“Statevi parati”

(Il pezzo è stato modificato in seguito a una puntualizzazione dell’assessore di Jerzu, vedi i commenti)


Come non sciogliere i nodi

La scorsa settimana, proprio mentre mi stavo domandando se esiste ancora in Italia qualcuno che si possa definire cattolico e progressista, è scoppiato un vespaio sugli atti di un convegno degli scout cattolici in cui si parlava di omosessualità: e non se ne parlava in modo molto progressista, diciamo. Quello dell’omosessualità nello scoutismo italiano (cattolico) è un nodo che prima o poi sarebbe venuto al pettine: mi dispiace che sia successo in questo modo. Per esempio vorrei manifestare tutta la mia solidarietà per gli scout di Jerzu (Update: non ci sono scout a Jerzu, avevo capito male: vedi la replica dell’assessore), un paese dell’Ogliastra che non fa 4000 abitanti, che per quanto ne so non hanno mai discriminato un omosessuale, ai quali tuttavia dall’oggi al domani un assessore ha tolto i locali per le attività: e glieli ha tolti sulla base di quel che ha letto su Repubblica, ovvero che l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (da qui in poi AGESCI) avrebbe diramato “linee guida” omofobe. Il che non è vero, è un’invenzione, tra le altre, di un giornalista. Non uno qualunque: quello che se non sei d’accordo con lui ti dà dell’antisemita sull’homepage di Repubblica, si mette a insinuare che tu faccia lezioni antisemite ai tuoi studenti finché un altro assessore, o un sottosegretario, non ti manda gli ispettori. Per dire l’eterogenesi dei fini: il giornalista ha scritto un pezzo prendendo per “linee guida da condividere con i 177mila soci” gli atti di un convegno che non sono “linee guida”; a centinaia di chilometri un assessore di Jerzu ci ha creduto e adesso gli scout non hanno più i loro locali per fare attività. In un paesino sardo di meno di 4000 abitanti che immagino sia pieno di svaghi per il tempo libero di bambini e adolescenti.

Ma probabilmente a voi non frega nulla dei paesini di meno di 4000 abitanti, o perlomeno ritenete che sconfiggere l’omofobia sia una priorità di fronte alla quale gli adolescenti di Jerzu (etero e omo) possono anche temporaneamente andare a farsi fottere. Qui devo fare coming out: io sono nato in un paesino di meno di 4000 abitanti e il mio giudizio sulla faccenda ne è probabilmente influenzato. Già che ci sono faccio un ulteriore coming out: sono stato uno scout cattolico per tantissimo tempo, perché nel mio paesino era di gran lunga la cosa più fica che ci fosse. Per la verità c’era anche suonare chitarre distorte in un garage, e ho fatto entrambe le cose, ma sulla distanza lo scoutismo mi ha dato di più. Per dire, il mestiere che faccio adesso, se so farlo (sottolineo se) è grazie alla formazione Agesci, certo non grazie alla non-formazione professionale che non ho mai ricevuto. Più in generale, è stato negli scout che ho imparato a conoscere le persone, a viverci insieme. Tra queste persone c’erano anche dei gay, com’era statisticamente necessario. Almeno uno ha fatto coming out diversi anni dopo, altri non lo hanno mai fatto e infatti è una mia idea che loro siano gay, magari loro non sono d’accordo, non lo so, non sto parlando di te, va bene? Sto parlando di un altro, dai, hai capito benissimo. Ecco. Nel mio gruppo scout nessuno ha mai fatto coming out. Secondo voi ciò è successo perché dall’alto qualcuno ci imponeva di non vivere la nostra sessualità? O perché recepivamo linee guida da chicchessia, preti o cardinalesse? No. Nessuno ha mai fatto coming out perché il nostro era un paesino di provincia di meno 4000 abitanti negli anni Ottanta, e nessuno era pronto. Non eravamo nemmeno omofobi, secondo me, magari eravamo peggio: del tutto omoignari, omoinconsapevoli. Non sapevamo quasi nulla del mondo, ma di buono c’era che ci guardavamo intorno. A farci guardare intorno sono stati gli scout. Se un assessore ci avesse chiuso i locali, non saremmo diventati improvvisamente più tolleranti. Ci saremmo incarogniti e basta. Questa è la mia piccola e locale esperienza; magari i paesini sardi brulicano di vita e iniziative ed esperienze, non lo so.

Questo lo scrivo anche per gli ex scout o tuttora-scout che in questi giorni hanno difeso l’Associazione dicendo: Ma guardate che l’Agesci non è mica così, i miei migliori compagni di tenda sono gay, io sono gay e me ne vanto in Comunità Capi, facciamo più educazione sessuale di tutti e la facciamo sul campo, abbiamo il distributore di preservativi nella sede associativa eccetera: piano. Dipende. I gruppi scout sono fatti da persone, e le persone vivono in ambienti diversi. Ci sono scout smaliziati di periferia, scout fighetti di centro, scout ingenui di campagna (presente!) Le “linee guida” su questo argomento non le fa nessun convegno, per il semplice motivo che le “linee guida” in un gruppo scout le fanno le persone, compreso il prete, che però tra gli scout non ha spesso l’ultima parola. Io posso anche immaginare che la maggior parte dei gruppi scout italiani siano intolleranti nei confronti di educatori o adolescenti omosessuali, non in base a un documento leggiucchiato in rete, ma semplicemente perché la maggior parte della popolazione italiana è tuttora intollerante nei confronti dell’omosessualità: omofoba o, più spesso, omoignara.

Poi ci saranno realtà molto più avanzate, e lo spero: il più delle volte saranno realtà urbane. Però a me le città interessano fino a un certo punto. Mi interessano di più i paesini, perché, sbaglierò, ma è nei paesini che lo scoutismo ti salva la vita. A me capita a volte di accompagnare preadolescenti in montagna – mica tutti poveri, eh – e scoprire con raccapriccio che non ne hanno mai vista una: a 12 anni non sanno com’è fatta una montagna. Io a otto anni lo sapevo. Senza gli scout probabilmente sarei diventato un bambino grassoccio e incapace di relazionarmi con gli altri e le altre. Non è andata esattamente così, grazie al cielo – no, grazie a persone che spesso non avevano neanche dieci anni più di me e mi hanno portato dappertutto, e mi hanno insegnato a fare i nodi, a cantare e a parlare in pubblico, e a voler bene alla gente prima di giudicarla. Non è solo una questione di montagne: c’è un modo di mettersi in gioco, di imparare a lavorare a contatto con persone più giovani, coetanei e anziani, che lo scoutismo ti insegna a diciott’anni. Non ci sono molti ambiti in Italia dove a 18 ti investono già di tanta responsabilità. Fuori danno tutti per scontato che tu sia inutile, decorativo, e che debba spendere molti soldi tentando o fingendo di divertirti. Negli scout a 18 sei già un adulto, anche nel senso che puoi commettere guai enormi.

Io non sono più scout da un pezzo e probabilmente, viste le mie posizioni, non sono nemmeno più definibile come cattolico; resto convinto che l’Agesci sia l’associazione cattolica più progressista in Italia. Non lo dico in base alle mie limitate esperienze, ma sulla base di un fatto semplice: l’Agesci è l’unica associazione laica che pur lavorando nelle parrocchie, a stretto contatto con i preti, non fa capo alla gerarchia ecclesiastica, ma ha una sua struttura, ramificata dal paesino al vertice nazionale, totalmente democratica. Dove i preti, se contano, contano un voto, come tutti gli altri. Gli associati potranno anche decidere che gli educatori omosessuali non devono fare coming out (non lo hanno ancora deciso, checché ne scriva un giornalista su Repubblica), ma lo faranno democraticamente: spero che non lo facciano, spero che i membri della più importante associazione cattolica presente sul territorio abbiano nel complesso una posizione più avanzata di quella della CEI (ci vuol poco) e di quella espressa nei famigerati atti del convegno. Spero insomma che in Italia ci sia ancora un cattolicesimo laico più progressista di quello che la CEI pretenderebbe. Spero.

Però alla fine non mi posso sempre aspettare che lo scout del paesino, e lo scout del quartiere, e lo scout del centro, abbiano mediamente idee più avanzate dell’abitante del paesino, dell’abitante del quartiere, dell’abitante del centro. Se l’Italia è ancora omofoba, mi sembra abbastanza sciocco prendersela con gli scout, che sono educatori non professionisti (e non remunerati). Come se nel paesino, ma anche nel quartiere, ma anche nel centro, la maggioranza dei genitori non vedesse l’ora di affidare i propri frugoletti a educatori non professionisti omosessuali. L’Agesci ha fatto molto per cambiare la società italiana, anche se molti non lo sanno: è stata la prima associazione scoutistica al mondo ad aprire gruppi misti, maschi con femmine, nel lontano 1974. Però non è che possa fare tutto: una cosa per esempio che non può fare è cambiare la testa dei genitori, degli adulti. Nei paesini, soprattutto.

Un altro motivo per cui insisto sui paesini è che secondo il censimento 50 milioni di persone vivono in centri con meno di 100.000 abitanti. L’Italia non è fatta di metropoli, ma di paesini e paesoni: di solito chi non lo capisce ha difficoltà a capire Berlusconi, difficoltà a capire la Lega, difficoltà a capire cosa siano le province, e di solito è nato o si è trasferito in una di quelle città dal mezzo milione in su. Sbaglierò, ma ho la sensazione che facciano parte della stessa categoria coloro che qualche giorno fa si sono svegliati e hanno scoperto che un’associazione cattolica basata nelle parrocchie dei paesini non consiglia ai propri educatori di fare coming out. Come se invece negli stessi paesini un sacco di gente facesse coming out, specie tra gli educatori dei bambini e degli adolescenti. Ecco, questo improvviso indignarsi perché in posti come Jerzu, Ogliastra, i gay non sono rispettati come a Londra o in alcuni quartieri non periferici di Milano, mi chiedo che senso abbia. Forse è una cosa da social network, l’esigenza di indignarsi a intervalli regolari, che dopo un po’ partorisce dei mostri. Ma lo sapete che per la Chiesa cattolica un omosessuale non casto è in peccato mortale? No, perché secondo me un buon 80% degli italiani lo sa, senza essere andato all’università. Sono cose che nei paesini si sanno. Per l’80% dei paesini italiani gli atti di quel convegno sono un’apertura persino dirompente – per me no, ma sono convinto che se c’è una strada che può portare all’accettazione dell’omosessualità tra i cattolici, quella strada passa dall’Agesci, che è un’associazione democratica: perché è la democrazia che ti obbliga a recepire le spinte della società. E dei paesini.

Io non biasimo chi se ne va dai paesini – me ne sono andato anch’io – però se ve ne andate da un contesto omofobo, il contesto non diventa meno omofobo. Ve ne siete andati, pace: non prendetevela con chi resta, non date per scontato che siano in grado di combattere le battaglie che voi, quand’eravate lì, non avete vinto. Molto spesso in questi casi si cita Rosa Parks. Mi sembra un esempio sbagliato per molti versi – un’altra volta magari tenterò di spiegare perché – tra l’altro tutte queste Rose Parks, in Italia, non le vedo (magari non guardo dalla parte giusta, non lo so). In particolare, inneggiare a Rosa Parks su un social network non crea nessuna Rosa Parks. Chiudere un locale a un’associazione giovanile non crea molte Rose Parks. Un educatore cattolico che in un paesino facesse coming out e ne sopportasse le conseguenze sarebbe per certi versi assimilabile a Rosa Parks (e per altri no: ad esempio, non andrebbe in galera perché il coming out non è vietato in Italia, come lo era per un afroamericana sedersi su certi seggiolini in Alabama). Quell’educatore farebbe un passo importante, e avrebbe senz’altro il mio sostegno, e spero anche il vostro. Ma non è che nel frattempo si possano insultare sui social network tutti gli educatori cattolici che non se la sentono. Cioè, si può fare, ma questo non sposta di un millimetro il fronte della battaglia per il riconoscimento dei diritti GLBT. Non è che Martin Luther King andasse in giro a insultare le afroamericane che non avevano il fegato di sedersi sui seggiolini per bianchi.

Quando è uscito il pezzo su Repubblica, molta gente che lo scoutismo non lo conosce si è sentita in dovere di commentare, attingendo al repertorio dei luoghi comuni: bambini vestiti da cretini eccetera. Si è sentita un’intolleranza, una voglia di arrivare subito alle conclusioni, che secondo me non fanno bene a nessuna causa. Insultare persone che non si conoscono, chiudere locali pubblici, sono azioni che non contrastano nessun tipo di omofobia: procurano soltanto una soddisfazione immediata a chi si sente in guerra, a chi si diverte a starci, perché in guerra tutto è concesso, anche sputare a nemici che non si conoscono. Di solito a comportarsi così sono quelli che la guerra non la vogliono nemmeno veramente finire, neanche a costo di vincerla.

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146 risposte

  1. [ho combinato un po' di pasticci, chiedo venia; peraltro sono prono al pasticcio, per cui colgo l'occasione per chiedere venia di tutti gli errori disseminati e disseminaturi]

    Anonimo, non mi è chiaro su cosa esprimi disaccordo da me quando dici: “no, il concetto di “tenere nascosto ciò che si è” è da considerarsi aberrante e inaccettabile anche nel rapporto capo-ragazzo”.
    Per chiarezza, l'aberrazione per me è nell'invitare/costringere qualcuno a tenere nascosta quella parte della propria identità che inerisce alla sessualità; ma se poi volontariamente ed in piena libertà il singolo individuo decide di tenerla nascosta (in base a qualunque ordine di considerazioni, dalla timidezza all'adesione spontanea ad un protocollo educativo) non c'è alcun problema.
    La discriminazione è nella richiesta di tacere, nel divieto di parlare (ed ancor prima nell'aver posto la questione in quei termini), non nel fatto che la cosa non venga resa pubblica.

    Emilio [a proposito, io mi chiamo Rocco], un conto sarebbe porre il problema nei termini: carissimi capi scout gay, guardate che in base alle esperienze pregresse nell'ambito dell'associazione, il coming out di un capo omosessuale di fronte ai ragazzi può comportare questa o quest'altra complicazione nei rapporti con il gruppo, per cui se decidete di farlo, magari prestate attenzione a questo o a quell'altro consiglio. Tutto un altro conto è dire: carissimi capi scout gay, occhio che se davanti ai ragazzi vi scappa di dire che siete gay ce li traumatizzate e/o ne compromettete la cattolicissima formazione e la fiducia nel catechismo e/o i genitori non ce li mandano più; per cui fateci la cortesia di tacere.
    Dal punto di vista dei diritti che lo stato italiano riconosce ai suoi cittadini – ovviamente qui vado a spanne, sono un profano in materia – la prima cosa probabilmente è ammissibile, mentre la seconda probabilmente no; assumendo che sia come immagino, se dunque l'Agesci vuol poter dire ad alta voce proprio la seconda cosa, può solo sperare che lo Stato faccia finta di guardare dall'altra parte – invero lo fa spesso, non c'è da darsi troppa pena…

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  2. allora atlantropa, chiariamo una volta per tutte il punto della questione, perchè si sta discutendo di cose mai scritte in nessun documento, solo un becero e sommario riassunto giornalistico di un pressapochista che leggendo due righe di un documento di 47 pagine ha creato un casino fondato sul nulla!
    1 – l'agesci si interroga costantemente da 30anni sul ruolo educativo di un socio adulto nei confronti dei soci minorenni e non solo riguardo all'orientamento sessuale: si parla di ruolo nella società, di fede personale, di relazioni sociali, di consumismo, di legalità, partecipazione politica, competenza, formazione… un anno si sviscera una tematica, l'anno dopo un'altra e poi si scrivono documenti che mettono a disposizione di tutti i lavori di numerosi relatori, convegni, dibattiti, gruppi di lavoro. Adesso si sta iniziando ad aprire il dibattito sulla sessualità del capo e sull'educazione all'affettività (è questo il vero macro-tema!) e dico FINALMENTE visto che per il momento non c'è ancora una posizione unitaria e chiara dell'associazione… c'è una sorta di vuoto che si sta cercando di colmare.
    2 – se mai avessi provato a leggere i documenti, oltre a citare il catechismo della chiesa cattolica (come fonte di dibattito e non come imposizione dogmatica) e oltre disquisire di morale sociale e percorsi di crescita e di identificazione sessuale, l'ultimo relatore scrive queste cose:
    “…Per concludere questo pensiero, direi che l’identità maschile e femminile sono plastiche e hanno bisogno anche di essere orientate e aiutate. Da ciò deriva che le tendenze o le spinte sessuali intime dei capi secondo me non sono criteri di selezione. In primo luogo perché non si possono cogliere e secondariamente perché possiamo avere un capo con tendenze omosessuali bravissimo e capace, e uno eterosessuale con limiti tali per cui la comunità capi deve porsi il problema se sia corretto affidargli l’educazione dei ragazzi…”
    e ancora:
    “Andiamo quindi a vedere i criteri che una Comunità Capi
    secondo me potrebbe avere: quale è la personalità del capo nella relazione con il ragazzo? Il capo che deve essere fratello maggiore. Sia egli eterosessuale o omosessuale […] è un capo affetto da protagonismo? La differenza sta nel fatto che il capo fratello maggiore propone, accompagna, testimonia mentre il capo affetto da protagonismo impone, seduce si esibisce…”
    3 – per rispondere alle tue domande dunque:
    “L'Agesci si interroga sempre e comunque circa l'opportunità che un capo scout possa far trapelare il proprio orientamento sessuale? oppure lo fa solo in relazione ai gay?” sì, lo fa sempre da sempre e non solo in relazione a tematiche sessuale non solo in relazione ai gay.
    “…perchè nel secondo caso trattasi di discriminazione; discriminazione che lo stato italiano deplora; ergo: niente locali dello stato.” Non c'è nessuna discriminazione a livello associativo, se non quella tra i singoli (purtroppo) tradizionalmente diffusa nella società civile, che l'associazione sta cercando di superare.

    Trai tu ora le tue conclusioni…

    Walter

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  3. cara chiara, pure te saresti pregata di leggerti tutti gli atti, scopriresti che:
    1 – al convegno sono state mostrate 3 video interviste di capi ed ex-capi gay in cui parlavano senza censure del loro allontanamento post outing
    2 – l'ultimo relatore scrive queste cose:
    “…Per concludere questo pensiero, direi che l’identità maschile e femminile sono plastiche e hanno bisogno anche di essere orientate e aiutate. Da ciò deriva che le tendenze o le spinte sessuali intime dei capi secondo me non sono criteri di selezione. In primo luogo perché non si possono cogliere e secondariamente perché possiamo avere un capo con tendenze omosessuali bravissimo e capace, e uno eterosessuale con limiti tali per cui la comunità capi deve porsi il problema se sia corretto affidargli l’educazione dei ragazzi…”
    e ancora:
    “Andiamo quindi a vedere i criteri che una Comunità Capi secondo me potrebbe avere: quale è la personalità del capo nella relazione con il ragazzo? Il capo che deve essere fratello maggiore. Sia egli eterosessuale o omosessuale […] è un capo affetto da protagonismo? La differenza sta nel fatto che il capo fratello maggiore propone, accompagna, testimonia mentre il capo affetto da protagonismo impone, seduce si esibisce…”

    Nessuno è stato giudicato. Nessuno ha espresso giudizi. E' un dibattito plurale. Nessuno si appiattisce su posizioni medievali. Andiamo piano prima di puntare il dito ed ergersi a paladini dei diritti civili. Una associazione che si interroga mi sembra una cosa lodevole. Oppure c'è già la risposta pre-confezionata che non si può mettere in discussione, se no si è accusati di omofobia?

    Piano con l'indignarsi, se no si rischia di essere più arroccati sulle proprie posizioni che gli ottusi di cui ci si indigna.
    Walter

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  4. Qui kappa dice:

    Nel documento NON SI DICE che i capi scout non debbano fare outing NELLA LORO VITA PRIVATA, nè si dice che non debbano fare outing NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI CAPI, ma CI SI INTERROGA circa la convenienza o meno che i capi – in quanto educatori – facciano outing, comunicando i loro orientamenti sessuali AI RAGAZZI CHE GUIDANO (e quindi ai lupetti, o più probabilmente al reparto).

    Qui tu dici:

    Poni la questione omosessualità? sei un omofobo. Ti interroghi se sia opportuno che i ragazzi che tu educhi sappiano se sei gay o etero? sei un omofobo. Ascolti il parere di uno che dice che certe cose non centrano con l'essere educatore e quindi puoi benissimo tranquillamente tenertele per te nel tuo initmo? sei un omofobo.

    In base a quanto riportato da te, da kappa, e forse anche da altri, avevo desunto (ho capito male?, è una forzatura interpretativa? leggendo quei brani tu cosa capisci?) che nell'Agesci si stesse discutendo – tra le altre cose, all'interno di un percorso, tutto quello che vuoi – circa l'opportunità del coming out di un capo gay presso i ragazzi.

    A tal proposito io fin'ora mi sono limitato a ripetere piattamente la seguente litania: 1. discutere circa quell'opportunità è in sè una discriminazione; 2. chi va contro i principi dello stato non dovrebbe vedersi assegnare edifici pubblici – ergo l'assessore ha fatto bene.

    Ora tu che hai letto/eri presente e comunque fai parte dell'associazione fammi capire bene questo punto: l'Agesci sta o meno discutendo circa l'opportunità del coming out dei capi omosessuali presso i ragazzi?, se sì: perchè pensi che ciò non integri una discriminazione?, se no: per quale assurdo motivo prima è stato detto che lo si stava facendo?

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  5. Allora, l'AGESCI sta discutendo su come comportarsi nei confronti dei capi omosessuali.
    Nel corso del famigerato seminario, ci sono stati 3 interventi: uno ha riportato le posizioni ufficiali della Chiesa e ha sottolineato che, per lui, un omosessuale non dovrebbe fare il capo perchè sarebbe diseducativo per i ragazzi.
    La seconda relatrice si è focalizzata sull'importanza di portare i ragazzi a compiere le PROPRIE scelte, non quelle che i capi hanno deciso per loro (è un riassunto orrendo e terribilmente approssimativo, lo so, ma prendiamolo per buono).
    Il terzo relatore ha affermato che secondo lui l'orientamento sessuale dei capi non dovrebbe essere fattore rilevante; ma ha anche sottolineato che molto spesso il coming out dei capi potrebbe portare problemi, anche per le obiezioni che io ho presentato. Però ha concluso dicendo che in tali situazioni dovrebbe essere valutato caso per caso (dalla Comunità Capi, il che implica dal capo in questione E dai suoi colleghi appartenenti allo stesso gruppo), valutando non gli orientamenti sessuali ma l'efficacia del servizio.
    Quindi direi che si, uno degli argomenti su cui si sta discutendo è l'opportunità o meno per i capi omosessuali di fare coming out con i ragazzi. Il punto su cui non son d'accordo è sul considerare questa discussione discriminatoria. Da quello che ho capito, tu la vedi come “Ora i capi omosessuali possono tranqullamente fare coming out, è forse il caso di impedirglielo?”; a me sembra più “Per la Chiesa gli omosessuali non dovrebbero fare i capi scout, nè tanto meno dichiarare il proprio orientamento. Siamo d'accordo con queste posizioni?”
    Ora, visto che l'AGESCI è un associazione cattolica (ergo, FA parte della Chiesa), alcuni potrebbero dare per scontato che la risposta alla domanda da me posta sia “si”; il fatto che solo si discuta su questi argomenti denuncia la volontà (almeno di una parte dell'associazione) di superare queste posizioni. E, come da più parti sottolineato, magari questa discussione all'interno dell'AGESCI potrebbe portare anche la Chiesa a posizioni meno barbare, a Dio piancendo (pun intendended).
    Per farti un altro esempio: discutere se sia giusto avere posti separati negli autobus per i neri sarebbe sicuramente vergogno oggi, era un filgido esempio di civiltà ai tempi di Rosa Parks. Ecco, secondo me per quanto riguarda l'omosessualità all'interno della Chiesa siamo ancora a quei tempi, e non mi sento di condannare parte di essa (l'AGESCI, in questo caso) se si interroga su tali argomenti.
    Certo, se poi la conclusione fosse “non si può fare comig out con i ragazzi” (perchè, come più volte ripetuto, è un mondo crudele e alle volte è la fazione più conservatrice a vincere) sarei d'accordissimo nel considerarla una posizione discriminatria, e sottoscriverei ogni azione contro di essa(in altre parole: se l'articolo su Repubblica fosse corretto la delibera di Jerzo sarebbe più che motivata. Purtroppo non lo è); però che se ne discuta nel corso di un dibattito mi sembra quanto meno inevitabile e reputo il solo fatto che se ne parli un notevole passo in avanti.

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  6. Ti rispondo:
    “Ora tu che hai letto/eri presente e comunque fai parte dell'associazione fammi capire bene questo punto: l'Agesci sta o meno discutendo circa l'opportunità del coming out dei capi omosessuali presso i ragazzi?”

    sì, se ne sta discuntendo, come se ne discute sempre dei 1235 aspetti della vita personale che rientrano nell'essere capo e quindi figura di riferimento per i ragazzini.

    “se sì: perchè pensi che ciò non integri una discriminazione?”

    perchè se ne sta discutendo, non che è già stato deciso. E se anche venisse alla fine deciso (ma leggendo le reazioni dei capi presenti al convegno non credo), sarebbe il frutto di un libero dibattito democretico interno all'associazione e non una cosa calata dall'alto.

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  7. “se sì: perchè pensi che ciò non integri una discriminazione?”

    Tu intendi dire che solo proporne una discussione è una discriminazione.
    Io invece penso che il vedere in questa faccenda una discriminazione omosessuale sia fuori luogo.

    Allo stesso modo si discute in AGESCI se sia giusto o no far entrare in associazione persone di altre congregazioni o di altre religioni o non credenti. Un anglicano (adulto) può entrare in una associazione cattolica quale l'AGESCI? Personalmente non ci vedo nulla di scandaloso, però una riflessione va comunque fatta nella comunità capi che vuole accogliere questa persona, almeno per vedere se si è tutti d'accordo.
    E se la vita di un capo AGESCI venisse sconvolta da una terribile disgrazia e per questo perdesse la fede? Può continuare nel suo ruolo di educatore cattolico? E' possibile discuterne?

    Spero sia evidente a tutti che una discriminazione per motivi religiosi di questo tipo non può essere condannata. Ma anche la discussione sull'omosessualità viene posta esclusivamente per motivi religiosi. Ne devo quindi dedurre che una fede religiosa può ammettere discriminazioni religiose, ma non omosessuali? Se anche fosse così, il problema semmai è nella fede, non nell'associazione che abbracciandola lo eredita. E se per una associazione è lecito abbracciare una fede, allora non si può accettare che venga discriminata per questo, senza che vi sia una analoga e più ampia discriminazione nei confronti della fede e di tutte le organizzazioni che la rappresentano.

    Ma lasciando anche perdere le discriminazioni religiose, seconda la dottrina cattolica anche i membri di una coppia convivente, ma non sposata, non dovrebbero svolgere un ruolo da educatori cattolici. Difatti su questa tipologia di problemi esiste da diverso tempo un documento ufficiale. Evidentemente in questo caso viene discriminata la sessualità della persona, ma, come mi sembra giusto, nessuno si è ancora sognato di dedicarci una polemica.

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  8. Uh… in verità ero in attesa più delle sue risposte che del testo approvato dalla giunta, comunque non s'è visto nulla…

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  9. Ciao Elena,
    scusami ma non comprendo una cosa (per tutto il resto non si può essere che d'accordo con te) perchè dici che gli interventi sono stati fatti da persone non competenti?
    Il sacerdote ha portato il punto di vista del magistero cattolico, può non piacere (a me non piace sia chiaro, come altre cose che non riguardano l'omosessualità per altro) e se ne rende conto anche lui, basta leggere la chiosa del suo intervento.
    La psicologa fa un'analisi molto generale sulla fatica delle scelte, in particolar modo quelle sessuali. E non dice nulla di omofobo o eterofobo se è per quello.
    Lo psicologo infine fa alcuni esempi che possono apparire sotto una cattiva luce. Ma dice una cosa all'inizio che è molto importante e che nessuno rimarca mai abbastanza: lui cura chi ha disturbi sessuali NON l'omosessualità, chi non ha problemi con la propria sessualità omo o etero che sia, non è una persona da curare perchè sta bene ovviamente. La sua chiosa sul non fare coming out è relativa in generale alle proprie scelte sessuali, così come a quelle politiche.
    Alla fine non mi sono sembrati così male, prendendoli con i dovuti limiti e sapendo che non parlavano a nome di nessuno se non se stessi. Certo magari la presenza di un omosessuale dichiarato ed esperto che dicesse la sua ci sarebbe stata bene per fare le cose a puntino, ma intanto si inizia a parlarne.

    Ciao
    Massimiliano

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  10. Non so se la tua fosse ironia o altro, comunque le opinioni espresse nel convegno non rispecchiano le idee di TUTTI gli associati. Io sono scout e non avrei nessunissimo problema ad accogliere un gay nella mia comunità capi, e come me la pensano molte altre persone con cui ne ho discusso (la maggior parte under 30, quindi il futuro dell'associazione). Ammetto che questo è un tema sul quale vorrei che lo scoutismo italiano facesse passi avanti, ma non è l'unica componente dell'universo scout. Il fatto stesso che io e molti altri esprimiamo senza problemi il nostro dissenso, dovrebbe rendere chiaro il concetto che lo scoutismo non impone a nessuno alcun tipo di idea o modo di pensare. Se domani si intercetta una conversazione del presidente della repubblica in cui offende i neri, mica significa che tutti gli italiani (che lui rappresenta istituzionalmente) sono razzisti! Ciro

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  11. Salve. Io volevo fare una considerazione molto terra terra: io faccio il capo nei lupetti, che sono gli scout in età da scuola elementare (per chi non lo sapesse). Ma secondo voi, mi è mai capitato di raccontare ai lupetti delle ragazze con cui sono uscito o di quello che ho fatto con loro? Secondo voi, un capo clan o un capo reparto parla ai ragazzi della propria vita sessuale (sperando che ce l'abbia, anche se non sposato)?
    Spesso mi sono sentito dire che un gay non può fare servizio perchè noi scout educhiamo anche all'affettività, ma questo non vedo cosa c'entri. Ma perchè, un gay non sa cosa sia l'affettività? Un gay non sa amare come amiamo noi? Educare all'affettività significa educare all'eterosessualità? Anche volendo, come potremmo fare? Così passa l'idea che i gay siano persone che hanno ricevuto un'educazione “sbagliata”, che in qualche modo sia stata la società o chissà chi a farli diventare così. Ma se un ragazzo iperormonato del reparto ha un capo gay, pensate che smetterà di correre dietro a qualunque portatrice sana di progesterone che gli passi di fianco (e viceversa, anche molte non ragazzine non scherzano)?
    In ogni caso, il coming out sarebbe una cosa da fare in comunità capi, mica coi bambini, ma non per la paura di sconvolgerli, ma perchè sono cose personali e delicate, e magari non è detto che tutti le comprendano al volo, specialmente se piccoli o abituati diversamente nelle loro famiglie o comunità (amici, scuola, parrocchia, eccetera).
    Detto questo, ammetto con un certo rammarico di non sapere di nessun gay presente nei gruppi scout che conosco (l'unico dichiarato che conosca, è uscito dal mio gruppo molto tempo fa, ma per altre ragioni, e comunque quando è uscito non era dichiarato). Statisticamente mi sembra difficile che non ci siano, più probabile che quelli che ci sono, non dichiarano di esserlo. Il rischio non è quello di avere capi gay, ma di avere capi che sono costretti a nascondersi e quindi vivranno non sempre in perfetta armonia con la loro comunità capi.
    L'ultima considerazione, sempre banale e fallibile, per carità: aspettarsi un cambio di posizione dell'AGESCI è utopistico, e non credo che avverrà almeno finchè non ci sarà un cambio di posizione della chiesa cattolica, alla quale l'AGESCI è legata. Ciro

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  12. Per prima cosa chiarisco il discorso della discriminazione, perchè lo trovo particolarmente banale. Emilio inizia il suo ultimo post dicendo che “l'AGESCI sta discutendo su come comportarsi nei confronti dei capi omosessuali”. Ora, o il problema è posto solo per i capi omosessuali (“è bene che un gruppo sappia dell'omosessualità del proprio capo?”), oppure è posto per tutti i capi (“è bene che un gruppo conosca l'identità sessuale del rispettivo capo, quale che sia?”); in qualche modo questa disgiunzione è un aut aut.
    Nel primo caso c'è banalmente una discriminazione, perchè si sta dicendo che solo l'omosessualità può eventualmente essere problematica, mentre l'eterosessualità sicuramente non lo è.
    Nel secondo caso non c'è discriminazione [il che, però, non vuol dire che è tutto apposto, potrebbe esserci un abuso erga omnes] ma allora sarei curioso di vedere, per esempio, se, come e dove l'Agesci si è posta il problema di chiedere eventualmente ai propri capi eterosessuali sposati di togliersi la fede di fronte ai ragazzi – e magari di abbronzarsi il pezzettino di anulare usualmente occupato dall'anello.

    Detto questo, lo Stato già riconosce ai suoi cittadini il diritto di non dover nascondere la propria identità sessuale, e di non dover sottostare ad alcun trattamento diversificato sulla base di quella.
    I diritti sono emanazione dello Stato ed una volta che lo Stato mi concede un diritto, nessun altro potrà togliermelo.
    Per cui bisogna fare attenzione anche a cosa si intende per opportunità/inopportunità del rivelare la propria sessualità; in altre parole se “inopportuno” vuol dire al più “ti sconsiglio di rivelare la natura della tua sessualità (quale che sia) davanti ai ragazzi, ma poi la scelta spetta solo a te, e non è prevista alcuna sorta di punizione nel caso tu scelga di farlo”, allora personalmente non ho nulla da ridire; in caso contrario (divieto e/o punizione) ci sarebbe l'alienazione di un diritto.

    Spero che questo abbia chiarito ogni possibile ambiguità residua. Se non condividete quello che ho detto, spero se ne possa discutere partendo quanto più possibile da presupposti comuni.

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  13. “Spesso mi sono sentito dire che un gay non può fare servizio perchè noi scout educhiamo anche all'affettività, ma questo non vedo cosa c'entri.”

    Ti consiglierei di leggere un paio di cose sul catechismo cattolico, in questa stessa pagina ne puoi trovare una breve citazione e il link.

    Poi ti consiglierei di rileggere il patto associativo, documento che dovresti aver esaminato ed accettato al tuo ingresso in comunità capi.

    Se non hai già frequentato il CFA, è molto probabile che approfondirai tali questioni in questa sede.

    Buona Strada

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  14. “Ora, o il problema è posto solo per i capi omosessuali, oppure è posto per tutti i capi”

    Allora, c'è un principio di base per l'educatore cattolico, che deve essere la sua “compatibilità” con un modello cattolico di uomo e donna.
    Questo principio vale per tutti, indistintamente.

    Il problema è che il modello cattolico di uomo e donna discrimina il il comportamento omosessuale (questo è evidente i documenti come “criteri di discernimento vocazionale” e “Catechismo della Chiesa Cattolica – Castità e omosessualità”, trovi link e citazioni in questa stessa pagina) e una associazione cattolica necessariamente “eredita” questa discriminazione.

    Questa discriminazione può essere certamente criticata, ma non può essere la ragione per la quale un comune vieti i propri spazi, altrimenti per un minimo di coerenza quel comune dovrebbe assumere la stessa posizione nei confronti di tutte le organizzazioni che condividono la fede cattolica, il che mi sembra quantomeno inopportuno e probabilmente irrealizzabile in base ai rapporti vigenti tra stato e Chiesa. Credo sarebbe a pieno titolo una discriminazione religiosa.

    “Detto questo, lo Stato già riconosce ai suoi cittadini il diritto di non dover nascondere la propria identità sessuale, e di non dover sottostare ad alcun trattamento diversificato sulla base di quella.
    I diritti sono emanazione dello Stato ed una volta che lo Stato mi concede un diritto, nessun altro potrà togliermelo.”

    Non credo che questo sia vero, non esistono preti donne, non nella chiesa cattolica, non sono ben visti gli omosessuali in seminario… e non mi risulta che su questo vi siano azioni legali pendenti o passate in giudicato… e neppure mi risulta che vi sia mai stato un richiamo a riguardo da organi ufficiali dello stato italiano, della comunità europea o dell'ONU.

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  15. Il fatto che un principio costituzionale non sia stato ancora universalmente attuato non vuol dire affatto che è da considerarsi decaduto; così come il fatto che si tolleri qualcosa che sia in violazione dei principi o addirittura delle leggi stesse non rende quel qualcosa conforme o legale.
    Nella mia città, per dirne una, il contrabbando di sigarette è stato tollerato per circa mezzo secolo.
    La Chiesa per il momento è troppo potente perchè uno stato servile come il nostro possa mettersi di traverso.
    Ma ciò non vuol dire affatto che non dovrebbe farlo.
    Per favore, non scambiamo un privilegio motivato solo dai rapporti di forza per una cosa giusta e/o dovuta.

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  16. Mi sembra che il tuo ragionamento sia molto opinabile, è possibile anche che ciò che interpreti come principio costituzionale non sia attuato per il semplice fatto che non è un principio costituzionale. E comunque prevedevo una critica sul “servilismo” del nostro paese, è per questo che ho citato l'Europa (di cui fanno parte anche paesi dove la prostituzione è legale e regolamentata, segno evidente di un minor “servilismo”) e l'ONU, che è l'organismo presso il quale è nata la stessa dichiarazione universale dei diritti umani che ritieni messa in discussione.

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  17. Guarda che io ti rispondevo in merito alla prima parte del tuo precedente post, quella relativa alla discriminazione verso gli omosessuali che tu facevi discendere dal “”magistero cattolico””.

    Il passo relativo all'attuazione di leggi e principi era messo lì a titolo di esempio: l'assenza di sanzione dell'illegalità, o la non attuazione di un principio “non fanno (per lo meno non automaticamente) giurisprudenza in senso opposto a quanto è scritto”.
    In ogni caso, la Costituzione si esprime davvero contro le discriminazioni concernenti “condizioni personali” – art. 3; che io sappia è opinione diffusa che ciò implichi la non discriminazione sulla base dell'identità sessuale.

    Sulla questione che nella Chiesa non ci siano preti donne non avevo voluto esprimermi perchè mi sembrava non rilevante; immagino dipenda dal fatto che è una sorta di associazione privata e la cosa funzioni secondo la stessa logica per cui nessuno può imporre agli ultras del Milan di accogliere al loro interno uno dell'Inter per un discorso di non discriminazione; ma sto andando a spanne, è un ambito in cui non ho gli strumenti per addentrarmi, e che peraltro mi interessa davvero poco.

    Il discorso che mi interessa invece è quello sulla discriminazione nel senso di diverso trattamento una volta che si è già parte di qualcosa, e su quanto sia enorme ed aberrante il sacrificio che si infligge ad un essere umano nel momento in cui lo si spinge a nascondere una parte di sè. A tal proposito, magari può interessarti questa lettera, scritta proprio da un capo dell'Agesci: [continua]

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  18. In una rivista dal titolo “be happy, be scout” non ci dovrebbero proprio essere frasi del tipo “il problema diventa rilevante quando il capo con orientamento omosessuale dichiari o mostri con scelte precise il suo orientamento, essendo questo un elemento che può turbare, condizionare, confondere i ragazzi”. Un adulto per essere un buon capo scout deve innanzitutto essere “happy” il che sott’intende la libertà di essere se stessi e di vivere sempre serenamente la propria natura. Pensare che un capo non deve rivelare certe cose di se perché destabilizzanti è uno “zaino troppo pesante” per sentirsi liberi.
    Inutile invece commentare il fatto che un capo omosessuale possa turbare, condizionare o ancor peggio confondere i ragazzi. La frase è sicuramente dovuta ad una eccessiva leggerezza editoriale: dopo anni di discriminazioni sociali a tutti i livelli, ormai ben sappiamo che frasi di questo tipo possono nascere solo dall’ignoranza e sono alimentate solo da una buona dose di razzismo che sembra innata in alcuni di noi.
    Per essere capi scout occorre inoltre saper scegliere, sapersi schierare e non viaggiare sul filo del finto buonismo, lanciando il sasso e togliendo la mano, come in più punti si fa nell’articolo. “Tale considerazione, …, vale per qualsiasi scelta che entri nella sfera dell’intimità personale” non rende certo l’articolo più “politicamente”corretto. È vero che ogni Comunita' Capi deve valutare gli elementi opportuni e non opportuni all’ingresso di un capo e questo non ha certo bisogno di specifiche per le persone gay; consultare psicologi, teologi morali e pedagogisti è invece una specifica a dir poco agghiacciante. Chi vive discriminando le persone in base all’orientamento sessuale dovrebbe consultare uno psicologo, non certo per sapere se un gay può far parte della sua Co.Ca., ma piuttosto per trovare un rimedio al suo comportamento. Si fa riferimento a modelli maschili e femminili precisi imbattendosi nella banalità che una donna lesbica non sia un corretto o un completo “modello di donna” (lo stesso per un uomo gay).
    Per essere “happy” occorre “amare” e noi, in quanto capi di quest’associazione, pensiamo che amare sia il più grosso dono che Dio ci ha dato. Va vissuto fino in fondo e senza ipocrisie: è un dono che non ha tante barriere e che va condiviso con gli altri. Si amano i fratelli e le sorelle, i genitori e i nonni, qualche amico, una fidanzata/o. Amiamo diverse persone e questo ci rende felici, ci rende positivi e ci forma per essere capi migliori. Non c’è niente da nascondere ma tanto da testimoniare. Avere staff con persone molto diverse, e non solo certo in base all’orientamento sessuale, è una risorsa incredibile per i ragazzi: solo così potranno capire che ognuno di noi è unico e giusto per quello che è!
    Molti capi nella nostra associazione se ne dimenticano e preferiscono vedere capi e pensieri “standarizzati”. Ci si perde nei “bei discorsi” e poi non si fa molto nei fatti, si vogliono dare giudizi morali e non si guarda la realtà intorno, non si accettano le persone per quello che sono ma ci si ferma a certe etichette. Se ogni rivista è dedicata ad un articolo della legge tra poco toccherà a “sono puri di parole, pensieri ed azioni”: iniziamo a vedere il riflesso di Dio che splende in ognuno di noi senza cadere nel bigottismo, nella diffidenza verso gli altri e senza giudicare. Se uno scout sorride e canta anche nelle difficoltà, se uno scout è ottimista, sono sicuro che questo riflesso sarà accolto da tutti… magari un giorno non troppo lontano. Un scout ottimista deve almeno sperare di non leggere più articoli così superficiali su PE!

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  19. Chiara, la tua lettera, come quella dei capi scout fiorentini (http://sottoscrivi6maggio2012.weebly.com/index.html) é la migliore testimonianza del tipo di atmosfera aperta e dinamica che da decine di anni é una delle caratteristiche di questa associazione. Nessuna direttiva esplicita bensi solo la volontá di aderire con la propria soggettivitá ad un metodo che si evolve e si é saputo adattare nello spirito allo spirito degli anni che cambiava.
    Siamo “solo” una associazione di volontari, con tutti i nostri limiti e le nostre pochezze. La volontá di migliorarci, di conoscere, di comprendere e di poter agire é sempre stata nostra e in questo spirito “volontaristico” che devi collocare il tutto, la sua bellezza, la sua forza e la sua debolezza.
    Non abbiamo un comitato scientifico, tu lo sai, i nostri “convegni” nascono spesso piu´ sulla volonta´ spontanea e sincera di parlarsi e di ascoltarsi che con lo scopo di “stabilire” qualche nuova veritá assoluta.
    Non c`erano esponenti della comunitá LBGT a quel convegno? Beh, come ti ha spiegato Walter in realtá qualcuno ha dato il suo contributo anche se non dal vivo. Difficile dire perché non ce ne erano altri tra i relatori, forse sono stati invitati, forse no, forse si sono dimenticati di farlo, forse non ne avevano “uno per le mani”, forse quelli piu´ visibili erano troppo politicizzati per un convegno che non doveva essere politico. I motivi potrebbero essere tanti e sono sicuro nessuno risulterebbe alla fine peggiore che la semplice “trascuratezza”.
    Come dice giustamente Walter: accettiamo l´idea che qualcuno discuta, si interroghi, esca allo scoperto? Oppure dobbiamo solo esigere che ci si conformi tutti e subito a delle “soluzioni” predefinite per paura di sconfinare nel “politicamente scorretto”? Ovvero in quel genere di frettoloso giudizio morale che la stampa o distinte componenti sociali emettono spesso sulla base di categorie molto approsimative?
    Un saluto
    Caribú

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  20. Guarda che io ti rispondevo in merito alla prima parte del tuo precedente post, quella relativa alla discriminazione verso gli omosessuali che tu facevi discendere dal “”magistero cattolico””.

    Onestamente non ti seguo…

    Il passo relativo all'attuazione di leggi e principi era messo lì a titolo di esempio: l'assenza di sanzione dell'illegalità, o la non attuazione di un principio “non fanno (per lo meno non automaticamente) giurisprudenza in senso opposto a quanto è scritto”.
    In ogni caso, la Costituzione si esprime davvero contro le discriminazioni concernenti “condizioni personali” – art. 3; che io sappia è opinione diffusa che ciò implichi la non discriminazione sulla base dell'identità sessuale.

    E ti rispondo ancora la tua interpretazione potrebbe essere sbagliata e che potrebbe essere per questo che non esistono sentenze di sorta.

    Sulla questione che nella Chiesa non ci siano preti donne non avevo voluto esprimermi perchè mi sembrava non rilevante; immagino dipenda dal fatto che è una sorta di associazione privata…

    Ancora non capisco, io do per scontato che questo concetto valga anche per l'AGESCI, non vedo motivi per cui debba essere altrimenti.

    Il discorso che mi interessa invece è quello sulla discriminazione nel senso di diverso trattamento una volta che si è già parte di qualcosa, e su quanto sia enorme ed aberrante il sacrificio che si infligge ad un essere umano nel momento in cui lo si spinge a nascondere una parte di sè.

    Veramente nulla gli vieta di mantenere i rapporti con i ragazzi e con gli altri capi e di esprimersi come preferisce, solo che se la comunità capi non lo ritiene opportuno, non potrà più farlo come educatore.
    Quindi ciò che potrebbe ferirlo è il fatto che gli venga vietato di mantenere il suo ruolo da educatore AGESCI, ma un educatore scout non fa questo per se stesso, lo fa solo per la volontà di rendersi utile al gruppo. Da una persona, e specialmente da una persona che sia stata capo scout, mi aspetto la maturità necessaria per comprendere che l'associazione fa delle precise richieste ai suoi membri e che non si ha nessun diritto di farne parte se non si è in grado o non si ha la volontà di rispettarle.

    A tal proposito, magari può interessarti questa lettera, scritta proprio da un capo dell'AGESCI

    Vedi, si e no. Possiamo discutere se un gruppo scout ideale debba essere cattolico o debba essere aperto a qualunque religione o ancora se debba essere aperto anche agli atei, però stiamo parlando dell'AGESCI, un capo scout che non si riconosca in quella “C” farebbe meglio a cercare una associazione a lui più consona. Il primo articolo della legge dice “pongono il loro onore nel meritare fiducia” e merita fiducia chi preso un impegno lo rispetta. Entrare in AGESCI significa prendersi un impegno anche con la fede cattolica.

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  21. “Gli associati potranno anche decidere che gli educatori omosessuali non devono fare coming out (non lo hanno ancora deciso, checché ne scriva un giornalista su Repubblica), ma lo faranno democraticamente” – Imbattendomi in questa frase sono rimasta stupita, soprattutto perché credevo di condividere il ragionamento dell'autore. Io voglio pensare che non si possa decidere democraticamente di discriminare un gruppo di persone e pretendere che questa decisione venga rispettata. Sarò ingenua?

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  22. Non capisco: mi stai forse dicendo che poichè l'Agesci ha le sue regole, allora è legittimata a far quel che vuole al suo interno, comprese politiche discriminatorie circa la sessualità dei suoi membri?
    Perchè se mi stai dicendo proprio questo – en passant, quella “legittimità” mi pare tutta da dimostrare – allora cosa mai puoi avere da ridire se l'assessore vi toglie i locali pubblici per motivi legati proprio a quel tipo discriminazione?

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  23. Non credo sia ingenuità, però non devi pensare che i diritti civili siano definiti una volta per tutte e democrazie debbano adeguarsi (sarebbe bello, ma non è così). Obama oggi è per il matrimonio gay: prima no. Fino a due anni fa nell'esercito americano c'era il principio del don't ask don't tell: ora non c'è più. Come ci si è arrivati? Con la democrazia. E anche un po' di pazienza, necessario in un paese dove nessun partito politico ha ancora messo il matrimonio gay nella sua agenda. Quello che è successo in questi giorni è che si è scoperto che la più grande associazione giovanile volontaria cattolica aveva avviato al suo interno una discussione intorno a un argomento che a norma di Catechismo sarebbe da scomunica: e invece di apprezzare il coraggio, e incoraggiare ancora di più, la si è attaccata frontalmente accusandola di omofobia – come se il contesto italiano fosse mediamente meno omofobo: e non lo è. Persone che una settimana fa ignoravano cosa fosse l'Agesci spiegano come deve fare l'Agesci a raggiungere standard di civiltà che in Italia non ha ancora raggiunto nessun partito (tranne SEL nessuno ha in agenda il matrimonio gay). Ci si sta in pratica lamentando perché l'Agesci non è l'avanguardia della lotta per i diritti dei gay in Italia. In effetti non lo è. È uno scandalo solo per chi campa di questo tipo di scandali.

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  24. 1. Con l'esempio del teatro maschile ho dimostrato che non tutte le discriminazioni sono necessariamente immorali.
    Ritengo che quanto fa l'AGESCI non sia condannabile perché rientra nei limiti previsti dalla libertà di fede.
    E ritengo di averne conferma dal fatto che “non mi risulta che su questo vi siano azioni legali pendenti o passate in giudicato… e neppure mi risulta che vi sia mai stato un richiamo a riguardo da organi ufficiali dello stato italiano, della comunità europea o dell'ONU.”

    2. Mi pare che la questione di “coerenza” l'ho già ripetuta più di una volta. Il motivo è quello.

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  25. Bah, Leonardo, non è proprio così.

    Per prima cosa a me pare che quelli che si lamentano più rumorosamente sono proprio quelli dell'Agesci; che (vedi discussione sopra) gira e volta (ossia dopo un fuoco di sbarramento del tipo: noi? nessuna discriminazione, discriminazione? ma leggetevi gli atti) rivendicano di fatto la possibilità di discriminare in base all'orientamento sessuale, ed al contempo non accettano che gli si tolga lo stabile del comune proprio per quel motivo.
    L'obiezione più diffusa alla “decisione” dell'assessore ha, peraltro, del grottesco: perchè solo noi?, perchè non “condannate” la Chiesa in toto?, che è un po' come dire “non puoi farmi la multa se prima non la fai a tutti quelli nelle mie stesse condizioni” o “non capisco cosa ci sia di tanto terribile nella nuclearizzazione di Hiroshima, in fondo coi bombardamenti “”convenzionali”” l'avremmo rasa al suolo altrettanto bene”.

    Peraltro, non mi pare che nessuno abbia voluto “spiega[re] come deve fare l'Agesci a raggiungere standard di civiltà che in Italia non ha ancora raggiunto nessun partito”; la maggior parte degli interventi critici sono del tipo: “secondo me il punto problematico della vicenda è questo qui” oppure “secondo me aver avviato una discussione che lentamente, tra un paio d'anni, porterà ad una qualche conclusione è un po' troppo poco per un movimento d'avanguardia”.

    In secondo luogo un aspetto affatto ozioso della vicenda è la domanda: fino a che punto una data decisione, financo presa come dici tu “con la democrazia”, è accettabile nel quadro giuridico generale?, ovvero, rovesciando la prospettiva: fino a che punto è “”vietato”” non discriminare?
    La ragazza cui stai rispondendo mi pare ti ponga proprio questa domanda; peraltro sulla stessa questione ci siamo in qualche modo arenati anche nella discussione di sopra; ma, quel che più conta, a quella stessa domanda dovrà probabilmente trovare risposta un eventuale magistrato alla cui attenzione verrà eventualmente sottoposta la famigerata delibera.
    Sicuramente in Europa la discriminazione è vietata – con pochissime eccezioni – in materia di occupazione; ma per esempio – leggo su it.wiki che – “il tribunale amministrativo di Vaasa ha recentemente annullato una decisione della chiesa evangelica luterana che aveva dichiarato inammissibile la candidatura di una donna a diventare cappellano perché convivente con un’altra donna e decisa a registrare ufficialmente l’unione”; ciò mi dà motivo di pensare che la cosa possa essere un po' più complessa di quel che si crede.

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  26. A me questa polemica continua a sembrare surreale.

    E' come se in un paese vi fosse una associazione LGBT, la quale come “missione associativa” vuole testimoniare, come dice Veronesi, che “quello omosessuale è l'amore più puro”, pertanto organizzano attività culturali e di utilità sociale di vario tipo sul territorio, pensando che possa essere più produttivo dimostrarlo coi fatti che non con disquisizioni teoriche. Ovviamente il tutto senza scopo di lucro.
    Apprezzandone l'operato, il comune concede all'associazione l'uso di un suo locale.

    L'organizzazione di questa associazione prevede che vi siano dei rappresentanti che mantengono i contatti tra un organo centrale e le varie attività promosse sul territorio, i quali non hanno un mero compito logistico, ma sono scelti dall'associazione proprio per rappresentare al meglio la “missione associativa”. A un certo punto si apre un dibattito sull'opportunità che i rappresentati dell'associazione siano persone eterosessuali.
    L'associazione viene quindi accusata di fare discriminazioni: un simile dibattito non dovrebbe neppure essere pensato. E a seguito di questo il comune revoca l'uso del locale, a meno che l'associazione non dichiari che gli eterosessuali sono adatti quanto gli omosessuali a perseguire la “missione associativa”.

    Può darsi che io di diritti universali non ne capisca nulla, ma onestamente se quella associazione organizzasse una raccolta firme per protestare contro la decisione del comune, non gliela negherei.

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  27. Se tutto ruotasse solo ed esclusivamente intorno al principio di discriminazione, che in fondo e' un principio binario (Dentro, Fuori), tutte le domande avrebbero delle risposte binarie (Si,No) e ci potremmo finalmente liberare (si fa per dire!) di tante spinose questioni etiche relative non solo alla omosessualità' e al suo coming out ma a tutti i temi caldi dei diritti civili, partendo dall'aborto per finire all'eutanasia.
    Purtroppo non e' cosi.
    Se la “dichiarazione” della mia preferenza sessuale (etero o omo che sia) viene utilizzata per acquisire meriti, visibilita', ascendente, prestigio verso qualcuno, se esiste questo rischio in alcuni precisi ambiti, come possono essere quelli pedagogici, ecco che il tema della sua legittimita' deve essere posto ed affrontato e la scelta non puo' che essere democratica se e' democratica la procedura che quel particolare gruppo di persone ha adottato per decidere.
    Il coming out di un capo “etero” sara' certamente meno “verbale” rispetto a quello di un capo “omo” ma in certi situazioni risultare molto esplicito e soprattutto strumentale perche' se la “competizione sessuale” e' caratteristica di tutto il mondo animale, uomo compreso, il successo in questa competizione puo' essere “utilizzato” in chiave carismatica.
    I capi scout, sempre molto sensibili al tema del carisma (positivo e negativo) del capo in chiave educativa, si pongono la domanda (non binaria!) se, quando e come questa dichiarazione possa diventare uno strumento per ottenere quello che dovrebbe essere invece ottenuto con altri mezzi.
    Come vedete la discriminazione e' importante ma nella discussione bisogna ricavare spazio per un “sacco” di altre questioni.
    Saluti.

    Pifo

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  28. Anonimo – ce l'hai un nome o un nick?, così ci capiamo meglio – personalmente non ho idea dello stato dell'arte degli aspetti giuridici della questione.

    In ogni caso qui il punto su cui si sta discutendo non è affatto in merito a come metter su l'associazione [il che comunque solleva questioni interessanti, almeno per me: fino a che punto mi è consentito discriminare “alla luce del sole” in fase di tesseramento?, quando posso selezionare in base a religione, sessualità, orientamento politico, etc. del candidato?, quando al contrario l'esclusione di un certo tipo di persona “non gradita” deve esser fatta “clandestinamente”?; personalmente non ne ho idea, sospetto che dei limiti esistano, ma mi piacerebbe sapere qualcosa di preciso da chi ne abbia contezza].

    Per conto mio, il primo punto è se si possa (giuridicamente, politicamente, eticamente, chi più ne ha più ne metta) chiedere a dei membri optimo jure dell'associazione di non fare qualcosa che tutti gli altri membri possono fare per il solo fatto di essere omosessuali.
    L'altro punto è sull'ammissibilità (anche qui: giuridicamente, politicamente, eticamente, etc.) dell'iniziativa dell'assessore: può un assessore rifiutare di concedere gli stabili del comune ad una data associazione per il solo fatto che quell'associazione opererebbe una discriminazione in base alle preferenze sessuali dei suoi membri?

    Che c'è di assurdo nel voler discutere queste due questioni?

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  29. Dubito che UE o ONU abbiano voce in capitolo; invece sarebbe interessante, anzi per certi versi decisivo, capire come stanno le cose dal punto di vista giuridico.

    L'argomentazione circa la “coerenza” del provvedimento è, a mio modo di vedere, grossolanamente fallace – e l'ho già ripetuto più di una volta.

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  30. L'obiezione che io ho posto nei confronti della delibera era duplice:
    1) La delibera è sbagliata, perchè basata su informazioni scorrette e incomplete
    2) La delibera è discriminatoria, perchè coplisce solo l'AGESCI (senza che questa abbia posizioni omofobe) mentre non riguarda altre associazioni che, al cotrario dell'AGESCI, hanno posizioni omofobe
    Questo era il discorso che tu hai erroneamente preso per “perchè fanno la multa solo alla mia macchina” (volendo continare la metafora, era più: perchè multano la mia macchina, che non è in divieto, ma non multano la porche messa di traverso nel parcheggio ambulanze): era volto a sottolineare che tale ordinanza sarebbe stata ipocrita. Faccio notare con piacere che, da quanto leggo, il testo dell'ordinanza non contiene più riferimenti all'AGESCI (ma potrebbe benissimo essere applicato alla Chiesa Cattolica; che poi ciò venga fatto è un altro discorso, ma ho già fatto notare che è un mondo imperfetto): http://www.mosinforma.org/archives/12768.
    Ecco, formulata in questo modo la delibera ha risposto perfettamente ad entrambe le mie obiezioni.
    Infine, faccio notare che, tutt'ora, l'AGESCI NON discrimina i suoi membri. Nessuno qua ha difeso l'idea di cacciare i capi omosessuali (io, al limite, ho posto problemi che si possono presentare e che vanno considerati, ma mi pare che tu convenivi che erano ragionevoli). Io ho anche sottolineato (http://leonardo.blogspot.com/2012/05/scouting-for-gays.html?showComment=1336634994758#c8155897895677472523) che se effettivamente l'AGESCI prendesse posizioni omofobe troverei giustissimi provvedimenti contro di essa.
    Per quanto riguarda la parte “chiedere ad un membro dell'associazione di non fare qualcosa”, sinceramente non capisco il discorso.
    Io potrei fondare la mia associazione scout dicendo che i capi omosessuali non possono farne parte, oppure che non possono fare coming out, ma ad ogni effetto pratico sarebbe lo stesso: un capo dichiaratamente omosessuale non potrebbe essere nell'associazione, uno che non rivela a nessuno il suo orientamento si (come faccio a cacciarlo se non so che è omosessuale?).
    Io personalmente troverei più discriminante la prima, e forse un po' più ipocrita la seconda, ma ad ogni effetto pratico sono equivalenti, quindi non vedo la differenza.

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  31. Beh, tu dici che la macchina non è in divieto, ma l'assessore mi pare sostenga il contrario – anche a valle della precisazione (tutt'altro che quintessenziale) che quelle non sono “linee guida ufficiali”. Chi lo decide?

    Inoltre più di uno – forse persino tu, benchè sui generis – mi pare sostenga da un lato che quella discriminazione sarebbe perfettamente “a norma” e spetterebbe solo all'associazione decidere se attuarla o meno, e dall'altro che a non esser “lecita” sarebbe la mossa dell'assessore.
    Sfortunatamente siamo fermi ai “secondo me”, occorrerebbe qualche parere documentato.

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  32. Antlantropa,
    ti ripeto: non sono le preferenze sessuali il problema ma ostentarle per creare “carismatico appeal” sui ragazzi.
    Ti prego, non prescindere da questo punto perché e´fondamentale.
    I firmatari toscani del documento linkato sopra scrivono infatti per esplicitarlo meglio:
    “Più che il coming out, vanno allora a nostro avviso condannate tutte quelle forme di eccessivo protagonismo o di autoreferenzialità del capo, che, offrendo una spettacolarizzazione di aspetti della propria vita privata, minano la relazione educativa capo-ragazzo”.
    Saluti
    Pifo.

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  33. Atlantropa, tre anni fa qualcuno in questi stessi commenti si aspettava che un tribunale di Strasburgo togliesse i crocifissi dalle pareti delle scuole italiane. È andata così?

    Questo approccio, di dare sempre per scontato che ci sia un giudice a Strasburgo o a Vaasa (c'è una sentenza della Corte Suprema che sancisce che i Boy Scouts of America possono allontanare un associato che ha fatto coming out, se ti va) ha tre grossi difetti. 1. Forse il giudice non c'è. 2. Forse è omofobo, visto che secondo gli standard qui richiesti era omofobo anche Obama fino a una settimana fa; e sono omofobi tutti i partiti italiani tranne uno e mezzo; 3. È un approccio antipatico. Rosa Parks non è diventata Rosa Parks perché ha denunciato una compagnia di autobus alla corte suprema; Rosa Parks, ha violato una legge resistendo ai pubblici ufficiali della Contea di Montgomery. Gli educatori Agesci che fanno coming out (ce ne sono) violano una dottrina cattolica del corpo plurimillenaria. Invece di appoggiarli, si attacca l'Agesci perché un tizio del Masci ha detto in un convegno che la pensa in un certo modo.

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  34. scusate, ma qualcuno ha realmente letto gli atti di quel convegno? leggete le pagine finali e forse si potrebbero evitare mille commenti che nascono dalla non conoscenza delle cose.

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  35. Gianluigi Piras, dovresti solo vergognarti. Come ti permetti di togliere o dare le strutture del Comune (Che non sono tue, ma di tutta la cittadinanza) sulla base di valutazioni sul pensiero? Potrai non essere d'accordo, ma mi sembra che i processi alle intenzioni ed al pensiero facciano parte della storia dell'Urss e della Germania Nazista, più che di un'Italia che vorrebbe dirsi democratica. O forse vorresti costruire un piccolo campo di concentramento nel tuo paese, e destinarlo ai Capi SCout (o a quelli di qualsiasi altra associazione) che non si dissocino da posizioni che non trovi corrette?
    Complimenti, hai partecipato al quarto d'ora d'odio quotidiano, ed in più hai preso un bel po' di visibilità.

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  36. Dopo diverse cartelle e decine di interventi votati a distinguere che cosa sia una posizione ufficiale, ditemi, dimmi, per favore, che l'agesci democratica e sociale di cui si è tanto parlato qui non è la stessa di queste fotografie:
    http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/05/13/foto/_marcia_per_la_vita_a_roma_basta_aborti_e_omicidi_-35039225/1/?ref=HREC1-1

    Perchè se è così, non ho bisogno di dichiarazioni ufficiali da parte dei vertici, mi bastano dei bambini in divisa.

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  37. Questo commento è stato eliminato dall’autore.

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  38. Quegli scout non fanno parte dell'AGESCI; penso siano dell'FSE (Scout d'Europa), un'altra associazione scout italiana, sempre cattolica ma separata dall'AGESCI (non hanno nulla a che fare l'una con l'altra).
    Nella prima foto si può capire senza ombra di dubbio dal colore della camicia (nell'FSE l'uniforme maschile prevede una camicia verde oliva, mentre nell'AGESCI la camicia è azzurra sia per i ragazzi che per le ragazze).
    Inoltre si può notare sul taschino sinistro il distintivo del FSE (mi pare sia una croce rossa su sfondo nero; sicuramente non è un distintivo AGESCI).

    Per la cronaca, nelle foto successive si vedono anche delle ragazze in camicia azzurra: sono sempre FSE (infatti, a quanto pare, l'uniforme femminile è più simile a quella AGESCI e la camicia è azzurra in entrambi i casi: http://it.wikipedia.org/wiki/Uniforme_scout#Associazione_Italiana_Guide_e_Scouts_d.27Europa_Cattolici).
    Si può capire che non sono AGESCI per il solito distintivo sul taschino sinistro e per il fatto che il fazzolettone al collo è lo stesso che hanno i ragazzi della prima foto (i colori del fazzolettone cambiano da gruppo a gruppo, quindi se è lo stesso probabilmente vengono dallo stesso gruppo, direi di Roma); penso che anche il cappello che indossano le ragazze sia diverso da quello “ufficiale” AGESCI, ma non ne sono sicuro.

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  39. Beh, la storia del crocifisso era un po' diversa, a raccontarla bene. Per prima cosa – ricordo che ti fu pure detto – quella Corte non aveva i poteri di “toglier[lo] dalle pareti”, ma solo di multare l'Italia per violazione dei diritti umani di una ricorrente. Non si trattava di fantomatiche sanzioni UE – quelle che secondo qualcuno che probabilmente non aveva letto neppure l'intestazione dei documenti noi avremmo pagato volentieri (magari lo stesso qualcuno secondo cui oggi avremmo dovuto parlare solo a valle della lettura delle farneticazioni bibliche di padre Piripacchio o degli elementi di psicologia for dummies redatti dalla dott.sa De Espertis) – ma di una multa di qualche migliaio di euro, che poi è stata tolta; non già, però, a furor di popolo, disobbedienze civili, e mobilitazioni di massa, ma guarda caso proprio ricorrendo presso un altro magistrato di Strasburgo; e non già in accoglimento di tesi quali il messaggio di pace e amore universale di cui il crocifisso sarebbe imbevuto, o la perfetta compatibilità del suo appendimento con il principio di laicità dello stato, e neppure in virtù del suo riconoscimento come simbolo culturale tipicamente italiota, bensì, avendolo derubricato ad arredo di aula scolastica, perchè non c'era prova empirica del danno subito dalla ricorrente (wtf!?).
    Che dire su questa storia: buona strada, in compagnia della bava di La Russa, dei cavalieri di Malta e degli incoronatori degli zar; per parte mia sono già contentissimo che nel frattempo ti sia accorto che la Chiesa non paga le tasse.

    Quanto al tema in questione, girando quanto più possibile al largo sul discorso-falsobersaglio, ripreso pure da Pifo, dell'esibizionismo (fosse stato così, il tema del convegno sarebbe stato chessò esibizionismo, nodi da sciogliere nella comunità dei capi), apprendiamo che l'Agesci aveva iniziato un cammino lungo (anni a quanto pare) e sofferto (perchè in aperta rottura con la concezione del mondo di un monaco dell'Alto Medioevo) per decidere se degli scout adolescenti siano o meno pronti a venire a conoscenza del fatto che hanno qualche capo omosessuale; e che sulla scorta del solito articolo diffamatorio – magari di matrice plutogiudaicorettiliana – noi, invece di applaudire, siam lì a dar lezioni e menare aporetici distinguo.
    Fa niente, poi, che quegli stessi bambini avrebbero già dovuto imparare dal sussidiario che circa una persona ogni 10 è omosessuale, che l'omosessualità è sempre esistita, o che non riguarda solo l'uomo; ma che sia omosessuale proprio il loro capo scout per il momento non expedit.

    Rattrista un po' questo tirar per i capelli Rosa Parks, sempre più spesso ritratta come un personaggio mitologico-letterario, e non un essere umano indignato per una pratica discriminatoria che lei trovava ingiusta.
    Mi sorprende invece che, nel quadro di quella che a me pare la volontà – per carità: nobilissima, anzi ammirevole – di solidarizzare col più debole, si riconosca la debolezza dell'Agesci, vaso di coccio tra i vasi di ferro della corazzata cattolica, ma si trascuri un po' troppo quella dell'omosessuale, per il cui pari trattamento probabilmente c'è sempre tempo.

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  40. Direi che sono Scout d'Europa, un'associazione che si separò proprio quando ASCI (maschile) e AGI (femminile) si fusero nell'Agesci, perché rifiutavano la coeducazione.

    Però Dr, lo abbiamo detto sopra: anche se ci fossero scout dell'Agesci, questo significherebbe semplicemente che nell'Agesci ci sono associati che condividono la posizione ecclesiastica sul diritto alla vita. Scoop!

    Alla stessa marcia c'erano membri del PD, quindi Bersani è un antiabortista?

    Ci stai chiedendo: “ditemi, per favore”… che dei cattolici non la pensano come i vescovi. No. Tutti no. Ma molti sì. Forse ancora la maggioranza.

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  41. Ahi, ho pigiato un tasto.
    Il punto non è mai stato, e lo sai benissimo, sulle prerogative e la natura del Consiglio d'Europa, né sul “messaggio d'amore” (???); io mi facevo una domanda tattica: si vince o si perde? Avete vinto?

    Già allora, ricorderai, facevo presente che si poteva contrastare la Chiesa su tante cose, e uno degli esempi erano le tasse. Scrivere che me ne sono accorto più tardi è una scemenza. Io penso le stese cose di tre anni fa, anche perché purtroppo tre anni fa avevo ragione: oggi ci sono i crocefissi alle pareti delle scuole e membri del PD alla marcia per la vita; se in questi anni c'è stata una incredibile lotta per togliere i simboli cattolici dalle scuole, non è servita a nulla, se non a gratificare gli imprenditori delle cause perse e i loro piccoli indotti.

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  42. E certo che hai pigiato un tasto.
    Ma forse non quello che credi tu.
    È solo che mi dà un certo fastidio quando si riassumono scorrettamente le posizioni espresse da qualcun altro; specie poi se quel qualcun altro ha sempre avuto bassissima considerazione degli istituti internazionali [penso di aver detto più di una volta in questi commenti che le risoluzioni ONU, nella fattispecie quelle sulla questione israelo-palestinese, son fatte di palta (ed è di palta tutta la storiella, da Wilson al processo a Milosevic, passando per Norimberga)]. In ogni caso il bello de internet è che è tutto nero su bianco – e si può andare a rileggere, se solo/mai ne valesse la pena.

    Non capisco del tutto quel “voi”; io non son socio UAAR, nè sbattezzato, nè pastafariano; sono semplicemente stato cattolico fino a 13-15 anni; ed ho come l'impressione di essere stato infilato in uno scatolone; ma a quel punto vorrei conoscere i nomi dei miei compagni di viaggio (Odifreddi? Hack? facciamo Malvino?).
    In ogni caso, sai meglio di me che gli unici baciapile in meno nel PD sono quelli che l'han lasciato (schifandolo perchè era troppo poco baciapile); davvero pensi che, al netto di qualche buffonata leghista, ci sia stato un effetto Lautsi sulla politica italiana? Comunque no, quella battaglia non l'”abbiamo” vinta; ma proprio perchè quella sentenza è stata ribaltata!

    PS: leggo leondardo da anni, ormai; sei stato il primo blogger che mi ha interessato – e tutt'ora uno dei pochissimi che mi interessa. Tuttavia ricorderò male io – ed a quel punto saremmo uno pari – ma che la Chiesa non paga le tasse te l'ho sentito contestare per la prima volta non più di qualche mese fa (nella rubrica sul santo del giorno (che iniziò malissimo, btw, sembrava un incontro tra reduci del catechismo; ma poi ha ingranato)).

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  43. Perché ti ergi – in modo anonimo – a censore del bene e del male. Hai mai fatto scoutismo? Hai mai avuto la responsabilità di essere un modello per gli altri? Leonardo l'ha fatto, a 18 anni. Io lo faccio da 12 anni. Sono lontano dalla perfezione, ma ci metto la faccia davanti ai ragazzi, davanti ai loro genitori. E davanti ad amici e colleghi, questi sanno che “dico” di professare dei valori e molti sono lì ad aspettare un passo falso al motto “Chi non fa non sbaglia”… invece noi ci mettiamo la faccia.

    Alessandro

    Leonardo continua così: mi è piaciuta tanto questa tua frase -> l'altra volta che l'autorità comunale chiuse le sedi ci si trovava in montagna. È successo nel ventennio.

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  44. Sono sempre Elena, volevo specificare che dalla lettura degli atti del convegno, la psicologa fa una disquisizione perfetta sulla costruzione dell'identità e sul compito educativo e scivola solo una volta quando parla dell'identità sessualecome una scelta. L'eterosessualità comel'omosessualità non è mai il risultato di una scelta. Si può solo scegliere di dichiararsi o restare nascosti, ma quello che si è, si è.
    Il primo relatore è un esperto per quello che dice la Chiesa e come secondo la dottrina dovremmo trattare le pesone omosessuali, ma perrmettimi di pensare che preferisco costruire le mie informazioni non su principi astratti e ideologici, ma su quello che ormai da anni sono le posizioni della scienza e il risultato di ricerche e studi.
    L'ultimo relatore poi l'ho trovato peggio di tutti: parte bene con una serie di affermazioni corrette sul fatto che l'omosessualità non sia una malattia e che sia diversa dall'identità di genere ma poi fa degli scivoloni pazzeschi! Allude alla violenza sessuale la possibilità di un cambiamento dell'orientamento sessuale, nella sua esposizione confonde, sebbene le premesse, l'orientamento sessuale con l'identitàdi genere e col ruolo di genere quando sappiamo, o da terapeuta dovrebbe sapere, che un gay è perfettamente centrato col suo essere uomo e una lesbica con l'essere donna. La loro educazione e i giochi in tenda hanno funzionato perfettamente per la costruzione di una identità maschile o femminile, ma non hanno inciso per la definizione del proprio orientamento sessuale! Una donna con marito violento o una donna abusata non diventa lesbica! Un capo gay che dichiarasse la propria omosessulità non si macchia di protagonismo più di un capo etero che affermi di essere andato in vacanza con la fidanzata o faccia trapelare il fatto di essere sposato!

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  45. Bravo anonimo,( io mi chiamo Elena, ma non sono capace di inserire un nome diverso da anonimo!). Quello che tu descrivi così bene in psicologia viene chiamatgo Minority Stress ed è proprio il disagio e lo stress che un individuo vive solo per il fatto di appartenere ad una minoranza in qualche modo oggetto di pregiudizi e discriminazione. Può indurre i soggetti che si sentono in qualche modo appartenenti a queste categorie sociali a gravi disturbi psicologici che vanno dall'isolamento sociale, all'abbandono scolastico, all'uso di sostanze e purtroppo anche al suicidio. L'aiuto di uno psicologo in questi casi può aiutare.
    E' terribile pensare che l'omosessualità, che la medicina definisce una variante naturale dell'omosessualità, e che interessa il 10% della popolazione non riesca a conquistarsi il diritto di “normalità”.

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  46. Ciao Elena, sono quello a cui hai risposto.

    Intanto, neppure il catechismo cattolico definisce l'omosessualità come una scelta, dice invece questo: “la sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile”.

    “Il primo relatore è un esperto per quello che dice la Chiesa e come secondo la dottrina dovremmo trattare le pesone omosessuali, ma perrmettimi di pensare che preferisco costruire le mie informazioni non su principi astratti e ideologici, ma su quello che ormai da anni sono le posizioni della scienza e il risultato di ricerche e studi.”

    Personalmente ritengo che ciascuno sia libero di pensare con la sua testa, che sia libero di avere le sue riserve, conscio anche della propria imperfezione, che nulla vieti a un capo cattolico di vivere quel che solitamente si chiama “dubbio di fede”. Al mio pensiero mi permetto però di aggiungere questa citazione, presa dal regolamento metodologico:

    “Nel fare la proposta di fede nelle diverse età l’Associazione si inserisce nel progetto catechistico della Chiesa italiana, riconoscendo nel “Catechismo per la vita cristiana” della CEI il principale riferimento per i contenuti da trasmettere e lo stimolo per l’elaborazione di itinerari originali per condurre fanciulli, ragazzi e giovani verso la maturità della fede”

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