“Statevi parati”

(Il pezzo è stato modificato in seguito a una puntualizzazione dell’assessore di Jerzu, vedi i commenti)


Come non sciogliere i nodi

La scorsa settimana, proprio mentre mi stavo domandando se esiste ancora in Italia qualcuno che si possa definire cattolico e progressista, è scoppiato un vespaio sugli atti di un convegno degli scout cattolici in cui si parlava di omosessualità: e non se ne parlava in modo molto progressista, diciamo. Quello dell’omosessualità nello scoutismo italiano (cattolico) è un nodo che prima o poi sarebbe venuto al pettine: mi dispiace che sia successo in questo modo. Per esempio vorrei manifestare tutta la mia solidarietà per gli scout di Jerzu (Update: non ci sono scout a Jerzu, avevo capito male: vedi la replica dell’assessore), un paese dell’Ogliastra che non fa 4000 abitanti, che per quanto ne so non hanno mai discriminato un omosessuale, ai quali tuttavia dall’oggi al domani un assessore ha tolto i locali per le attività: e glieli ha tolti sulla base di quel che ha letto su Repubblica, ovvero che l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani (da qui in poi AGESCI) avrebbe diramato “linee guida” omofobe. Il che non è vero, è un’invenzione, tra le altre, di un giornalista. Non uno qualunque: quello che se non sei d’accordo con lui ti dà dell’antisemita sull’homepage di Repubblica, si mette a insinuare che tu faccia lezioni antisemite ai tuoi studenti finché un altro assessore, o un sottosegretario, non ti manda gli ispettori. Per dire l’eterogenesi dei fini: il giornalista ha scritto un pezzo prendendo per “linee guida da condividere con i 177mila soci” gli atti di un convegno che non sono “linee guida”; a centinaia di chilometri un assessore di Jerzu ci ha creduto e adesso gli scout non hanno più i loro locali per fare attività. In un paesino sardo di meno di 4000 abitanti che immagino sia pieno di svaghi per il tempo libero di bambini e adolescenti.

Ma probabilmente a voi non frega nulla dei paesini di meno di 4000 abitanti, o perlomeno ritenete che sconfiggere l’omofobia sia una priorità di fronte alla quale gli adolescenti di Jerzu (etero e omo) possono anche temporaneamente andare a farsi fottere. Qui devo fare coming out: io sono nato in un paesino di meno di 4000 abitanti e il mio giudizio sulla faccenda ne è probabilmente influenzato. Già che ci sono faccio un ulteriore coming out: sono stato uno scout cattolico per tantissimo tempo, perché nel mio paesino era di gran lunga la cosa più fica che ci fosse. Per la verità c’era anche suonare chitarre distorte in un garage, e ho fatto entrambe le cose, ma sulla distanza lo scoutismo mi ha dato di più. Per dire, il mestiere che faccio adesso, se so farlo (sottolineo se) è grazie alla formazione Agesci, certo non grazie alla non-formazione professionale che non ho mai ricevuto. Più in generale, è stato negli scout che ho imparato a conoscere le persone, a viverci insieme. Tra queste persone c’erano anche dei gay, com’era statisticamente necessario. Almeno uno ha fatto coming out diversi anni dopo, altri non lo hanno mai fatto e infatti è una mia idea che loro siano gay, magari loro non sono d’accordo, non lo so, non sto parlando di te, va bene? Sto parlando di un altro, dai, hai capito benissimo. Ecco. Nel mio gruppo scout nessuno ha mai fatto coming out. Secondo voi ciò è successo perché dall’alto qualcuno ci imponeva di non vivere la nostra sessualità? O perché recepivamo linee guida da chicchessia, preti o cardinalesse? No. Nessuno ha mai fatto coming out perché il nostro era un paesino di provincia di meno 4000 abitanti negli anni Ottanta, e nessuno era pronto. Non eravamo nemmeno omofobi, secondo me, magari eravamo peggio: del tutto omoignari, omoinconsapevoli. Non sapevamo quasi nulla del mondo, ma di buono c’era che ci guardavamo intorno. A farci guardare intorno sono stati gli scout. Se un assessore ci avesse chiuso i locali, non saremmo diventati improvvisamente più tolleranti. Ci saremmo incarogniti e basta. Questa è la mia piccola e locale esperienza; magari i paesini sardi brulicano di vita e iniziative ed esperienze, non lo so.

Questo lo scrivo anche per gli ex scout o tuttora-scout che in questi giorni hanno difeso l’Associazione dicendo: Ma guardate che l’Agesci non è mica così, i miei migliori compagni di tenda sono gay, io sono gay e me ne vanto in Comunità Capi, facciamo più educazione sessuale di tutti e la facciamo sul campo, abbiamo il distributore di preservativi nella sede associativa eccetera: piano. Dipende. I gruppi scout sono fatti da persone, e le persone vivono in ambienti diversi. Ci sono scout smaliziati di periferia, scout fighetti di centro, scout ingenui di campagna (presente!) Le “linee guida” su questo argomento non le fa nessun convegno, per il semplice motivo che le “linee guida” in un gruppo scout le fanno le persone, compreso il prete, che però tra gli scout non ha spesso l’ultima parola. Io posso anche immaginare che la maggior parte dei gruppi scout italiani siano intolleranti nei confronti di educatori o adolescenti omosessuali, non in base a un documento leggiucchiato in rete, ma semplicemente perché la maggior parte della popolazione italiana è tuttora intollerante nei confronti dell’omosessualità: omofoba o, più spesso, omoignara.

Poi ci saranno realtà molto più avanzate, e lo spero: il più delle volte saranno realtà urbane. Però a me le città interessano fino a un certo punto. Mi interessano di più i paesini, perché, sbaglierò, ma è nei paesini che lo scoutismo ti salva la vita. A me capita a volte di accompagnare preadolescenti in montagna – mica tutti poveri, eh – e scoprire con raccapriccio che non ne hanno mai vista una: a 12 anni non sanno com’è fatta una montagna. Io a otto anni lo sapevo. Senza gli scout probabilmente sarei diventato un bambino grassoccio e incapace di relazionarmi con gli altri e le altre. Non è andata esattamente così, grazie al cielo – no, grazie a persone che spesso non avevano neanche dieci anni più di me e mi hanno portato dappertutto, e mi hanno insegnato a fare i nodi, a cantare e a parlare in pubblico, e a voler bene alla gente prima di giudicarla. Non è solo una questione di montagne: c’è un modo di mettersi in gioco, di imparare a lavorare a contatto con persone più giovani, coetanei e anziani, che lo scoutismo ti insegna a diciott’anni. Non ci sono molti ambiti in Italia dove a 18 ti investono già di tanta responsabilità. Fuori danno tutti per scontato che tu sia inutile, decorativo, e che debba spendere molti soldi tentando o fingendo di divertirti. Negli scout a 18 sei già un adulto, anche nel senso che puoi commettere guai enormi.

Io non sono più scout da un pezzo e probabilmente, viste le mie posizioni, non sono nemmeno più definibile come cattolico; resto convinto che l’Agesci sia l’associazione cattolica più progressista in Italia. Non lo dico in base alle mie limitate esperienze, ma sulla base di un fatto semplice: l’Agesci è l’unica associazione laica che pur lavorando nelle parrocchie, a stretto contatto con i preti, non fa capo alla gerarchia ecclesiastica, ma ha una sua struttura, ramificata dal paesino al vertice nazionale, totalmente democratica. Dove i preti, se contano, contano un voto, come tutti gli altri. Gli associati potranno anche decidere che gli educatori omosessuali non devono fare coming out (non lo hanno ancora deciso, checché ne scriva un giornalista su Repubblica), ma lo faranno democraticamente: spero che non lo facciano, spero che i membri della più importante associazione cattolica presente sul territorio abbiano nel complesso una posizione più avanzata di quella della CEI (ci vuol poco) e di quella espressa nei famigerati atti del convegno. Spero insomma che in Italia ci sia ancora un cattolicesimo laico più progressista di quello che la CEI pretenderebbe. Spero.

Però alla fine non mi posso sempre aspettare che lo scout del paesino, e lo scout del quartiere, e lo scout del centro, abbiano mediamente idee più avanzate dell’abitante del paesino, dell’abitante del quartiere, dell’abitante del centro. Se l’Italia è ancora omofoba, mi sembra abbastanza sciocco prendersela con gli scout, che sono educatori non professionisti (e non remunerati). Come se nel paesino, ma anche nel quartiere, ma anche nel centro, la maggioranza dei genitori non vedesse l’ora di affidare i propri frugoletti a educatori non professionisti omosessuali. L’Agesci ha fatto molto per cambiare la società italiana, anche se molti non lo sanno: è stata la prima associazione scoutistica al mondo ad aprire gruppi misti, maschi con femmine, nel lontano 1974. Però non è che possa fare tutto: una cosa per esempio che non può fare è cambiare la testa dei genitori, degli adulti. Nei paesini, soprattutto.

Un altro motivo per cui insisto sui paesini è che secondo il censimento 50 milioni di persone vivono in centri con meno di 100.000 abitanti. L’Italia non è fatta di metropoli, ma di paesini e paesoni: di solito chi non lo capisce ha difficoltà a capire Berlusconi, difficoltà a capire la Lega, difficoltà a capire cosa siano le province, e di solito è nato o si è trasferito in una di quelle città dal mezzo milione in su. Sbaglierò, ma ho la sensazione che facciano parte della stessa categoria coloro che qualche giorno fa si sono svegliati e hanno scoperto che un’associazione cattolica basata nelle parrocchie dei paesini non consiglia ai propri educatori di fare coming out. Come se invece negli stessi paesini un sacco di gente facesse coming out, specie tra gli educatori dei bambini e degli adolescenti. Ecco, questo improvviso indignarsi perché in posti come Jerzu, Ogliastra, i gay non sono rispettati come a Londra o in alcuni quartieri non periferici di Milano, mi chiedo che senso abbia. Forse è una cosa da social network, l’esigenza di indignarsi a intervalli regolari, che dopo un po’ partorisce dei mostri. Ma lo sapete che per la Chiesa cattolica un omosessuale non casto è in peccato mortale? No, perché secondo me un buon 80% degli italiani lo sa, senza essere andato all’università. Sono cose che nei paesini si sanno. Per l’80% dei paesini italiani gli atti di quel convegno sono un’apertura persino dirompente – per me no, ma sono convinto che se c’è una strada che può portare all’accettazione dell’omosessualità tra i cattolici, quella strada passa dall’Agesci, che è un’associazione democratica: perché è la democrazia che ti obbliga a recepire le spinte della società. E dei paesini.

Io non biasimo chi se ne va dai paesini – me ne sono andato anch’io – però se ve ne andate da un contesto omofobo, il contesto non diventa meno omofobo. Ve ne siete andati, pace: non prendetevela con chi resta, non date per scontato che siano in grado di combattere le battaglie che voi, quand’eravate lì, non avete vinto. Molto spesso in questi casi si cita Rosa Parks. Mi sembra un esempio sbagliato per molti versi – un’altra volta magari tenterò di spiegare perché – tra l’altro tutte queste Rose Parks, in Italia, non le vedo (magari non guardo dalla parte giusta, non lo so). In particolare, inneggiare a Rosa Parks su un social network non crea nessuna Rosa Parks. Chiudere un locale a un’associazione giovanile non crea molte Rose Parks. Un educatore cattolico che in un paesino facesse coming out e ne sopportasse le conseguenze sarebbe per certi versi assimilabile a Rosa Parks (e per altri no: ad esempio, non andrebbe in galera perché il coming out non è vietato in Italia, come lo era per un afroamericana sedersi su certi seggiolini in Alabama). Quell’educatore farebbe un passo importante, e avrebbe senz’altro il mio sostegno, e spero anche il vostro. Ma non è che nel frattempo si possano insultare sui social network tutti gli educatori cattolici che non se la sentono. Cioè, si può fare, ma questo non sposta di un millimetro il fronte della battaglia per il riconoscimento dei diritti GLBT. Non è che Martin Luther King andasse in giro a insultare le afroamericane che non avevano il fegato di sedersi sui seggiolini per bianchi.

Quando è uscito il pezzo su Repubblica, molta gente che lo scoutismo non lo conosce si è sentita in dovere di commentare, attingendo al repertorio dei luoghi comuni: bambini vestiti da cretini eccetera. Si è sentita un’intolleranza, una voglia di arrivare subito alle conclusioni, che secondo me non fanno bene a nessuna causa. Insultare persone che non si conoscono, chiudere locali pubblici, sono azioni che non contrastano nessun tipo di omofobia: procurano soltanto una soddisfazione immediata a chi si sente in guerra, a chi si diverte a starci, perché in guerra tutto è concesso, anche sputare a nemici che non si conoscono. Di solito a comportarsi così sono quelli che la guerra non la vogliono nemmeno veramente finire, neanche a costo di vincerla.

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146 risposte

  1. Che forse vi disturba la parola…..omosessualeee ?

    OMOSESSUALEOOOOOMOOOSESSSSUUUUAAAAAALEEEEEEEEEEE!!!

    (cit. I Soliti Idioti)

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  2. pro-gay era per contrapporlo a omofobo, nel senso che se si prova a porre un dialogo sugli orientamenti sessuali, o sei 100% libertario dove tutti possono fare tutto alla faccia di tutto o sei un omofobo (non mi sembra il tuo caso). Dico che è sempre buona cosa riuscire a discuterne. Invece noto un continuo rifiuto della possibilità che l'omosessualità possa essere, in alcuni casi, un problema. Dalla mia esperienza, tra tutte le persone gay che conosco, che frequento, con cui ho vissuto insieme e che ho visto crescere e cambiare, solo una piccola parte li vedo sereni e in pace con se stessi, felicemente omosessuali, disponibili a parlarne senza vergogna e paura. Mi spiace dirlo, che ne dica Grillini, l'Arcigay, l'on. Concia, la scienza ufficiale e il nuovo pensiero unico gay-friendly, l'omosessualità non è un disturbo ma nel 90% dei casi manifesta altri problemi relazionali, psicologici, familiari: spesso traumi infantili e, perchè no, repressioni e imposizioni anche di stampo religioso. Ripeto, che ne dicano le riviste di psicologia, la mia esperienza diretta è questa. Ovvio che la famiglia cristianamente eterosessuale é talvolta teatro delle vieppiù nefandezze: pedofilia, stupri, repressione, umiliazioni… basta leggere i giornali. E che esistono etero che sono in realtà gay repressi.
    Comunque non mi sento un omofobo perchè non ritengo una bestialità pensare che un giretto da un buon psicologo è sempre meglio farlo, per capire se siamo sinceramente attratti dal proprio stesso sesso o se c'è altro sotto, magari di brutto e grave, stavolta sul serio.
    Mi fa solo paura chi si rifiuta di trattare certi discorsi, affermando con una strana certezza che certi problemi non esistono. La costruzione della propria identità di persona è una cosa delicata e complicata, non si può liquidare nè nel senso “gay è bello” nè nel senso “gay è brutto”.
    Quindi evviva chi pone la questione in senso plurale e aperto. Come ha fatto la rivista Proposta Educativa con questo convegno, che pone domande e premesse, non dà risposte e risultati. leggere per credere.

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  3. Ho letto il tuo articolo sulle recenti polemiche contro L'Agesci… il mio pregiudizio sui Gay l'ho vinto proprio grazie allo scoutismo, perche' l'assistente ecclesiastico del mio gruppo faceva pastorale con gli omosessuali, e ci ha fatto incontrare il gruppo di preghiera che seguiva. Con nostro grande sbigottimento era tutta gente “normale”, noi ci aspettavamo di entrare in un covo di drag queen e abbiamo trovato gente in giacca e cravatta, da allora ho smesso di giudicare le persone in base all'orientamento sessuale, non do' mai per scontata l'identita' sessuale di nessuno e non trovo nulla di aberrante nel comportamento dei miei amici gay che in Spagna hanno potuto adottato bambini bielorussi salvandoli dall'orfanotrofio. Poi e' vero che se uno legge solo gli atti ufficiali o va a pescare nel mucchio, i casi di intolleranza da prima pagina si trovano sempre, ma hai fatto benissimo a dire che nessuna associazione e' migliore della societa' in cui e' immersa.

    Carlo Gubitosa (via FB)

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  4. perchè se tu avessi mai letto gli atti del convegno (http://www.agesci.org/downloads/atti_seminario.pdf), avresti letto che i lavori di gruppo dei capi partecipanti al convegno, a partire dalle esposizioni dei relatori, si sono indirizzati a capire come accogliere la figura del capo gay nell'associazione e nel ruolo educativo, oggi lasciata al caso, alla tradizione locale e all'omofobia dei singoli. Dunque è un documento che vuole superare l'omofobia associativa! Nel convegno, se mai tu avessi letto gli atti, hanno mostrato anche i video intervista di tre ex-capi ora gay dichiarati in cui palesano senza censure la propria difficile situazione di emarginazione ricevuta dopo l'outing. L'Agesci si sta interrogando su come inserire e smettere di escludere l'omosessualità in associazione.

    Ecco perchè il comune ha fatto una gran c*****a: l'Agesci sta cercando di superare tale discriminazione, con calma, ponderazione e in maniera plurale, mentre molte altre associazioni, partiti e gruppi di pensiero risolvono il problema o facendo finta che non esista o accusando di razzismo e omofobia chiunque provi a porre la questione con mente aperta e curiosa.

    Walter

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  5. Questo commento è stato eliminato dall’autore.

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  6. Arrivo qua da “Il Fatto Quotidiano”. Ammetto tutto la mia ignoranza sull'argomento Scout (mai frequentati, se non due giorni di prova da ragazzo). Probabilmente la mia idea di Scout è un po' confusa e farcita di luoghi comuni, ma mi chiedo, gli orientamenti sessuali di ciascuno è un argomento che salta fuori così prepotentemente durante, che so, un'escursione da dover decidere delle linee guida comuni e non affidarsi al semplice buon senso???

    Faccio un paragone. Non sopporto il fegato (come alimento) ne come odore ne come sapore. Sembra che non sono il solo (sembra che dipenda da qualche particolare gene).

    Serve un convegno, una direttiva dall'alto, una discussione della CEI per sapere che fare di me?

    Si sarebbe sempre a discutere della mia intolleranza al fegato, se è un orientamento da cambiare o rieducare e contattare i miei genitori? O basterebbe un po' di buon senso da parte del mio capo scout?

    Anzi, è più probabile penso che mentre si accenda il fuoco per preparare la cena che si parli di cosa mi piaccia mangiare piuttosto che di quali sono i miei gusti sessuali! Idem, che so, se sono mancino. Si suppone che mi insegna come montare una tenda non mi costringa con la forza ad usare il martello con la destra (o quello che si usa).

    Gli serve veramente una direttiva dall'alto per farmi usare la mano che voglio???

    Salut!

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  7. Parlare di “omofobia associativa” è comunque esagerato non c'è nulla che vieti in AGESCI a un adulto omosessuale di rivestire un incarico non a contatto con i ragazzi, ma comunque all'interno dell'associazione (quindi a livello di zona, regione o nazionale).

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  8. si si d'accordo… l'associazione in sè non vieta nulla a riguardo, non c'è nulla di discriminatorio nei regolamenti. La particolare testimonianza degli ex-capi gay portata al convegno ha messo in luce l'emarginazione e il pregiudizio ricevuti dalle proprie comunità capi. è un omofobia presente tra liberi associati al pari dei liberi cittadini, ma credo sia di interesse e spunto di discussione per l'associazione intera.

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  9. grande zaku, trovo una grossissima verità nel tuo intervento: prima di tutto il buon senso e la discrezione di ciascuno.

    Poi in secondo piano, visto che è un argomento di scottante attualità, che rischia di mettere contro persone e creare discriminazioni nei gruppi locali e polemiche a livello nazionale e interessa comunque (anche se marginalmente) il rapporto tra capi e ragazzi, per tutti questi motivi un convegno da cui scaturisca un dibattito interno può avere un senso…

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  10. Grazie Leonardo per una riflessione molto sensata sull'argomento

    Buona Strada

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  11. Beh capisci pure tu che se la mettiamo sulla statistica personale non se ne esce. Il 90% dei miei amici gay non ha alcun problema relazionale, psicologico o famigliare, e se li hanno sono dovuti al loro carattere individuale, non al fatto di essere gay. Io e mia sorella abbiamo un anno di distanza, in famiglia non abbiamo ricevuto abusi né traumi ma solo l'amore incondizionato dei nostri genitori, siamo entrambi felici nei limiti del possibile; eppure lei è lesbica e io no. Come se lo spiegano i relatori del fantomatico convegno? Forse se tanti gay provano vergogna e paura nell'accettarsi come tali è proprio per l'intolleranza diffusa nella società italiana (dai pestaggi alle battutine), non credi?
    Quanto al giretto dallo psicologo, è giustificato se si sospettano grandi sofferenze dietro al comportamento del ragazzo, a prescindere dalle tendenze manifestate. Ciò che NON è giustificato in alcun modo sono le fandonie sulla possibile “cura psicologica” dell'omossessualità spesso chiamate in causa dai cattolici.
    Flora

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  12. Grazie Walter, troppo buono 🙂

    Il problema è che sono proprio ignorante sul funzionamento degli scout! Veramente non so quanto la sessualità personale influisca sulla vita scoutistica!

    Comincio ad immaginarmi una scena del genere:

    Capo scout: “… e in questo modo potete costruire una comoda capanna con due rami e i lacci delle vostre scarpe. Domande?”
    Ragazzo che alza la mano: “Mi scusi, a me piacciono i maschi, la capanna la devo fare diversa?”
    Capo scout: “…Aspetta che sento il comitato centrale per vedere le linee guida…”

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  13. Non si tratta di interrompere la discussione, ma di parlare di argomenti di cui riesci a parlare senza ferire la sensibilita' dei lettori. Ce ne sono: il post sugli astensionisti non era male. Non si capisce per quale ragione, invece di parlare di altro, tu ti ostini a accennare ad una immaginaria psicopolizia giornalistica che perseguiterebbe gli scout cattolici (e i critici di Israele). Senza nemmeno renderti conto che proprio questo atteggiamento passivo-aggressivo e' parte del pregiudizio. Innumerevoli partiti razzisti si presentano sulla scena politica per difendere il povero campagnolo aggredito dai perversi abitanti della metropoli (ebrei o depravati in qualche altro modo).
    Mi sembra che tutti i gay che sono intervenuti qui abbiano trovato offensivo il tuo post. O mi sbaglio? E' evidente che quando affronti l'argomento finisci comunque per offendere. Che e', ti piace?
    Ah, trovo inoltre piuttosto cretina questa divisione tra paesini e grandi citta'. Io lavoro ed insegno a Londra. Le famiglie dei teen agers hanno gli stessi pregiudizi che si trovano altrove (e peraltro, Londra non e' sempre una citta' sicura per i gay). Pero' dove lavoro io i colleghi omofobi vengono multati. Mi chiedo perche' tra gli scout non si possa avere la stessa attitudine aggressiva.
    AZ

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  14. Bah, il fatto stesso di chiedersi e discutere se è o meno ammissibile che l'omosessualità di Tizio possa esser resa pubblica è ipso facto una discriminazione (nei confronti del capo scout, se non è chiaro).
    Ci si sta chiedendo se certi soggetti possano o meno fare una certa cosa che invece è concessa senza alcuna discussione a tutti gli altri.

    “Discriminazione in base alla proprietà P” vuol dire proprio trattare x diversamente da y nonappena sia P(x)≠P(y), non c'è mica bisogno che si arrivi ai ghetti o ai posti riservati sugli autobus.

    Ritorno alla mia domanda: perchè mai un comune dovrebbe concedere i propri locali a chi discrimina in base alla sessualità quando (almeno nominalmente) lo stato deplora questo tipo di discriminazione?

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  15. Ciao Zaku,
    la tua domanda è molto pertinente e dimostra un'onestà intellettuale che è molto mancata in molte cose che ho letto in questi giorni. In grande sintesi.

    Lo Scoutismo è un metodo che si occupa dell'educazione dei ragazzi, non li porta semplicemente a scampagnare. Il gioco per i bambini, l'avventura per gli adolescenti e la strada per i quasi-adulti sono attività che hanno un fine educativo, anche un'attività apparentemente neutra come costruire una capanna. Per questo il metodo funziona molto molto bene 😉

    Tra i cardini del metodo educativo (che viene insegnato ai capi che fanno appositi campi di formazione, per risparmiare sulle telefonate al comitato centrale) ci sono l'auto-educazione e la co-educazione.

    La seconda, ad esempio, impone che ci siano sempre almeno un capo di sesso maschile e uno di sesso femminile (diarchia). In questo ambito, trovo giusto, financo tardivo, che l'associazione si interroghi come adeguare la co-educazione alla presenza di ragazzi e capi omosessuali.

    Gli esiti di questa riflessione non sono scontati: come ha spiegato Leonardo, l'AGESCI è stata spesso un'associazione educativa di avanguardia, non solo nel panorama cattolico, ma in tutto il panorama italiano. Ma è anche un associazione cattolica (per quanto io spesso la definisca come la spina nel culo del cattolicesimo).

    Spero di averti dato una spiegazione. E comunque grazie per la disponibilità intellettuale a capire. Mi ha veramente rinfrancato.

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  16. Perchè il Comune è un ente pubblico e offre servizi ai cittadini in quanto cittadini. Il Comune non è un ente morale che valuta le associazioni buone e quelle cattive secondo criteri propri per dare concessioni a chi è d'accordo con la linea dell'assessorato e negarle a chi ha una linea diversa. Il Comune deve negare autorizzazioni a chi commete azioni illegali, ma avere una propria morale e in proprio indirizzo educativo non è reato.

    E comunque, a parte tutto, rimane il fatto che l'Agesci non discrimina in base alla sessualità (ripeto, leggete gli atti in questione!) L'Agesci si interroga a mente aperta su come offrire il miglior servizio educativo possibile ai propri soci minorenni, senza pregiudizi, senza paura di scontentare nessuno, nessuna categoria e nessun pensiero dominante.

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  17. Molto chiaro, forse un accenno nei vari articoli per capire almeno a cosa andrebbe impattare a livello concreto una linea guida sull'omosessualità sullo scoutismo invece di divagare ci sarebbe stato bene.

    Mi lascia un po' perplesso la diarchia dei capi scout maschio/femmina. Ci si immagina che ogni sesso porti delle caratteristiche non riscontrabili nel sesso opposto? Non è un discorso, appunto, sessista? Questo effettivamente mi lascia un po' perplesso.

    Ed effettivamente se i capi scout incarnano un'astrazione della sessualità di genere (“Questo è il modello maschile/questo è il modello femminile”) posso capire che un omosessuale non incarni un certo modello aprioristico.

    Non è un atteggiamento un poco.. datato..?

    Grazie della risposta comunque!

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  18. Intanto mi presento: mi chiamo Elena, ma è la prima volta che scrivo in un blog e non capisco cosa devo scrivere nel URL!!!!!E quell'anononimo proprio non mi piace!
    Comunque nel mio discorso non volevo fare nessuna obiezione particolare se non sottolineare il fatto che sul tema omosessualità tutti hanno delle opinioni, ma pochissimi (forse solo coloro che sono stati toccati dall'argomento perchè direttamente interessati o perchè genitori, o fratelli o amici stretti di persone omosessuali) hanno delle informazioni precise, scientificamente documentate e quindi veritiere. L'0mosessualità è forse uno di quegli argomenti che più si presta ai pregiudizi, intesi come giudizi che uno si fa a priori, prima dell'informazione. Ci sono pregiudizi relativi all'eziologia ( l'omosessualità come conseguenza di traumi, cattiva educazione, blocco dello sviluppo…), relativi a come sono i gay e le lesbiche ( come si muovono, come parlano, quali gusti hanno, la sensibilità e il senso artistico o quali disturbi della personalità hanno), e ancora pregiudizi sui quali mestieri o quali attività sportive si addicono a loro e pregiudizi relativi al ruolo ( chi fa il maschio e chi la femmina, chi è attivo e chi passivo, e cosa fanno due donne), pregiudizi relativi alla loro esistenza che viene immaginata più triste e solitaria e i loro amori più fragili. E ovviamente non mancano pregiudizi relativi alla loro incapacità di instaurare un rapporto di cura soprattutto se questo richiede un ruolo educativo nei confronti dei minori, quindi non possono essere buoni genitori, ne insegnanti, ne educatori. E sulla base di tutti questi pregiudizi tutti sviluppano un pensiero che porta ad assumere spesso atteggiamenti che in qualche modo discriminano le persone omosessuali o che comunque inducono a pensare che essere omosessuali sia comunque qualcosa di sgradevole, di non auspicabile, un disvalore e questi sentimenti li provano anche le persone omosessuali prima di imparare a volersi comunque bene e troppo spesso anche i genitori o i fratelli o gli amici quando vengono a sapere dell'omosessualità di una persona cara.Purtroppo quando si organizzano convegni sull'omosessualità si confondono per “esperti” persone che esperte non sono e che sebbene svolgano professioni che potrebbero far supporre la loro conoscenza sull'argomento spesso esprimono solo le loro opinioni, frutto dei loro preconcetti e pregiudizi. E' importante rivolgersi a chi quest'argomento l'ha studiato.
    Io penso che un capo scaut sereno nei confronti della propria omosessualità potrebbe essere un buon modello per tutti, sia per quel 10% di ragazzi che sta chiedendosi perchè non si innamorano di qualcuno dell'altro sesso sia per i ragazzi etero che con l'esperienza e la conoscenza personale di una persona omosessuale che stimano possono maturare i loro giudizi in maniera obiettiva e non a priori.
    Per rispondere invece a Remo, sottolineo ancora che si dice coming out e non outing ( le parole hanno il loro significato preciso che va rispettato) e sottolineo due cose: un etero non si troverà mai nella condizione di specificare il proprio orienrtamento sessuale a meno che non si trovi unico in un ambiente gay,( cosa invece che non succede alle persone omosessuali che sono quasi costrette a dichiararlo ogni volta che si presentano a qualcuno!) perchè la nostra società da per scontato che tutti siano etero. Secondo: nessun etero e nessun omosessuale potrebbe neppure volendo indirizzare l'orientamento sessuale di qualcuno verso una forma piuttosto che l'altra. Se fosse così le persone omosessuali non esisterebbero perchè anche loro sono nate da genitori etero e sono cresiuti in una società dove i rapporti eterosessuali hanno la massima visibilità, anzi, sembra siano gli unici possibili!
    Ciao
    Elena

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  19. Walter, eppure in linea di principio è semplice.

    L'Agesci si interroga sempre e comunque circa l'opportunità che un capo scout possa far trapelare il proprio orientamento sessuale? oppure lo fa solo in relazione ai gay?, perchè nel secondo caso trattasi di discriminazione; discriminazione che lo stato italiano deplora; ergo: niente locali dello stato.

    Questo in termini di principio; perchè nel caso in questione la cosa è molto, molto più morbida: basta che il gruppo Agesci xyz prenda le distanze da quel documento Agesci (cosa che dovrebbe essere ancora più facile nel caso in cui esso non sia affatto rappresentativo delle posizioni dell'associazione), i locali gli son concessi e siam tutti felici e contenti.

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  20. atlantropa, discriminare non è necessariamente riprovevole, se fondi un gruppo teatrale per soli uomini ovviamente stai discriminando le donne, ma non stai certo facendo nulla di male e non vi è ragione per cui il comune ti debba rifiutare degli spazi. Altro discorso sarebbe se vi fosse una legge che impedisce alle donne di fare teatro o se il teatro fosse gestito dallo stato e non ve ne fosse un altro per le donne, in questo caso vi sarebbe una discriminazione sessuale.

    Nel caso dell'AGESCI una comunità capi è libera di decidere chi può entrare a farne parte e l'omosessualità pone dei problemi oggettivi perché in contrasto con il modello che la Chiesa ritiene naturale per uomo e donna. Se rifiuti che questo problema esista, allora non conosci alcune fondamenta della chiesa cattolica oppure sei tu a discriminare delle convinzioni religiose.

    La strada che sta seguendo l'AGESCI con il seminario è di fornire un aiuto sia alle comunità capi sia ai agli adulti omosessuali che possano farne parte per svolgere il compito che hanno voluto assumersi nel migliore dei modi.

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  21. Riguardo alla tua domanda 2), mi permetto di osservare che nessun locale pubblico dovrebbe essere concesso a chi voglia contraddire un qualunque principio fondante dello stato stesso, ivi compresa la discriminazione in base alla sessualità dell'individuo.
    Perchè allora non lo si fa nei confronti della Chiesa?, probabilmente per opportunità, o per paura; non certo perchè è giusto non farlo…

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  22. Anonimo, a me non deve interessar nulla delle convinzioni dei cattolici.
    Un locale pubblico è dello stato, e se tu vuoi che tiu venga concesso dovresti come minimo rispettare tutti i principi basilari che lo stato ha voluto riconoscere.
    Non è difficile da capire.

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  23. Ecco, l'AGESCI una spina nel culo del cattolicesimo.. forse è per evitare sovversioni eccessive che ai campi di formazione è sempre presente un assistente ecclesiastico e ogni gruppo dovrebbe censirne uno…

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  24. atlantropa, e allora che ti devo dire, pretendi di decidere come debba funzionare una cosa senza sapere cosa deve fare…

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  25. Ciao Zaku.
    Difficile riassumere Coeducazione e Diarchia AGESCI in poche righe, è un argomento su cui in Associazione si è discusso per ANNI e si continua a discutere tuttora.

    Non è sessismo, non c'è un modello maschile o uno femminile a cui omologarsi, ma per l'AGESCI c'è il riconoscimento che Uomini e Donne sono diversi, e che la condivisione di questa diversità è una ricchezza per entrambi. Per questo si ritiene così importante che ad ogni livello ci siano due Capi, Donna e Uomo, che diano un esempio di collaborazione costruttiva.

    Nessun educatore Scout potrebbe pensare a ragione che l'essere Uomo o l'essere Donna si riduca solo alle proprie tendenze sessuali, per questo il dibattito è così sentito.

    Comunque, per quanto riduttiva, la tua osservazione è corretta: per l'AGESCI “Lo scautismo riconosce in ogni ragazzo e ragazza una persona unica e irripetibile, perciò diversa ed originale in ogni sua dimensione, compresa quella affettivo-sessuale.[…] dal rapporto particolare uomo-donna nasce la famiglia umana e scaturisce la vocazione dell’uomo a vivere con l’altro, perciò propone – attraverso l’incontro tra i due sessi – un cammino di crescita che, partendo dalla scoperta e dalla conoscenza della propria identità di genere, conduca alla scoperta ed alla conoscenza dell’altro, per instaurare con esso un dialogo ricco e costruttivo, attraverso cui rileggere e riflettere sul proprio modo di essere uomo o donna, superare ruoli e modelli precostituiti e collaborare in modo fecondo.”
    dall'Art 11 e 12 del regolamento metodologico:

    http://www.agesci.org/downloads/regolamento_metodologico_2011.pdf

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  26. Io non pretendo di insegnare un bel nulla a nessuno.
    Sei tu che hai qualcosa da ridire sul fatto che un comune sardo non voglia assegnare un locale all'AGESCI perchè un documento di quell'associazione fa seriamente pensare ad un atteggiamento discriminatorio verso gli omosessuali.
    Io non ci vedo proprio nulla di strano…

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  27. “Mi sembra che tutti i gay che sono intervenuti qui abbiano trovato offensivo il tuo post.”

    Bastava leggere tre-commenti-sotto…

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  28. Ok, certo che ho da ridire. Mi sembra palese che il comune non può permettersi la medesima posizione nei confronti di tutte le altre associazioni cattoliche, dato che la “discriminazione” per cui l'AGESCI è al centro di questa polemica deriva direttamente dal catechismo cattolico.

    Questo poi è il punto:

    “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”

    Essere un capo scout cattolico non è ne' un diritto ne' una libertà enunciata nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e neppure dalla costituzione italiana o da qualsiasi altra legge. Il fatto che si parli di “discriminazione” è solo per una questione morale, che però nessuno ha diritto di imporre a nessun altro, non una questione giuridica. Se poi mi sto sbagliando, mi si faccia pure notare l'errore.

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  29. Ma la cosa più divertente è che questo dibattito nasce all'interno di un'associazione il cui fondatore era probabilmente un omosessuale represso attratto dai ragazzini…

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  30. Se ti riferisci a Baden Powell, ovviamente non ha fondato l'Agesci, e le speculazioni su una sua omosessualità repressa sono, appunto, speculazioni: non c'è nessuna prova. Ma anche se lo fosse stato, qual è il problema: che fosse omosessuale o che fosse represso?

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  31. La discriminazione è nel vietare anzi nel semplice prendere in esame se vietare o meno ad un capo scout gay di svelare la natura della sua sessualità.

    Non si tratta di voler impedire che un capo omo possa descrivere la meccanica di un rapporto omosessuale; ma del fatto che mentre un capo etero può dire in tutta tranquillità davanti ai ragazzi che l'altro giorno è andato a cinema con sua moglie, un capo omo non può farlo o potrebbe decidersi che non possa farlo – peraltro trattandosi di un diritto supremo e inalienabile, la più volte ribadita democraticità dell'Agesci rileva zero.

    L'Agesci può benissimo non tesserare alcun gay, così come probabilmente non li tessererà Forza Nuova; da quel che capisco, però, una volta che li hai tesserati non puoi richieder loro di fare qualcosa in più o in meno di tutti gli altri solo per il fatto di essere gay.

    Ciò detto, nel caso in questione la vicenda è molto più semplice di così: c'è un assessore che ti dice “vuoi questo locale del comune?, allora prendi le distanze dalle posizioni, discriminatorie e contrarie ai principi della nostra società civile, contenute nel documento tal de tali”.
    Se peraltro, come si sostiene in diversi interventi, le posizioni espresse in quel documento sono meri pareri personali, che non esprimono la posizione in materia dell'associazione ma solo dell'oratore, non vedo quale sia il problema a prenderne le distanze; il problema sorge solo qualora non si voglia o non si possa prenderne le distanze…

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  32. Grazie Seven della tua risposta. 🙂

    Ma qui torna la mia domanda: in cosa si differenzierebbero l'uomo e la donna nello scoutismo da dover essere presenti entrambi? E perché si ritiene che la differenziazione uomo donna sia più importante di, che so (è un'iperbole) giovane/vecchio o occidentale/orientale? Insomma, a cosa si ricondurrebbe la scoperta della proprio “identità di genere”?

    E una domanda un pochino più sciocca e leggera 🙂 :

    Perché i giovani scout maschi si chiamano Lupetti, vale a dire come una animale fiero, predatore, temuto, rispettato e protetto e le femmine Coccinelle, un insetto che nel migliore dei casi si dice “checcarino!” e nel peggiore viene fatto fuori a furia di insetticidi in caso di infestazione..?

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  33. In tal caso, però, obbligare solo i gruppi AGESCI a sottoscrivere una tale dischiarazione è ingiusto e discriminante: le ragioni alla base (secondo la mia personalissima opinione, ovviamente, non posso leggere nella mente delle persone) sono disinformazione (pensare in base ad informazioni errate e parziali che le posizioni ufficiali dell'AGESCI siano omofobe) e7o opportunismo: per essere coerenti con i principi annunciati, bisognerebbe estendere tale provvedimento alla Chiesa e alle associazioni parrocchiali; non lo si fa per opportunismo e per paura, preferendo colpire un associazione abbastanza debole da non poter danneggiare significativamente l'amministrazione comunale, ma abbastanza in vista per garantire visibilità al provvedimento.

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  34. Io (parlo da ex-capo scout) sono moderatamente a favore della diarchia, quando è possibile (purtroppo, si è sempre in carenza cronica di capi, almeno nella mia esperienza).
    Non è sessismo, è semplice esperienza empirica: da quello che ho visto, i bambini e le bambine tendono a raportarsi diversamente con i capi a seconda che siano dello stesso sesso o di quello opposto, ed è utile che ci siano entrambi.
    Io ho fatto servizio sia in AGEsCI che nel CNGEI (un'associazione scout laica), in cui non è prevista la diarchia; ugualmente, però, si cerca sempre (come al solito, per quanto è possibile) di tenere in ogni Unità almeno una figura maschile e una femminile.
    Ci sono anche ragioni molto più terra-a-terra; per esempio, può se una ragazzina ha per la prima volta il ciclo mestruale al campeggio scout (e capita. SEMPRE.), io sarei molto più felice se fosse una ragazza a gestire la situazione, piuttosto che un maschio.
    Per il fatto dei nomi, ora “Lupetti” e “Coccinelle” possono essere sia maschi che femmine: storicamente, le “Coccinelle” sono nate come branca femminile mentre i Lueptti erano quella maschile (secondo me, per le ragioni maschiliste da te ventilate, ma è opinione mia), nelgli anni 70 (mi pare) siano diventati tutti e due misti ma sono stati mantenuti entrambi (lasciando le differenze di “ambientazione”); in Reparto (la fascia di età successiva) in AGSCI i maschi si chiamano “esploratori” e le femmine “guide” (mentre nel CNGEI sono semplicemente “eslporatori” ed “esploratrici”), ma per il resto non ci sono differenze.
    Sul dibattito interno all'AGESCI sull'omosessualità, io ci vedo anche una ragione molto più da “real-politik”.
    In AGESCI, come in ogni organizzazione composta da esseri umani, ci sono sia i capi più tolleranti che quelli più omofobi (è una vita triste, ma capita ovunque).
    La mia impressione è che parte dell'AGESCI voglia prendere delle posizioni sull'omosessualità, un po' meno barbare di quelle della Chiesa Cattolica.
    Questo anche perchè se non venisse fuori una linea ufficiale, per esempio, in una comunità capi la parte più conservatrice avrebbe un arma in più per difendere le proprie posizioni (la posizione della Chiesa); in questo senso già il fatto che si discuta dell'argomento per me è un buon segno: c'è molto più da guadagnare che da perdere dal risultato di tale discussione.
    Questa è chiaramente una ragione che affianca, ma non sostituisce, la motivazione educativa.

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  35. Grazie Emilio, Seven e a tutti quelli che si sono gentilmente impegnati a rispondere alle mie domande anche un po' sciocche 🙂

    Se i giornalisti si fossero magari un pochino di più impegnati a spiegare cos'è lo scoutismo e in che modo una discussione sull'omosessualità avrebbe impattato sullo stesso penso che avrebbero fatto un servizio migliore per i loro lettori, piuttosto che stare a discutere sui massimi sistemi…

    Thanks ancora!

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  36. http://www.agesci.org/news.php?readmore=377

    qui c'è la posizione ufficiale dell'associazione per voce dei suoi vertici
    ribadisce che non esiste nessuna linea guida e quelle oggetto di tutta la stampa sono le esposizioni dei relatori al convegno contenute negli atti

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  37. Boh non so Leonardo, che ti devi dire.
    Se fosse venuto fuori che una associazione così distribuita e capillare dicesse ai suoi iscritti che i Siciliani, o gli Emiliani come guide sono un problema, io credo che la cosa si chiarirebbe anche per te.

    Perché qui non si discute del diritto di una associazione privata di discriminare (che comunque non dovrebbe avere, ma tant'è).

    Ormai si sta discutendo del fatto che ciò può provocare una rezione da parte di altri (e sopratutto una reazione dovuta, da parte di chi rappresenta il Pubblico) che si può sintetizzare in: a chi discrimina non vanno date strutture pubbliche.

    Ora in soldoni ci sono due opzioni
    – o chi discrimina può utilizzare gli spazi pubblici. Però deve fare giurispridenza, cioè, da ora in poi non rompete più i coglioni se un tizio di Casa Pound o della Lega dice che la pelle nerà blah blah blah oppure i Rom puzzano e lo dice non a casa sua ma nel bel mezzo della sala consiliare del Comune
    – o chi discrimina va privato del supporto dello Stato. Però tutti, oh, no solo quelli che discriminano le cose che vanno bene ai cattolici.

    Cioè, non esiste discriminazione buona o cattiva. Io per esempio non darei mai la patente alle donne, ché non sanno guidare e causano incidenti. Però mi rompe che mi abbiano impedito di tenere un comizio su questa mia battaglia nei locali della Regione… uffa.
    E si che sono un bravo guaglione e nella vita ho fatto tanto bene, e tanta gente in provincia senza di me con chi si sarebbe confidata….

    Con affetto
    Andrea

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  38. In parte ci sono posizioni che lo stesso oratore ammetteva potessero essere sbagliate. Quindi la necessità di prendere posizione da queste è anche superflua, ma va bene.

    Che svelare che la natura della propria sessualità sia un diritto supremo e inalienabile, sono d'accordo, ma che questo diritto possa essere esercitato senza che nessuno ne possa valutare l'opportunità in relazione al contesto, non mi riesce di condividerlo.

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  39. Premetto che credo di non essere d'accordo con te su un punto fondamentale: anche ammettendo che la posizione dell'Agesci non sia desumibile dagli atti di quel convegno, il fatto stesso che l'associazione discuta se un capo omosessuale possa o meno far trapelare la sua sessualità di fronte agli educandi comporta una discriminazione che lo stato (almeno sulla carta) ritiene inammissibile – che poi tutto ciò sia fatto “per il bene dei ragazzi” non rivela.

    Ciò detto, per fare un esempio pratico di quanto volevo dire nel mio precedente intervento, pensa a quando un porporato invita i farmacisti cattolici a fare “”obiezione di coscienza””, ovvero all'interruzione di un pubblico servizio: perchè non viene immediatamente perseguito per via legale?, sono tutt'altro che un esperto in fatto di leggi, ma col tempo mi sono fatto l'idea che in quei casi non si proceda non perchè non ci siano gli estremi ma per altre ragioni, legate ai rapporti di forza, alla “”realpolitik”” o ad accordi specifici in deroga alle regole generali – se poi così non è, sarò ben lieto di imparare come e perchè.

    Che la Chiesa esprima diverse posizioni che confliggono più o meno apertamente con quanto l'Italia e la gran parte degli stati occidentali moderni han posto come base della convivenza sociale mi pare un problema antichissimo, ne parlava già Rousseau.

    Ovviamente, e lo sottolineo solo per eccesso di zelo, ciò non lo si deduce a partire dagli interventi eventualmente a titolo personale del singolo prelato, specie se è un due di coppe.
    A questo proposito credo che la Chiesa approfitti parecchio della propria multidimensionalità; ciò le permette, tra le altre cose, di prendere pubblicamente posizione senza doversi assumere in pieno la responsabilità di quanto espresso – a mala parata la responsabilità sarà del singolo, o al più del sottoente, ma giammai della Chiesa stessa.

    Ad ogni buon conto, per quanto mi riguarda dichiarazioni come quelle del Papa circa la nocività dell'uso dei preservativi nella lotta all'AIDS o quelle di Bertone circa l'esistenza di un legame scientifico tra pedofilia ed omosessualità (esta es verdad!) sarebbero più che sufficienti affinchè lo stato italiano non concedesse – salvo opportuna presa di distanza – l'uso di alcun locale pubblico ad alcun ente riconducibile alla Chiesa. Al tempo stesso, capisco perfettamente che in certe situazioni si voglia far finta di non aver sentito.

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  40. Guarda, dal punto di vista dei principi credo che la questione non sia tanto nei termini svelare deve essere un diritto, quanto che chiedere di tener nascosto è abusivo, lesivo, aberrante.

    Trovo strano come si possa non rendersi conto del fatto che chiedere ad una persona di prestare attenzione a tutto quello che dice, ed a filtrarlo continuamente in modo da dover nascondere quello che quella persona è, è qualcosa di enorme; quale che sia il contesto.

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  41. No, il concetto di “tenere nascosto ciò che si è” è da considerarsi aberrante e inaccettabile anche nel rapporto capo-ragazzo.

    In linea del tutto generale, se ciò che sono contrasta con ciò che voglio dai ragazzi (la loro educazione come buoni cittadini cattolici e la loro crescita come persone), allora non sono adatto a fare il capo.

    Non sto certo dicendo che un omosessuale non sia o non possa essere un buon cittadino cattolico o una buona persona, però i casi che a me sono noti di omosessuali che rivestono o rivestivano il ruolo di capo, non sono quelli di persone che pretendevano di dire ai ragazzi “sapete, sono omosessuale”, ma di persone che si ponevano loro stesse il problema di come relazionarsi con i ragazzi. Se ti va di leggere cosa dice il catechismo cattolico a riguardo dell'omosessualità (nota a margine: dell'omosessualità, non della persona) penso capirai facilmente per quale motivo un capo cattolico e omosessuale possa sentirsi in difficoltà come modello da seguire.

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  42. Passata tutta 'sta tempesta polemica per poche gocce cadute in un bicchiere d'acqua, cosa rimarrà' se non la paura di iniziare a parlare, di provare a “conoscere, a comprendere ed ad agire”?

    Chi accetta il rischio di compromettersi per spostare un pochino verso il sole la baracca rimasta troppo al tempo all'ombra, avrà' il coraggio di farlo ancora se vede cosi' strapazzati i suoi primi tentativi che, seppur modesti e maldestri, rimangono pur sempre gli unici?

    Ma in questo dannato paese non esiste un bonus extra di onesta' e dignità' per chi, pur sbagliando (forse), accetta l'idea di sporcarsi le mani? Di iniziare un lavoro? Di cominciare a fare qualcosa con i pochi mezzi di coscienza (pulita) e di cultura che possiede?

    Se io mi sento inadatto, incompetente, inopportuno e voglio che questa mia “incapacità'”, calata dentro la mia vita di relazioni e di testimonianze, non costituisca ferita per nessuno, mi verrà' infine riconosciuta questa attenzione che mi appartiene come l'anima? Questo impegno che metto per uscire dalla buca in cui mi trovo? Oppure dovro' solo badare a poggiare ben bene i piedi nei pioli predisposti lungo la salita da qualcuno altro?

    Dice il saggio che ogni lungo viaggio inizia da sotto i propri piedi. Beh, aspetta che io arrivi al primo bivio prima di urlare ai quattro venti che ho sbagliato strada!

    Saluti.

    Pifo

    Bel pezzo Leona', m'ha garbato.
    Scout pure tu? E come te sbaji!

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  43. Sono ancora Gianluigi Piras, assessore del Comune di Jerzu e uomo di fede Cristiana. Scrivo qui per il dovere di fare chiarezza e per aiutare meglio alla comprensione del tutto e per evitare qualsiasi strumentalizzazione sia in relazione alle posizioni dell'agesci che alle posizioni dell'amministrazione comunale di Jerzu. L'atto amministrativo a cui continuamente si fa riferimento non era altro che, in quella prima diffusione, una comunicazione ufficiale del sottoscritto e atto di indirizzo dell'assessorato ovviamente alimentato dal caso “seminario agesci”. In sede di deliberazione di giunta municipale il testo proposto dal sottoscritto e approvato dall'intera giunta in data 8 maggio 2012, col sostegno dell'intera maggioranza in consiglio comunale, deve essere ancora diffuso. Mi impegno, senza commentare ulteriormente a pubblicare sul vostro blog domattina, il testo integrale dei due deliberati, congiuntamente al comunicato stampa. Vi ringrazio per la paziente attenzione e collaborazione

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  44. In primo luogo, premettendo che io non ho nulla in contrario ad un capo omosessuale che faccia servizio con i ragazzi, da ex-capo scout mi aspetto che certe domande se le ponga; tipo: qual'è il comportamento che devo tenere affinchè il mio servizio verso i ragazzi sia ottimale? Mi aspetto che lui in prima persona si chieda se sia il caso di rendere nota la sua omosessualità oppure no per una marea di ragioni, molte delle quali riconducibili al fatto che viviamo in un mondo imprefetto e che è una vita triste.
    Per esempio, dovrebbe considerare che alcuni ragazzi potrebbero poi trattarlo in maniera diversa (specialmente se si presenta “Ciao, sono Tizio e sono gay”, caso diverso è se viene fuori dopo che si è già instaurato un rapporto di conoscienza e di stima): non dovrebbe succedere, è profondamente sbagliato, ma questo non vuol dire che non possa capitare. Vorrei quindi che si domandasse se lui e la staff sono in grado di gestire la situazione (e NON sarebbe una domanda retorica: la risposta potrebbe essere si come no; nel caso sia no, ovviamente, dovrebbe domandarsi anche se è disposto a fare servizio nascondendo la sua omosessualità: questo perchè, essendo la carenza di capi endemica, a parte casi di estrema intolleranza secondo me si cercherà di tenere dentro più gente possibile, con la politica del “Don't ask, don't tell”; uno deve valutare se è disposto a scendere a tali compromessi oppure no), oppure se potrebbe risolversi con la rottura dei rapporti con qualche ragazzo (cosa spiacevole, per tutte le persone coinvolte). La prima obiezione che mi viene in mente è che uno degli scopi educativi dell'AGESCI èeducare persone che NON siano così intolleranti, e una tale reazione da parte di qualche ragazzo sarebbe sicuramente un fallimento dei capi. Vedi la parte sul mondo triste. La vera domanda sarebbe: come puoi metterci una pezza? Perchè dire “non dovrebbe accadere” di solito non impedisce a qualcosa di accadere realmente; nemmeno aggiungere “e se accade è colpa mia”. Fare coming out al limite porterebbe alla luce i problemi, ma rischierebbe anche di impedirti di risolverli.
    Cerco di spiegare ulteriormente questo punto: facendo coming out uno deve assumersi il rischio che qualche persona non accetti le sue scelte di vita, e che i rapporti con questi siano compromessi. Facendo il capo scoutle conseguenze di tale scelta ricadrebbero anche sui ragazzi, e penso sia giusto per un capo almeno porsi il problema; ripeto, in un mondo ideale non dovrebbe succedere, è triste, è brutto ed è sbagliato, ma ugualmente capita.
    Una variazione di questo tema (più complicata da gestire) è il rapporto con i genitori: alcuni fra i più intolleranti potrebbero decidere che i loro pargoli innocenti MAI E POI MAI possono avere come capo un tale abisso di depravazione (ricordate le polemiche sugli insegnanti omosessuali? Pensate veramente che TUTTI i genitori degli scout siano un candido esempio di purezza e tolleranza?). E so perfettamente che la colpa non sarebbe nè del capo nè del ragazzo se poi tali genitori decidessero di togliere i figli dagli scout, ma non è in nostro potere trasformare le altre persone in esseri senzienti, purtroppo. Quindi, si china il capo all'intolleranza o si lascia che il prezzo delle nostre scelte venga pagato anche da altri?
    Con questo non voglio dire che la risposta a questi dubbi sia “Allora è meglio non fare coming out”: ripeto che non sono intese come domande retoriche, e che andrebbero valutate caso per caso; o, quanto meno, che io non mi sentirei di dare una risposta definitiva e sempre valida.

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  45. Sulla parte riguardante al coming out dei capi, ho cercato di spiegare i miei dubbi nella risposta che ho postato all'altro tuo commento, più sotto.

    Per quanto riguarda la Chiesa, molte delle posizioni contestate all'AGESCI nel famoso documento sono posizioni ufficiali della Chiesa Cattolica: per esempio nel Catechismo si legge che “La Sacra Scrittura presenta la relazione delle persone omosessuali come gravi depravazioni[…]. Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior
    parte di loro una prova.” Un altro esempio è che è espressamente vietata l'ordinazione di sacerdoti che si professino omosessuali (seppur casti: questa mi sembra una discriminazione anche peggiore del “Don't ask, don't tell” che veniva impropriamente attribuito all'AGESCI). Queste quindi non sono dichiarazioni di membri, sepppur autorevoli, che però possono essere fatte passare come opinioni personali: sono posizioni ufficiali, riportante nei dicumenti in cui si esprime la dottrina della Chiesa (Catechismo della Chiesa Cattolica) e le linee guida per l'ordinazione dei sacerdoti. Wikipedia può dare tutte le referenze del caso, per chi è interessato.

    Fondamentalmente è questo il motivo per cui, se fossi ancora un capo scout, andrei da un altra parte piuttosto che sottoscrivere la dichiarazione chiesta dal comune di Jerzu: non perchè pensi che un capo scout non debba fare servizio o non debba fare outing, ma perchè è sbagliato ed ingiusto che la si chieda solo a me. Mi sembrerebbe come se si chiedesse ai mussulmani che vogliono entrare in Italia di firmare una dichiarazione in cui condannano gli atti di terrorismo: certo, esistono gruppi terroristi mussulmani, e altrettanto certamente il terrorismo è sbagliato e nessuno dovrebbe avere problemi a firmare tale dichiarazione, ma mi sembrerebbe ugualmente una discriminazione nei loro confronti.
    Se fosse richiesta ad ogni associazione che domanda l'utilizzo di edifici pubblici non mi farei problemi a firmarla e la riterrei anche una iniziativa lodevole, ma, per come è posta, mi sembra un ipocrisia bella e buona.

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  46. Gentile signor Piras, la prego di considerare il fatto che le discriminazioni che lei e il suo comune intravedete negli atti del seminario, dai quali l'AGESCI non avrebbe ancora preso le distanze, hanno radice nella dottrina cattolica, secondo la quale, come riportato nei “criteri di discernimento vocazionale” (http://tinyurl.com/a3rdo):

    “… la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay.

    Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall'Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate.”

    Le ragioni per cui l'omosessualità è un fattore problematico per un educatore cattolico, quale è un educatore AGESCI, hanno stretto legame con queste affermazioni e con quanto riportato anche nel “Catechismo della Chiesa Cattolica – Castità e omosessualità” (http://tinyurl.com/bwvwjqf):

    “2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.”

    Pertanto mi sembrerebbe profondamente incoerente la presa di posizione sua e del suo comune nei confronti dell'AGESCI se non dovesse accompagnarsi a una medesima presa di posizione nei confronti della Chiesa Cattolica e delle sue iniziative nel vostro territorio.

    Mi sembrerebbe altresì incoerente da parte sua e del suo comune intraprendere o mantenere qualunque forma di collaborazione con la Chiesa Cattolica fintanto che non vi sia un presa di distanza ufficiale dai contenuti discriminatori presenti nei documenti cui ho fatto riferimento in questo messaggio.

    Se lei, come mi pare abbia affermato, preferisce evitare altri commenti in questo blog, riterrò sufficiente come risposta ciò che il suo comune compirà di fatto.
    Vedo che nel sito del comune di Jerzu (http://tinyurl.com/bq2ddjz), nella sezione “grandi eventi 2010” sono riportate le festività religiose, indubbiamente legate alla Chiesa Cattolica. Ovviamente sarebbe opportuno rimuoverle dal sito e anzi cercare di ostacolarle nei modi a disposizione del suo comune.

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  47. Piras, a questo punto toglici una curiosità, perchè è determinante: ma gli hai letti gli atti di tale convegno o no?
    Io me li sono stampati e gli ho letti tutti oggi in treno. Mi spieghi in quali pagine avresti trovato le cose da cui chiedi di dissociarsi?
    Io non ne ho trovata nemmeno una, se non il copia/incolla dal catechismo della chiesa cattolica (e allora applica l'atto amministrativo a tutte le realtà cattoliche) con cui il relatore citava la posizione ufficiale della chiesa e alcune teorie inserite in un contesto di analisi a 360° della situazione. Le conclusioni a cui arrivano i relatori sono volte a come INTEGRARE la figura del capo omosessuale in una normale dinamica educativa, oggi lasciata all'arbitrio delle singole comunità senza riflessione nè indirizzo alcuno.

    e poi, davvero… l'autocertificazione anti-omofobia è davvero una cosa patetica…

    Walter
    walter.ferrari@alice.it

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  48. Ecco che cosa ho scritto all'Agesci:
    cara agesci
    – non so bene a chi indirizzare questa lettera, ma vorrei che la
    leggessero in tanti –

    sono una ex scout agesci, ex capo scout agesci per tanti anni e ora
    genitore di due bambini piccoli che avrei voluto iscrivere un giorno
    nell'agesci,
    sono un'insegnante
    sono credente cattolica praticante
    sono amica di tanti omosessuali
    sono una socia attiva delle famiglie arcobaleno
    http://www.famigliearcobaleno.org e amica di tante famiglie arcobaleno, i cui
    figli vanno a scuola con i miei

    quando ho letto sia gli articoli sulla stampa sia gli atti del convegno
    sia la risposta dei presidenti sul tema omosessualità e scoutismo, mi
    sono davvero sentita male, dispiaciuta e delusa.

    mi dispiace leggere che l'agesci sia così appiattita sulle medievali
    posizioni della chiesa cattolica
    mi dispiace che questo primo passo di confronto sul tema omosessualità
    sia così piccolo piccolo e che parta da alcune affermazioni gravi e
    comunque indifendibili, pronunciate a quel convegno: se vi muovete solo
    dentro quel quadro così ottuso e così offensivo verso le persone, come
    potete sperare di fare un passo avanti? non è un po' ipocrita? non vi
    rendete conto di quanto siano crudeli certe parole verso persone che
    amano, lottano ogni giorno per diritti elementari, educano e si
    interrogano, e costruiscono relazioni e famiglie che non hanno nulla da
    invidiare a quelle eterosessuali?

    ma “l'altro” – le persone – le vedete? le conoscete? ne fate esperienza?
    con che coraggio poi vi difendete con i verbi “conoscere, comprendere,
    agire”, quando avete fatto un convegno senza invitare neppure un
    relatore omosessuale? ma chi siete per giudicare?

    detto ciò, concludo con una citazione, di un mio caro amico, anche lui
    genitore di due scout agesci, che sa sempre come ridare leggerezza alle
    mie indignazioni:

    “che vivano come Dio li ha fatti, nell'esperienza non troveranno solo
    intralci… saranno un paio di brache blu a fermare il loro amore?”
    (frase che ho la tentazione di stampare su una maglietta per il pride
    2012, a cui partecipo da tre anni con i miei bambini e le famiglie
    arcobaleno)

    buone riflessioni,
    chiara panzieri
    (ermellino gioioso)

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  49. Si parva licet, se parcheggi in divieto di sosta potrai certamente chiederti perchè tutte le altre macchine in divieto non sono state multate mentre la tua sì; potrai contestare eventuali irregolarità nel comportamento del vigile che ha punito solo te e non gli altri, e/o far estendere la multa alle altre macchine; ma immagino che non potrai contestare la multa stessa…

    Ora, se le posizioni ufficiali della Chiesa sull'omosessualità possono facilmente comportare situazioni di discriminazione che la gran parte degli stati moderni, almeno sulla carta, si è impegnata a scongiurare, alla domanda: ma allora che facciamo? togliamo tutti i locali pubblici dalle grinfie di tutti quegli enti ecclesiastici che non vogliano prendere le distanze dalle posizioni dottrinali incompatibili col nostro ordinamento giuridico?, la risposta di uno stato sovrano che volesse essere coerente con gli impegni presi nei confronti dei suoi cittadini e più in generale di tutti gli uomini non può che essere semplicemente: sì. Ma questa – purtroppo per alcuni, per fortuna per altri – è solo teoria.

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