo (sempre l'altro)
    Paolo (sempre l'altro)

    Provo a ravvivare il bel flame che è nato sulla professione del caro Leonardo (che ha segnato un punto col colpo basso dell'orario di invio di tanti commenti, rivelando alla base delle nostre critiche una diffusa invidia di chi queste cose deve farle di nascosto rispetto a chi può gestirsi tanto tempo della giornata a suo piacimento).

    Io resto sempre con una domanda senza risposta.
    Sarei felice se Leonardo, o anche qualcun altro degli insegnanti qui presenti – anche quelli che se uno gli dà contro non capisce niente del loro lavoro mentre se gli dà ragione ha scritto un ottimo e civilissimo commento – mi potesse spiegare un fenomeno misteriosissimo.

    Posto che dunque siete una classe vituperata, sottopagata, angariata, violentata (massì, dai, esageriamo), senza sedie, senza PC, senza uffici, senza carta igienica, senza wifi ma con lavagne che vi aumentano il lavoro, senza rispetto dai ragazzi né dalle di loro famiglie, e infine con prospettive orribili di aumenti spropositati di lavoro senza alcuna corresponsione in cambio.
    Se siete così feccia, così sfigati, così carne da macello (dai, sto calcando la mano, ma c'è il “se” davanti stavolta), allora come si spiega che a ogni benedetto concorso, pur sapendo che non c'è posto, che c'è un sacco di gente già ammucchiata in sala d'attesa da anni, che ci sono sempre meno cattedre, … come diavolo si spiega che i numeri dei partecipanti si contano nell'ordine delle CENTINAIA di MIGLIAIA???

    Perdonatemi, ma o mi smussate un po' la descrizione della vostra situazione lavorativa, oppure dovrò (pure) ricredermi sulla dimensione intellettiva della categoria.

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  24. Pensa a quanta gente esce da facoltà come lettere ecc. e avrai la risposta.

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  25. Considera che non si fa un concorso da 11 anni (l'ultimo fu quello del 2000-01), e che molti dei partecipanti sono già insegnanti a tempo determinato (magari da 10 anni, ne ho conosciuti).
    Tieni anche conto che si tratta per forza di cose di una delle categorie professionali più numerose d'Italia: è normale che la scuola dell'obbligo abbia più dipendenti di qualsiasi altra istituzione, visto che ha per prolungata utenza (8 anni) tutta la popolazione (60 milioni). Sembriamo tanti, ma non siamo affatto sovrabbondanti per quello che c'è da fare. Le immagini di file ai concorsi sarebbero molto meno drammatiche se i concorsi si facessero un po' più spesso.

    C'è anche da dire che giudicare le condizioni oggettive in cui si trova un insegnante dal fatto che fuori dalla porta ci sia un sacco di gente che vuole fare il suo mestiere non è un criterio discutibile: chi vuole fare l'insegnante non è necessariamente consapevole della situazione in cui si troverà. Che ci siano condizioni professionali peggiori è ovvio, e l'ho scritto nel pezzo: non è un buon motivo per peggiorare la nostra.

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  26. Avatar Paolo (l'altro)

    Non mi hai convinto (so che te ne farai una ragione). Non c'è alcuna reale disponibilità/necessità di posti, è pieno di precari che hanno già vinto altri concorsi, chi fa il concorso lo sa. Chi lo fa vuole proprio fare insegnante nella scuola italiana. Nati ieri ce ne saranno anche, ma penso pochissimi (e poi non dire che non ho stima della categoria).
    Ho la ventura di far parte di una famiglia in cui abbiamo un numero notevole di dipendenti pubblici o pseudotali, compresi insegnanti (anche un preside) in pensione e dipendenti comunali di vario livello. Beh, è una continua lamentazione generale, oppure un racconto di lamentazioni di colleghi. Tutti stanno male.

    Beh, ci crederesti? Non uno che si licenzia. Mai sentito, nemmeno uno dei colleghi, proprio una cosa che non esiste!
    E se si libera un posto qualunque… in decine di migliaia ci provano a occuparlo. Tutti inconsapevoli?

    Io, al contrario di te, penso che uno degli indizi più rivelatori delle condizioni di un mestiere è proprio la fila che c'è fuori.
    Non è che io voglia “peggiorare” la condizione di chicchessia, ma nemmeno prendere per buono che una categoria sta male, anzi malissimo, anzi è proprio in una condizione insopportabile quindi va lasciata in pace e non toccata. È l'antifona ormai ritrita di tutti i corporativismi, dai tassisti ai piloti d'aereo…

    Capirai che i comuni mortali non ne possono più, quando poi vedono la fila che c'è fuori dalla porta…

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  27. … che non solo non ci sono veri posti disponibili, ma la volontà è quella di tagliarne: ve lo hanno appena detto molto chiaramente con questa proposta (chiamiamola così) di passare a 24 ore quotidiane.

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  28. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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